"Sì... cazzo, sì," ansima lei, perdendo l'ultima goccia di lucidità. L'orgoglio è evaporato. La vergogna è stata spazzata via da quell'ondata di piacere sconosciuto che le sto pompando nelle vene.
Il suo respiro diventa corto, disperato. Inizia a muovere il bacino contro il materasso, in modo goffo, spinta da un istinto primordiale che non sa più reprimere. Poi, improvvisamente, sento le sue mani scivolare verso il basso.
Sotto il lenzuolo, con un movimento frettoloso e tremante, Anna aggancia l'elastico dei suoi slip. Se li sfila lungo i fianchi, spingendoli giù per le gambe fino a calciarli via con i talloni in fondo al letto. È completamente nuda sotto di me, esposta e bollente.
Allunga le mani e mi afferra i capelli, tirandomi leggermente verso di sé. I suoi occhi neri brillano nel buio, dilatati, selvaggi.
"Inizia," mi ordina, o meglio, mi supplica, la voce spezzata a metà. "Inizia, Gio. Ti prego, fammi impazzire."
Non me lo faccio ripetere.
Mi sposto sopra di lei, incastrando il mio bacino contro la sua coscia nuda, schiacciandola a pancia in su contro il materasso. Senza staccare gli occhi dai suoi, abbasso il viso sul suo petto e le prendo un capezzolo tra le labbra. Lo succhio con avidità, passandoci sopra la lingua, bagnandole la pelle calda mentre con la mano le stringo l'altro seno.
Anna butta la testa all'indietro, affondandola nel cuscino, e lascia uscire un gemito altissimo che è costretta a soffocare mordendosi il dorso della mano.
Allo stesso tempo, la mia mano destra scivola verso il basso. Rispetto la regola: niente dita. Stringo il piccolo vibratore liscio nel pugno. Il mio pollice scatta sul pulsante di accensione e un ronzio sordo, basso e potente riempie il silenzio della stanza.
Apro le sue cosce con una leggera pressione del ginocchio. Lei cede all'istante, spalancandosi per me. Scivolo tra le sue gambe con la mano e premo la testina vibrante esattamente al centro della sua intimità umida e pulsante.
"Ahhhh!"
Anna si inarca come se avesse preso la scossa. Le vibrazioni intense la colpiscono dritta al centro del suo piacere mai esplorato, mentre la mia bocca continua a divorarle il seno senza pietà. I suoi fianchi scattano verso l'alto, cercando disperatamente il contatto contro la plastica vibrante, mentre le sue unghie mi si piantano con violenza nelle spalle.
Il corto circuito è totale. L'ho appena spinta oltre il limite, e lo spettacolo della sua resa assoluta è la cosa più erotica e devastante a cui abbia mai assistito
La tensione nella stanza è un filo spinato che si tende fino a spezzarsi.
Il ronzio sordo del vibratore vibra contro il palmo della mia mano, ma la mia attenzione è tutta sulla reazione di Anna. Non ha mai provato niente del genere. È una tela bianca, e io la sto letteralmente inondando di sensazioni che il suo cervello non sa come processare.
"Ah... Gio... cazzo..." piagnucola, la voce rotta, muovendo il bacino in modo frenetico.
Aumento la pressione della plastica liscia contro di lei, accendendo il ritmo. Allo stesso tempo, la mia bocca non le dà tregua. Passo da un seno all'altro, bagnando la sua pelle calda, succhiando i capezzoli turgidi mentre con le mani impasto le sue forme pesanti e abbondanti. La stringo con una foga calcolata, lasciandole i segni leggeri dei polpastrelli sulla pelle chiara.
In questo vortice di piacere sconosciuto, le difese di Anna crollano del tutto. La sento cercare disperatamente un appiglio emotivo. Le sue dita mi scivolano tra i capelli, cercando di tirarmi su, di cercare il mio viso nel buio. Vuole un abbraccio vero, vuole incrociare il mio sguardo, cerca una dolcezza che giustifichi quello che stiamo facendo.
Ma io sono fottutamente concentrato. Il mio respiro è pesante, i miei movimenti sono pratici, precisi, spietati. Non sono qui per fare l'innamorato. Sono qui per spaccare la sua finta perfezione e dimostrarle chi ha il controllo. La tengo schiacciata, ignorando le sue dita che cercano il mio viso, continuando a divorarle il seno e a tormentarla sotto le lenzuola.
"Gio... ti prego... sto per..." ansima, la schiena inarcata al massimo, il petto nudo e madido di sudore che si solleva quasi a cercare la mia bocca.
"Lascialo andare," le ordino a fior di labbra, afferrandole entrambi i seni e stringendoli con decisione.
L'esplosione è devastante.
