Incastri perfetti: 69 e orgasmi a Bologna
il mio ultimo weekend a bologna + aggiornamenti racconti
Ciaooo lettori... 💋
Sono perfettamente consapevole che al 99% di voi non frega assolutamente un cazzo di questi miei aggiornamenti personali, ma ehi! A me diverte da morire scriverli, quindi mettetevi l'anima in pace: continuerò a farlo. Soprattutto quando ho qualcosa di succoso della mia triste vita da raccontarvi... e oggi, oh sì, ce l'ho eccome!
Ma prima, facciamo i bravi e passiamo ai brevi e veloci aggiornamenti sui vari racconti:
Calpestami!: Come avrete notato, l'ho finalmente concluso.
Obiettivo pulizie di primavera: Ora il mio scopo è finire i racconti più vecchi ancora aperti. Ho il pessimo vizio di aprirne in continuazione di nuovi e poi mi ritrovo ingarbugliata tra cento trame diverse. Ma piano piano chiudiamo tutto, ve lo prometto!
Pillole di vita: Devo ancora scriverle, ma lo farò, giurin giurello.
Sorella sbagliata: Mi sto impegnando un sacco per continuarlo. Amo questo racconto alla follia, mi sta prendendo tantissimo.
Nuovo spin-off: Vi dirò di più, tra poco mollerò un altro racconto sempre dell'universo di Tra la mia ragazza e sua cugina. A 'sto giro però cambieremo totalmente soggetti. L'unica che rimarrà sarà Erika, la nostra povera vittima sacrificale di ogni trama. A proposito, vi faccio una domanda: lo vorreste un racconto in cui, per una volta, Erika NON viene cornificata in tutti i modi possibili? Fatemi sapere!
E ora... passiamo alle cose divertenti.
Perché questo fine settimana, dopo credo mesi che non la vedevo, sono andata a Bologna a trovare la mia dolce Serena. Ma chi è Serena? Beh, diciamo che oltre a essere una delle mie migliori amiche storiche, che ormai da anni mi ha abbandonata per andare a studiare a Bologna – è in assoluto la mia più amata scopamica. È con lei che ho provato per la prima volta a stare con una ragazza, molti anni fa... (se vi interessa la storia di come è successo, magari ve ne faccio una bella Pillola di vita, fatemi sapere!).
Comunque, per la prima volta questo fine settimana ho girato Bologna come una vera turista con lei. Ma siate onesti: di questo, non ce ne frega un cazzo, giusto? Quindi skippiamo i portici, il centro e i tortellini, e passiamo subito a sabato, primo pomeriggio.
Eravamo entrambe spiaggiate sul suo letto matrimoniale, vestite in modo super chill, ognuna persa a farsi i cazzi suoi sul telefono in quel tipico silenzio complice di chi si conosce da una vita. A un certo punto, lei inizia a sbuffare. Sento il suo piede nudo che scivola lungo il mio polpaccio, salendo piano fino alla coscia, stuzzicandomi.
"Non mi stai proprio cagando..." mi dice, con quel tono finto offeso che usa solo per farmi cedere. "Non ti sono mancata per niente, ammettilo."
Io blocco lo schermo del telefono e lo lancio sul cuscino. Mi giro verso di lei, sfoggiando il mio miglior sorrisetto sfacciato. "Dici?" le rispondo, afferrandole la caviglia prima che possa ritrarre il piede. Faccio scorrere la mano nuda lungo la sua gamba, risalendo lentamente, centimetro dopo centimetro, fino a sfiorare l'elastico dei suoi pantaloncini della tuta. "Eppure ero convinta di essermi fatta tutta 'sta strada proprio per dimostrarti il contrario."
A Serena non serve altro. Ha buttato via il telefono e in un millisecondo mi è letteralmente saltata addosso. Si è messa a cavalcioni su di me, bloccandomi i polsi sul materasso, guardandomi dall'alto con quegli occhi scuri e maliziosi che mi fanno sempre lo stesso fottuto effetto. "Dimostralo, allora," ha sussurrato, un attimo prima di divorarmi la bocca.
Ragazzi, limone istantaneo. E quando bacio lei, è come tornare a casa, ma con l'adrenalina a mille. Le nostre lingue si sono intrecciate con una confidenza e una fame pazzesca. Le sue mani hanno lasciato i miei polsi per infilarsi di scatto sotto la mia maglietta, accarezzandomi la pancia, i fianchi, per poi salire a stringermi i seni attraverso il tessuto.
