Ombretto Blu
Un regalo, il negozio che sta per chiudere, ma l'attrazione è il sesso che prendono il sopravvento...
1 giorno fa
La luce calda del negozio si stava già affievolendo quando lui spinse la porta a vetri. Erano quasi le otto, orario di chiusura, e l’aria profumava di tessuti nuovi e di un leggero aroma di vaniglia che proveniva dalle candele esposte sul bancone.
Lei era in piedi dietro al registratore di cassa, intenta a ripiegare un maglioncino di cachemire. Alta, slanciata, con una figura che sembrava scolpita per far perdere il respiro. I capelli neri e lucidi le ricadevano sulle spalle in onde morbide. Gli occhi, grandi e leggermente allungati, erano sottolineati da un velo leggerissimo di ombretto blu cobalto che catturava la luce e la rendeva ancora più magnetica. Il seno, pieno e alto, tendeva delicatamente la camicetta bianca sbottonata quel tanto che bastava a lasciar intravedere la curva delicata del décolleté. La vita stretta e i fianchi generosi completavano un fisico che sembrava uscito da un sogno.
Lui si fermò sulla soglia, dimenticando per un attimo il motivo per cui era entrato. Cercava un regalo per la figlia, qualcosa di carino per i suoi sedici anni. Ma in quel momento tutte le parole che si era preparato svanirono.
Lei alzò lo sguardo e i loro occhi si incontrarono.
Per un secondo il tempo sembrò fermarsi. Un sorriso lento, appena accennato, le incurvò le labbra.
«Buonasera… siamo quasi in chiusura, ma posso aiutarla lo stesso.» La sua voce era bassa, vellutata, con una nota calda che gli scivolò lungo la schiena come una carezza.
Lui deglutì. «Stavo cercando… un regalo per mia figlia. Qualcosa di elegante, ma giovane.»
Lei inclinò leggermente la testa, facendo scivolare una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Il movimento fu semplice, eppure incredibilmente sensuale.
«Venga, le mostro qualche cosa.»
Lo accompagnò tra gli scaffali, camminando davanti a lui con una grazia naturale. Ogni passo faceva ondeggiare appena i fianchi, e la gonna stretta sottolineava la curva perfetta del fondoschiena. Lui non riusciva a staccarle gli occhi di dosso. Sentiva il calore salirgli dal petto, un’attrazione immediata, quasi animale, ma trattenuta, elegante.
Mentre lei gli mostrava un paio di orecchini e poi un foulard di seta, le loro mani si sfiorarono. Fu un contatto brevissimo, eppure entrambi lo sentirono: una scintilla elettrica che corse tra loro come una promessa silenziosa. Lei non ritrasse la mano subito. Lo guardò negli occhi, le pupille leggermente dilatate.
«Le piace questo colore?» chiese lei, la voce un po’ più roca.
«Mi piace… molto» rispose lui, ma non stava guardando il foulard.
Lei sorrise di nuovo, questa volta più apertamente, con una punta di malizia.
«Sembra che non sia solo il regalo a catturarla stasera.»
Lui non negò. «È difficile concentrarsi quando si ha davanti una visione del genere.»
Un silenzio carico di tensione scese tra loro. Fuori il cielo si era fatto scuro, e il negozio era ormai vuoto.
Lei mordicchiò piano il labbro inferiore, poi disse, con una naturalezza sorprendente:
«Chiudo tra dieci minuti. Se vuole… potremmo continuare la conversazione altrove. Conosco un piccolo sushi bar qui vicino che rimane aperto fino a tardi. Niente regali per figlie. Solo due persone che hanno voglia di conoscersi meglio.»
Lui sentì il cuore accelerare. «Sarei onorato.»
Il sushi fu un pretesto delizioso. Seduti uno di fronte all’altra in un angolo discreto del ristorante, parlarono poco di cose banali. Gli sguardi erano più eloquenti delle parole. Ogni volta che lei si portava un pezzo di sashimi alle labbra, lui seguiva il movimento con gli occhi, immaginando quelle stesse labbra su di sé. Lei se ne accorgeva e non faceva nulla per nascondere il proprio piacere.
