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Reportage: Ho fatto becco mio marito a Pasquetta
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Racconto15 min di lettura

Reportage: Ho fatto becco mio marito a Pasquetta

Una giornata all'insegna del divertimento e del buon vino finisce a letto con il Bull che mi sono scelta per cornificare mio marito. Stavolta non voglio dominare ma farmi scopare come una "bambola" del sesso, mi fa sentire ancora più troia.

Monica e Manuel Drake
6 mesi fa · 667 letture · 1

Scendo lentamente le scale, per via dei tacchi a stiletto che non sono mai andati troppo d’accordo con la superficie liscia degli scalini.

Mio marito, seduto sul divano in attesa che fossi pronta, ne approfitta per osservarmi più a lungo.

Prendo la borsetta e verifico di averci messo un pacchetto nuovo di fazzoletti di carta. Tengo in mano il cellulare e aspetto il messaggio che Alberto mi manderà quando sarà davanti a casa mia.

Manuel continua seguire con lo sguardo ogni mio movimento, anche quando vado in cucina a mettere un po’ di pappa nelle ciotole dei gatti.

Poi, torno in salone e mi domanda: “Come mai viene a prenderti così presto?”

“Mi ha detto che voleva portarmi a fare una passeggiata prima di cena…” rispondo.

“Adesso, non gli basta portarti a letto. Vuole anche esibirti.”

“L’ho pensato anch’io.” replico avvicinandomi a lui.

Si alza, mi viene incontro, appoggia le mani sui miei fianchi e mi stringe contro il suo corpo.

Mi bacia sulle labbra delicatamente, per non rovinarmi il rossetto. I fuseaux a vita alta color panna, eleganti e aderentissimi, sono una trappola per le sue mani che prendono a correre sulle mie curve inguainate dal tessuto irresistibile al tatto.

“Ho messo le mutandine in lycra, quelle che piacciono a te.” gli sussurro, certa di eccitarlo oltre ogni misura e di provocare in lui la fantasia di Alberto che me le tocca, per finire con il leccarle, fino a riempirle di saliva al punto di renderle trasparenti.

Una mano di Manuel si sposta sul mio pube e la mia albicocca viene avvolta nel palmo che la stringe con forza. Sento un’immediata scarica di adrenalina diffondersi nel corpo.

Sono consapevole del desiderio e della gelosia che stanno permeando l’animo di mio marito, così gli appoggio le dita sul pacco gonfio e gli domando: “Vuoi che ti soddisfi adesso? Abbiamo tempo, prima che arrivi Alberto.”

“Preferisco aspettare quando sarai rientrata. Mi piacerebbe che non ti facessi la doccia dopo il sesso, e che tornassi a casa sfatta e ancora piena di sperma.”

Me ne frego del rossetto e lo bacio con passione, lasciando che la sua mano impertinente prosegua a esplorarmi le parti intime. La notifica Whatsapp di Alberto ci interrompe.

“Devo andare, amore mio.”

Mi stacco lentamente, raggiungo la borsetta, recupero lo specchietto e ripristino il rossetto.

Indosso il giacchino in pelle e mi dirigo verso l’ingresso, seguita da mio marito.

“Un po’ si intravede il disegno del tanga, sotto i fuseaux.” osserva.

“Sì, lo so.” rispondo lanciandogli un’occhiata maliziosa, poi gli mando un bacio ed esco, lasciando che sia lui a chiudermi la porta alle spalle.

Attento alle mie raccomandazioni per evitare chiacchiere tra il vicinato, Alberto mi attende in macchina. Per lo stesso motivo, aspetto che arriviamo in fondo alla strada per dargli un bacio.

Il suo volto è raggiante e mi copre di complimenti per il mio aspetto.

Durante il tragitto per arrivare in centro a Como, ci raccontiamo le rispettive settimane lavorative.

Parcheggiata l’auto in uno dei silo interrati, iniziamo la nostra passeggiata, stretti l’uno all’altra come due giovani innamorati.

