La Soldatessa... fa le Grandi Manovre col Figlio

Una madre l'attrazione di suo figlio. Guidata da un’amica e da una psichiatra, non frena gli istinti la trasforma in una passione travolgente fino a completa sottomissione al desideri del ragazzo.

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Ciao Giovanna, scusa se ti scrivo dopo tanto meditare, ma sono arrivata alla conclusione che non riesco a tenere solo per me questa situazione così estrema. Le mie amiche dell'inizio di questa storia non le frequento più, ma comunque neanche a loro ho mai raccontato l'evoluzione del mio rapporto incestuoso. Chissà forse leggerlo pubblicato con le tue parole potrebbe essere una forma di catarsi e di perdono... non so. Un abbraccio e Grazie.

Come avevo accennato, mio figlio a diciotto anni non aveva ancora avuto una ragazza. Ne parlai con la mia amica capitana, che dopo averlo conosciuto e aver fatto qualche chiacchierata discreta con lui, mi disse: «Forse è infatuato di te. Parla solo di te, ti riempie di complimenti e ti guarda con grande ammirazione».

Mi chiese se mi spiava quando eravamo soli in casa. In realtà tra noi non c’erano mai stati particolari pudori: se dovevo cambiarmi o tornavo dalla caserma, mi toglievo la divisa e restavo in intimo o nuda dove capitava. Solo in presenza di mio marito ero più riservata.

Su consiglio della capitana cominciai a farci caso. Mi resi conto che quando mi spogliavo, andavo in doccia o in bagno, lasciavo sempre la porta socchiusa. Lui mi osservava con discrezione, fingendo che fosse casuale. Controllando il suo PC trovammo nella cronologia video di donne mature con ragazzi giovani e, soprattutto, scene di incesto madre-figlio.

Io e la capitana ci eccitammo tantissimo. Finimmo sul letto di mio figlio, nude, a leccarci e scoparci con passione. Fare l’amore proprio lì, circondate dal suo profumo, mi eccitò in modo incredibile. La capitana continuava a sussurrarmi «Ti piace il cazzo di tuo figlio?» mentre mi scopava con un vibratore. Venni due volte di seguito. Non cambiai le lenzuola: volevo che anche lui sentisse l’odore della mia figa e dei nostri umori.

Sapere di essere spiata da mio figlio mi turbava e al tempo stesso mi eccitava da morire. Non sapevo come gestire quella sensazione. Sempre con l’aiuto della capitana, andai da una psichiatra specializzata in traumi militari. Dopo alcune sedute mi disse con sicurezza: «A te piace mostrarti, ma ancora di più piace mostrarti a tuo figlio. Lui ha un forte complesso di Edipo, ma non è una cosa grave. Il 60% delle persone immagina rapporti con un genitore, e il 40% ne trae piacere reale».

Su suo consiglio, cominciai a girare per casa solo in intimo succinto o completamente nuda quando eravamo soli.

Arrivò l’estate. Mio figlio superò brillantemente la maturità. Come premio, decidemmo di passare quattro settimane al mare in una casetta indipendente a Viserba, Rimini, con giardino recintato e privato.

Al mattino andavamo in spiaggia, poi tornavamo e io prendevo il sole in cortile senza reggiseno, spesso solo con un perizoma. Lo lasciavo guardare dalla finestra, mi esibivo con le gambe aperte. Aspettavo che fosse lui a fare la prima mossa, come mi aveva consigliato la psichiatra.

Mancavano due giorni alla fine della vacanza. Erano cinque settimane che non facevo sesso e la tensione era altissima. Mi masturbavo spesso in cortile, sotto la doccia esterna, sfregandomi la figa mentre lui mi spiava. Trovavo fazzoletti pieni di sperma nel cestino: si segava guardandomi.

Ormai mi ero rassegnata, ma quel pomeriggio in spiaggia accettai la corte insistente di un bagnino. Tornammo a casa. Speravo che mio figlio mi saltasse addosso per gelosia, invece mi apostrofò con parole dure, si chiuse in camera e non lo vidi fino a cena. Il mattino dopo le sue valigie erano pronte. «Torniamo a casa», mi disse con un’autorità che non gli conoscevo.

Per tutto il viaggio e nei giorni seguenti non parlò. La psichiatra, contattata per telefono, mi consigliò di aspettare.

Passò una settimana. Era l’onomastico di mio marito. Mio figlio organizzò una cena con catering e preparò aperitivi e vini molto alcolici solo per il padre. Alla fine della cena mio marito crollò addormentato sul tavolo, ubriaco.

Io indossavo un completino da podista senza reggiseno, solo perizoma sotto. Mentre mi abbassavo per caricare la lavastoviglie, lui da dietro mi abbassò i pantaloncini, si sedette a terra e, senza togliermi il perizoma, lo spostò di lato e affondò la lingua nella mia figa. Mi leccò con passione. Venni in pochi minuti, le gambe mi cedettero e gli premetti tutta la figa sul viso.

Cambiammo posizione: io seduta, lui in piedi. Mi scopò la gola mentre controllava che mio marito non si svegliasse. Quando mio marito biascicò «Dov’è la mamma?», lui rispose «È in bagno» e continuò a fottermi la bocca fino a venirmi in gola, sul viso e tra i capelli.

Il mattino dopo, alle sei, mio marito ripartì per la base. Corsi in camera di mio figlio e, senza farlo neppure alzare a pisciare, mi misi sopra di lui. Facemmo l’amore per tre ore.

Da quel giorno diventammo amanti.

Durante i mesi successivi mio marito mi confessò di essersi innamorato di un’altra donna a Verona, che era rimasta incinta. Ci lasciammo senza rancore.

Mio figlio cominciò a chiedermi di dargli un figlio. Mi opposi fermamente e gli dissi che se avesse continuato avrei smesso di fare sesso con lui. Da allora iniziò a portarmi al parco del Ticino per farmi esibire. Una volta, senza dirmelo, invitò due suoi amici universitari. Mentre prendevo il sole, mi palparono, mi tolsero il reggiseno e mi scoparono a turno sulla riva del fiume. Vennero dentro di me più volte. Io ebbi moltissimi orgasmi.

Tornando a casa gli dissi: «Grazie tesoro, potevi dirmelo. Lo avrei fatto comunque, basta che lo voglia tu. Ormai sono tua».

Quella sera stessa, dopo la doccia, mi prese sul tavolo della cucina e poi mi inculò per la prima volta. Fu intenso, quasi violento. Da allora ha stabilito una regola chiara: «Ti farò scopare da altri, ma il culo è solo mio».

Oggi ha venticinque anni, è laureato, e siamo ancora amanti appassionati come i primi mesi.

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