Commento con mio marito la notizia di una professoressa accusata di aver fatto sesso con un allievo minorenne.
“Non potrei fare quel lavoro. Mi inguaierei sicuramente. Solo a pensare a un branco di adolescenti in piena esplosione ormonale che mi guardano e mi commentano, mi eccito. Sarei eccitata fin dal mattino quando devo decidere cosa indossare, pensando a cosa lasciarli vedere. Sposterei di banco quelli che mi attizzano in modo che possano vedere di più.”
Mio marito ride: “avresti fatto un sacco di bene però, fatina”.
“Pensa che nomina mi facevo… toccava farmi pure professori e bidelli per tenerli buoni. Praticamente la trama di un film porno vintage!” gli rispondo mentre sto preparando le ultime cose prima della partenza.
Mi piace flirtrare, il gioco di sguardi, provocare, sedurre.
Mi piace quando ho il controllo della situazione. Mi piace essere generosa. Mi gratifica donare un piacere inaspettato. Mi eccita fare da guida in un territorio inesplorato.
Sentire gli occhi affamati addosso e l’imbarazzo goffo quando rispondi allo sguardo.
L’impaccio quando sono fuori dal branco, la spavalderia nel gruppo che poi diventa timidezza.
La sensazione di Potere che ne deriva. Mi erotizza.
Mi piace avere il controllo delle situazioni e con i giovani maschi posso giocare come preferisco.
Però non voglio casini nella mia vita. Per cui gioco questo gioco quando sono del tutto sicura. Lontana da casa. Dove non posso essere rintracciata successivamente. Meglio ancora se resto anonima.
Quell’estate eravamo in traghetto. Di quelli che durano quasi 24 ore. Stavamo andando a Barcellona.
E’ strano come questa città s’intrecci la mia vita a più riprese. Allora non sospettavo minimamente che un giorno ci sarei andata a vivere. Ma tant’è.
Siamo sul ponte esterno, dove c’è la piscina e musica. E’ pieno di ragazzi e ragazze. Non capisco di che nazionalità. Ai tavoli ci sono camionisti che si godono le ragazze che ballano. Trovo una sdraio libera e protetta dal vento che spazza il ponte e mi accomodo. Impossibile non guardarli. Ci sono belle ragazze e meno belle, così come fra i ragazzi. Esibizioni mirate. Feeling che si intrecciano. Giochi che dall’esterno sono trasparenti.
Gli occhi mi cadono su un ragazzo molto carino. Alto, biondino, occhi chiari. Un corpo flessuoso, ma ancora acerbo. Scioltezza da sportivo ma fluida. Fra me lo penso come il nuotatore.
C’è una ragazza mora, capelli con delle nuances colorate, bella, che lo ha puntato in modo spudorato. Bel culo e pantaloncini sotto taglia. E’ l’idolo dei camionisti che non le staccano gli occhi di dosso. E’ iperattiva, costringe le amiche a seguirla nella pista improvvisata per poi fare spettacolo da sola.
Lui, l’oggetto del suo interesse, sembra notarla appena e ride con gli amici. Lei si fa sotto, lo invita a ballare ma lui scuote la testa.
Tre ragazze del gruppo vengono a sedersi sulla sdraia vicino alla mia. Non conosco la lingua, mi sembra slava, percepisco la radice di alcuni vocaboli. Chiedo di dove sono. Serbia. Sono una scuola che va a Barcellona.
Altri però parlano spagnolo. Possibile che siano così padroni della lingua?
No. C’è una scuola che torna a casa dopo una gita in Italia.
Ora capisco l’eterogeneità di acconciature, abbigliamenti e comportamenti.
I camionisti non fanno distinzioni. Ogni culo che si agita raccoglie la loro approvazione.
Mi raggiunge mio marito. Lo ragguaglio. Gli dico: “mi piace quel ragazzo…”
“se glielo rubi a culetto d’oro ti butta giù dalla nave” mi dice indicando la ragazza mora.
Mi diverte vedere che le ragazze guardano di sottecchi mio marito. Cercano l’approvazione dei maschi adulti, lo so.
Vediamo come reagiscono i maschietti a una femmina alfa.
Mi alzo e vado al bancone del bar. Dove staziona il gruppo dei ragazzi con il “nuotatore”. Sento gli sguardi dei camionisti accarezzarmi la schiena. Passo in mezzo al gruppo. Si ammutoliscono. Sorrido al nuotatore. Si, voglio passare proprio dove sei tu. Si sposta, scusandosi.
Prendo un succo di frutta e mi volto. Catturo il suo sguardo che viene distolto velocemente. Gli sorrido e lui saluta con la mano. Scioccamente. Adoro queste piccole incongruenze.
Continuo a guardarlo, sfacciata.
E’ a disagio. Cambia posizione. Raddrizza le spalle. Si sistema i capelli. Gli occhi mi passano sopra e schizzano via. Un lampo blu.
