Freya,22-6-26

Le mie confidenze più nascoste.

F
Freya07

3 ore fa

28 visualizzazioni

12 6 26

Giornata torrida di fine giugno. Mi avvicino allo specchio sull'anta del mobile. Ci sono io, riflessa, con i miei 175 centimetri, magra. I capelli castani mi cadono mossi sulle spalle, umidi di sudore sulle tempie. Il viso è stanco per il sonno disturbato dal caldo, ma gli occhi sono aperti, grandi, castani. La bocca è carnosa, le labbra appena socchiuse. Abbasso lo sguardo.

Il seno è pieno e sodo, umido di sudore. I capezzoli sono sempre duri e sporgenti un centimetro, l'areola è larga tre dita, colore nocciola. Lo stringo un po' tra le mani, la sensazione mi piace moltissimo. La mia figa è pelosa, contro ogni moda attuale. Mi piace così, con i peli neri e naturali, così come le ascelle. Le gambe sono lunghe, i piedi numero 39 sono morbidi, belli. Mi piace quello che vedo. Sono oggettivamente quella che si può definire una bella ragazza.

Mi guardo come in un rituale, ogni mattina ed ogni sera.

Dal comodino vicino prendo il pacchetto delle sigarette e l'accendino. Accendo una sigaretta. Il fumo entra nei polmoni, brucia un po', poi esce lento dalle narici e dalla bocca.

Non mi stacco dallo specchio. Fumo e mi guardo.

La scuola è finita. Non dovrò più fingere. Per i professori. Per i compagni. Per tutti quelli che hanno visto in me quello che volevano vedere. La ragazza silenziosa, la studentessa obbediente, quella che non dà problemi, quella da bullizzare perché diversa. Ho recitato per anni. Ho imparato a sorridere al momento giusto, ad abbassare lo sguardo, a non fare domande.

Sono libera, ma libera da cosa? La domanda arriva mentre il fumo sale verso il soffitto basso. Libera da una scuola che non mi ha mai dato niente. Libera dalle convenzioni. La mia vita cambierà. Lo sento. Questa è la fine di qualcosa e l'inizio di qualcos'altro.

Mia madre mi saluta mentre esce, sento la sua voce fuori dalla mia stanza: "Ciao Freya, a stasera". Non rispondo. Lei non c'è mai, non c'è è mai stata. I suoi turni, i suoi orari, i suoi silenzi. Abbiamo convissuto per anni nella stessa casa senza mai incontrarci davvero. E forse è per questo che non ho mai dovuto fingere con lei. Perché non c'era nessuno con cui farlo.

La sigaretta è quasi finita. Il fumo si è accumulato nella stanza, si mescola all'afa, rende l'aria ancora più pesante. Spengo il mozzicone sul posacenere. Una pressione secca, un piccolo sfregamento, e la brace si spegne. Apro la finestra per scacciare il fumo ma entra ancora più caldo.

Mi rimetto allo specchio. La ragazza riflessa è ancora lì, immobile, con il fumo che si disperde lentamente intorno a lei mentre il sudore luccica sulla sua pelle.

Ma i suoi occhi, i miei occhi, hanno voglia. Come sempre.

Abbasso lo sguardo. Guardo le mie mani, le dita lunghe, le unghie corte. Le appoggio tra i peli pubici, arrivando lentamente alle labbra che pendono oscenamente, già bagnate.

E resto lì a guardare mentre mi tocco, mentre il piacere aumenta di pari passo all'umidità della mia figa. Amo guardarmi mentre provo piacere.

Non voglio restare in piedi. Mi giro, faccio due passi all'indietro e mi siedo sul bordo del letto. Le lenzuola sono ruvide sotto le cosce, il materasso cede sotto il mio peso. Apro le gambe, lentamente, senza fretta. Lo specchio è di fronte a me, e io vedo tutto. Le cosce aperte, la figa esposta, i peli neri che fanno da cornice a quella fessura già lucida.

Guardo me stessa che guarda me stessa. È come se fossi in due. Una che si tocca e una che osserva. La sensazione è strana, eccitante. Mi vedo bella, desiderabile, come vorrei che gli altri mi vedessero.

La mano riprende il suo cammino. Le dita scivolano tra le labbra, le aprono con delicatezza. Sento il calore che esce da dentro di me, l'umidità che aumenta con ogni tocco. Il dito medio trova il punto giusto, quel piccolo rigonfiamento che, quando lo sfioro, mi fa chiudere gli occhi per un secondo. Ma li riapro subito. Voglio vedermi.

Il dito entra senza resistenza, come se fosse risucchiato dentro. La figa si stringe intorno, lo accoglie, lo succhia quasi. Un gemito mi scappa dalle labbra, basso, quasi un sospiro. Il corpo si muove da solo, il bacino spinge avanti per prendere più profondità.

Estraggo il dito, lo porto alla bocca. Lo lecco, lo assaporo. Il sapore è mio, salato, intenso, intimo. Mi piace. È il sapore della mia eccitazione. Il dito torna giù, questa volta sono due. Entrano insieme, più larghi, e sento lo stiramento, il riempimento, il rumore che fanno mentre si muovono dentro di me e il mio viso si deforma in espressioni di piacere.

Mi amo in questo momento. Amo guardarmi mentre godo, amo essere spettatrice e attrice allo stesso tempo.

Le dita accelerano. Il suono umido ed osceno si mescola al respiro che diventa corto, affannato, mentre trattengo a stento i mugolii. Il piacere cresce, si accumula nel basso ventre come un'onda che non vede l'ora di rompersi. Sento i muscoli che si tendono, il corpo che si irrigidisce, la testa che cade all'indietro per un attimo.

Ma la riporto su. Voglio vedermi. Voglio vedere il momento.

Il corpo si tende tutto. Un secondo di sospensione e poi esplode. Il piacere si spande come un liquido caldo, dalle dita al ventre, dal ventre alla testa, fino alla punta dei piedi. Il corpo trema, le gambe si chiudono per un istante, la mano rimane premuta contro la figa che pulsa, che si contrae. Il gemito che esce è lungo, rotto, quasi un pianto.

Resto così, immobile, con il petto che si solleva affannato, il sudore che ora è ovunque, le dita ancora dentro di me, ancora immerse nella mia umidità.

Lo specchio mi restituisce l'immagine di una ragazza scomposta, sudata, gli occhi lucidi, i capelli incollati alle tempie. Ma sorrido. È un sorriso lento, soddisfatto.

Estraggo le dita lentamente, le guardo luccicare. Le porto alla bocca e le lecco una per una, assaporando il mio stesso piacere.

Ogni mattina devo farlo. Ne sono dipendente. Sono come una pentola a pressione che trova pace solo godendo, solo raggiungendo l'orgasmo. Ma adesso sono libera, finalmente posso creare il mio futuro e lo farò. Voglio vivere liberamente le trasgressioni che ho sempre dovuto nascondere. E magari, se vi interesserà conoscere il resto della mia estate, vi terrò aggiornati.

Commenti (0)

Per favore accedi per lasciare un commento.

Ancora nessun commento su questo racconto, sii il primo a commentare!