Feels like

Una donna consapevole incontra un uomo molto sexy in palestra. Cresce il desiderio e il trasporto...

BM
Blue Moon

6 ore fa

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Che bello andare in palestra la mattina, quando non c’è nessuno che fissa il mio splendido culetto e fa osservazioni. Ma quel giorno, uscendo a mezzogiorno, sbadata come sempre, ti sono piombata addosso. Mi è volato tutto per terra: telefono, chiavi di casa e dell’auto. Mi abbasso per raccogliere e tu mi aiuti. Che grandissimo figo. O meglio, che uomo bellissimo.

Alto almeno venti centimetri più di me, occhi castani, capelli brizzolati e barba ben curata.
Non so perché, ma mi sento fortemente in imbarazzo e arrossisco.

Nei giorni successivi noto che arrivi sempre a quell’ora. Decido di cambiare orario e venire quando ci sei anche tu.

Parcheggio, entro e vado a fare i miei esercizi. Tuta stretch che mi delinea i glutei, maglietta idem. Pochi minuti dopo arrivi anche tu. Io faccio finta di non averti nemmeno visto, ma mi accorgo che non riesci a togliere gli occhi dal mio corpo.

Finita la mia oretta, vado a farmi la doccia ed esco. Il furbo che ha parcheggiato quel SUV gigante attaccato alla mia macchina oggi troverà una bella sorpresa.

Cerco di infilarmi trattenendo il respiro, ma la portiera sbatte. Impreco tra me e me.

Una voce dice: «Non ci passi?».

Mi giro infuriata. Accidenti, sei tu. Divento di tutti i colori dell’arcobaleno e scoppio in una risata nervosa.
Tu sorridi e dici: «Esci che la sposto».

Ti fermi dietro alla mia auto, abbassi il finestrino e mi proponi di venire con te a bere un caffè.

Salgo in macchina, perché in fondo è quello che mi dice l’istinto, ed entrambi capiamo subito che la giornata ha preso una piega molto diversa dai programmi.

Altro che caffè: imbocchi l’autostrada.

Mi accorgo che hai la fede al dito e divento immediatamente zitta, muta come un pesce.

Allora mi spieghi che stai passando un periodo complicato. Hai scoperto che tua moglie non fa più sesso con te perché ha un amante da molto tempo. Stai chiedendo il divorzio, ma si sta rivelando lungo e, a breve, andrai a vivere da solo, nella tua nuova casa.

Mi dici che mi conosci, che sai che sono sposata, che ti piaccio molto, ma che non hai mai avuto il coraggio di avvicinarti.

Poco dopo parcheggi nel garage di una villa mozzafiato sul lago. Entriamo. È la tua nuova casa. Rimango sbalordita, a bocca aperta, e ti chiedo di riportarmi subito indietro, che non ne voglio sapere nulla.

Ti avvicini, cerchi di baciarmi, ma io ti respingo e torno in macchina. Arrivi poco dopo. Cala il silenzio. Mi dici che aspetterai il tempo necessario, perché alcune cose non si possono decidere.

Durante il viaggio di ritorno non dico una parola. Mi rifiuto di pensare che mi sono cacciata in un grande pasticcio.

Arrivata al parcheggio, prendo la macchina e torno a casa. Cerco di non pensarci, distraendomi con qualche bicchiere di troppo.

Mi sveglio mezza rimbambita, ma sono certa che in palestra devo andarci presto ed uscire prima che arrivi tu. Ma, logicamente, l’avevi già calcolato. Ti trovo nel parcheggio ad aspettarmi.

Ti dico di lasciarmi stare, che non vado bene per un tipo come te, ma insisti. Mi chiedi di venire ancora con te, mi fermi, pregandomi di ascoltarti.

Non so come fai ad avere questa influenza su di me. Forse sei solo troppo bello ai miei occhi.

Riprendiamo l’autostrada verso casa tua, ma a metà strada ti fermi in un parcheggio. Ci guardiamo e succede quello che il destino aveva già scritto per noi.

Mi baci e la passione ci travolge. Mi prendi la testa e sento le tue mani tra i miei capelli.

Ho ancora un po’ di postumi, ma questo mi rende più disinibita. Sento le tue mani sul mio corpo scendere tra le gambe e non resisto. Ti apro i jeans e tu sei pronto.

I miei occhi si sorprendono: madre natura ti ha fatto perfetto anche lì. Lo tocco con le mani, lo massaggio.

Mi sollevi il viso e mi confessi che è da molto che non stai con una donna, che non puoi più resistermi. Mi cerchi, mi vuoi, lo leggo nel tuo respiro. Mi baci ancora.

Non ti lascio il tempo di agire: mi spoglio e salgo accovacciata sopra di te.

Lo infilo e muovo il bacino lentamente. Mi accorgo che la canzone in sottofondo ha il nostro ritmo: Feels Like We Only Go Backwards dei Tame Impala. Che bello. Non avrei mai immaginato di trovare una sintonia simile la prima volta con un uomo. Mi chiedo dove siamo stati finora.

Poi cala il silenzio dentro di me. La testa si spegne. Mi sembra di essere su un altro pianeta, in un’altra dimensione. Non esiste più nulla. Nemmeno noi due. Siamo una cosa sola.

L’uno nell’altra. Le nostre energie si fondono.

Sento le tue mani sulla mia schiena che mi tirano verso di te. Le tue labbra sul mio seno. Lo succhi, lo lecchi.

Mi dici che ti piace da impazzire e che così non puoi resistere. Ti sento durissimo e perdo il controllo: sentirti godere così mi travolge.

Mi fermo sopra di te, immobile. Ti guardo negli occhi. Ti imploro con lo sguardo.

Non serve dire altro. Il tuo sguardo mi spoglia l’anima. Sento il tuo desiderio.

Il mio orgasmo arriva potente e ti sento godere profondamente.

Crollo su di te. Mi abbracci. Le tue mani scorrono sulla mia schiena.

Ti guardo, ti bacio, ti mordo sul collo. Poi, all’improvviso, mi assale una paura folle.

Tu la senti. Mi stringi forte, mi rassicuri: ci sei, puoi aiutarmi.

Restiamo ancora così. E io mi sento a casa, tra le tue braccia.

E penso: «Stringimi forte».

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