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IL POLPO
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Racconto18 min di lettura

IL POLPO

Viaggio di lavoro. Avventura sessuale.

Moniq
3 ore fa · 21 letture · 2

Arriviamo all’alberghetto che ho scelto. Lui si guarda intorno come se cercasse qualcosa che gli dia un motivo di desistere. Mi piace questa sua indecisione. E’ proporzionale alla mia sicurezza. Mi sento generosa. Dea. Madre. La ragazza alla reception non ci guarda nemmeno. Ho chiesto, con una bella mancia, se era possibile per alcune ore non registrarmi. Non ne ho la certezza ma credo che convenga anche a lei buttare il foglio su cui ha scritto il mio nome. Dopo.

Chiudo la porta alle mie spalle. La stanza è fresca e in penombra. C’è odore asettico di biancheria sterilizzata, di candeggina e di tessuti vecchi.

“Eccoci qui” dico, “vuoi andare in bagno?” Lui si guarda intorno. Dice: “non c’ero mai stato, non sapevo nemmeno esistesse questo posto”. Poi: “si grazie” e va in bagno.

Tolgo i sandali. Ho ancora sabbia sulle caviglie. Slaccio i pantaloni e ne esco. Tolgo la giacca. La camicia. Mi siedo sul letto a gambe incrociate e attendo.

Quando esce si ferma e mi dice “sei molto bella”. Gli faccio segno con l’indice di avvicinarsi. Lui fa due passi verso di me e chiaramente non sa che fare. Mi alzo e con un passo gli sono davanti: “posso baciarti?” gli chiedo. Fa segno di si, con la testa. Avvicino il viso e sfioro le sue labbra con le mie. Sento il suo odore. L’alito sa di dentifricio. Passo leggermente sul mento, le guance, verso il collo. Lo lecco e sento l’odore della mia saliva sulla sua pelle. Mi mette le mani sui fianchi. Gliele tolgo.

“Fermo” gli dico “Faccio io”. Continuo a passare la lingua sulla sua pelle, ne aspiro l’odore. Lecco le sue labbra. La punta della sua lingua. Nel frattempo le mie mani non stanno ferme. Sono entrate sotto la sua maglietta, le unghie leggere sulla sua schiena, sul suo petto, poi il ventre. Lo guardo negli occhi mentre armeggio con la cintura dei pantaloni, la slaccio, apro il bottone dei jeans, passo il dito sul suo ventre, giocherello con i peli sotto l’ombelico e poi fissandolo, entro nelle sue mutande e arrivo al pene. Lo tocco con la punta delle dita mentre lo bacio con la lingua. Risponde al bacio. Intrecciamo le lingue, sento il sapore della sua saliva che sa di menta. Mi abbraccia.

“Fermo” gli dico.

Faccio un passo indietro tirandolo per l’elastico delle mutande. Mi siedo sul letto. Sono all’altezza giusta.

“Fermo”, dico ancora. Tiro giù le mutande e il cazzo salta su. Mi arriva il suo odore. Si sta alzando a scatti. E’ bello. Lo accarezzo con la punta della lingua seguendo il contorno di una vena. Sento il sangue pulsare. Lo lecco in questo modo, lungo l’asta. Come incollassi la cartina di una canna. Lo impugno con una mano alla base e tiro giù la pelle. L’odore di cazzo aumenta e mi fa bagnare. Passo il glande sulle labbra. Non mi vergogno certo a far vedere che mi sto beando di quel profumo afrodisiaco. E poi lo prendo in bocca. E’ bollente, leggermente salato, pulsa. Me lo mando giù in gola quanto posso. Mi riempio la bocca di cazzo. Lo abbraccio con le mani sulle natiche e me lo spingo dentro. Lui è in estasi, occhi chiusi, i suoi sospiri accompagnano i miei movimenti. Mi piace moltissimo fargli un bocchino ma lo voglio dentro. Ho questa urgenza di essere riempita. E' da questa mattina che non penso ad altro.

Mi butto indietro sul letto alzando le gambe, sposto le mutandine di lato.

“Scopami. Subito. Dammelo” Non me ne frega del preservativo. Voglio quel cazzo dentro di me che mi riempie la pancia.

