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Incredibile chiavata con l'extracomunitario
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Racconto13 min di lettura

Incredibile chiavata con l'extracomunitario

Aveva un cazzo esageratamente grosso, più largo che lungo, duro, nero come la pece, i coglioni grossi e la cappella larga, trasbordante dall’asta...

Raf 1990
1 anno fa · 2.7k letture · 0

               Mi fece fermare, si distese sul letto e mi disse di adagiarmi accanto a lui. Eseguii il suo desiderio e, impugnato il grosso cazzo all'altezza dei coglioni, ripresi impaziente la pompa interrotta, andando su e giù ritmicamente sul cazzo. Scesi fino alle palle che presi a risucchiare in bocca, a leccare con avidità e con una voglia di cazzo incredibile.

               Lo stare completamente nudi, in un posto sordido e squallido, a sparare un pompino ad un extracomunitario sconosciuto abbordato in strada, mi faceva perdere letteralmente la testa, mi faceva sentire porca, troia, traditrice, ed infatti, in preda ad una eccitazione incredibile, irrefrenabile, non riuscivo a fermarmi, pompavo, pompavo senza sosta quel grosso cazzo ad occhi chiusi e mugolavo, mi lamentavo godendo tantissimo con la bocca piena. Leccavo i coglioni, salivo sul tubo che leccavo e mordicchiavo, per poi soffermarmi sulla cappella dura, me lo portavo fino in gola, con il naso che lambiva il suo addome, provavo nausea che subito ricacciavo indietro, ma era nulla in confronto all'intenso piacere sessuale che mi dava il succhiare il suo cazzo, mentre a gambe larghe, mi toccavo la fica ormai bagnata all'inverosimile. Lui con voce roca mi diceva: 

               "Brava signora, come lo succhi bene, continua così e vedrai che bella sorpresa, vedrai quanta sborra beccherai"! 

               Gli chiesi di chiamarmi pompinara e lui cominciò a dire: 

               “Si brava signora italiana pompinara, come lo succhi bene, così, ciuccia la mia cappella, troia italiana, così…”.

               Ad un certo punto, mi invitò a mettermi su di lui in un classico 69 e, mentre ripresi a spompinarlo, sentivo le sue mani che mi allargavano le chiappe e la sua lingua umida e calda che mi ispezionava la fica ed il buco del culo. Roteavo il bacino, prigioniera del nero che mi stava dando un piacere intenso con la sua lingua, mentre succhiavo e ciucciavo il suo cazzo, reggendo i coglioni con tutte e due le mani.

               Era paradisiaco sentire quella lingua solleticare le mie parti intime, bello sentire le tette schiacciate sul suo corpo sotto di me, mentre ciucciavo e succhiavo il suo cazzo, indugiando sempre sulla grossa cappella, con la bocca allargata allo spasimo; succhiavo talmente forte che mi si formavano delle fossette sulle guance, le narici allargate, avide di aria da respirare visto che la bocca era occlusa dalla grossa mazza. Lui sentiva il forte risucchio sulla cappella e si lamentava grazie al forte piacere che gli regalavo. 

               Dopo qualche minuto, mi disse di volermi scopare e così mi fece rigirare, mi afferrò il culo e me lo ficcò in fica in uno smorzacandela da antologia. Appoggiata su di lui, con le tette che sbattevano sul suo torace, godevo sentendomi quel grosso attrezzo nero che mi sfondava la fica, entrando e uscendo ritmicamente, ansimavamo entrambi mentre mi pompava alla grande dandomi della troia, della porca. Ad un certo punto, presi io il controllo della situazione dettando il ritmo, alzandomi per poi abbassarmi violentemente e ritmicamente sul suo uccello, scappellandolo con le labbra della fica. Mentre lui mi afferrava sempre per le chiappe, rilassavo i muscoli per agevolarlo ad entrare con tutto il suo cazzo nella mia vagina, in una girandola di emozioni e piacere che mi portò a mugolare sommessamente mentre, con un lamento prolungato, venni intensamente.

               Esausta ed affannata, volle scoparmi a pecora, mi sistemò carponi a pecorina e cominciò a pomparmi violentemente da dietro, con le mani sul culo, si impegnava a farlo entrare per intero nella mia fica. Su quel materasso, chiazzato dai resti di chissà quante scopate, godevo come una porca, mugolavo e strillavo sapendo che nessuno ci poteva sentire, tradendo il mio compagno, trombavo con gusto e libidine, mi stava letteralmente massacrando. Mentre il cazzo mi ispezionava la patata, sfregandosi sulle sue pareti, venni una seconda volta e l'orgasmo fu qualcosa di incredibile, qualcosa che non avevo mai provato prima in vita mia. Intenso, appagante, devastante al punto da farmi squirtare abbondantemente. 

