Incidente alla rotonda

Un violento tamponamento alla rotonda. Un colpo alla testa. Uno sguardo colpevole e un ragazzo che le chiede scusa… e il numero di telefono.

BM
Blue Moon

1 settimana fa

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Sono in macchina alla rotonda quando, all’improvviso, sento un botto e un colpo. Che male alla testa!

Cerco di capire cosa è successo: un incidente a fianco ha colpito anche la mia macchina.

Non sono pronta a reagire. Cerco di respirare e calmarmi.

Un ragazzo si avvicina a me e mi chiede scusa.

La macchina vicina gli è andata addosso e, di conseguenza, anche la mia è stata urtata.

Sembra che stiamo tutti bene. Nel frattempo arrivano i soccorsi e lui mi chiede il numero di telefono.

Nei giorni seguenti mi riposo, ma il mal di testa non passa. Squilla il telefono: è un suo messaggio, in cui chiede se può chiamarmi per sapere come sto. Iniziamo a sentirci con regolarità.

Mi invita a prendere un caffè per sincerarsi delle mie condizioni di salute. Ci incontriamo per un caffè veloce, che poi si trasforma in una lunga chiacchierata.

Tra noi nasce un feeling immediato. La sua mano sfiora la mia, involontariamente, e il mio corpo diventa curioso.

Uno sguardo e nasce una promessa silenziosa.

Torno a casa, ma non riesco a smettere di pensare a lui. E a quanto pare, nemmeno lui smette di pensare a me. Suona il telefono; non rispondo immediatamente, lascio passare l’onda.

Lo richiamo dopo circa un’ora.

Mi dice che è stato molto bello, che desidera rivedermi, e mi invita a cena.

Arriviamo al ristorante.

Spegne la macchina al parcheggio.

Di nuovo, quello sguardo tra noi. Non riusciamo nemmeno ad entrare. Alla fine, accende la macchina e torniamo a casa sua

Appena dentro casa il nostro impulso selvatico prevale. Lui si avvicina, io distolgo lo sguardo e le sue labbra sono sulle mie.

La sua lingua lecca la mia. Le sue mani sfiorano le mie. Il suo corpo circonda il mio. Le sue gambe avvolgono le mie. La sua energia travolge la mia.

Un attimo dopo sono al muro, la mia felpa e i pantaloni a terra. Le scarpe, gli slip, non indosso più nulla. Mi sento libera. Levo la sua felpa e la maglia. Faccio scorrere le mie mani sulla sua pelle, sulle braccia e sul corpo, provocandogli dei brividi.

Il suo respiro è cambiato e lo sento sul mio collo. Lo mordo alla base del collo.

Mi prende in braccio e mi spinge contro al muro. Le nostre lingue intrecciate si risucchiano con ardore. Le sue mani premono sulla mia pelle.

Tra un respiro ed un altro sgozzato, gli dico: “Ti voglio… Ora!”

In un istante apre la zip, tira fuori il cazzo e lo infila dentro di me.

Trova la mia figa fradicia. Lo spinge dentro con foga. Ci lasciamo trasportare dall’istinto animale.

Gli mordo la lingua e lui mi strizza con forza le chiappe.

Il suo membro pulsante è dentro di me e lo sento irrigidirsi e gonfiarsi.

Interrompe e mi posa a terra. A fianco c’è l’isola della cucina, mi avvicino e mi spinge con la testa sul tavolo, piegandomi a novanta e lasciandomi esposta. Con un calcio mi allarga prima una gamba e poi l’altra. Mi dice con un ringhio soffocato: “Apri le cosce e godi!”

Nel mio intimo prendo fuoco. Tira le mie braccia sopra al culo e tiene i polsi fermi.

Mi penetra con forza e foga. Mi assale. L’impatto del suo corpo contro il mio, crea dei rumori che non conoscevo. Li sento ripetersi con maggiore intensità e il suo ruggito soffocato tra un respiro e l’altro.

Sento dolore sulle mie ossa che sbattono sul piano della cucina e anche sul seno schiacciato.

I suoi colpi forti e decisi, quasi arrabbiati, non cessano. Lo sento che mi sta aprendo.

Le mie gambe si abbandonano e il mio viso scivola sul tavolo.

Ancora avanti e indietro e mi sento quasi sfondata, dal suo calore. Finchè un gemito primordiale esce da lui. Sfila il suo cazzo e spruzza lo sperma sul buchino del mio ano, lasciandolo cadere lungo le mie cosce e a terra.

Rimango immobile e lo sento allontanarsi chiudendosi in bagno.

Ci metto un istante a riuscire a muovermi. Mi pulisco, mi vesto. Lui non esce dal bagno e io me ne vado, senza nemmeno salutarlo.

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