Storia di un mio fine settimana + un messaggio per i lettori
la storia di un mio fine settimana con in aggiunta un messaggio e un piccolo aggiornamento sulle mie storie.
Ehi lettori... 💋
Mi sono presa una piccola pausa dalla tastiera, è vero, ma credetemi se vi dico che la mia mente non ha smesso un solo istante di macinare idee e fantasie.
Tenetevi pronti, perché nei prossimi giorni tornerò a farvi scaldare: usciranno i nuovi capitoli di “La mia odiosa gemella tettona”, “Calpestami!”, “Sborrami dentro al buio” e ovviamente, le “Pillole di vita” nate dalle domande super intriganti che mi avete fatto l'ultima volta.
In più, sto lavorando a due storie nuove di zecca. Voglio darvi un piccolo assaggio, vediamo se vi stuzzicano...
La prima sarà un vero e proprio esperimento: vedrà una ragazzina prendere il controllo e dominare in modo assoluto il fidanzato della sorella. Vi dico solo che sarà... molto particolare.
La seconda, invece, spingerà l'acceleratore al massimo. Sarà una storia decisamente perversa e tratterà argomenti tabù. Molto tabù. So già che non tutti la apprezzeranno o riusciranno a reggerla, ma avevo voglia di spingermi oltre i limiti.
Ah, piccola confessione fuori programma: ultimamente sono andata in fissa totale con i pirati. Quindi chissà che a breve non ci scappi fuori un'avventura piccante anche su quello...
Insomma, spero perdonerete la mia assenza. E per farmi perdonare nel modo giusto, vi lascio con questa simpatica (e imprevista) storiella che mi è capitata proprio questo fine settimana. Mettetevi comodi:
Voglio confessarvi un piccolo segreto, una di quelle ironie della sorte che mi fanno quasi sorridere. Dovete sapere che, nonostante io passi spesso il mio tempo libero a scrivere storie di sesso e a farvi viaggiare con la fantasia, ultimamente la mia vita reale è… beh, diciamo in una fase di stallo. Scopo fin troppo di rado.
E in realtà ci sta: tra i turni a lavoro, i tentativi disperati di ingranare con lo studio e la mia innata pigrizia, lo sbatta spesso supera la voglia. Capitemi, è dura mettersi sotto con i libri all'università per una che al liceo sfoggiava con fierezza una media del tre scarso. Finisco per crollare sul letto mezza morta e buonanotte.
Ma qui arriva il bello. Perché il mio corpo, a quanto pare, non è d'accordo con i miei piani e a volte succede una cosa mistica.
Spesso mi capita di svegliarmi nel cuore della notte, totalmente a caso, quelle rare volte in cui dormo davvero e non passo le ore a cazzeggiare al buio o a scrivere. Apro gli occhi di scatto nel silenzio della mia stanza, il respiro corto e sento questo calore assurdo, denso, che mi pulsa tra le cosce. Un'eccitazione fisica, prepotente e irrazionale. Mi ritrovo a rigirarmi tra le lenzuola, strofinando le gambe l'una contro l'altra con le mutandine già umide, e un solo, chiodo fisso che mi martella il cervello: cazzo, ho un bisogno disperato di chiavare. È una fame quasi animale, quella voglia di sentire mani pesanti addosso, pelle contro pelle, di sfogarmi fino a perdere la voce.
In una di queste notti di fuoco e frustrazione, mi prendo così bene (o così male, dipende dai punti di vista) che faccio la mossa disperata: prendo il telefono, illuminandomi la faccia nel buio, e scarico un'app di incontri. Mi dico: "Boh, dai, vediamo che succede".
Piccola parentesi doverosa: non sono una di quelle ragazze che fa la figa e vi viene a dire "eh vabbè, ma io sono single per scelta, amo la mia indipendenza". Cazzate. Banalmente, là fuori è una giungla e io ho un radar rotto. Attiro solo casi umani strani, di quelli che ti fanno scappare la voglia di vivere, e le pochissime persone che mi prendono per davvero e che mi fanno scattare la scintilla finiscono sistematicamente per sbattermi la porta in faccia. Ma questa è un'altra storia.
Comunque, per le notti successive finisco a girare su quest'app, mezza rincoglionita dalla giornata. Più che cercare davvero qualcuno, la uso per passare il tempo: prendo in giro la gente, mando meme improbabili a sconosciuti alle tre del mattino, faccio la stronza giusto per farmi due risate.
Finché, tra uno swipe e l'altro, non incappo in lui.
