Ok. Magari più tardi vengo, dico alla ragazza. Faccio per andarmene e lei mi trattiene con un’offerta. Quel paio di minuti in più e il ragazzo arriva trafelato.
“Scusami. Sono andato in cabina a mettere un po’ a posto e poi ...mi sono perso”.
E’ credibile. La nave è un dedalo. E comunque non è un problema.
“Ok, allora. Andiamo?”
Non sa se camminarmi davanti facendo strada o accanto. E’ chiaramente nervoso. Ma determinato.
“Cosa hai detto ai tuoi amici?” gli chiedo.
“Se per un’ora non venivano in cabina.”
“Gli hai spiegato perché?”
“No, ma hanno capito…” dice. Non ci credo. Figurati se non ha detto a tutti l’avventura che gli stava capitando.
“Non è che entrano mentre siamo lì?” chiedo. Ogni passeggero ha la sua chiave elettronica.
“No no… sicura”
In realtà l’idea che possano entrare in 4 mi stuzzica mica poco. Mi eccita. Quattro ragazzi con il testosterone che gli esce dalle orecchie con cui giocare. Sarebbe bellissimo.
Mi fa strada nella cabina. Capisco la necessità di andare a mettere a posto. Visto il casino indescrivibile che c’è ora, non riesco a immaginare cosa dovesse essere prima.
Scarpe ovunque, mucchi di vestiti appallottolati e infilati sotto ai cuscini. Calzini spaiati. Borse. Giornaletti. Un fornelletto da campeggio. Bottiglie.
Siamo una di fronte all’altro.
“Mi vuoi baciare?” gli dico alzando il viso verso di lui. E’ una decina di centimetri più alto di me che sono 1.78
Avvicina il viso. Ha delle splendide gote rosse. Io faccio il resto poggiando le mie labbra sulle sue e toccandole con la punta della lingua. Ci baciamo. Mi abbraccia goffamente. Non sembra del tutto inesperto. Bacia bene. La bocca è una delle cose che mi piace molto di lui.
Gli accarezzo a schiena. Ripete i miei movimenti. Gli prendo una mano e me la porto sul seno.
“Toccamele” gli dico. Lo fa mentre continuiamo a giocare con la lingua. Sul ventre sento il calore della sua erezione attraverso i pantaloncini.
Mi tolgo la t-shirt. Non porto niente sotto. Gli prendo la testa e la porto sulle tette. Prende il mio capezzolo e inizia succhiarlo con forza. Mi sto bagnando. Spingo verso quella sensazione ingombrante che sta crescendo fra noi.
Lo massaggio con la mano da sopra i pantaloncini. Lo sento benissimo. Duro, di traverso verso sinistra.
“Togliti la maglietta” gli dico. Lo fa. Gli mordo i capezzoli e con la lingua gioco sul suo petto. Inizio a scendere. Mi siedo sul letto e abbasso i calzoncini. Il cazzo finalmente libero mi balla davanti al viso. Lo impugno e lo scappello. Fili trasparenti e appiccicosi sulla mia mano. Gocce traslucide emergono dal buchino quando lo stringo da sotto e spremo verso l’alto. Guardandolo negli occhi le prendo con la lingua. Sono dolcemente salate. Come lacrime. Ha un buonissimo odore di mare. Me lo passo sul viso, sulle labbra. Non è depilato e sputacchio peli. Giro con la lingua intorno al glande. Poi lo accolgo fra lingua e palato. Accompagno il movimento con la mano.
Un lieve gemito, un sobbalzo, tenta di tirare indietro il bacino. Capisco che sta venendo e il primo getto mi prende sul viso, fra naso, labbra e un poco in bocca. Continuo a segarlo con gli occhi chiusi e sento gli schizzi sul viso colare sul collo e sulle tette, prima caldo poi quella sensazione di fresco bagnato.
Succhio le ultime gocce. Mi alzo e mi guardo allo specchio, sono una maschera di sperma. Mi asciugo con la maglietta mentre lui si scusa contrito.
Lo accarezzo.
“non ti devi preoccupare “gli dico “è stato bellissimo… mi è piaciuto così…” nel frattempo lo masturbo lievemente. Gli lecco i pettorali, i capezzoli, il collo.
Non passano due minuti e sento che reagisce. Sta tornando duro.
Ho la fica che cola lungo le cosce, la porca. Non mi sono ancora sfiorata, né lo ha fatto lui. Contraggo ritmicamente i muscoli interni.
Gli tolgo la mano quando cerca di raggiungerla.
Lo voglio dentro così senza preparazione.
Lo faccio sdraiare sul letto mentre il cazzo è di nuovo duro. Mi tolgo velocemente il pezzo sotto del costume, alzo la microgonna jeans che indosso e gli salgo sopra. Me lo infilo lentamente ma in un colpo solo.
