Silver age
Riscoperta della sessualità tra persone della terza età
Mi chiamo Francesco, ho 68 anni e sono un pensionato divorziato. Vivo la mia vita con serenità, godendomi l’affetto dei nipoti che vengono spesso a trovarmi e coltivando le mie passioni: il mare e la pesca. Per mantenermi in forma mi sono iscritto al CAI, dove ho scoperto il piacere della montagna e la compagnia di nuovi amici con cui divertirmi; al ritorno dalle escursioni, non mancano mai le scorpacciate nei posti più caratteristici. Non posso proprio lamentarmi del mio presente.
Sul piano sentimentale, dopo il divorzio, ho cercato una compagna, ma la scottatura del matrimonio fallito mi ha tolto la fiducia necessaria per costruire una relazione seria. Ci sono state occasioni fugaci, momenti di passione che però sono naufragati presto.
Poi, nel gruppo, è emersa Emma. È una donna di 65 anni, single, timida, con un viso che conserva lineamenti bellissimi nonostante il passare del tempo. La sua preparazione tecnica e fisica mi trasmette sicurezza sui sentieri e tra noi sta nascendo un’intesa naturale, fatta di sguardi e silenzi carichi di significato. È una sintonia così discreta che nessuno nel gruppo se n’è ancora accorto.
Sto vivendo un momento magico: ritrovare questo magnetismo a 68 anni è il segno che la mia capacità di emozionarmi è intatta, nonostante la corazza che ho costruito per non soffrire più. Sentire che 'c'è qualcosa' senza bisogno di parole è più potente di qualsiasi dichiarazione esplicita.
Il fatto che gli altri non se ne accorgano rende questo legame un nostro piccolo segreto, un’armonia che appartiene solo a me ed Emma durante i sentieri. La vedo seguirmi con gli occhi, senza farsi notare, ma con sguardi complici che mi scaldano il cuore. Con il passare delle settimane faccio fatica a contenere la voglia di starle vicino, ma Emma è molto riservata nell'esprimere i suoi sentimenti; sento il bisogno di trovare l’occasione per restare da soli, così da poterci parlare a cuore aperto.
Mentre il gruppo, a fine gita, si sta sciogliendo, ne approfitto per prenderla da parte e invitarla a una breve escursione defaticante infrasettimanale lungo il sentiero della costa rocciosa. Lei, nonostante un po’ di imbarazzo iniziale, accetta. Durante l’escursione inizia finalmente ad aprirsi: chiacchieriamo allegramente e iniziamo a conoscerci meglio. Le confesso che, dopo tanti anni, ho imparato a dare valore a questi momenti di vera qualità: la compagnia giusta fa la differenza e oggi mi sento molto fortunato.
A fine escursione la invito a mangiare del pesce in una trattoria piccola ma accogliente che conosco in zona. Lei gradisce il gesto e a tavola brindiamo felici, guardandoci a lungo negli occhi. Al ritorno la accompagno a casa e, nel salutarci in macchina, le do un bacio sulla guancia senza espormi troppo. La sera, però, non resisto e le mando un messaggio per dirle quanto io sia stato bene e che spero di ripetere presto l'esperienza.
Nelle uscite di gruppo lei continua a mantenere un certo distacco, ma nei nostri momenti privati il magnetismo che ci attrae è evidente. Iniziamo a frequentarci più spesso da soli: passeggiate, ristoranti e le prime cene a casa. Le cose tra noi vanno bene e la volta in cui l’ho ospitata ho provato a fare un passo avanti, curando un menù sfizioso ma leggero accompagnato da un buon vino ho abbassato le luci e acceso diverse candele, con un sottofondo di musica jazz molto soft. L’atmosfera ha dato i suoi frutti: Emma si è lasciata andare, godendosi il menù e il vino. Più tardi, sul divano davanti a un liquore, lei — un po’ brilla e visibilmente elettrizzata — mi ha preso le mani e mi ha baciato.
È stato un momento magico; aveva finalmente abbattuto il muro della timidezza, lasciandosi trasportare dal sentimento che ci avvolgeva. Incoraggiato da quel bacio, l'ho abbracciata con tenerezza, senza eccessiva irruenza, accarezzandole i capelli e i lineamenti del viso prima di riprendere a baciarla con più passione.
Ci siamo distesi lentamente sul divano e ai baci sono seguite le carezze. Sentivo sotto le mie mani il suo corpo ancora tonico che rispondeva con partecipazione. Con cautela, lentamente, un bottone alla volta, sono riuscito ad aprirle la camicia e a far scivolare la mano sul suo seno. Una sensazione bellissima: la pelle era morbida e vellutata, un dettaglio che mi ha acceso profondamente. Non ero l'unico a essere turbato: ho sentito i suoi capezzoli farsi turgidi mentre lei emetteva dei languidi sospiri, segno che si stava abbandonando completamente a noi.