Con calma sorseggio il succo di frutta. Passo sopra altri occhi che mi guardano. Continuo a sorridere fissandolo.
Non è strano quando poso il bicchiere, mi avvicino e gli dico: “Don't you feel like dancing? (non ti va di ballare?)
E lui arrossisce: “No, I’m not good. Not good dancer”
Il suo imbarazzo è benzina per il mio fuoco: “Oh, come on... let's go... make me dance, pleeeeaase ” gli dico con la faccia più tenera che posso… quella a cui un maschio non può mai dire di no.
E infatti lui continua a schermirsi: “non sono capace...davvero…” ma segue la mia mano che lo tira verso la zona dove si balla.
In effetti accenna appena a muoversi, ma anche io, “grazie… di dove sei?” gli chiedo urlando per farmi sentire.
Serbi, hanno fatto due città italiane e ora vanno in Spagna. Bellissimo viaggio, gli dico.
Nel frattempo le ragazzine che prima gli giravano attorno si sono sedute, mangiano schifezze e mi guardano con odio.
Dopo un paio di pezzi propongo di prendere qualcosa da bere. Pago io ovviamente: due campari e patatine. E andiamo a sederci in una zona meno rumorosa. Mi racconta di questi viaggi che fanno con la scuola e della sua famiglia e si, è un pallanuotista.
Passa mio marito e mi dice che va a leggere in cabina, perché troppo vento e sole.
Niko (si chiama Nikola) è un po’ a disagio ma si rilassa quando lo vede sparire dietro la porta. I suoi amici guardano verso di noi. Parlano. Ammiccano.
“Tuo marito non è geloso?” mi chiede. Il suo inglese non è fluido. Fatica un po’ a trovare le parole ma con un po’ di sforzo ci capiamo. Certo non posso essere molto sottile e le mie arti seduttive ci perdono un po’. Niente doppi sensi e anche i toni che vorrebbero essere sensuali perdono di efficacia.
Sono un po’ in difficoltà, perché ovviamente lui è molto corretto e compreso nella sua parte di studente modello, educato e gentile.
“No, non è geloso” rispondo “anzi… a lui piace che io sia … libera, capisci?”
“Io di te sarei molto geloso” dice.
“Ma se lui fosse stato geloso, io non sarei qui a parlare con te, giusto?”
Ride. Annuisce.
“Quanti anni hai?” mi chiede.
“36 e tu?”
“Io 18 “ (diciamo... N.d.A.)
“Non hai la ragazza fra le tue compagne?”
“No. Avevo una ragazza ma… è finita. E comunque non è qui”
“Però ho visto che a qualcuna interessi?” e indico con un gesto lieve della testa verso il gruppo che sgranocchia popcorn e beve cocacola mentre mi invia maledizioni)
“ah quelle? No… sono ragazzine… non mi interessano”
“ti piacciono le donne più grandi?”
“si…” arrossisce.
“Come me?”
“si” e sorride, abbassa gli occhi.
“e perché? Se posso…”
“perché sapete quello che volete”
“ma sei mai stato con una donna più grande?”
“si… (pausa) … una volta”
“a letto dici? Ci hai fatto l’amore?”
“si… (pausa) … (arrossisce) … cioè no”
Non lo incalzare, penso. Voleva farsi grande, vantarsi, poi ha avuto paura e è tornato indietro. Mi verrebbe da chiedere, ovviamente, o è si o è no… ma lascio stare, meglio abbassare la tensione.
Ma poi mi dico, se cambio discorso sarà difficile tornarci. E chissà se ci sarà tempo e occasione.
Quindi parto decisamente all’attacco.
“A me piaci molto “ gli dico.
“Grazie” risponde.
“Ti va di fare l’amore con me?”
Arrossisce violentemente. Guarda verso il gruppo degli amici. No, l’aiuto del pubblico non è previsto Niko.
“Si, mi piacerebbe. Ma dove, come?”
Mi viene in mente la mia cabina ma c’è mio marito, potrei mandargli un messaggio e farlo uscire, ma anche qualche bagno sui ponti inferiori. Però non vorrei consumare la situazione in una sveltina nel cesso. Vorrei un pochino di dolcezza in più.
“Non hai una cabina?” chiedo.
“Si, ma siamo in 4 “dice.
“E non puoi dirgli di non entrare per un’oretta?” gli dico.
“Si, potrei provarci…”
“Ok. Allora io esco e scendo al ponte sottostante dove c’è la palestra. Ti aspetto lì per 10 minuti. Se non vieni me ne vado, ok?”
“Si si ok. Ora glielo dico.”
Lo saluto con la mano, mi alzo, porto i bicchieri al bar e me ne vado.
Mando un messaggio a mio marito: “Ho da fare un’oretta”.
L’addetta alla palestra mi spiega le varie opzioni di entrata, i costi eccetera. Annuisco con interesse mentre guardo l’orologio. Mi ha dato buca, penso. Sono già passati 15 minuti.
