Reportage: Ho fatto becco mio marito a Pasquetta

Una giornata all'insegna del divertimento e del buon vino finisce a letto con il Bull che mi sono scelta per cornificare mio marito. Stavolta non voglio dominare ma farmi scopare come una "bambola" del sesso, mi fa sentire ancora più troia.

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Scendo lentamente le scale, per via dei tacchi a stiletto che non sono mai andati troppo d’accordo con la superficie liscia degli scalini.

Mio marito, seduto sul divano in attesa che fossi pronta, ne approfitta per osservarmi più a lungo.

Prendo la borsetta e verifico di averci messo un pacchetto nuovo di fazzoletti di carta. Tengo in mano il cellulare e aspetto il messaggio che Alberto mi manderà quando sarà davanti a casa mia.

Manuel continua seguire con lo sguardo ogni mio movimento, anche quando vado in cucina a mettere un po’ di pappa nelle ciotole dei gatti.

Poi, torno in salone e mi domanda: “Come mai viene a prenderti così presto?”

“Mi ha detto che voleva portarmi a fare una passeggiata prima di cena…” rispondo.

“Adesso, non gli basta portarti a letto. Vuole anche esibirti.”

“L’ho pensato anch’io.” replico avvicinandomi a lui.

Si alza, mi viene incontro, appoggia le mani sui miei fianchi e mi stringe contro il suo corpo.

Mi bacia sulle labbra delicatamente, per non rovinarmi il rossetto. I fuseaux a vita alta color panna, eleganti e aderentissimi, sono una trappola per le sue mani che prendono a correre sulle mie curve inguainate dal tessuto irresistibile al tatto.

“Ho messo le mutandine in lycra, quelle che piacciono a te.” gli sussurro, certa di eccitarlo oltre ogni misura e di provocare in lui la fantasia di Alberto che me le tocca, per finire con il leccarle, fino a riempirle di saliva al punto di renderle trasparenti.

Una mano di Manuel si sposta sul mio pube e la mia albicocca viene avvolta nel palmo che la stringe con forza. Sento un’immediata scarica di adrenalina diffondersi nel corpo.

Sono consapevole del desiderio e della gelosia che stanno permeando l’animo di mio marito, così gli appoggio le dita sul pacco gonfio e gli domando: “Vuoi che ti soddisfi adesso? Abbiamo tempo, prima che arrivi Alberto.”

“Preferisco aspettare quando sarai rientrata. Mi piacerebbe che non ti facessi la doccia dopo il sesso, e che tornassi a casa sfatta e ancora piena di sperma.”

Me ne frego del rossetto e lo bacio con passione, lasciando che la sua mano impertinente prosegua a esplorarmi le parti intime. La notifica Whatsapp di Alberto ci interrompe.

“Devo andare, amore mio.”

Mi stacco lentamente, raggiungo la borsetta, recupero lo specchietto e ripristino il rossetto.

Indosso il giacchino in pelle e mi dirigo verso l’ingresso, seguita da mio marito.

“Un po’ si intravede il disegno del tanga, sotto i fuseaux.” osserva.

“Sì, lo so.” rispondo lanciandogli un’occhiata maliziosa, poi gli mando un bacio ed esco, lasciando che sia lui a chiudermi la porta alle spalle.

Attento alle mie raccomandazioni per evitare chiacchiere tra il vicinato, Alberto mi attende in macchina. Per lo stesso motivo, aspetto che arriviamo in fondo alla strada per dargli un bacio.

Il suo volto è raggiante e mi copre di complimenti per il mio aspetto.

Durante il tragitto per arrivare in centro a Como, ci raccontiamo le rispettive settimane lavorative.

Parcheggiata l’auto in uno dei silo interrati, iniziamo la nostra passeggiata, stretti l’uno all’altra come due giovani innamorati.

Lo sguardo di Alberto è attento a notare ogni occhiata che cade sulla mia bellezza sfacciata e audace, e non nasconde la sua fierezza di essere accompagnato da una donna che, per aspetto ed eleganza, gli dona prestigio e accentua l’interesse che le altre nutrono per lui.

La zona pedonale nel centro del capoluogo lariano si snoda in numerose strade e viuzze che percorriamo godendoci una piacevolissima sensazione di serenità e di complicità, guardando le vetrine dei negozi e incuriosendoci davanti ai menù dei vari ristoranti che prendiamo in considerazione per la nostra romantica cenetta a lume di candela.

