Ormai decisa e desiderosa di trovare nuovi cazzi da godermi, ero divenuta una vera e propria cacciatrice di uomini. Era un periodo in cui pensavo tanto agli extracomunitari. Pensavo all’oscenità di fare sesso con uno sconosciuto di colore, un porco clandestino africano o medio orientale. Insomma avevo voglia di un bel cazzo nero tutto per me. Lo desideravo, lo volevo e speravo di trovare un maschio nero dal grosso cazzo che mi potesse sfondare per bene.
Vogliosa di cazzo nero, avevo adocchiato un extracomunitario che stazionava fuori dal supermercato in cerca di mance. Un nero sui 40 anni, labbroni grossi, alto e dall'aspetto trasandato. Ogni volta che andavo a fare la spesa, mi salutava e mi sorrideva, senza minimamente immaginare i miei propositi e le mie intenzioni da gran troia nei suoi confronti ma, o perché ero con il mio compagno, o perché quando ero sola lui non c'era, non potevo far altro che fantasticare, immaginare e desiderare le cose più oscene e proibite.
E fantasticavo molto su di lui, mi eccitavo e mi masturbavo tantissimo al pensiero che, oltre al tradimento, si aggiungeva anche il volerlo fare con un uomo di colore, cosa questa che credo sia il desiderio proibito e segreto di tutte noi donne. Insomma, tradire il mio compagno con uno sconosciuto nero, un vero bull da monta, era una cosa che mi infoiava davvero tanto.
Un mattino, con il pensiero fisso di trombarmi quel negrone e non riuscendo più a resistere al desiderio di fare la porca con lui, feci una pazzia. Verso le 13, mi appostai nei pressi del supermercato e, quando lui andò via, lo seguii fino a che non scoprii dove abitava.
Ora sapevo dove viveva, ma non avevo il coraggio di prendere l'iniziativa, non sapevo come fare ad agganciarlo, fino a che, non riuscendo più a resistere, con la fica in fiamme, lo seguii ancora una volta e bussai alla sua porta. Mi aprì un suo amico, anche lui di colore, ed io rimasi delusa, non sapendo cosa fare perché non sapevo il suo nome e, imbarazzatissima, non sapevo cosa dire.
Fortunatamente lui parlava l'italiano, e così riuscii a fargli capire che cercavo il suo amico del supermercato. L'amico lo chiamò e lui venne alla porta e, sorpreso nel vedermi, chiese sorridente di cosa avessi bisogno.
Nel pallone totale, ma determinata a farmi trombare da lui, mi inventai una scusa dicendogli che dovevo caricare delle cose pesanti in macchina e che mi serviva il suo aiuto. Lui accettò subito, calzò di nuovo le scarpe ed insieme andammo al parcheggio del supermercato che era poco distante.
Arrivati alla mia auto, mi sorrise e, vedendo che non c'era nulla da caricare, rimase a guardarmi con aria smarrita. Temendo di essere notata da qualcuno che magari potesse riconoscermi, gli dissi di entrare in fretta in auto perché dovevo parlargli.
Una volta in auto, eccitatissima e decisa ad affondare il colpo, con una voglia matta di sparargli immediatamente un bel pompino, dovetti mantenermi dall'impulso fortissimo di prenderglielo in bocca da vera porca. Ma era pericoloso, eravamo troppo in vista e così, infoiata all'inverosimile e decisa ad andare fino in fondo, senza più indugi, gli dissi chiaramente che volevo che mi sfondasse come una troia e che volevo farmi scopare, subito, ora.
Il nero scoppiò in una fragorosa risata ed io, pensando ad un suo rifiuto, mi sentii ridicola ed umiliata, ma subito dopo il porco mi mise una mano sulla fica e disse che, se volevo questo, lui era disponibile. Mi chiamava "signora", infatti disse:
"Signora, se tu vuole questo, ok"!!!
E mi confessò anche che non aveva di certo molte possibilità di scoparsi una bella italiana porca e che aveva molta voglia di farlo. Era fatta, realizzai che tra poco avrei finalmente gustato il suo bel cazzo, ma essendo troppo in vista, gli chiesi impaziente dove potessimo andare per stare in pace, senza essere disturbati per un paio di ore, a fare le nostre porcate.
Mi disse di aspettarlo ed uscì dall'auto. Io, con la fica già bagnata al pensiero di quello che mi aspettava, approfittai per chiamare il mio compagno, dicendogli che non avrei pranzato (se non un bel pezzo di carne nera - pensai maliziosamente tra me e me), che sarei andata a fare una passeggiata e, dopo avergli detto di amarlo, riagganciai.