               Una grossa quantità di caldo liquido vaginale, bagnò dapprima l'interno delle mie cosce, per poi colare sul materasso, intanto lui continuava a scoparmi senza sosta, pompava sudatissimo, instancabile, mentre gli afferravo una coscia e lo attiravo verso di me, perchè volevo sentire tutto il suo cazzo dentro, a spaccarmi la fica in maniera volgare e violenta. Allungavo una mano per toccargli i coglioni da sotto, cosa che lui apprezzò, perché mi pompava sempre più forte.

               Improvvisamente si fermò, tirò fuori il cazzo dalla fica e sentii qualcosa di duro e caldo che spingeva sulla rosellina anale.

               Avevo capito che voleva farmi il culo, cosa per me inedita in quanto non ero mai stata inculata da un nero. Lo desideravo anche io tantissimo, desideravo farmi fare il culo, farmelo sfondare selvaggiamente dall’africano. Così, appoggiata sui gomiti, girata la testa di lato per vedere come mi inculava, sentii la rosellina allargarsi allo spasimo ed un dolore piuttosto acuto. Mi aveva infilato solo la cappella in culo e già mi faceva male, quando poi, pian piano, ficcò tutto il largo cazzo, mi sentii sfondare e il dolore divenne quasi insopportabile, ma era reso nullo in confronto al piacere intenso ed incredibile che provavo nel sentirmi quel grosso palo nero e sconosciuto profanarmi il buco che in natura dovrebbe solo espellere!

               Cominciò ad andare avanti ed indietro col cazzo che entrava ed usciva dal mio culo e, a mano a mano che passavano i minuti, lo imploravo di non fermarsi, ora che il dolore si era quasi del tutto attenuato, lasciando il posto solo ad una goduria incredibile, gli dicevo di continuare, lo pregavo di rompermelo, devastarmelo col suo grande cazzo. Mentre mi "faceva" il culo, guardandolo intento ad incularmi alla grande, con il suo torace muscoloso e sudato mentre mi pompava, con un urlo prolungato, venni intensamente per la terza volta.

               Mi disse che stava per venire anche lui. Prontamente, risposi che volevo farmi sborrare in bocca, che volevo ingoiare tutto il suo nettare. Lo feci distendere di nuovo, mi ci adagiai di fianco e presi a spompinarlo con l'intento di farlo godere il più possibile, in modo che mi riversasse in bocca la più grande quantità di sborra possibile.

               Impaziente di godere, mi fece fermare e, a cosce oscenamente allargate, mentre con una mano dietro al collo mi teneva ferma la testa, con l'altra prese a spararsi una sega a pochi centimetri dalla mia bocca. Mentre nella foga mi colpiva la bocca con il suo pugno, guardavo la sua mano che velocemente lo scappellava, ne sentivo l'odore acre e selvatico fino a che, aiutato dal movimento della mia lingua sulla cappella, arrivò il primo schizzo violento, denso, copioso che si scontrò dapprima con la lingua, per poi colpirmi all'altezza del naso. Ne seguirono altri che io orientai direttamente nella bocca, cercando di ingoiarne la maggior parte, cosa che mi riuscì, mentre altro sperma mi rimase sul viso. Ad ogni schizzo, lui emetteva un lamento di piacere ed io un mugolio di soddisfazione per la grande sborrata che mi stavo beccando in bocca, che ora era un misto di sperma, saliva e sudore. Avevo il viso devastato dal suo sperma mentre ingoiavo una quantità incredibile di sborra calda, densa e cremosa.

               Rimanemmo distesi per qualche minuto, lui ancora ansimante per l'orgasmo, io col viso chiazzato di sborra e la bocca impastata, poi ci rivestimmo ed andammo via.

        Dopo averlo lasciato al parcheggio del market, ritornando a casa, mi sentivo sporca in tutti i sensi, puzzavo di cazzo e di sborra essiccata, ma ero soddisfatta per essermi finalmente fatta trombare da quel nero, di aver tradito per la seconda volta il mio compagno e, soprattutto, sazia di sborra che tanto amo bere...

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Raf 1990

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