Dovete credermi, era l'apoteosi del cliché. Il classico tipo che su un'app di incontri si sente il prescelto, l'alternativo della situazione. Uno di quelli che nella bio, con estrema convinzione, ha il coraggio di scrivere la frase più vecchia e paracula del mondo: "Io non sono il solito ragazzo che vuole solo scopare".
Però vi dirò, non era per niente da buttare. Non aveva chissà che fisico scolpito, ma era alto, e ragazze... per me l'altezza è un fottuto punto debole, mi fa già viaggiare con la fantasia al solo pensiero di dover alzare la testa per guardarlo.
Superata la barriera di quella bio da finto intellettuale alternativo, alla fine era pure simpatico. Sapeva tenere botta in una conversazione, il che sulle app è merce rara. Visto che abitavamo a circa quaranta minuti di macchina, ho pensato: "Vabbè, chissà, magari ci scappa qualcosa di divertente", anche se io su queste cose ci metto sempre una pietra sopra in partenza per non farmi castelli in aria.
E infatti, puntualmente, inizia la tiritera. Tra una stronzata e l'altra, questo faceva il fenomeno: "Dai vediamoci, vengo a prenderti, ti porto in giro". Un disco rotto. Poi, magicamente, quando io gli davo il via libera e gli dicevo "Okay, sono libera questo giorno a quest'ora", lui o sbiascicava un no tirandosi indietro, oppure diceva di sì per poi inventarsi una scusa patetica a poche ore dall'incontro. Insomma, il copione del classico quaquaraquà da app di incontri.
Ormai ci eravamo spostati a scriverci su Instagram, ma vi giuro che ci parlavo per pura e semplice inerzia. Gli rispondevo tipo un messaggio ogni otto ore e lo appendevo malamente di continuo, perché avevo inquadrato il soggetto e capito che non era uno che faceva sul serio.
Comunque, arriviamo a questo fantomatico sabato. Io avevo il giorno libero dai turni, i miei genitori erano usciti a cena, e io avevo in mente un solo, grande programma: il nulla cosmico. Mi faccio una lunghissima doccia bollente, di quelle che ti sciolgono i muscoli e ti rilassano da morire, mi infilo il pigiama più comodo e anti-sesso che ho nell'armadio e sprofondo sul divano a farmi una maratona di una serie tv.
Tutto questo relax totale aveva un motivo ben preciso: già nel pomeriggio mi aveva buttato lì la solita esca. Mi aveva scritto il classico messaggino: "Ehi, guarda che stasera devo venire dalle tue parti a fare un giro... poi magari tornando mi trovo a passare e ci vediamo".
Era tipo la terza volta che mi propinava questa esatta storiella. La mia reazione? "Sì, certooo, e chi ci crede. Ciao core".
Ero talmente convinta che fosse l'ennesima cazzata clamorosa, l'ennesimo buco nell'acqua, che non mi ero minimamente preparata all'evenienza. E quando dico minimamente, intendo che laggiù, in mezzo alle mie gambe, c'era un gran bel bosco incontaminato. Zero ceretta, zero rasoio, zero sbattimento.
Dopotutto, mi stavo godendo il mio sabato sera in pigiama, al caldo sul divano, e le mie prospettive reali di scopare, o anche solo di farmi sfilare le mutandine da qualcuno, erano, a voler essere generosi, pari allo zero assoluto.
Comunque, ormai avrete capito benissimo dove va a parare questa storia. Intorno alle dieci di sera, il telefono si illumina. È lui: "Ero sulla via del ritorno e mi sono fermato nella tua città. Ci andiamo a bere una cosa?".
Io fisso lo schermo dal divano e penso: "Ma questo fa sul serio? Allora non è solo un cazzaro pazzesco... miracolo".
Lì per lì, ve lo giuro, la pigrizia stava vincendo a mani basse. Non avevo la minima intenzione di alzarmi, truccarmi e vestirmi decentemente. Stavo già digitando per liquidarlo con un bel "Guarda, sono spiaggiata in pigiama da ore, hai perso il treno a 'sto giro". Poi però... quel famoso calore di cui vi parlavo prima ha iniziato a farsi sentire, pulsando piano tra le gambe. Mi sono morsa il labbro e mi sono detta: "Ma sai che c'è? Ma chi se ne frega. Facciamoci 'sta scopata e non pensiamoci più".
Gli rispondo al volo: "Dammi un minuto che capisco se riesco".