Più tardi, scegliamo quello che ci ispira ed entriamo. Il cibo è delizioso e lo accompagniamo sorseggiando i vini che sono abbinati a ogni singola portata. Il tempo vola, complice la leggerezza d’animo portata dall’alcol.

Usciamo dal locale ridendo a ogni cazzata che spariamo a ruota libera. Ci dirigiamo verso il parcheggio restando avvinghiati, sia per aiutarci a reggerci in piedi sul selciato talvolta irregolare, sia perché il desiderio sta via via facendosi sempre più impellente.

Data l’ora tarda, è rimasta poca gente in giro, così Alberto ne approfitta spesso per far scendere sul mio culo la mano con la quale mi cinge la vita.

Ormai senza freni inibitori, lo lascio fare e non mi preoccupo che qualcuno possa vederci.

Alla cassa automatica, mentre lui traffica con biglietto e monete, io mi struscio contro il suo corpo, gli infilo una mano nella camicia e gli accarezzo i pettorali.

Non mi trattengo dal mordicchiargli il lobo di un orecchio. Quando sente la mia passera incollarsi a una gamba, vedo le sue labbra inarcarsi verso l’alto, compiaciuto dal mio comportamento di femmina in calore.

Saliti in auto, non gli lascio il tempo di accenderla e gli salto addosso. Ho una voglia pazzesca di toccarlo e lo faccio senza ritegno, offrendogli la bocca che lui esplora con la sua lingua poderosa che, tra breve, esplorerà anche ogni centimetro della mia intimità.

“Hai pensato a dove andare?” gli domando al termine del mio assalto preliminare.

“Ho trovato un motel molto carino a nemmeno tre chilometri da casa tua.”

“Ah, ho capito qual è! Quello con le camere a tema…”

“Esatto, è proprio quello.”

Rifletto che, a me, della camera a tema non me ne frega proprio un cazzo. Figuriamoci: con la voglia che ho, scoperei anche in un ripostiglio degli attrezzi, ma la vicinanza a casa potrebbe favorirmi nell’esaudire la richiesta che mi ha fatto Manuel prima che uscissi.

Lungo la strada, non ci diciamo altro: le nostre menti sono completamente assorbite dalla lussuria e proiettate su ciò che faremo tra poco.

Alberto non smette di frugarmi tra le cosce. Guardo distrattamente attraverso il parabrezza e le dita della mia mano sinistra, leggere ma intraprendenti, insistono a stuzzicargli il pacco.

Interrompiamo i toccamenti solo quando giungiamo in prossimità della reception del motel. È organizzata in modo tale che sembra il gabbiotto di un casello autostradale o il take-away di un fast-food. Senza dover scendere dall’auto e senza dover avere a che fare con un addetto, come su un tabellone elettronico del Burger King, si sceglie la camera preferita tra quelle non ancora occupate, si inseriscono i documenti in una fessura dove vengono scansionati al volo e si paga con il POS. A transazione completata, la macchinetta restituisce i documenti, la carta di pagamento ed eroga la chiave a badge. Sul display, viene visualizzato il numero della camera, alla quale si accede tramite l’attiguo box auto che, in questo modo, garantisce l’ingresso nel massimo della privacy.

All’apertura della porta, si accendono automaticamente le luci che, per la camera scelta da Alberto, sono una miriade di LED blu alle pareti e, sul soffitto nero, LED puntiformi bianchi che simulano un cielo stellato. Il tutto si riflette sui numerosi specchi posti a lato e sopra il letto.

L’effetto è davvero kitsch e, specialmente se si è un po’ brilli come lo sono io, piuttosto disorientante, ma ci pensa Alberto a guidarmi. Mi aiuta a sfilarmi il giacchino e mi accompagna fino al bagno dove faccio pipì. Quando esco, è lì ad attendermi: mi prende entrambe le mani e mi tira a sé. Mi bacia e mi stringe, facendomi sentire la sua prepotente erezione contro il ventre.

Inizio ad ancheggiare lentamente per comunicargli che gradisco molto avere il suo pacco attaccato al mio corpo.

Proseguiamo così per qualche minuto, quindi le nostre mani, rimaste inattive troppo a lungo, riprendono a lavorare con insistenza sulle reciproche parti intime.

“Sei già bagnata…” osserva.

