La confessione di Erika e la sua esperienza lesbica
La notte in cui con Erika un massaggio innocente si trasformò presto in un’intensa esplorazione del suo corpo, così il giorno dopo, mi raccontò la sua prima volta con una ragazza.
7 ore fa
Passai a prendere Erica appena finito il suo turno al bar. Era mezzanotte passata e la vidi chiaramente stanca. Salì in macchina senza dire una parola e ci dirigemmo subito verso casa mia. Una volta entrati nell’appartamento, si tolse le scarpe con un sospiro di sollievo.
«Ho bisogno di una doccia, sono distrutta» disse con voce morbida.
Annuii e la lasciai andare in bagno mentre io mi sdraiai sul letto ad aspettarla. Passarono circa quindici minuti prima che la porta della camera si aprisse. Erica entrò completamente nuda, con i capelli ancora bagnati che le ricadevano sulle spalle. Senza esitare, si sdraiò prona sopra le lenzuola, offrendomi la vista del suo corpo perfetto.
Un massaggio che diventa molto di più
«Sei stanca?» le chiesi piano, avvicinandomi.
«Un po’. Mi fanno male le gambe» rispose, la voce già più rilassata.
«Ti faccio un massaggio» proposi, e iniziai dai piedi, con tocchi delicati e lenti. Salii gradualmente lungo i polpacci, poi sulle cosce, fino ad arrivare al suo sedere invitante. I glutei erano morbidi e sodi sotto le mie mani. Mi soffermai lì più del necessario, massaggiandoli con cura. Erica chiuse gli occhi e sembrò abbandonarsi completamente al piacere del contatto.
Non resistetti. Mi chinai e cominciai a baciarle le natiche, poi a leccarle con lentezza. La lingua scivolò tra il perineo e la sua vagina già umida. Erica sussultò, emise un gemito profondo e, con uno scatto improvviso, si girò supina, aprendo le gambe senza pudore.
Iniziai a leccarla con passione: prima le grandi labbra, poi mi concentrai sul clitoride gonfio. Lei ansimava sempre più forte, il respiro pesante e irregolare. «Continua… ti prego, non fermarti» sussurrò tra i sospiri. Aveva un profumo dolce e invitante. Capii subito che impazziva quando la mia lingua si dedicava con insistenza al punto più sensibile.
Mi teneva la testa tra le mani, premendomi contro di sé. Continuai senza sosta finché il suo corpo non si tese all’improvviso. Lanciò un urlo di piacere intenso, inarcando la schiena e allungando le braccia sopra la testa, esponendo ogni curva del suo corpo in tutta la sua bellezza.
«Sei matto…» disse con il fiato corto, ancora scossa dagli spasmi. «Sei meglio di una donna a leccarla…»
«Perché, hai provato anche quello?» chiesi con un sorriso curioso.
«Sì… però te lo racconto domani. Ora voglio solo addormentarmi addosso a te.»
Non passarono nemmeno cinque minuti e lei era già profondamente addormentata tra le mie braccia.
Al lago, tra sole e confessioni
Il pomeriggio seguente decidemmo di andare al lago. La portai su una spiaggia abbastanza isolata, lontana dalle zone più frequentate dai turisti che cominciavano ad arrivare nella nostra zona. Ci spogliammo e il suo bikini lasciava davvero poco all’immaginazione. Dopo esserci spalmati abbondantemente di crema solare, ci sdraiammo sui teli, godendoci il calore del sole.
«Allora, mi racconti di quella tua esperienza con la tua amica?» chiesi, incapace di trattenere la curiosità.
Erica sorrise, lo sguardo perso per un attimo nei ricordi. «Avevo diciotto anni. Un pomeriggio mi invitò a casa sua per studiare. Eravamo sole. Io avevo capito da tempo che le piacevo, ma non immaginavo fino a che punto fosse attratta dalle donne.»
Fece una breve pausa, poi continuò: «Quasi per gioco cominciammo a provare i vestiti di sua mamma, compresa della lingerie molto provocante e sexy. Sdraiate sul letto, iniziò ad accarezzarmi. Era timida, le mani le tremavano, forse temeva un mio rifiuto. La lasciai fare. Quelle carezze mi piacevano: insicure ma piene di desiderio di esplorare.»
«La baciai. Lei rimase stupita per un istante, poi le presi una mano e me la portai sul seno. Quella sensazione fu qualcosa di completamente nuovo per me. A quel punto si gettò letteralmente su di me: mi leccò il collo, i seni, e scese fino al mio sesso. Stavo godendo tantissimo, ma anch’io volevo provare a toccare un corpo femminile. Le chiesi di mettersi a gambe aperte sopra la mia faccia e continuammo così, in un amplesso dolce e incredibilmente passionale.»
«L’avete poi rifatto?» domandai, affascinato.
«No. Non ne abbiamo più avuto l’occasione. Dopo un paio di mesi si è trasferita con i genitori al Sud. Siamo rimaste in contatto e ogni tanto ci sentiamo, ma non abbiamo mai più parlato di quell’episodio.»
Dopo un attimo di silenzio, Erica riprese con voce più bassa e calda: «Tu comunque sei più bravo. Ieri sera mi hai fatto morire… hai toccato punti che mi hanno mandato in estasi. Solo a ripensarci mi viene una voglia…»
«Erica, fai la brava» risposi ridendo piano. «Potrebbe passare qualcuno…»
Lei però non mi ascoltò. Mi prese la mano e la guidò sotto lo slip del bikini, sussurrandomi all’orecchio: «Senti come sono bagnata.»
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