Tempo zero, chiamo mia madre facendo la finta figlia premurosa, super interessata alla sua serata. Lei abbocca in pieno: "Eh tesoro, siamo ancora in attesa del tavolo, poi andiamo a farci un bel giro, insomma faremo decisamente tardi...".
Musica per le mie orecchie. Mentre lei ancora mi attaccava tutto il pippone su chissà quale ristorante, io avevo già riaperto la chat con il tipo e gli stavo scrivendo: "Sì guarda, ci sono. Però ahimè ho fatto una cazzata, sono senza chiavi e i miei non ci sono... non è che puoi venire direttamente tu da me? Sennò se esco poi non riesco più a rientrare in casa".
Insomma, gli ho tirato in faccia la prima stronzata monumentale che mi è venuta in mente. Conosco i miei polli e questo, per fare la parte del finto ragazzo alternativo e galantuomo, avrebbe palesemente insistito per portarmi fuori in qualche locale, per fare la bella figura di quello che offre da bere e ti corteggia. E io non avevo nessuna, ma proprio nessuna voglia di perdere tempo in chiacchiere da bar, né tantomeno di togliermi il pigiama... se non per farmelo sfilare direttamente da lui.
Lui abbocca e accetta. Sinceramente, non so con che cazzo di aspettative stesse venendo da me. In tutte quelle chat non avevamo mai messo davvero le carte in tavola su cosa stessimo cercando. Sapevo che lui faceva il paladino della "relazione seria", ma vacci a capire se era convinto davvero o se era solo la solita tattica pietosa per farmi abbassare le difese ed entrare nelle mie mutandine.
Comunque, tempo zero ed è sotto casa. Mi fa uno squillo per farsi aprire e, quando l'ascensore si ferma al mio piano, me lo trovo davanti. È palesemente in panico, imbarazzatissimo. Però... cazzo. È bello. Ma soprattutto è alto. Sarà stato sopra il metro e novanta, e come vi dicevo prima, a me dover alzare la testa per guardare un ragazzo fa subito scattare qualcosa di caldo laggiù. Ricciolino, profumato, tutto curato nei minimi dettagli. E incredibilmente goffo.
Lo faccio entrare e ci piazziamo sul mio divano. Il contrasto tra noi due è quasi comico, una scena pietosa. Lui è vestito tutto carino: jeans perfetti, felpa giusta. Io? Io sono letteralmente un cesso. Indosso un felpone di pile grigio informe, un paio di pantaloni della tuta che hanno visto giorni decisamente migliori, e me ne sto lì, sbracata, a piedi nudi appoggiati morbidamente sul divano. Zero trucco, zero inganni.
Lui abbocca e accetta. Sinceramente, non so con che cazzo di aspettative stesse venendo da me. In tutte quelle chat infinite non avevamo mai messo davvero le carte in tavola su cosa stessimo cercando. Sapevo che lui faceva il paladino della "relazione seria", ma vacci a capire se era convinto davvero o se era solo la solita tattica pietosa per farmi abbassare le difese ed entrare nelle mie mutandine.
Comunque, tempo zero ed è sotto casa. Mi fa uno squillo per farsi aprire e, quando l'ascensore si ferma al mio piano, me lo trovo davanti. È palesemente in panico, imbarazzatissimo. Però... cazzo. È bello. Ma soprattutto è alto. Sarà stato sopra il metro e novanta, e come vi dicevo prima, a me dover alzare la testa per guardare un ragazzo fa subito scattare qualcosa di caldo laggiù. Ricciolino, profumato, tutto curato nei minimi dettagli. E incredibilmente goffo.
Lo faccio entrare e ci piazziamo sul mio divano. Il contrasto tra noi due è quasi comico, una scena pietosa. Lui è vestito tutto carino: jeans perfetti, felpa giusta, capelli in piega. Io? Io sono letteralmente un cesso. Indosso un felpone di pile grigio informe, un paio di pantaloni della tuta che hanno visto giorni decisamente migliori, e me ne sto lì, sbracata, a piedi nudi appoggiati morbidamente sul divano. Zero trucco, zero inganni.
Lui va in tilt e inizia a straparlare. Ma a raffica proprio. Tira fuori le solite chiacchiere di circostanza, vuote, sparate a macchinetta solo per riempire il silenzio e mascherare la tensione che si tagliava col coltello. Io lo lascio fare. Lo guardo, mezza divertita e mezza eccitata. Per qualche motivo, a me queste situazioni non imbarazzano per niente, anzi... mi mettono in una posizione di puro controllo che mi fa impazzire.