“Beh, con quello che mi hai fatto in macchina e che mi stai facendo adesso, cosa ti aspettavi?” rispondo ridendo. “Tu, piuttosto: che razza di pisellone hai questa sera? Mi sembra più grosso del solito…”

“Non credo. Secondo me, è la tua voglia che oggi è spropositata.”

“Mmm… Penso che tu abbia ragione.” concludo.

Mi stacco da lui e mi porto verso il letto. Mi ci siedo e lui mi è di fronte. Gli slaccio i pantaloni e li abbasso. Lui si toglie la camicia e rimane in boxer. Guardo in uno degli specchi laterali e trovo la scena riflessa a dir poco esaltante.

Inizio a massaggiargli il pacco continuando a guardarmi. Alberto se ne accorge e fa lo stesso. Volto lo sguardo verso di lui e gli dico: “Sembriamo i protagonisti di un porno…”

“Già!” replica sorridendo.

La mia bocca reclama la sua colonna di carne, perciò non indugio oltre e abbasso il pantaloncino. Il membro scatta fuori e io lo catturo al volo tra le labbra. Le prime cinque o sei pompate che gli do sono potenti, poi proseguo più delicatamente usando principalmente la lingua.

Sono consapevole che Alberto vorrebbe farsi la prima sborrata nella mia avida bocca, ma io ho altri piani e una passera che reclama di essere riempita di cazzo. Perciò, non insisto troppo con il pompino. Mi stacco, mi sdraio sul letto e lo invito a togliermi le scarpe e a sfilarmi i fuseaux.

Alberto esegue diligentemente. Appena termina, arretro e divarico le gambe, stuzzicando il suo feticismo per la mia biancheria intima. Senza esitare, Alberto tuffa il volto tra le mie cosce e la sua lingua non mi risparmia nulla delle sue abilità.

Nel frattempo, nello specchio attaccato al soffitto, mi godo nuovamente l’oscenità della nostra immagine, resa ancor più intrigante dai giochi di luce generati dai LED che, assieme al piacere che Alberto mi sta dando, contribuiscono a mandarmi fuori di testa.

Ad un tratto, decide che è arrivato il momento di scoparmi. Mi sfila velocemente le mutandine, si inginocchia tra le mie cosce e mi trafigge con il pistolone. Ho la fica talmente allagata che il suo dardo entra senza esitazioni.

Istintivamente, divarico le gambe al massimo e mi abbandono al martellamento dei colpi che assesta con ritmo metodico e sostenuto.

Per questa prima parte del nostro amplesso, decido di lasciarmi scopare come preferisce, accantonando momentaneamente il dominio che normalmente esercito su di lui. Complice il vino, questa sera mi sento la sua “bambola sessuale”.

Dopo i primi minuti, Alberto si aggrappa alle mie ginocchia e me le fa stringere, senza interrompere nemmeno per un attimo il ritmo della scopata.

Capisco che ha necessità di sentire la figa più stretta, così, oltre a serrare le cosce il più possibile, contraggo i muscoli vaginali a più non posso.

Dall’espressione del suo viso, è evidente che abbia notato la mia azione. “Vieni quando vuoi, io sono pronta…” gli dico.

Accelera il ritmo per ancora una decina di colpi, poi esplode con ripetute schizzate che sento saettare bollenti fin quasi allo stomaco. Torno a gambe divaricate e vengo anch’io spruzzando come una fontana.

Alberto mi crolla addosso e mi bacia, senza però sfilare il cazzo. Anzi, non gli si è minimamente ammosciato, tant’è che riprende a scoparmi immediatamente.

Decido che è ora di tornare nel mio ruolo di dominatrice. Lo spingo lateralmente con una certa decisione, si capovolge sulla schiena e io mi metto a cavalcioni sopra di lui. Appoggio la pianta dei piedi sul materasso e mi chino sul suo palo che sento arrivarmi all’intestino.

Grazie alla forza dei miei quadricipiti, gli molleggio sopra ripetutamente. Tengo gli occhi chiusi e la bocca spalancata per il piacere. Nel frattempo, Alberto è aggrappato alle mie tette e le pastrugna in ogni modo possibile.

Sento arrivare velocemente un nuovo orgasmo e gli ordino: “Mettici una mano! Mettici una mano!”