Sotto il tavolo, il piede di lei sfiorò il suo polpaccio, risalendo lentamente. Un gesto leggero, quasi casuale, eppure denso di intenzione. Lui posò la mano sulla sua coscia, sopra la gonna, e sentì il calore della pelle attraverso il tessuto sottile. Lei non si ritrasse. Anzi, dischiuse appena le gambe, lasciando che le dita di lui accarezzassero la curva interna della coscia con lentezza esasperante.
«Hai una casa vicina?» chiese lei a un certo punto, la voce bassa e carica di desiderio.
«A dieci minuti da qui.»
«Allora finiamo questo sake… e andiamo.»
Appena la porta di casa si chiuse alle loro spalle, l’aria sembrò diventare più densa.
Lui non accese la luce grande. Solo una lampada da terra che diffondeva una luce calda e soffusa. Lei si voltò verso di lui, gli occhi blu dell’ombretto che brillavano nell’ombra. Senza dire una parola, si avvicinò e lo baciò.
Fu un bacio lento, profondo, carico di tutta la lussuria accumulata nelle ultime ore. Le lingue si cercarono con dolce avidità, mentre le mani di lui scivolavano lungo la schiena di lei, stringendola contro di sé. Sentì il seno premere contro il suo petto, pieno e morbido, e un gemito basso le sfuggì dalle labbra.
Lei gli slacciò la camicia con dita esperte, facendo scorrere i palmi sul suo torace. Poi fu il turno della sua camicetta: un bottone alla volta, rivelando poco a poco il pizzo nero del reggiseno che conteneva a stento quel seno magnifico. Quando lui lo liberò, abbassando le coppe, lei sospirò di piacere. I capezzoli erano già turgidi, scuri contro la pelle chiara. Lui li prese tra le labbra, uno dopo l’altro, succhiandoli con lenta devozione, mentre lei inarcava la schiena e gli affondava le dita tra i capelli.
Le mani di lei scesero più giù, slacciando la cintura e liberando la sua erezione già dura e pulsante. Lo accarezzò con movimenti lenti, sensuali, godendo del modo in cui lui tratteneva il respiro a ogni tocco.
«Voglio sentirti dentro di me» sussurrò lei contro il suo orecchio, la voce arrochita dal desiderio.
La portò in camera senza fretta. La fece sdraiare sul letto e le sfilò la gonna e gli slip con gesti misurati, rivelando il suo sesso già umido e gonfio di eccitazione. Si chinò su di lei, baciandole l’interno delle cosce, risalendo piano fino a sfiorare con la lingua il punto più sensibile. Lei gemette, aprendo le gambe per lui, offrendosi completamente. La leccò con calma, assaporando ogni fremito, ogni sospiro, fino a quando lei non lo tirò su per i capelli, gli occhi lucidi di piacere.
«Adesso» mormorò.
Lui entrò in lei lentamente, godendo di ogni centimetro che scivolava dentro quel calore stretto e bagnato. Si mossero insieme in un ritmo antico e perfetto, i corpi che si cercavano con avidità crescente. Lei gli avvolse le gambe intorno ai fianchi, spingendolo più a fondo, mentre i suoi gemiti diventavano sempre più intensi. Il seno ondeggiava a ogni spinta, ipnotico. Lui lo prese tra le mani, stringendolo con dolce fermezza mentre accelerava il ritmo.
Quando lei raggiunse l’orgasmo, fu con un grido soffocato, il corpo che si inarcava sotto di lui, le unghie che gli graffiavano la schiena. Lui la seguì poco dopo, riversandosi dentro di lei con un gemito profondo, travolto da un piacere intenso e liberatorio.
Rimasero abbracciati, sudati e ansanti, nella penombra della stanza. Lei gli accarezzò il petto con le dita, un sorriso soddisfatto sulle labbra.
«Sai… non ho mai chiuso un negozio così volentieri» mormorò.
Lui rise piano e la baciò di nuovo, già consapevole che quella notte era solo l’inizio.
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