Lo fisso mentre balbetta mezza cazzata su non so cosa, e intanto noto come, millimetro dopo millimetro, stia cercando di accorciare le distanze tra noi sui cuscini. Si avvicina piano, scivolando impercettibilmente verso di me, cercando disperatamente di prendere coraggio per fare la prima vera mossa. E io, immobile sotto il mio strato di pile, sentivo già il respiro farsi più pesante, aspettando solo che mi mettesse le mani addosso.
alla fine, alleluia, ce la fa.
Mentre continua a blaterare non so quale altra mezza cazzata per riempire il silenzio, azzarda la mossa e mi piazza una mano sulla coscia. La sento pesante, calda, premuta sopra il tessuto rovinato dei miei pantaloni della tuta. Solo che la lascia lì, ferma, immobile.
A quel punto, onestamente, mi ero già rotta di sentirlo parlare. Lo guardo, faccio un mezzo sorriso malizioso e, ridacchiando, gli butto lì la provocazione: "Guarda che quella mano la puoi mettere anche un po' più su, eh".
Lui deglutisce. Mi guarda con quegli occhi da bravo ragazzo e mi risponde con un filo di voce: "Mi piacerebbe". Però non lo fa. Si blocca. Era un palese invito, servito su un piatto d'argento, ma lui niente, paralizzato dall'imbarazzo.
Fortunatamente, quantomeno capisce che è il momento di zittirsi. Si sporge e finalmente mi molla un bacio.
All'inizio ci va piano, quasi timido. Mi accarezza il viso con una mano, sfiorandomi la guancia con il pollice, mentre le sue labbra cercano le mie in modo delicato, quasi chiedesse permesso. Ma io avevo un disperato bisogno di sentirmi viva quella sera. Socchiudo le labbra, catturo la sua bocca e trasformo quel bacio incerto in un limone disperato e profondo. Affondo le mani nei suoi riccioli perfetti, stringendo le dita e tirandoli appena per spingerlo contro di me. Sento il suo respiro farsi pesante, la sua lingua che finalmente prende coraggio e inizia a giocare con la mia, assaggiandomi, mentre io me lo mangio letteralmente con un desiderio che covavo da settimane.
È un contrasto pazzesco: lui così cauto, con quella mano ancora ferma, inutile, sulla mia coscia, e io che lo bacio con una fame quasi animale.
A una certa, la pazienza finisce. Voglio che mi tocchi. Stacco una mano dai suoi capelli, afferro la sua mano, quella ancora parcheggiata sulla mia gamba e la trascino su, senza troppi complimenti, incastrandola esattamente in mezzo alle mie cosce. Proprio lì. Sulla mia figa.
Premo il suo palmo contro il tessuto spesso della mia tuta, facendogli sentire tutto il calore che stavo sprigionando. Mi stacco dal bacio, col fiato corto e le labbra umide, lo guardo dritto negli occhi e lo provoco con un sorrisetto sfacciato: "Dai, non fare il timido... non è che sei vergine?"
Bingo. L'orgoglio maschile fa miracoli. Sento le sue dita che, finalmente, iniziano a muoversi. Comincia a premere, a massaggiarmi e a strofinare proprio lì dove pulsavo da ore, facendomi sfuggire un mezzo sospiro. Mamma mia, finalmente.
Lo vedo avvampare, imbarazzatissimo per la mia sfacciataggine, ma con un guizzo di coraggio improvviso in corpo mi fissa e mi risponde: "No, ma che vergine... dai."
Lo lascio fare. Per qualche minuto mi godo semplicemente la sensazione della sua mano grande che preme, sfrega e massaggia proprio lì, contro la cucitura spessa della mia tuta. Chiudo gli occhi, mi lascio scappare un gemito basso e roco, e gli sussurro contro le labbra: "Sì... sì, così, cazzo".
Mamma mia, quanto lo volevo. Sentivo un calore che mi irradiava ovunque, tutta la tensione e la frustrazione accumulate in settimane di astinenza che stavano letteralmente per esplodere sul divano di casa mia.
La pazienza, però, non è decisamente la mia virtù principale. E anche lui, palesemente, sta finendo la scorta di autocontrollo. Afferro le sue spalle larghe, mi sollevo di scatto e, in un secondo, mi butto direttamente a cavalcioni su di lui. Sento subito la sua erezione, dura e prepotente, che preme da sotto i jeans contro la mia intimità, ed è una sensazione che mi fa sgranare gli occhi. Le sue mani scattano sui miei fianchi nudi, stringendoli con forza per tenermi ferma contro di lui.