Alberto ubbidisce e, lasciando che il cazzo scorra tra le sue dita, mi avvolge la passera nel palmo della mano. La stimolazione al clitoride e alle labbra esterne che ne consegue, in men che non si dica mi provoca una scarica elettrica che giunge dritta al cervello.

La squirtata che sta per arrivare è così intensa, abbondante e potente da costringermi a sfilarmi dal cazzo. Scatto in piedi e, un attimo dopo, Alberto viene investito dal getto del mio liquido sessuale.

Chiude gli occhi e spalanca la bocca per berne il più possibile. Tiene in pugno il cazzo e se lo smanetta come un forsennato, ormai prossimo alla sborrata.

Voglio essere riempita nuovamente, perciò torno a impalarmi, gli assesto alcuni colpi micidiali e lo faccio venire ancora nella vagina.

Quando capisco di averlo svuotato completamente, mi blocco e resto sopra di lui. I nostri sguardi si penetrano ed entrambi sorridiamo per il piacere che abbiamo saputo donarci.

“Sei la dea del sesso…” dice come fa di sovente.

“Anche tu non sei male…” replico con dolce ironia.

Scoppiamo a ridere. Mi sollevo e lo invito a usare il bagno per primo.

Appena scompare dietro alla porta, mi infilo velocemente le mutandine, in modo che il meno possibile della crema di cui sono piena vada sprecato. Indosso il resto degli abiti guardandomi in uno degli specchi e constato che sono parecchio conciata: sudata marcia, col trucco spalmato e orribilmente spettinata. “Se questo è ciò che voleva Manuel, sarà molto soddisfatto.” rifletto, e aggiungo: “Chissà che cazzo di piacere trova nel vedere sua moglie rientrare a casa in condizioni simili. Ha bisogno di trovarmi così per avere la certezza che ho scopato come una dannata?”

“È tutto tuo.” dice Alberto uscendo dal bagno, ma subito dopo resta sorpreso nel vedere che sono già vestita e pronta ad andare.

“È molto tardi e sono distrutta. Mi darò una sistemata a casa. Tanto mio marito starà dormendo da un pezzo…”

“Come vuoi.” replica dandomi un bacio. Rimango a osservarlo mentre si riveste. Diamo una controllata in giro per assicurarci di aver preso tutto e lasciamo la stanza. Saliamo in macchina e usciamo dal box. Al varco di uscita, Alberto inserisce il badge e la sbarra si alza, consentendoci il passaggio.

“Bello questo posto, e sono super organizzati. Che ne dici? Ti piacerebbe tornarci?” mi domanda.

“Vedremo… Dipende da dove avrò voglia di farmi la prossima scopata con te…” rispondo.

“Come vuoi tu, amore. Lo sai che a me importa solamente che tu voglia continuare a scopare con me…” conclude.

Io non replico, perché fa parte del mio personaggio tenerlo sul filo del rasoio e con poche certezze. Così, nel tempo che trascorrerà prima di incontrarci nuovamente, il suo desiderio e la sua devozione saranno ancor più accresciuti.

In pochi minuti, arriviamo davanti a casa mia e, guardando attraverso la siepe, Alberto nota che le luci della sala sono ancora accese: “Cazzo, tuo marito è ancora sveglio?”

“Eh già. Sembra di sì…” rispondo vagamente, ma ero certa che Manuel stesse aspettandomi, come accade sempre dopo le mie uscite con qualche amico.

“Cosa dirà, vedendoti tornare così in disordine?”

Sento la collera salirmi e non riesco a trattenerla, e lo aggredisco urlandogli una raffica di domande: “Cosa vuoi dire? Che faccio schifo? Che non sono presentabile a mio marito? Cosa ne sai di come gli piaccia vedermi?”

“Ehm, ma io…”

“Senti, Alberto, te l’ho già ripetuto più volte: a te dà fastidio che io solo accenni a mio marito e ne sei oltremodo geloso. Però, quando ti fa comodo, ti permetti di fare commenti od osservazioni sul mio rapporto con lui. Devi piantarla e cambiare atteggiamento. Hai capito? Se no, non mi vedi più. Ti saluto!”

Dopo queste parole, Alberto resta pietrificato. Apro lo sportello, scendo e lo richiudo sbattendolo con tutta la forza che mi riesce di trovare.

Prima di ripartire, attende che abbia varcato il cancello pedonale, ma io non gli rivolgo nemmeno uno sguardo.

