Ad occhi chiusi, godevo come una porca, da gran troia lo esortavo a non fermarsi, a scoparmi selvaggiamente cosa che lui faceva senza pietà, ero una vacca che si godeva quel mostro nero piantato in fica strillando letteralmente di piacere intenso. Con colpi violenti e ben assestati, mi stava pompando alla grande, ad ogni colpo mi faceva andare in avanti in un gioco incredibilmente selvaggio, ma proprio per questo eccitantissimo. Mi ficcò un dito in bocca ed io cominciai a succhiarlo avidamente mentre mi dava della troia, mi chiedeva se mi piacesse ed io annuivo lamentandomi, la testa immersa nel cuscino, stringendo tra le mani il lenzuolo ed incapace di parlare tanto stavo godendo. Il palo turgido mi entrava ed usciva dalla vulva sfregando le sue pareti e portandomi a godere come una folle, mi sentivo riempita da quel tubo caldo e duro, pulsante, noduloso, avvertivo la cappella, dalla circonferenza maggiore confronto all’asta, che mi allargava e mi riempiva la fica mentre sbrodolavo copiosamente da vacca in calore. Ad occhi chiusi godevo, godevo da morire fino a che, con un lamento prolungato, venni in maniera intensa, profonda, selvaggia, in un orgasmo incredibilmente indecoroso e prolungato. Squirtaii moltissimo.
Con la vulva sgocciolante, mi girò su un lato, mi alzò una gamba e mi penetrò da dietro. Mentre mi palpava le tette, potevo vedere quel “mostro” che entrava ed usciva dalla mia fica piena di umori e di liquido seminale del nero in una scopata da antologia. Intanto mi poggiò una mano sulla pancia ed accarezzava il punto dove il suo cazzo mi entrava in fica e cercavamo di baciarci, in un tripudio di libidine e godimento. Mi stava letteralmente massacrando la patata, ma mi piaceva quel trattamento selvaggio e maschio. Lui era un vero toro da monta, con il cazzo pieno dei miei umori ed ancora duro come il marmo, si distese e mi fece salire su di lui. Sentii la grossa cappella che si faceva di nuovo strada nella mia fica e, in uno smorza candela da paura, cominciai a saltare sul suo cazzo in maniera violenta, praticamente adesso ero io che mi scopavo lui, con le tette che sbattevano sul suo torace mentre mi teneva ferma con le mani sul culo a dettare il ritmo. Poi mi alzai, sempre con l’uccello dentro di me, mi feci sorreggere dalle sue mani e continuai a cavalcarlo con una voglia ed una passione incredibili. Godevo nel sentirmi porca, mentre tradivo il mio compagno con un nero sconosciuto, nel lettone dove tante scopate facevo con lui, godevo al pensiero di trombare con un negrone da monta che mi stava devastando la fica. Impalata sul suo cazzone, venni intensamente una seconda volta, strillando e mugolando, con gli occhi strabuzzati. Squirtai ancora una volta, bagnando il materasso.
Adesso lo volevo in culo, desideravo “venire” con quel cazzo enorme nell’intestino. L’unico timore era per l’incolumità del buco del culo che, nonostante ne avesse beccati tanti, temevo che non reggesse l’urto con un mostro del genere, ma lo volevo, lo volevo intensamente nel culo e glielo dissi senza alcun ritegno, ero completamente partita di testa diventando una vera vacca da monta.
Andai in cucina e presi il panetto di burro dal frigo chiedendogli di lubrificarmi prima di incularmi.
Mi riportò a pecorina e prese a spalmarmi la rosellina di burro fino a lubrificarla per bene e poi, appoggiata la grossa cappella, inserì l’intero, enorme cazzo nel mio intestino, cominciando ad incularmi in maniera inesorabile, selvaggia e laida; era uno spaccaculi incredibile. A parole è impossibile descrivere il dolore che mi provocava quel bastone in culo, so che, nonostante fosse stato ben lubrificato col burro, me lo aveva praticamente rotto, ma ormai ero partita di testa, lo scongiuravo di non fermarsi, di andare a fondo ed il porco mi accontentò di buon grado, inculandomi ancora più violentemente, tanto che avvertivo l’intero cazzo piantato in culo, fino all’intestino.