Inizio a spogliarlo. Senza chiedere il permesso, gli afferro il fondo della felpa e gliela sfilo dalla testa in un colpo solo, scompigliandogli tutti i suoi amati riccioli perfetti. Poi passo a me. Mi tolgo quel felpone di pile orrendo, lo lancio da qualche parte sul pavimento e rimango solo in reggiseno.
A quel punto, le mie mani scendono sull'elastico slabbrato dei miei pantaloni della tuta. Faccio per sfilarmeli, ma mi blocco una frazione di secondo. Lo guardo dritto negli occhi, mi mordo il labbro inferiore e decido di mettere le mani avanti, col mio solito tatto spietato: "Senti, te lo dico subito... laggiù è tutto al naturale, c'è un bel boschetto. Spero non ti faccia schifo".
Vedo un attimo di esitazione nei suoi occhi. Un rapido guizzo di sorpresa, forse un po' di spaesamento. Si morde il labbro, guarda giù per un istante, palesemente titubante. Forse, abituato alle app di incontri, si aspettava la solita autostrada depilata. Ma l'ormone e la voglia che ha addosso vincono facile. Torna a fissarmi con un'intensità nuova, stringendo più forte la presa sulle mie chiappe. "No... va bene. Va benissimo. Mi piaci tu" mi sussurra col fiato corto.
E a quel punto, via tutto. Mi sfilo tuta e mutandine in un secondo, rimanendo nuda sotto quel magliettone che avevo tenuto. Ma non basta. Ho bisogno del contatto vero. Afferro il bottone dei suoi jeans. "Togliti anche questi", gli ordino, con la voce che mi trema.
Lui non se lo fa dire due volte. Ha preso coraggio, finalmente. Si solleva un po', traffica freneticamente con la cerniera, scalcia via i pantaloni e i boxer e li lancia via.
Finalmente. Mi riabbasso su di lui. Pelle nuda contro pelle nuda. Il contatto è elettrico, viscerale. La mia figa bagnata contro la sua durezza rovente, liscia e tesa. Non c'è più nessuna barriera a dividerci. Inizio a muovere il bacino, un movimento rotatorio e inesorabile, schiacciandomi contro di lui.
Sento il suo respiro spezzarsi di colpo. Non sta più solo a guardare. Le sue mani grandi mi artigliano il sedere, mi spingono giù, mi guidano nel ritmo, mentre si solleva col bacino per incontrarmi. Ci muoviamo insieme, un ritmo frenetico, sudato, sporco. Io lo limo con una fame assurda, affondando le dita nei suoi capelli ricci, godendomi ogni singolo centimetro di pelle bagnata che si strofina contro la sua. Mi sentivo letteralmente impazzire da quanto era intenso quel fottuto strusciamento.
Vi dirò la verità: aveva anche un gran bel cazzo. Duro, caldo, che premeva disperato contro la mia pelle nuda. Non vedevo l'ora di sentirmelo tutto dentro, di farlo sparire. Eppure, in quel momento di puro delirio, mentre ci strusciavamo in modo forsennato e mi sfuggiva un gemito incontrollato contro il suo collo, la mia testa è andata da un'altra parte. Ne volevo ancora.
Mi fermo un istante, col fiato corto, e gli sussurro a un millimetro dall'orecchio: "Ho voglia di sentire la tua lingua sulla mia figa."
Prendo il controllo della situazione. Lo faccio scivolare via da sotto di me, costringendolo a scendere dal divano e a mettersi in ginocchio sul tappeto, esattamente di fronte a me. Mi accomodo sul bordo dei cuscini e allargo bene le gambe, offrendogli la visuale completa, con il suo viso a un soffio dalla mia intimità.
Lui deglutisce, ma ubbidisce. Si avvicina e inizia a leccare. Sento la sua lingua calda e umida che esplora, facendosi strada in mezzo al mio "boschetto" ribelle per trovare il mio centro. Quando lo trova... cazzo, è meraviglioso. Mi piace da impazzire. Chiudo gli occhi, buttando la testa all'indietro e inarcando la schiena, affondando le dita nei cuscini per godermi quella sensazione bagnata e perfetta.
Ma proprio sul più bello, proprio quando stava iniziando a ingranare il ritmo giusto e io stavo per perdere del tutto la connessione col cervello... si ferma.