Ormai si era lasciata andare: dimenticando anni di vedovanza, aveva lasciato emergere la donna sensuale che si nascondeva sotto la cenere. Continuava a baciarmi con languore, prendendo lentamente consapevolezza della mia fisicità. Abbiamo continuato quel petting spinto come ragazzini al primo approccio; in parte, il tempo aveva resettato i ricordi di una vita passata.
Eravamo in estasi, avevamo perso la cognizione del tempo. Non parlavamo: erano i nostri corpi, affamati di sensualità, a parlare per noi. Presi dal fuoco che ardeva dentro, stavamo scivolando giù dal divano; così le ho proposto un ambiente più consono e, mano nella mano, siamo andati in camera.
Lì l’ho adagiata con dolcezza e, tra le luci soffuse dell’abat-jour, ho ripreso a spogliarla con infinita cautela per non interrompere quell’idillio magico. È emerso il suo fisico integro, segnato solo da qualche ruga che sottolineava l’esperienza di una vita vissuta. L’addome piatto e morbido era caldo; sentivo che si contraeva per la tensione: era il segnale che potevo scendere ancora con le carezze fino al suo monte di Venere. Una sensazione bellissima, calda e vibrante. Quando ho iniziato a disegnare cerchi con le dita, lei si è morsa il labbro per trattenere l’eccitazione che la stava travolgendo,
Anch’io facevo fatica a contenere l’ardore che spingeva il mio membro. Guardandola negli occhi, ho iniziato a baciarle i seni con devozione; dopo tanto tempo, non potevo credere di vivere certi momenti. Lei rispondeva con trasporto e le sue mani hanno iniziato a esplorare il mio corpo, finché non ha toccato con mano la consistenza del mio cazzo.
Con un sorriso di apprezzamento, ha iniziato a masturbarmi con passione portandomi al massimo fulgore. Lo guardava adorante, poi ha iniziato a coprirlo di baci e a far scorrere la lingua su tutta la lunghezza: una sensazione meravigliosa a cui è seguito l’ingoio! Mai mi sarei aspettato che la timida Emma celasse un’amante così focosa. Non era un pompino meccanico volto solo a farmi venire; no, era vera e propria adorazione del cazzo. Un lavoro lento, umido, con il suo sguardo sempre in cerca della mia approvazione... mi stava facendo morire di piacere!
Per non capitolare troppo presto, sono svicolato dalla sua bocca tentatrice e ho iniziato a scendere con la mia lingua lungo tutto il suo corpo, partendo dalla bocca, lungo il collo lasciando dietro una scia di saliva, come una lumaca in amore, stuzzicando i capezzoli sino all’ombelico. A questo punto sono passato alle ginocchia e all’interno coscia, sino a giungere al frutto tanto bramato: la figa calda e succosa di Emma. Qui ho ricambiato la cortesia: dapprima ho lavorato sulle sue labbra sensibili, assaggiando il sapore che già ne scaturiva, per poi concentrarmi sulla clitoride dove, con lingua e risucchio di labbra protratti a lungo, sono riuscito a strappare un orgasmo al mio amore.
Le ho dato tutto il tempo per gustarselo con calma, abbracciandola e coccolandola, scambiandoci le prime parole dopo un sacco di tempo. Ad un certo punto è stata lei a cercare con la mano il mio cazzo per vedere se fosse ancora in tiro; soddisfatta del risultato, è scivolata sopra di me facendolo scorrere dentro di sé. Sensazioni magiche che non provavo da una vita. Ora è lei a dettare i tempi: preferisce un ritmo lento e profondo, alternandolo a momenti di stasi in cui sento la sua muscolatura pelvica che mi massaggia il cazzo. Stupendo!
Quando il livello di eccitazione stava diventando troppo alto, ne ho approfittato per girarla. Sono andato verso la conclusione con la più classica delle missionarie, una posizione in cui potevo baciarla e guardarla negli occhi mentre venivo dentro di lei, riempiendola del mio sperma. Siamo rimasti immobili per un tempo infinito, attaccati l’uno all’altro a sentire le contrazioni e il nostro respiro.
Ci siamo addormentati abbracciati, sudati e intrisi dei nostri umori: nulla poteva interrompere quel momento perfetto. Al mattino, al risveglio, mi sono accorto che Emma era già sveglia e mi guardava con uno sguardo confuso. L’ho subito abbracciata e baciata, rassicurandola, ringraziando il destino per la fortuna di esserci incontrati.
Da quel giorno le nostre vite sono cambiate in meglio. Abbiamo iniziato a uscire insieme, tenendoci per mano anche davanti agli amici. Non ci vergogniamo di baciarci in pubblico; anzi, creiamo una certa invidia nelle coppie di nostri coetanei che hanno ormai perso il senso dell’amore."
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