Dallo specchio dell’armadio vedevo me stessa stravolta dal piacere e lui dietro che godeva tantissimo mentre mi “faceva” il culo, eccitata all’inverosimile mi godevo quell’inculata inesorabile e violenta, mi prendeva sulle scapole e mi attirava a se, facendo, entrare il cazzo giù in profondità, ero prigioniera di quel nero sconosciuto. Me lo stava spaccando per bene, usciva per poi penetrare di nuovo interamente nello sfintere fino ai coglioni. Mi ritrovai a pensare, divertita, che avrei camminato in maniera innaturale per i prossimi giorni, ma ora tutta me stessa era proiettata solo verso il godimento estremo, per cui il dolore si attenuò, lasciando il posto al solo godimento intenso.
Era bravissimo. Lo tirava fuori dal culo e lo ficcava nella mia fica, poi faceva il contrario in una girandola incredibile e fu così che, folle di piacere intenso, strillando e mugolando, venni per la terza volta, sempre in maniera intensa e profonda; come una cagna, “venni” mentre mi fracassava culo e vulva. “Oh Dio, oh Dio che scopata…”, mi sentii dire. Fu un orgasmo intenso, profondo ed appagante. Capii che ormai era prossimo pure lui a venire e desideravo la sua sborra, la desideravo in bocca.
Stravolta dalla goduria, - “sborrami in bocca” - fu l’unica cosa che riuscii a dirgli con un filo di voce sensuale e, immediatamente lui, ormai pronto a godere, si alzò, gettò un cuscino in terra, mi fece inginocchiare e mi disse di mostrargli come sapessi far venire un maschio con la bocca, promettendomi tanta sborra calda, tutta da ingoiare.
Una vacca gran pompinara, esperta di cazzo in bocca come me, accetta con entusiasmo tali sfide e così, intenzionata a fargli un pompino grandioso per beccarmi la più grossa quantità di sperma in bocca, con le mani appoggiate alle sue cosce, presi nuovamente nella bocca il grosso cazzo guardandolo dritto negli occhi con aria da gran troia succhia cazzi. Avvertivo l’odore di burro misto a quello dei miei e dei suoi umori andando avanti ed indietro a pompare l’uccello, ben decisa e desiderosa di farmi sborrare in bocca. Lo stavo facendo impazzire dal piacere. Lasciavo scivolare la cappella fino alla gola, con una sensazione di riempimento totale che mi soffocava, le narici allargate in maniera innaturale in cerca d’aria e l’inevitabile sensazione di vomito, mentre lo spompinavo in maniera incredibile, magistrale. Lui, ormai impazzito dal piacere, mi reggeva la testa con tutte e due le mani incrociate dietro la nuca, sudato ed ansimante, quando improvvisamente lo sentii urlare ed uno, due, tre, quattro schizzi violenti e densi mi inondarono la bocca; ad ogni schizzo lanciavamo insieme dei mugolii. Quanta sborra mi scaricò in bocca, era pazzesco. Di pompini con ingoio ne ho fatti tantissimi, ma sinceramente una quantità così esagerata di sborra non mi era mai capitata, almeno fino a quel momento. Mentre la cappella vibrava nella mia bocca, avevo la gola completamente piena del suo sperma denso e caldo che, per forza di cose, con un rumore strano, mi schizzava fuori dai lati delle labbra come vomito, poltiglia nauseabonda e appiccicosa, colandomi sul mento, sulla gola e sulle tette. La maggior parte la mandavo giù, ingoiandola avidamente e facendo una vera scorpacciata di sperma di quel bull nero.
Dopo essermi sciacquata velocemente ed essermi lavata i denti, lo riaccompagnai e non lo rividi mai più. Tornata a casa, subito feci una doccia e spalmai una crema lenitiva sia sulla fica che sul buco del culo, ambedue devastati da quel grande cazzo nero che mi aveva fatto andare in estasi. Inoltre, avevo mascella e mandibola indolenzite a furia di sparare pompini. Sistemai il letto eliminando le tracce del mio tradimento.
La sera, con una banale scusa, rifiutai le avances del mio compagno. Eh già, nonostante fossi una vacca ingorda di cazzo duro, ero ancora sazia dal cazzo nero beccato nel pomeriggio!
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