Solleva la testa, sposta lo sguardo e mi fa una faccia mezza dispiaciuta, palesemente bloccato. "Scusa," sussurra, tirandosi un po' indietro, "è che i peli mi danno un po' fastidio in bocca..."
Ma stiamo scherzando? Io ero presa. Troppo presa. Ero un fascio di nervi tesi, pulsavo, e quello non era assolutamente, in nessun universo possibile, il fottuto momento di fermarsi. Non avevo la minima intenzione di accettare un no in quel momento.
Allungo le mani di scatto e gli afferro forte i riccioli, stringendoli tra le dita. Lo guardo dritta negli occhi, con un'espressione che è un misto tra una supplica disperata e un ordine assoluto.
"Un altro po', ti prego", gli sibilo, con la voce rotta dal desiderio.
E, senza dargli il tempo di aggiungere mezza parola o di tirarsi indietro, spingo di nuovo la sua testa verso il basso con decisione, incastrandogli la faccia esattamente di sotto, lì dove volevo io.
Cazzo, era meraviglioso. Lui cede, per mia fortuna, e riprende esattamente da dove si era fermato. Sento il calore del suo respiro sulla mia pelle, e poi la sua lingua che riprende a muoversi, facendosi strada con una sicurezza che mi fa impazzire. È un ritmo perfetto, insistente, che mi fa contorcere sul bordo del divano. Le mie mani stringono i suoi riccioli, non più per costringerlo, ma per tenermi aggrappata a qualcosa mentre la stanza inizia a girarmi intorno.
Ogni passaggio della sua lingua mi fa inarcare la schiena, mi fa stringere i denti per non urlare. La tensione sale in un crescendo pazzesco, un fuoco che mi divampa nel basso ventre. Fino a quando non esplodo. È un orgasmo intensissimo, una scossa violenta che mi fa tremare le gambe e mi strappa un grido strozzato. Godo in un modo così assoluto e profondo da lasciarmi senza fiato, con i muscoli che pulsano contro la sua bocca.
Quando finalmente si stacca e si tira su, ha le labbra lucide e il fiato corto. Si lascia cadere all'indietro sul divano, poggiando la testa, sfinito ma palesemente fiero di quello che mi ha appena fatto.
Lo guardo. Sono ancora scossa dai brividi, mi sento la pelle in fiamme, ma vederlo lì, steso e vulnerabile, con quel corpo grande abbandonato sui miei cuscini, mi fa scattare una molla. Mi viene una voglia assurda, prepotente, di ricambiargli il favore.
Mi metto in ginocchio di fianco a lui. Allungo una mano e gli afferro quel bel cazzo duro e bollente, stringendolo con decisione. Lui chiude gli occhi di scatto e si lascia sfuggire un gemito basso. Mi lascio guidare dall'istinto, dalla pura sfacciataggine: mi porto due dita alle labbra e poi ci sputo sopra, direttamente sulla sua pelle tesa, senza troppi complimenti. Una, due volte. La saliva lo rende lucido e scivoloso. Inizio a segarlo, stringendo la presa, muovendo la mano su e giù con un ritmo intenso, deciso, sentendolo fremere e inarcarsi a ogni mia passata.
Ma la mano non mi basta. Voglio sentirlo per bene. Mi abbasso lentamente su di lui, il mio respiro si scontra con la sua pelle bollente, e poi lo prendo in bocca. Inizio a succhiare. Prima piano, stuzzicandolo, e poi con una fame e un'intensità che non sapevo nemmeno di avere ancora in corpo. Sento le sue mani grandi scattare verso la mia testa, le sue dita che si intrecciano nei miei capelli per guidarmi, mentre io mi perdo in quel ritmo disperato, inghiottendolo e facendolo impazzire esattamente come lui aveva fatto con me.
Lo succhio intensamente. Sento il suo calore riempirmi, mentre muovo la testa su e giù con una fame e una foga che quasi non mi riconoscevo. Lui inarca la schiena e si lascia sfuggire un gemito lungo, roco, che gli vibra nel petto e gli muore in gola. Mamma mia... non so voi, ma io amo alla follia sentire gli uomini gemere. Mi fa impazzire, mi fa capire che li ho esattamente in pugno, che li sto facendo impazzire a mia volta. E in quel momento, nonostante il suo essere perennemente goffo e imbarazzato, tira fuori un guizzo inaspettato: le sue mani grandi scattano e mi afferrano i capelli. Stringe le dita tra le mie ciocche, tenendomi salda, e inizia ad assistere i miei movimenti, spingendo il bacino verso di me e dettando il ritmo.
