Freya 22 06 26 seconda parte

Scrivo storie della mia vita.

F
Freya07

20 ore fa

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Oggi pomeriggio sono uscita con due ragazze, L e S. Non sono vere amiche. L'amicizia vera non ho avuto la fortuna di trovarla. Sono solo due persone con cui a scuola ho legato, due rare presenze in un ambiente che non mi ha mai davvero accolta.

L è riservata, tiene le sue cose per sé, ma è molto curiosa. S è l'esatto opposto: esibizionista, racconta tutto quello che fa per sembrare interessante mentre le interessa poco delle altre persone. A volte la invidio. A volte mi piacerebbe fare come lei, vuotare il sacco, dire tutto quello che ho dentro. Ma conosco come vanno queste cose.

La gente ama sentire le esperienze degli altri, anche i dettagli più torbidi. Ma appena te ne vai, iniziano i giudizi. I pettegolezzi. Le risatine alle tue spalle. Quindi non parlo mai delle mie cose intime. Mi limito ad ascoltare, e mentre loro parlano penso: "Se parlassi io, non mi crederebbero nemmeno."

Comunque, eravamo al bar. Un semplice aperitivo, tavolino all'aperto, Spritz e patatine. S ha iniziato a parlare del ragazzo che frequenta da qualche giorno. Carino, secondo lei. Bel fisico. Ma molto poco intelligente. Il tipico ragazzo di oggi, egocentrico, più dedito a fare il coglione con gli amici che a fare altro.

Ha raccontato tutta la serata, descrivendo ogni dettaglio. Gli amici di lui, il locale, le battute stupide, i drink, le risate. A me non interessava molto. Fingevo attenzione, annuivo nei momenti giusti, facevo domande generiche per non sembrare distaccata. L invece era completamente presa, voleva sapere ogni dettaglio inutile, ogni nome, ogni frase.

Poi S è arrivata al punto che ha catturato la mia curiosità.

Si sono appartati. Nel piccolo parco nascosto poco dopo le vie centrali della città. Lui l'ha presa e l'ha baciata. Il racconto del bacio era dettagliato, ma mentre lei parlava, la mia mente ha iniziato a lavorare per conto suo.

Guardavo la sua bocca mentre raccontava e immaginavo lui che la baciava. Quella bocca carnosa, quelle labbra che si muovevano per formare parole, le immaginavo premute contro le sue. Raccontava di come le ha alzato la maglietta e di come le ha abbassato il reggiseno fino a scoprirle le tette, e io non riuscivo a non guardargliele, nascoste sotto la maglietta, immaginando le mani di lui che le toccavano. La mia eccitazione, che è sempre presente come un sottofondo costante, ha cominciato a scatenarsi. Sentivo il calore salire, i miei umori tra le labbra farsi più intensi, il bisogno di toccarmi diventare sempre più impellente.

L continuava a fare domande, a spingere S ad andare avanti nel racconto. Io ero felice che lo facesse, perché volevo sentire ogni parola, ma allo stesso tempo ero preoccupata. Non sapevo come gestire quello che stavo provando. Cercavo quasi di estraniarmi, di distogliere lo sguardo, ma non potevo. Non potevo fare a meno di ascoltare.

S raccontava di come lui fosse bravo a succhiarle i capezzoli, con la giusta forza. Di quanto i loro baci fossero passionali, di come lui la mordesse, la tirasse, la facesse gemere contro la sua bocca. Le sue parole entravano dentro di me come se fossero mie, come se fossi io quella che stava vivendo tutto. Mi sembrava quasi di sentire contemporaneamente i suoi capezzoli nella mia bocca e la lingua di lui sui miei, potevo quasi provare provare il loro stesso piacere.

Poi racconta che lui si è alzato. Si è sbottonato i pantaloni davanti a lei. Aveva già il cazzo duro e lei, senza esitazione, lo ha preso in bocca.