Dopo pochi minuti, il mio amico ritornò e mi disse che aveva le chiavi di una casa sfitta dove nessuno ci avrebbe disturbati. Impaziente di beccarmi finalmente il suo cazzo, misi in moto e, seguendo come inebetita le sue indicazioni, raggiungemmo un quartiere malfamato e squallido. Per strada, vidi solo uomini di colore, pochissime donne e quasi nessun abitante locale, tranquillizzata da questo in quanto nessuno mi avrebbe potuto notare o riconoscere.
Entrammo in uno stabile fatiscente, abitato solo da extracomunitari. Passando accanto ad un gruppo di negroni, mi sentii i loro occhi addosso, occhi che bramavano il mio corpo, la mia fica, la mia bocca. Dopo un tempo che mi sembrò interminabile, aprì la porta di un piccolo appartamento dove notai un tavolo, un paio di sedie ed un divanetto, poi c'era un piccolo bagno ed una stanzetta. Mi portò proprio in questa stanzetta, arredata solo con una sedia, una sorta di comodino ed un letto matrimoniale con solo il materasso, senza coperte o lenzuola. L'aria era umida e viziata, un forte odore di muffa mi assalì, ma capii subito che li nessuno ci avrebbe disturbati e potevo finalmente dar vita a tutte le mie fantasie erotiche e farmi finalmente fottere dal nero, il primo della mia vita. Ero eccitata in maniera incredibile.
In un attimo lui si tolse la maglietta, i jeans e gli slip, rimanendo con solo il cappellino bianco, poi mi spogliò e rimanemmo così ambedue nudi.
Pensavo solo a quello che sarebbe accaduto tra breve, pensavo eccitata a quanta sborra mi sarei beccata, visto che lui di certo non scopava tutti i giorni e, nonostante i soliti sensi di colpa per il tradimento che mi accingevo a compiere, volevo godermi la mia laida avventura, il mio primo cazzone nero senza pensare ad altro. Ci sdraiammo su quel lurido letto puzzolente e cominciammo ad abbracciarci, baciarci e rotolarci, assaporando a vicenda il calore dei nostri corpi. Nelle sue braccia, sembravo un fuscello. Lui alto e grosso, io mingherlina nel mio metro e 65. Stando sopra di lui, mi baciava con foga, con le sue grosse labbra, io contraccambiavo con le lingue che si intrecciavano, si succhiavano e si ciucciavano, mentre mi accarezzava il culo, o meglio, me lo impastava, così come mi accarezzava le cosce e le tette, stringendomele con le sue grosse mani, pizzicandomi i capezzoli. Sentivo il suo torace sotto le mie tette e mi eccitavo sempre di più, impazzita dalla lussuria e dalla voglia di cazzo, ero una vera porca assatanata di sesso selvaggio.
Quando poi iniziò a baciarmi il collo, persi completamente il controllo, così gli chiesi, con voce ansimante, di volerlo in bocca. Lui si alzò in piedi sul letto ed io, in ginocchio, cominciai subito a sparargli un gran pompino mentre mi titillavo la fica.
Aveva un cazzo esageratamente grosso, più largo che lungo, duro, nero come la pece, i coglioni grossi e la cappella larga, trasbordante dall’asta, turgida, gonfia ed eccitante; i suoi peli pubici erano arricciati, tipici degli uomini di colore. La sua cappella mi ricordava un grosso fungo nero. Già pregustavo quel grosso cazzo anche nella fica e nel culo, così, decisa a farlo diventare durissimo, presi a pompare a ritmo sempre più serrato, con un'espressione di disgusto perchè, dal forte odore che emanava, capii che lui non aveva di certo molta cura della sua igiene personale. Infatti percepivo puzzo di urina e di smegma. Gli stavo facendo un appassionato e selvaggio pompino, nonostante il suo cazzo emanasse un odore non proprio piacevole, ma ancora più eccitata da ciò, leccavo i residui di smegma golosamente, non mi faceva di certo schifo, anzi aumentava la mia folle eccitazione. Lui mi accarezzava la nuca guardandomi ciucciare e godendo tantissimo, mentre mi lavoravo la sua grossa cappella maleodorante, turgida, me la passavo sul volto, la leccavo, la ciucciavo e la ingoiavo facendola scivolare nella mia bocca fino alla gola. Avanti e indietro sul cazzo a ritmo sostenuto, quando arrivavo alla cappella, la risucchiavo prima di farla uscire dalla bocca; mi fece notare che ero veramente una grande pompinara.