Mentre glielo succhiavo, sentendo il suo respiro farsi sempre più corto e disperato, il mio cervello non poteva fare a meno di ghignare. Meno male che questo era il paladino del romanticismo, quello che sulla bio scriveva fiero di non essere il solito ragazzo che cerca solo sesso. Manco venti minuti di chiacchiere inutili sul mio divano, e ho il suo cazzo in bocca.
E infatti, a conferma della mia tesi, mi guarda con gli occhi stravolti, il petto che si alza e si abbassa a scatti, e mi sussurra senza più nessun filtro: "Cazzo... scopiamo."
Gli dedico gli ultimi giri. Lenti, profondi, belli appiccicosi, lasciando che la saliva renda tutto incredibilmente scivoloso e lucido da far girare la testa. Poi mi stacco con uno schiocco umido, mi tiro su e mi fiondo sulla sua bocca. Lo bacio con una passione feroce, le lingue che si intrecciano avidamente, facendogli assaggiare il nostro stesso sapore.
Ero un vulcano in eruzione. Mi stavo già riposizionando sopra di lui, in ginocchio, pronta a calarmi giù e a sentirmelo finalmente tutto dentro, quando lui mi afferra per i fianchi. Si blocca. Mi guarda con la faccia di uno che ha appena fatto un disastro clamoroso.
"Non ho il preservativo."
Mi congelo a due centimetri da lui. Lo fisso. Ma che cazzo? Ma tu vieni a casa di una ragazza, di sabato sera, dopo che te l'ho servita su un piatto d'argento, e non passi a comprarli? Ma sei normale? Volevo dirgliene quattro, giuro.
Ma la verità? La verità è che pulsavo, ero bagnata fradicia e avevo un bisogno fisico e disperato di farmi riempire. La razionalità l'avevo persa da un pezzo, sepolta sotto l'ormone e l'adrenalina. Lo guardo dritto negli occhi, mi mordo il labbro e glielo dico chiaro e tondo, con tutta la sfacciataggine che ho in corpo: "Ma sti cazzi!"
Senza dargli il tempo di fiatare o di fare l'eroe responsabile, mi alzo di scatto. Faccio due passi, afferro forte lo schienale del divano, inarco bene la schiena e mi metto a novanta, offrendogli uno spettacolo perfetto e una visuale che non ammetteva repliche.
Giro la testa per guardarlo da sopra la spalla. Gli lancio un'occhiata che è puro fuoco e gli ordino, con la voce che mi trema per l'eccitazione: "Vieni a scoparmi."
Non se lo fa ripetere due volte. Sento i suoi passi pesanti sul tappeto, poi il calore del suo corpo che si incolla alla mia schiena nuda. Si china in avanti, il suo petto sfiora le mie scapole, e con la voce roca, carica di un'eccitazione che ormai non riusciva più a nascondere, mi sussurra all'orecchio qualcosa di così sporco e inaspettato che mi fa tremare le ginocchia.
Un attimo dopo, sento la punta calda e tesa che preme esattamente dove pulsavo di più, scivolando contro le mie labbra bagnate. Le sue mani grandi si ancorano ai miei fianchi, stringendo la carne, e finalmente, con una spinta decisa, mi riempie del tutto.
Cazzo. È stupendo. Una sensazione bellissima, piena, totale. Getto la testa all'indietro, inarcando ancora di più la schiena, e lascio uscire un gemito lunghissimo.
Inizia a muoversi dentro di me. Il ritmo c'è, le spinte sono profonde, ma con le mani è ancora troppo impacciato, non sa bene dove metterle, come usarle. Ma io so benissimo cosa voglio e non ho intenzione di accontentarmi. "Tirami i capelli," gli ordino, con il fiato corto. Lui ci prova, ma all'inizio è timido, quasi avesse paura di farmi male. "Di più, cazzo!" lo incito, muovendo il bacino contro di lui per spronarlo. "E sculacciami. Affonda le mani su questo culo, fammi sentire che ci sei!"
A quel punto, finalmente, la sua goffaggine sparisce, inghiottita dall'adrenalina e dal puro istinto. La sua mano si attorciglia tra i miei capelli, tirando la mia testa all'indietro e costringendomi a esporre il collo, mentre l'altra atterra sulla mia natica con uno schiaffo sonoro che rimbomba nel salotto e mi fa formicolare la pelle. Inizia a spingere con una foga nuova, selvaggia. E io... io mi lascio andare completamente. Gemo, ansimo, urlo quasi, come una che si fa la prima scopata vera dopo dieci anni di astinenza.