Mentre lei raccontava, guardavo la sua bocca e la immaginavo mentre succhiava, mentre si muoveva su di lui, mentre lo sentiva gemere. Il mio corpo non riusciva più a stare fermo. Sotto il tavolo, ho iniziato a muovere le gambe, appena appena, in modo che i miei jeans sfregassero sulla mia vagina. La pressione, il movimento, il tessuto ruvido contro la mia pelle umida.

Speravo quasi di riuscire ad avere un orgasmo in quel momento, lì, al tavolino del bar, mentre S parlava e L ascoltava. Il pensiero mi eccitava ancora di più. L'idea di venire senza che loro se ne accorgessero, di provare quel piacere nascosto davanti ai loro occhi.

Le parole di S continuavano, ma io ero già altrove, nel mio corpo, nel mio bisogno, nella mia dipendenza.

A quel punto non ho resistito. Non avevo ancora parlato, ma la domanda mi è uscita quasi involontariamente, come se qualcun altro l'avesse pronunciata al posto mio.

"Ha sborrato?"

L mi ha guardata come se fossi un mostro ad aver usato il verbo sborrare. Io quasi me ne sono vergognata di averlo detto davanti a loro.

S ride, un risolino leggero, e dice di sì. Ovviamente. Come se fosse la cosa più naturale del mondo.

La mia eccitazione era ormai un'onda che non riuscivo più a fermare. Ma questa volta la domanda successiva è uscita controllata, voluta. Volevo sapere. Volevo sentire ogni parola.

"È venuto... come?"

S ha sorriso, forse sorpresa dal mio interesse, e ha continuato a raccontare. Ha descritto la scena nei dettagli. Quando lo ha sentito venire, quando ha capito che stava per succedere, lo ha tolto dalla bocca. Ha detto che a lei il sapore dello sperma non piace, e lo ha fatto venire con la mano. Un movimento rapido, deciso, fino a quando lui è esploso.

Uno schizzo potente si è disperso nel buio del parco, perso tra le foglie e l'ombra. Il resto, ha detto, è colato lentamente, macchiandole i jeans sulla coscia. Una chiazza scura, umida, che si è allargata sul tessuto chiaro.

Mentre lei raccontava, la mia eccitazione era al culmine. Sentivo il battito del cuore, il calore tra le gambe, il bisogno quasi doloroso di toccarmi. Le sue parole dipingevano immagini nella mia testa, immagini che si mescolavano ai miei desideri, ai miei pensieri più oscuri.

Poi S ha cambiato tono. Si è lamentata della macchia sui jeans, di come ha dovuto passare mezz'ora a strofinare con il sapone, di quanto fosse stata una seccatura. Ha parlato della macchia come se fosse il problema più grande della serata, come se tutto il resto fosse solo un dettaglio.

Io guardavo i suoi jeans quasi sperando che fossero gli stessi che indossava ieri.

L'ascoltavo, ma il mio corpo era ancora sospeso in quel momento. Le parole di S continuavano a scorrere, ma io ero ancora lì, con la sua storia che mi bruciava dentro.

Ho incrociato le gambe più forte. Sapevo che, appena fossi tornata a casa, quella storia si sarebbe trasformata in un orgasmo potente.

Appena arrivata in casa mi sono spogliata completamente. Il perizoma nero era oscenamente bagnato di umori ormai secchi misti a quelli cremosi più recenti, che ho leccato avidamente . Pochi secondi con le dita ed ero già venuta. Mentre, sdraiata nel letto, mi riprendevo dall'orgasmo, pensavo al perché al bar mi sono vergognata di aver usato la parola "sborrare". Una parola che adoro. E pensavo al perché ad una ragazza che si crede così sessualmente emancipata come S faccia schifo la sborra. La immaginavo uscire da quel cazzo, invidiando lei per essere stata lì, immaginando quello che avrei fatto io al suo posto. E al solo pensiero la voglia mi tornava già.

Ed il pensiero ricorrente era "se solo la gente sapesse come sono io, come reagirebbe?”

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