L'inizio
Finalmente avevo deciso! Avevo preso il biglietto di ritorno e, con il mio zaino in spalla, sono tornata a casa. Arrivata in aeroporto a Torino, però, ho iniziato a dubitare della mia scelta. Il cielo grigio nuvoloso, qualche piccola goccia di pioggia: il dubbio di aver fatto la cosa giusta aumentava.
Decido di sedermi al bar e aspettare. Mi prendo una brioche al cioccolato con un cappuccino e mi metto a fissare il nulla. Dopo qualche ora sento una voce che mi chiede se va tutto bene: un uomo, molto bello, alto, brizzolato, con gli occhi neri profondi come l'oceano. Si era seduto dietro a me: mi aveva notata sullo stesso volo e stava osservando la mia assenza mentale da diverso tempo; così ha deciso di avvicinarsi e provare a cambiare la mia giornata.
Era molto elegante, probabilmente lì per un appuntamento di lavoro: pantaloni blu, camicia grigia e antivento. Mi sono ricordata subito delle risate con la mia amica al bar a riguardo della barba degli uomini, che io non ho mai apprezzato. E così vedendo la sua barba ordinata sul suo viso, mi è spuntato un sorriso e ho risposto che andava tutto bene.
Io ero arrangiata da buttare, nei miei semplicissimi leggings neri, t-shirt e felpa rosa, antivento e scarpe da ginnastica. I capelli sfatti, arrotolati velocemente in uno chignon senza alcuna cura. Solo un filo di mascara sulle ciglia e burrocacao sulle labbra; così ho ringraziato la mia abbronzatura insieme al mio profumo di monoi.
Lui inizia a parlarmi, a raccontarsi; io invece completamente avvolta nei miei pensieri, mi son resa conto che gli sto spogliando l'anima con lo sguardo. Le sue labbra sono fini, i capelli ordinati, le mani curate e le dita affusolate; ancora qualche rimasuglio di abbronzatura, vestiti stirati.
I miei pensieri guidano una mia mano tra il colletto della camicia e il suo collo. Penso di appoggiarci il mio naso per sentire il suo profumo, lo sentivo già, standogli seduta a neanche un metro, e di sfiorare quel punto con le mie labbra. Sento il suo calore anche senza toccarlo; i suoi occhi profondi mi trasmettono sicurezza. Il suo modo di gesticolare, avvicinandosi a me senza mai sfiorarmi, mi ha rapita. Il pensiero delle sue mani su di me mi attraversa.
Probabilmente sono talmente assorta a mordermi le labbra che lui nota che non lo sto seguendo. Si schiarisce la voce e io mi risveglio dal mio sogno. Mi chiede ancora se va tutto bene e io divento rossa come un peperone e sorrido timidamente.
Insiste per sapere come sto e io crollo: gli racconto che sono appena tornata da un viaggio unico, che fino a qualche ora prima avevo le idee chiare, ma ora tutto era di nuovo incerto.
Scende dalla sedia, si avvicina e mi abbraccia. Mi sento al sicuro e mi sciolgo. Mi solleva il viso e mi fissa negli occhi; capisce la mia necessità di abbandonarmi. Non mi permette di distogliere lo sguardo dai suoi occhi e inizia a parlarmi in modo molto più deciso.
Io ascolto la sua voce: mi entra nella testa, ha un tono decisamente sicuro e calmo, ma non seguo più quello che dice. A un certo punto mi rendo conto di essermi persa in lui; mi accorgo che non solo la mia testa era persa in lui, ma anche il mio corpo.
Lui, molto più sicuro di me, mi dice che fuori c'è un transfert che lo sta aspettando da ore e che, se voglio, mi accompagna a casa. Nessuno a casa mi stava aspettando, così decido di andare con lui. Arrivati vicino al piccolo furgone nero con vetri oscurati, mi ritrovo chiusa in un angolo. Lui mi spinge contro, mi dà un bacio prima dolce con le labbra e poi sempre più intenso, saliamo e mi spoglia dolcemente.
La temperatura è ottima e lui mi sta scaldando tantissimo. Sento la sua lingua che mi scopre, prima sulle labbra e poi sulla mia lingua, sul mio collo. Le sue mani sul mio piccolo seno sanno come muoversi; i miei capezzoli rispondono prontamente e il mio corpo si sente vivo. Il mio cuore batte, il respiro aumenta di intensità. Mi si secca la gola e ingoio la saliva a fatica.
Mi fissa di nuovo negli occhi, chiedendomi se mi va, se lo voglio, se sono pronta. Così, con un piccolo cenno di consenso, lo lascio proseguire. La sua lingua e le sue mani sul mio corpo sono come le dita di un pianista sul suo pianoforte: dolci e precise.
Finché non mi toglie scarpe e leggings e inizia a toccarmi le gambe, risalendo fino all'apice, proprio lì dove trova il suo premio, la ricompensa. È pronta. Calda. Ne ha molta voglia. Ma lui sa bene che così non otterrebbe la mia soddisfazione, così temporeggia.
Mi parla all'orecchio e la sua voce è una melodia per me. Mi lecca il clitoride e poi torna a baciarmi sulla bocca. La sua tortura va avanti per molto tempo, finché decide di farmi godere con la lingua e le dita e subito dopo mi penetra, dolcemente, piano, fino in fondo, lasciandomi gustare ogni singolo istante.
Le mie unghie sono infilate nella sua schiena e lo tiro verso di me, non lasciandolo muovere e poco dopo, con sorpresa, vengo di nuovo con un gemito nelle sue orecchie. Lui continua a parlarmi con quel tono così sicuro. Gli dico quanto mi stia piacendo, quanto sia bello, quanto io stia godendo, e lo sento esplodere di piacere. Mi stringe forte e sento il suo respiro di soddisfazione morire sulla mia pelle.
Stiamo fermi, persi nei nostri occhi, finché il transfert non si ferma.
Sono arrivata a casa.
E ho solo una certezza, questo è solo l'inizio.
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