Man mano che segue le mie direttive, il tutto diventa un vortice sempre più intenso. Il rumore dei nostri corpi che sbattono si mescola ai miei lamenti. È un crescendo che mi toglie la lucidità. Le sue spinte diventano così forti, così furiose, che a ogni colpo sposta letteralmente il divano in avanti, facendolo strisciare sul pavimento.
Sento l'ondata che sale, incontrollabile, una scossa elettrica che parte dal basso ventre e mi infiamma i nervi. Non capisco più nulla. "Cazzo... cazzo sto venendo, porca troia, vengo!" urlo, perdendo ogni freno.
Mi ha sbattuta con una forza inaudita mentre il mio orgasmo esplodeva, intensissimo, devastante. Contrazioni violente mi stringevano attorno a lui, facendomi tremare le gambe e strappandomi gemiti disperati che non avevo nessuna intenzione di trattenere.
Quando l'onda è passata, lasciandomi ansimante e svuotata, mi sono girata. Lui era al limite, il respiro spezzato, gli occhi lucidi di puro desiderio. E io, da brava gentildonna, sapevo esattamente come ringraziarlo per quella prestazione.
Mi sono lasciata scivolare sulle ginocchia. Ho preso il suo cazzo tra le mani, assaporando l'odore e il sapore di me stessa, godendomi la sensazione dei miei stessi fluidi che lo rendevano lucido e scivoloso. L'ho preso in bocca, accogliendolo con foga, succhiando con un ritmo serrato e profondo, fino a portarlo oltre il limite.
Lui ha affondato le mani nei miei capelli, tenendomi salda la testa, ha gettato il viso all'indietro e ha iniziato a gemere forte, senza più nessun ritegno. L'ho sentito irrigidirsi del tutto e, un istante dopo, la sua sborra calda e densa mi ha bagnato il viso, sigillando nel modo più sporco e perfetto possibile una delle notti più inaspettate di sempre.
Alla fine, quando l'adrenalina è scesa e i respiri sono tornati a un ritmo vagamente normale, siamo crollati sfiniti. Ci siamo raggomitolati su quel povero divano martoriato, scambiandoci qualche coccola pigra e chiacchiere a bassa voce nel cuore della notte, con la pelle sudata ancora incollata.
Ed è stato lì che ha tirato fuori un lato fottutamente eccitante: mentre parlavamo, si è attaccato al mio seno e ha continuato a succhiarmi i capezzoli, quasi come un bambino affamato. Sentire la sua lingua calda e umida che giocava con me, i suoi denti che tiravano leggermente la punta indurita mentre le sue mani grandi e rilassate mi accarezzavano i fianchi nudi... cazzo, mi ha fatto impazzire. Quella stimolazione continua, così intima e sensuale, mi ha fatto rimescolare il sangue e riaccendere la voglia in un secondo.
E infatti, inevitabile, ci è scappato il secondo round. È stato diverso dal primo: meno rabbioso, ma di un'intensità devastante. Mi ha fatta sdraiare sulla schiena, posizionandosi sopra di me, e mi ha riempita con una lentezza esasperante, centimetro dopo centimetro. Lo abbiamo fatto guardandoci dritti negli occhi, in un ritmo profondo, carnale e lentissimo. I nostri corpi scivolavano l'uno sull'altro per il sudore, accompagnati solo dal rumore bagnato dei nostri bacini che si scontravano e dalla pioggia che continuava a battere sui vetri. È stata una scopata viscerale, che ci ha portati a un orgasmo condiviso, lungo e sussurrato contro le nostre bocche.
Vi dirò la verità: mi ha sorpresa. Mi aspettavo decisamente di peggio da uno con quella bio e con quella finta aria da bravo ragazzo. Se solo non fosse così dannatamente goffo e buttasse via un po' di quella sua timidezza iniziale, sarebbe una vera macchina da guerra a letto.
Comunque, da quando ci siamo salutati sabato notte (o dovrei dire all'alba di domenica) ad ora, continuiamo a scriverci. Sinceramente, spero proprio di rivederlo a breve per un'altra bella scopata senza troppi pensieri.
E questo, cari miei, è stato il riassunto del mio fantastico fine settimana di pioggia.
Un bacio enorme, lettori! 💋 Fatemi sapere nei commenti quale delle nuove storie state aspettando di più... non vedo l'ora di leggervi.
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