Io non ci ho visto più. Con una mossa veloce ho ribaltato la situazione, schiacciandola contro il materasso. Le ho sfilato la maglia in un colpo solo, fiondandomi sul suo collo e lasciandole dei succhiotti che spero per lei riesca a nascondere a lezione. Poi sono scesa giù. Le ho tirato via i pantaloncini insieme alle mutandine, lasciandola completamente nuda sotto di me.
Era già bagnatissima, lucida. Appena ho fatto scivolare due dita dentro di lei, ha inarcato la schiena e ha cacciato un gemito acuto, stringendo forte le lenzuola. Cazzo, quanto mi fa impazzire sentirla così.
Ma invece di accelerare e cedere all'istinto animale, ho deciso di rallentare. Volevo offrirle un tenero antipasto, godermi ogni singolo centimetro della sua pelle. Ho iniziato a masturbarla dolcemente, muovendo le dita dentro di lei con una lentezza esasperante e calcolata. Nel frattempo, mi sono abbassata sul suo petto nudo: ho preso un capezzolo tra le labbra e ho iniziato a succhiarlo con fame, assaporandolo, tirandolo appena con i denti per poi accarezzarlo con la lingua.
Serena si è sciolta del tutto. Ha lasciato andare la presa sulle lenzuola e ha infilato le mani tra i miei capelli. Ha iniziato a coccolarmi, accarezzandomi la nuca e le spalle con una tenerezza infinita, assecondando con il bacino i movimenti dolci delle mie dita.
"Mmh... Ale..." sussurrava, con un gemito basso e dolce che mi vibrava dritto nel petto, "così... è bellissimo, ti prego."
Siamo rimaste così per un po', cullate dai suoi respiri che si facevano via via più caldi. Poi ovviamente non ce l'ho fatta più ad aspettare. Mi sono spogliata in fretta e furia e mi sono infilata tra le sue gambe, posizionando il mio bacino esattamente contro il suo. Pelle contro pelle. Abbiamo iniziato a strusciarci con foga, guardandoci dritte negli occhi. Ogni volta che i nostri centri bagnati si sfregavano, sentivo una scossa elettrica. Era un ritmo umido, scivoloso, puro istinto. Io gemevo forte, le unghie conficcate nella sua schiena nuda, mentre lei mi baciava il collo ansimando.
Siamo rimaste così per un po', cullate dai suoi respiri che si facevano via via più caldi. Poi ovviamente non ce l'ho fatta più ad aspettare. Mi sono spogliata in fretta e furia, ma invece di buttarmi semplicemente sopra di lei, ho cambiato posizione.
Mi sono stesa di lato, tirando verso di me una delle sue gambe e intrecciando le mie cosce alle sue. Sforbiciare con Serena è sempre stato qualcosa di fottutamente viscerale: abbiamo unito i bacini, cercando subito l'incastro perfetto. Quando i nostri centri bagnati si sono scontrati, scivolando l'uno contro l'altro, ho sentito una scossa elettrica attraversarmi tutta la spina dorsale.
Abbiamo iniziato a muoverci insieme. Prima con un ritmo lento e calcolato, godendoci l'attrito della nostra pelle bollente e lucida, poi la foga ha preso il controllo assoluto. Spingevamo i fianchi l'una contro l'altra con una fame disperata, stringendoci le cosce a vicenda come in una morsa per non perdere nemmeno un millimetro di quel contatto perfetto. Il rumore umido della nostra intimità che si sfregava riempiva la stanza, mescolandosi in modo stupendo ai nostri respiri sempre più spezzati.
"Cazzo, Ale..." gemeva lei, affondando le dita nei miei fianchi e buttando la testa all'indietro sul cuscino, inarcando la schiena per spingersi ancora più forte contro di me.
Rispondevo a ogni sua spinta, perdendomi in quell'attrito scivoloso che mi faceva letteralmente impazzire. La tensione continuava a salire, un fuoco denso che si accumulava e si irradiava nel basso ventre. Eravamo un groviglio di pelle sudata e fiato corto. Ero a un passo dal perdere completamente la testa, sentivo l'orgasmo lì, a un fottuto millimetro di distanza, pronto a travolgermi e a farmi esplodere...
Ma proprio in quell'istante, accecata dalla voglia di sentirla tutta e di farmi possedere in un altro modo, ho rallentato il ritmo fino a fermarmi.
