Vai al contenuto
Erotika
un estate afosa
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto11 min di lettura

un estate afosa

ci siamo rinfrescati sotto i getti d'acqua

MANDREKINO
4 mesi fa · 1.4k letture · 1

un estate afosa in un campo di mais

 

Il caldo del sessantadue non era semplice temperatura; era una mano invisibile e pesante che ti schiacciava il petto, rendendo ogni respiro un esercizio di volontà. Abitavo in una cascina, un agglomerato di case di pietra dove diverse famiglie condividevano lo spazio, gli odori di letame e il silenzio interrotto solo dal grido delle cicale. Avevo tredici anni e il sangue che mi pulsava nelle vene sembrava bollire, spingendomi verso desideri che non sapevo nominare. Quell'estate mia cugina, che aveva la mia stessa età, venne a trovarci.

          Non era più la bambina con cui giocavo a nascondino negli anni precedenti. C'era qualcosa di diverso nel modo in cui camminava, nel modo in cui i suoi occhi indugiavano sui miei. Il suo corpo stava mutando, trasformandosi in una trappola di curve che mi toglievano il sonno.

          Il sole picchiava senza pietà sui campi di mais, trasformando l'aria in un vapore denso. Noi ragazzini, per sfuggire all'inferno, correvamo verso gli irrigatori a getto. Era il nostro rito sacro: correre tra le file di piante alte, sentire le foglie ruvide grattare sulle braccia e poi tuffarsi sotto l'acqua gelida che esplodeva in arcate bianche.

          "Andiamo a quello centrale," disse lei, fissandomi con un sorriso che non avevo mai visto prima.

          "È il getto più forte, ci schiaccerà," risposi, ma il mio cuore batteva già all'impazzata.

          "Hai paura?"

          "Non ho paura di niente."

          Corremmo. Il terreno sotto i piedi era polveroso, poi improvvisamente umido. Arrivammo al centro del campo, dove l'irrigatore ruotava con un ritmo meccanico, un tac-tac-tac che scandiva il tempo di un'attesa infinita. Mi spogliai in un istante, lanciando i vestiti in un mucchio d'erba, sentendo l'aria calda accarezzarmi la pelle nuda. Lei, invece, esitò. Rimase con le mutandine bianche, strette sui fianchi.

          Rimasi immobile, senza fiato. Sotto la maglietta leggera, il suo seno era spuntato, due piccoli frutti turgidi, grandi come mele, che premevano contro il tessuto. I capezzoli erano appena visibili, due puntini scuri che sembravano chiamarmi.

          "Togliti anche quelle," sussurrai, facendo un passo verso di lei.

          "Non lo so, qualcuno potrebbe vederci," rispose, ma non fece un passo indietro.

          "Siamo a metà del campo, idiota. Nessuno verrà fin qui. Toglile."

          Lei sorrise, un'espressione di sfida mista a timore. Slacciò lentamente i bordi delle mutandine e le fece scivolare lungo le gambe. Rimase nuda davanti a me, esposta alla luce cruda del mezzogiorno. Rimasi incantato. Il suo pube era un triangolo di pelle chiara, con i primi peli sottili e scuri che spuntavano come fili di seta. Era bellissima, primordiale.

          "Vieni," disse lei, prendendomi per mano.

          Corremmo insieme sotto il getto. L'acqua fredda ci colpì con violenza, strappandoci un grido di sorpresa. Il contrasto tra il calore soffocante dell'aria e il gelo dell'acqua ci fece rabbrividire, i muscoli che si contraevano in un brivido elettrico. Iniziammo a giocare, a schivarci, a spingerci, ma i nostri corpi, spinti da una forza invisibile, iniziarono ad avvicinarsi.

          Ci fermammo di colpo. L'acqua ci scivolava addosso, creando una pellicola lucida sulla pelle. Ci guardammo negli occhi, il respiro affannoso che formava piccole nuvole di vapore. Lei abbassò lo sguardo. Il mio pene, eccitato dal freddo e dal desiderio, era diventato duro, una colonna di carne che puntava dritta verso di lei. Lei risalì con gli occhi, fissando i suoi capezzoli che l'acqua gelida aveva reso turgidi, due perle di pietra che svettavano sul seno.

          Le nostre labbra erano a pochi millimetri di distanza. Potevo sentire il suo odore, un misto di pelle bagnata e qualcosa di dolciastro, quasi metallico. Provai a baciarla, non come facevamo da piccoli, ma come vedevo fare ai grandi, con una fame che mi lacerava lo stomaco. Lei accettò senza riluttanza, aprendo leggermente la bocca.

          Le nostre lingue si incontrarono, intrecciandosi in un bacio vorace, bagnato di saliva e acqua di irrigazione. Ci appiccicammo, i petti che si schiacciavano l'uno contro l'altro, i miei capezzoli che grattavano contro i suoi. Il mio cazzo, ormai turgido e pulsante, era appoggiato direttamente contro il suo pube, sentendo il calore che emanava da quella fessura proibita.

          Improvvisamente, lei si scostò. Mi guardò con un'espressione seria, quasi solenne, e si inginocchiò davanti a me, proprio mentre l'acqua ci pioveva addosso. Senza dire una parola, afferrò il mio pene con la mano e lo portò alla bocca.

          "Cosa fai?" chiesi, con la voce che mi tremava in gola.

          Lei sollevò lo sguardo, le labbra ancora lucide di saliva.

          "L'ho visto fare alla mamma con papà," rispose con una naturalezza che mi lasciò senza parole.

          Poi chiuse le labbra attorno alla mia testa. Fu un'esplosione. Il calore della sua bocca era un contrasto violento con l'acqua gelida che ci bagnava. Sentii la sua lingua avvolgere il glande, un movimento lento, esplorativo, che mi fece inarcare la schiena. Era la sensazione più incredibile della mia vita. Le mie mani scesero istintivamente sulla sua testa, le dita che si intrecciavano tra i suoi capelli bagnati, guidando il suo ritmo.

          Senti il suono della sua suzione, un rumore umido, un schiaffo di carne contro carne, mentre lei spingeva il mio cazzo più a fondo, quasi a volerlo inghiottire tutto. Il piacere saliva come una marea, accumulandosi alla base della schiena.

          "Sì... così... continua," gemevo, mentre l'acqua dell'irrigatore ci colpiva in faccia, accecandoci.

          Sentii che ero arrivato al limite. La tensione era diventata insopportabile. Con un movimento impulsivo, mossi il suo capo con più velocità, spingendo il mio membro contro la gola di lei. Un ultimo, violento sussulto e eiaculai. Sentii il liquido caldo esplodere all'interno della sua bocca, una serie di scariche che mi svuotarono di ogni forza. Lei non si ritrasse; continuò a succhiare finché l'ultima goccia non era stata assorbita.

          Si alzò lentamente, un filo di sperma che le colava dall'angolo della bocca. Mi guardò e mi baciò di nuovo, spingendo la sua lingua nella mia bocca, costringendomi ad assaporare il gusto salato e ferroso del mio stesso seme.

          "Com'era?" chiese lei, con un sorriso malizioso.

          "Il paradiso," risposi, ansimando.

          La presi per i fianchi e la feci sdraiare sull'erba bagnata, proprio sotto il raggio dell'irrigatore che continuava a ruotare. Le allargai le gambe con decisione, esponendo quella piccola fighetta, un petalo di carne rosa e umida che sembrava vibrare di eccitazione. Era bagnata, non solo per l'acqua del campo, ma per un liquido più denso e lucido che colava dalle sue labbra vaginali.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Pagina 1 di 2 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista