"Ciao, sono Laura, un’insegnante di quarant’anni. Sono sposata con Marco, che ne ha 48 e lavora come responsabile di uno studio tecnico. Viviamo in una grande città del Nord Italia. Io sono minuta e mora, con i capelli lunghi, mentre mio marito — anche lui moro ma con pochi capelli — è di media statura; negli ultimi tempi ha messo su un po’ di pancia perché, assorbito dal lavoro, trascura la forma fisica.
Dopo dieci anni di matrimonio, il sesso ha un peso marginale nella nostra vita affettiva. Con il passare del tempo è diventato monotono: io sono poco portata e Marco ha scarsa fantasia. Capita al massimo una volta a settimana e si risolve in pochi minuti, il tempo necessario a lui per svuotarsi, prima di girarci dall’altra parte a dormire. Non avendo figli, i miei interessi si dividono tra i miei studenti e la parrocchia, dove aiuto la comunità. Tuttavia, guardandomi indietro, ho qualche rimpianto su come stia andando la mia vita.
Forse è per questo che mi sono lasciata convincere da Erika, una mia collega di musica, a partecipare a un trekking in montagna di due giorni. Marco è stato felice dell’idea: così lui potrà poltrire sul divano e riposarsi, mentre io potrò cambiare aria. Erika è una donna tosta, quasi mia coetanea e single; frequenta la montagna, va in palestra e suona in un trio jazz. Rispetto a me, ha una vita piena e vibrante.
Durante il primo giorno di escursione mi è rimasta sempre vicina, dandomi consigli su come affrontare la salita e illustrandomi le vette circostanti. Mentre le ore passavano, la fatica aumentava. Verso sera siamo arrivate all'agognato rifugio, dove abbiamo trovato ristoro e un letto. Dopo cena e una doccia frugale, mi sono accorta che, oltre al mal di gambe, avevo delle vesciche dolorose. Per fortuna Erika, previdente, aveva con sé dei cerotti specifici e me li ha applicati. Più tardi, nel buio della stanza, prima di addormentarmi, si è avvicinata alla mia branda e ha iniziato a massaggiarmi i piedi. Io, felice di quella dedizione, mi godo le sue mani morbide e sapienti. Visto il mio volto è sereno. Lei si allunga ancora, in modo sempre più delicato, verso il mio interno coscia. Senza alcuna malizia, emetto un verso di gradimento che Erika interpreta diversamente: si avvicina di più, fissandomi negli occhi, e inizia a sfiorare i miei slip con le dita.
Sul momento rimango basita, in silenzio; un silenzio che lei scambia per assenso. Inizia così a far scivolare le dita sotto il bordo di pizzo, mentre posa delicatamente le labbra sulle mie. All'improvviso, rimango folgorata. Dentro di me si attiva qualcosa di nuovo e magico: sento le famose farfalle nello stomaco e, con un “ancora” soffiato sottovoce, la invito a proseguire.
Le mie dita si intrecciano tra i suoi capelli mentre il bacio si fa più profondo, meno timido. Il contatto delle sue dita, ora più sicure, crea percorsi di fuoco sulla mia pelle, trasformando il rilassamento iniziale in un’attesa vibrante. Ogni suo tocco sembra voler studiare le mie reazioni; mi osserva, cercando nel mio sguardo la conferma di quel comando sussurrato.
Le farfalle nello stomaco diventano un calore diffuso che si espande in ogni cellula, mentre il confine tra l'amicizia e questo nuovo mondo si dissolve sotto la pressione delle sue mani. Mi lascio andare del tutto, chiudendo gli occhi per concentrarmi solo sulle sensazioni: il profumo della sua pelle, il peso leggero del suo corpo contro il mio e quella strana, bellissima sensazione di essere vulnerabile e potente allo stesso tempo.
Erika fa scivolare via gli slip con un movimento fluido, senza mai interrompere il contatto visivo, quasi a voler leggere ogni mia minima reazione. La sua mano risale poi con estrema lentezza, sfiorando la pelle nuda fino a raggiungere il centro del mio desiderio. Il primo contatto è una scossa: le sue dita sono esperte, calde, e agiscono con una pressione che alterna carezze piumate a tocchi più decisi. Inarco la schiena d'istinto, cercando quel contatto che ormai è diventato vitale
"Erika allora si sposta sopra di me, usando il suo corpo per avvolgermi, mentre una delle sue mani risale a cercare il mio seno, accarezzandolo sopra la stoffa leggera della maglietta. Quando le sue dita iniziano a muoversi con un ritmo più incalzante e preciso, la sensazione di piacere diventa così nitida da farmi mancare il respiro, costringendomi ad affondare le dita nelle sue spalle per non perdere l'equilibrio in quel turbine di sensazioni nuove. Erika sembra percepire esattamente dove il mio piacere si fa più acuto: le sue dita accelerano, alternando tocchi circolari a pressioni più profonde, mentre l'altra mano mi stringe i fianchi per tenermi ancorata a lei. Sento una tensione dolcissima accumularsi nel basso ventre, un calore che sale come un'onda pronta a infrangersi. Inarco la schiena, cercando di aderire completamente alla sua mano. Erika si china di nuovo su di me, baciandomi il collo con foga, e quel calore esplode all'improvviso in una scossa elettrica che mi attraversa tutta Il piacere mi travolge in ondate successive, lasciandomi senza fiato, con i muscoli che fremono in un rilascio totale. Mi abbandono esausta contro il materasso, mentre lei mi stringe forte a sé, accarezzandomi i capelli per calmare il mio respiro ancora spezzato.
Al rientro dal trekking, la solita mazzata: torno a casa e trovo Marco steso sul divano con tutta la cucina ancora da sistemare. Che rabbia. Per fortuna, alcune settimane dopo, ho finto un corso di aggiornamento nel weekend; in realtà Erika aveva organizzato una due giorni in una SPA in Alto Adige, un suo regalo per me. Appena giunte in quel paradiso di montagna, ci siamo immerse nell'area wellness. Per la prima volta vedo Erika completamente nuda; la sua zona intima è completamente rasata, una pesca lucida che muoio dalla voglia di assaggiare.
Il calore della sauna era denso, quasi solido; ci avvolgeva come un abbraccio bollente che faceva evaporare ogni stress. Eravamo solo noi due, nude, ad adorarci con il solo sguardo in quel silenzio ovattato. Vedere la sua pelle lucida di sudore che brillava, mentre dai suoi seni turgidi scendevano gocce che avrei voluto raccogliere con la lingua, era una stimolazione eccessiva. Mentre l’aria calda mi bruciava dolcemente i polmoni, non ho saputo resistere e mi sono lasciata andare a un ditalino dedicato al mio amore.