Venti anni di repressione, di finta perfezione e di controllo si sbriciolano in un secondo. Anna lancia un grido acuto, soffocandolo all'istante contro la sua stessa spalla. I muscoli delle sue cosce scattano, stringendosi come una morsa attorno al mio ginocchio. Trema da capo a piedi, scossa da un orgasmo di un'intensità inaudita che le svuota i polmoni e le fa inarcare la schiena come un arco teso, mentre le sue unghie mi graffiano la schiena nuda.
Resto a guardarla mentre le onde del piacere la travolgono, il petto che si alza e si abbassa freneticamente. Ma l'istinto predatorio prende il sopravvento. Invece di spegnere il piccolo aggeggio di plastica e lasciarla riprendere fiato, mantengo la pressione, stuzzicandola ancora.
"È più bello se continuiamo adesso che sei sensibile," le sussurro all'orecchio, spietato, tornando con la bocca sulla curva abbondante del suo seno.
Ma ho fatto male i calcoli. L'ipersensibilità del post-orgasmo la colpisce come una scossa elettrica.
"No! Ah... fermati, cazzo!" strilla a mezza voce. Si ribella all'istante. Mi spinge via le spalle con entrambe le mani, divincolandosi con forza per allontanarsi dalla vibrazione che ora le risulta insopportabile. "Basta, Gio, basta! Fa male!"
Spengo il vibratore e mi ritiro, mettendomi seduto sul materasso, il respiro pesante.
Anna è stravolta. Ansima nel buio, gli occhi chiusi, cercando di calmare i battiti del cuore. Poi, in un gesto di una vulnerabilità disarmante, scivola sul fianco e si accoccola contro il mio fianco. Appoggia la guancia calda contro il mio addome sudato, circondandomi la vita con un braccio. È indifesa, nuda, svuotata di ogni arroganza. Cerca rifugio. Cerca un momento di intimità, l'illusione che questo non sia stato solo un fottuto gioco di potere.
Ma il mio sangue pulsa ancora nelle vene a una velocità folle. L'erezione intrappolata nei miei boxer è dolorosa. Ho appena fatto crollare la sua fortezza, ma la mia fame non è nemmeno lontanamente saziata.
Invece di accarezzarle i capelli, mi scosto. La sua mano cade dal mio fianco.
Mi alzo dal letto e mi metto in piedi in mezzo allo stretto corridoio che divide i nostri materassi. Lei sbatte le palpebre nel buio, confusa dalla mia freddezza improvvisa.
"Beh," mormoro, la voce bassa, pratica, indicando in modo esplicito il rigonfiamento teso e pulsante contro il tessuto scuro dei miei boxer. "Visto che tu hai risolto... ti andrebbe di provare a fare qualcosa anche per me, adesso? Magari impari in fretta."
Il silenzio nella stanza diventa di ghiaccio.
Vedo la delusione, cruda e tagliente, attraversarle il viso prima che l'orgoglio ferito la trasformi in rabbia. Anna si rende conto in un istante di cosa è appena successo: le ho dato l'orgasmo più intenso della sua vita, ma ai miei occhi è stata solo una transazione. Un modo per piegarla.
Afferra il lenzuolo con un gesto secco e se lo tira fin sopra il petto nudo, coprendosi quelle forme che fino a un minuto prima mi stava implorando di toccare.
"Scordatelo," sibila, la voce carica di un disprezzo che nasconde a malapena la ferita. "Fai schifo. Rimettiti nel tuo fottuto letto."
Non insisto. So di aver tirato troppo la corda. Alzo le mani in finta resa e faccio un passo indietro verso il mio materasso.
"Come vuoi, principessa," le rispondo con un sorriso amaro.
Mi sporgo di nuovo verso di lei, appoggiando un ginocchio sul bordo del suo letto. Anna mi guarda. Le sue labbra si dischiudono leggermente, gli occhi le si chiudono in automatico, le ciglia che tremano. Pensa che stia per chiederle scusa. Pensa che stia per darle il bacio della buonanotte, quel momento di tenerezza finale per addolcire la pillola amara della sua prima volta.
Ma il bacio non arriva.
Infilo bruscamente le mani sotto il bordo del suo lenzuolo. Le afferro entrambi i seni nudi a mani piene. La carne morbida riempie i miei palmi, e li stringo con un'intensità possessiva, rude, senza un briciolo di romanticismo. Sento il suo respiro bloccarsi in gola per la sorpresa e il disappunto.
Li impasto un'ultima, fottuta volta, marchiando il territorio.
"Buonanotte," le sussurro a un palmo dal viso, la voce gelida e carica di lussuria.
Lascio la presa, mi volto e mi butto sul mio letto, dandole le spalle e lasciandola sola nel buio, con il petto indolenzito, il corpo ancora scosso dal piacere e la mente che brucia di delusione.
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Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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