Prima di giungere davanti alla porta di casa, penso che forse ho un po’ esagerato e che Alberto era solo preoccupato per me, non sapendo che non solo Manuel mi dà tutta la libertà di frequentare chi voglio, ma che tra me e mio marito c’è il gioco di eccitazione che deriva dalle mie distrazioni extraconiugali.

Ad ogni modo, non voglio rovinare le aspettative che Manuel ha sul mio rientro, perciò metto da parte l’incazzatura, sfodero un magnifico sorriso ed entro, accolta dal suo viso raggiante. Per qualche istante, resta seduto, estasiato dal mio aspetto inequivocabile, poi si alza e mi viene incontro divorandomi con lo sguardo.

Mi abbraccia, mi bacia e struscia il viso contro il mio. Mi annusa il collo e passa le dita tra i miei capelli. Quindi, percorre la schiena, mi stringe il culo e lo trae a sé. La sua mano destra passa davanti e va subito a tastare la vulva. Stacca il viso dal mio e mi guarda sgranando gli occhi.

“Sì, sono pienissima. Non è così che mi volevi?”

Manuel è al settimo cielo e, prima che possa dire qualcosa, gli rincaro la dose di porcellaggine: “Mi sono fatta scopare come una troia, e neanche ti immagini cosa gli ho fatto io…”

Manuel riprende a baciarmi con foga impressionante. Attraverso i fuseaux, continua a spremermi la passera che non smette di scolare liquido denso che gli impiastra la mano.

Insisto nel racconto perché voglio constatare il suo limite di sopportazione: “Ho preso tanto di quel cazzo che quasi ne ho la nausea. Hai presente la mega scopata che ci siamo fatti tu ed io l’altro giorno? Ecco, quella con Alberto di stasera è stata una cosa del genere, ma lui mi è venuto dentro due volte. Anzi, sono stata io a farmi riempire, per soddisfare il tuo desiderio.”

“Te ne sono infinitamente grato, amore mio.” mi risponde tra un bacio e l’altro.

“Il resto lo leggerai nel racconto che sicuramente scriverò in proposito.”

Manuel interrompe i suoi toccamenti, mi prende per una mano e mi porta sul divano. Mi ci fa sdraiare e insinua subito la testa tra le mie cosce, prendendo a divorarmi la passera ancora inguainata nei fuseaux ormai fradici.

Nonostante la presenza del tessuto e ciò che ho fatto prima, le stimolazioni di cui è capace mio marito mi fanno riaccendere la voglia, favorita dalle immagini della serata con Alberto che ancora mi scorrono nella mente.

“Ti prego, amore. Mettimelo, non resisto oltre…” lo imploro, accennando ad abbassarmi il pantalone. Manuel si premura a sfilarmi l’indumento. Vorrei togliermi anche il tanga ma lui me lo impedisce. Senza nemmeno spogliarsi, estrae il membro, sposta la mutandina, lo punta contro la passera e ve lo affonda. Prendo a muovere il bacino in avanti e all’indietro, in sincronia con i suoi colpi, e mi aiuto aggrappandomi alle sue spalle.

Al contrario di ogni mia previsione per questo tipo di situazione, Manuel dimostra un’insolita resistenza che mette a dura prova la mia vagina, che ricorderà piacevolmente a lungo questa serata di sesso.

Il martellamento del suo cazzo sembra non avere fine, così provo ad aiutarlo con uno stimolo mentale: “Anche se lo hai già fatto, ti piacerebbe vedermi scopare ancora con Alberto? Pensa di essere seduto sul sedile posteriore della sua auto, mentre lui ed io andiamo verso il motel. Immaginati l’atmosfera trasgressiva e clandestina all’interno dell’abitacolo. Ascoltare le frasi sconce che ci diciamo e osservare le nostre mani impegnate a toccarci e ad eccitarci…”

Lui accelera ancora il ritmo e io proseguo: “Dai, amore, sborra. Anche Alberto mi ha martellata così intensamente, prima di riempirmi di sperma… Ahhh… Siiii…”

Le mie ultime parole sortiscono l’effetto desiderato: Manuel mi fa il terzo pieno della serata e io raggiungo ancora un piccolo orgasmo. Mentre si svuota, stacco per un attimo la bocca dalla sua e gli sussurro: “Mi sento così piacevolmente troia, amore mio. Che periodo fantastico ci stiamo regalando…”

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