Serena ha sgranato gli occhi, confusa e palesemente frustrata da quell'interruzione sul più bello. L'ho guardata dritta negli occhi, ansimando pesantemente, con il cuore che mi scoppiava nel petto e il corpo che ancora mi tremava per l'eccitazione trattenuta.
"Sere..." le ho sussurrato, con la voce rotta e carica di un desiderio che non ammetteva repliche. "Leccami... ti prego, ho bisogno di sentire la tua lingua su di me. Adesso."
Serena si ferma di colpo. Mi guarda dal basso verso l'alto con un sopracciglio alzato, il fiato corto e un'espressione a metà tra lo stravolto e l'indignato.
"Ah," fa lei, sbuffando una mezza risata nervosa. "Cioè, fammi capire. Mi blocchi sul più bello, mi lasci qui a morire di voglia... e io niente? Devo fare tutto il lavoro?"
Scoppio a ridere, una risata sporca e complice, e le accarezzo il fianco nudo. "Non fare la tragica, dai..."
"Sei una stronza, Ale," ribatte lei, tirandomi un pizzicotto leggero sulla coscia. Il finto broncio le dura esattamente due secondi, prima di sciogliersi in quel suo sorrisetto malizioso che conosco a memoria. "Facciamo così: se vuoi la mia lingua, ti tocca lavorare. 69 e non se ne parla più."
Niente da dire, proposta accettata all'istante. Ci ribaltiamo sul materasso in un groviglio frenetico di braccia e gambe, sistemandoci in posizione. Mi ritrovo al contrario sopra di lei, le ginocchia ai lati delle sue orecchie. Abbasso il viso e mi incastro perfettamente in mezzo alle sue cosce, mentre sento il suo respiro caldo e affannoso battere dritto sulla mia figa, già fradicia da morire.
È un attimo. Le nostre bocche trovano l'obiettivo nello stesso identico istante.
Appena la lingua calda e morbida di Serena affonda su di me, leccandomi con precisione chirurgica proprio lì dove pulsavo, mi scappa un gemito lungo e viscerale, che finisce soffocato contro la sua pelle. E nello stesso momento la sento sussultare. Io non sono decisamente da meno: inizio a leccarla con una fame assurda, assaporando il suo sapore dolce, scivolando con la lingua tra le sue labbra bagnate e giocando con il suo clitoride.
È un fottuto sovraccarico sensoriale. Ricevere un piacere così intenso e, contemporaneamente, sentire lei contorcersi e fremere sotto la mia bocca, mi manda letteralmente in tilt il cervello. Eravamo un disastro bellissimo di respiri spezzati, saliva e pelle sudata.
"Mmh... Ale... cazzo..." mormora lei, la voce impastata e tremante contro l'interno delle mie cosce. E mentre geme, aumenta il ritmo, aprendomi meglio con le dita e usando la lingua per torturarmi nel modo migliore possibile.
Io rispondo intensificando le succhiate, stringendo le mani sui suoi fianchi per tenerla ferma mentre si inarca contro il mio viso. Il rumore bagnato delle nostre bocche riempie la stanza. Gemiamo praticamente in simbiosi: i miei lamenti le vibrano addosso e i suoi mi rimbombano addosso. Non c'era più un confine tra quello che provavo io e quello che provava lei. Era un circolo vizioso di piacere puro, umido e disperato.
La tensione diventa presto insopportabile. Il ritmo della sua lingua su di me si fa frenetico, spietato. Inizio a stringere i pugni nelle lenzuola, sentendo le gambe che mi tremano da sole. Sento le sue cosce che mi stringono la testa come in una morsa, capendo che anche lei è arrivata al limite.
"Sere... vengo... cazzo, sto venendo," riesco a malapena a biascicare contro la sua pelle.
Lei, per tutta risposta, mi succhia con una forza che mi strappa l'anima. Esplodo. Un orgasmo intensissimo, una scossa elettrica devastante che mi fa inarcare la schiena e mi fa contrarre in modo incontrollabile. E una frazione di secondo dopo, sento Serena irrigidirsi di colpo: il suo sapore mi inonda la bocca mentre geme a pieni polmoni, tremando violentemente sotto di me, travolta dalla sua stessa onda esplosiva.
Siamo rimaste così per non so quanto tempo, aggrovigliate, ansimanti, ad aspettare che i nostri cuori smettessero di martellarci nel petto.
Insomma, ragazzi... direi che il mio weekend bolognese è stato tutto tranne che noioso! Voi invece che mi raccontate di bello? Fatemi sapere!
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