La sua faccia mi fa pensare che stia per venire di nuovo. Meglio non stimolarlo eccessivamente. Vado avanti e indietro tenendo tutta dentro quella spranga dura. Lo guardo negli occhi. Mi artiglia le tette. Si, bravo… stringi i capezzoli.
Sono con la schiena rivolta alla porta. Penso che se adesso entrassero i suoi amici con i cazzi in mano mi si farebbero come una cagna, uno dopo l’altro. La cosa mi eccita e sento salire l’orgasmo.
Aumento il ritmo e per fortuna resiste abbastanza perché io abbia il mio orgasmo. Quindi cambio movimento. Salgo e scendo sul cazzo: su piano… poi giù di un colpo fino in fondo. Lo sento che mi tocca dentro. Su piano e poi giù. Su piano e poi giù…
Ogni “giù” sento il suo respiro mozzarsi. Aumento il ritmo, contraggo i muscoli interni, glielo stringo. Glielo succhio con la vagina. Vedo l’orgasmo salire nei suoi occhi. Mi prende i fianchi e mi da il ritmo. Lo assecondo, continuando a mungere. Anni di esercizi di kegel sul tuo cazzo, tesoro. Quello che una ragazzina non sa nemmeno cosa sia.
Quando sta per esplodere mi tolgo e lo prendo in bocca. Tempismo perfetto. Continuo lo stesso movimento che lo ha portato all’orgasmo mentre mi esplode in bocca, in gola. Tengo le labbra strette a anello ma un po’ esce. Non importa. Voglio farlo morire e continuo fino a che non mi implora di fermarmi.
Mando giù quello che ho ancora in bocca e raccolgo con la lingua quello che è sceso lungo l’asta e sulla pancia, impiastricciato nei peli. Pulisco quello che posso.
E’ stravolto.
Mi alzo e dico: “vado, mio marito mi starà cercando…”
Mi ringrazia. Mi dice se dopo ci vediamo alla sala interna. Se rimaniamo in contatto. Dico di si a tutto e vado a cercare la mia cabina, al piano sotto.
Maglietta, per fortuna bianca e non si vede, ma che odora di sperma fresco.
Gonna cortissima e senza niente sotto.
Entro in cabina e mio marito e a letto. Una evidente prominenza al centro del lenzuolo mi fa capire cosa si aspetta.
Salgo sul letto e gli cavalco il viso con la fica, restando sospesa a 10 cm da lui. So che la vede bagnata, gonfia, appena scopata.
“Sei una troia “ mi dice. Me la lecca. MI strofino sul suo viso.
Mi infila un dito nel culo. Sta controllando se mi sono fatta scopare anche il culo. Gli dico di no. Che lo voglio da lui.
Gli racconto come mi ha scopata, che era dentro di me 5 minuti fa. Che mi ha sborrato in faccia e in bocca due volte. Gli dico di pulirmela bene con la lingua.
Vengo sulla sua faccia ma non mi basta.
Si alza, mi fa appoggiare con le mani sul water e me lo spinge nel culo praticamente senza preparazione. Mi fa male ma me lo merito. Sono una troia che merita di essere punita. Una troia che si scopa i ragazzini, che se li sarebbe fatti in gruppo.
“Fosse per te mi torneresti qui che perdi sborra da tutti i buchi, puttana…” mentre mi scopa il culo con delle botte che non riesco a tenermi. Mi solleva per i fianchi e dove mi vuole arrivare? Al cervello? Colo lungo le cosce e godo. Inizio a strizzare il suo cazzo e non resiste, con un rantolo mi viene nel culo. E poi resta dentro.
Lo so, quando fa così, cosa aspetta. Un minuto in cui continuo a stringerlo con i muscoli dell’ano e lui che mi dice: “ferma troia… succhi i cazzi con il culo… ferma… che me lo tieni duro così…”
Ma la sensazione di averlo dentro è troppo piacevole e continuo a strizzarlo.
Piano però.
Poi sento il calore invadermi l’intestino quando finalmente lui riesce a liberare la vescica. Si scarica dentro di me. Poi mi fa girare e sedere sul water e me lo mette in bocca: “Pulisci troia”.
Lo tengo in bocca mentre cerco di resistere e stringo l’ano dilatato per tenere dentro quello che preme per uscire. Mi masturbo e quando sto venendo, di nuovo, mi lascio andare.
Si lo so. Sono una troia, lo so.
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Bisessuale, ma attualmente più lsb che etero. Non sono una che vuole scrivere racconti erotici, ma che butta su "carta" (virtuale) le emozioni vissute. E spesso, rileggendo, capisco qualcosa di me. Una sorta di flusso di coscienza con le virgole, insomma. Nessuna pretesa letteraria o di compiacere l'eventuale lettore. Scrivo per me e se trovo menti affini, tanto meglio. [email protected]
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