“Scopami, ti prego” dico. E sto veramente implorando. Mi entra dentro lento ma fino in fondo. Mi godo ogni millimetro mentre avanza. Contraggo i muscoli e lo spremo quando arriva in fondo. Lo sento durissimo. “Dai, scopami, scopami, scopami, scopami…” lo ripeto come un mantra e accompagno i suoi affondi. Ci baciamo. Mi succhia i capezzoli. Mi aggrappo alle sue spalle, al bacino e lo tiro dentro di me. Si ferma per controllarsi. “No non venire, ti prego”.

Mi tolgo da sotto di lui. Mi giro supina. Scopami così. Me lo rimette dentro e con la mano raggiungo il clitoride e quasi subito sento l’orgasmo salire. Lui mi sta dando delle botte che rimbalziamo sul materasso sfondato e si sente il rumore delle molle e della carne che sbatte, il suo ventre sulle mie natiche. Inizio a venire e stringo le cosce poi spingo verso di lui… prendo il cazzo con la mia fica fradicia e stringo, spingo e stringo… e lui: “cristo se fai così non resisto…”

“Non mi venire dentro” dico mentre continuo a spingere, stringere e mungere… lo sento rigidissimo che esce e poi i suoi schizzi bollenti sulla schiena. E poi che si accascia su di me, schiacciandomi, respirandomi dietro la nuca.



“E’ stato bello per te?” mi chiede.

“Si. Molto. E per te?”

“Incredibile. Sei bellissima. Io… non ho mai conosciuto una donna come te…”

“Nel senso che sono strana?” rido.

“No, sul serio, sei … diversa. Non solo sei bella, sei diversa… “

“Lo prendo per un complimento. Grazie. “ Mi tolgo da sotto di lui, mi copro con il lenzuolo. “Ora mi sa che devo andare però.”

Ci rimane male, lo vedo. Mi spiace. Gli do un bacio sulle labbra. “E’ stato bello. Grazie” dico.

Risponde al bacio. E mi rendo conto di avere ancora voglia. E’ così dolce. Scendo verso il suo pene e glielo lecco. E’ morbido, bagnato, sa di me, e di lui. Lo prendo in bocca così e lo frullo piano con la lingua. Lo sento crescere e riempirmi la bocca. Inizio un pompino salivoso. Ho voglia di farlo venire così. Un ringraziamento. Ma lui mi accarezza la schiena, il culo, mi infila un dito nella fica da dietro, poi giocherella con il buchino dietro. Mi prende la voglia. Continuo a spompinare ma so già quello che voglio.

“Mettimelo nel culo” gli dico quando sento che è di nuovo duro. E mi giro ancora a pancia sotto.

Mi sale di nuovo sopra. E’ già bagnato dalla mia saliva. Lo passa nel solco della mia fica per riempirlo della mia bava. Poi lo punta e deciso spinge. Spingo anche io e entra centimetro dopo centimetro. Mi sistemo per fargli prendere la direzione giusta e entra fino in fondo. Poi inizia a muoversi e mi piace da impazzire. Questa volta dura molto di più e mi scopa il culo di brutto. Me lo fa come la fica. Entra e esce come fosse a casa sua. Inizio a venire e continuo per tutto il tempo. Quando dice che sta per venire mi tolgo glielo prendo in bocca e lo finisco così.

Restiamo qualche minuto fermi a riprendere fiato. Ho il suo sapore in bocca. In gola. Salato, dolce, aspro. Denso. Sento il mio alito da bocchinara. Ho le caramelle alla menta nella borsa. Che ora abbiamo fatto? Domani parlo alle 10. Devo rileggere il discorso.

“E’davvero ora che andiamo” dico “dai, scusa, vai in bagno prima tu poi io chiudo la stanza…”

“Ti aspetto? “

“No, meglio di no Usciamo separati.”

“Ti aspetto fuori?”

“No. Chiamo un taxi.”

“Non so niente di te, ma mi piacerebbe rivederti” mi dice.

Si sta rivestendo e cercando le sue cose, sparse nella stanza.

“Temo non sia possibile, Raoul” rispondo.

“Sei sposata?”

“Si”

“Tornerai qui?”

“Chissà. Ma al momento non credo”.

















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Moniq

Bisessuale, ma attualmente più lsb che etero. Non sono una che vuole scrivere racconti erotici, ma che butta su "carta" (virtuale) le emozioni vissute. E spesso, rileggendo, capisco qualcosa di me. Una sorta di flusso di coscienza con le virgole, insomma. Nessuna pretesa letteraria o di compiacere l'eventuale lettore. Scrivo per me e se trovo menti affini, tanto meglio. [email protected]

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