Lo sguardo di Alberto è attento a notare ogni occhiata che cade sulla mia bellezza sfacciata e audace, e non nasconde la sua fierezza di essere accompagnato da una donna che, per aspetto ed eleganza, gli dona prestigio e accentua l’interesse che le altre nutrono per lui.

La zona pedonale nel centro del capoluogo lariano si snoda in numerose strade e viuzze che percorriamo godendoci una piacevolissima sensazione di serenità e di complicità, guardando le vetrine dei negozi e incuriosendoci davanti ai menù dei vari ristoranti che prendiamo in considerazione per la nostra romantica cenetta a lume di candela.

Più tardi, scegliamo quello che ci ispira ed entriamo. Il cibo è delizioso e lo accompagniamo sorseggiando i vini che sono abbinati a ogni singola portata. Il tempo vola, complice la leggerezza d’animo portata dall’alcol.

Usciamo dal locale ridendo a ogni cazzata che spariamo a ruota libera. Ci dirigiamo verso il parcheggio restando avvinghiati, sia per aiutarci a reggerci in piedi sul selciato talvolta irregolare, sia perché il desiderio sta via via facendosi sempre più impellente.

Data l’ora tarda, è rimasta poca gente in giro, così Alberto ne approfitta spesso per far scendere sul mio culo la mano con la quale mi cinge la vita.

Ormai senza freni inibitori, lo lascio fare e non mi preoccupo che qualcuno possa vederci.

Alla cassa automatica, mentre lui traffica con biglietto e monete, io mi struscio contro il suo corpo, gli infilo una mano nella camicia e gli accarezzo i pettorali.

Non mi trattengo dal mordicchiargli il lobo di un orecchio. Quando sente la mia passera incollarsi a una gamba, vedo le sue labbra inarcarsi verso l’alto, compiaciuto dal mio comportamento di femmina in calore.

Saliti in auto, non gli lascio il tempo di accenderla e gli salto addosso. Ho una voglia pazzesca di toccarlo e lo faccio senza ritegno, offrendogli la bocca che lui esplora con la sua lingua poderosa che, tra breve, esplorerà anche ogni centimetro della mia intimità.

“Hai pensato a dove andare?” gli domando al termine del mio assalto preliminare.

“Ho trovato un motel molto carino a nemmeno tre chilometri da casa tua.”

“Ah, ho capito qual è! Quello con le camere a tema…”

“Esatto, è proprio quello.”

Rifletto che, a me, della camera a tema non me ne frega proprio un cazzo. Figuriamoci: con la voglia che ho, scoperei anche in un ripostiglio degli attrezzi, ma la vicinanza a casa potrebbe favorirmi nell’esaudire la richiesta che mi ha fatto Manuel prima che uscissi.

Lungo la strada, non ci diciamo altro: le nostre menti sono completamente assorbite dalla lussuria e proiettate su ciò che faremo tra poco.

Alberto non smette di frugarmi tra le cosce. Guardo distrattamente attraverso il parabrezza e le dita della mia mano sinistra, leggere ma intraprendenti, insistono a stuzzicargli il pacco.

Interrompiamo i toccamenti solo quando giungiamo in prossimità della reception del motel. È organizzata in modo tale che sembra il gabbiotto di un casello autostradale o il take-away di un fast-food. Senza dover scendere dall’auto e senza dover avere a che fare con un addetto, come su un tabellone elettronico del Burger King, si sceglie la camera preferita tra quelle non ancora occupate, si inseriscono i documenti in una fessura dove vengono scansionati al volo e si paga con il POS. A transazione completata, la macchinetta restituisce i documenti, la carta di pagamento ed eroga la chiave a badge. Sul display, viene visualizzato il numero della camera, alla quale si accede tramite l’attiguo box auto che, in questo modo, garantisce l’ingresso nel massimo della privacy.

Prima di andare avanti…

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