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Eva e Rob
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Racconto19 min di lettura

Eva e Rob

Eva, 25 anni, non riesce a dormire. La colpa non è del lavandino rotto che gocciola senza sosta, ma di Rob Culligan. Da quando ha varcato la sua soglia, Eva scopre desideri che non sapeva di possedere, aspettando ogni mattina con una febbre silenziosa che non sa come spegnere. Ma all'alba del quinto giorno è Rob a fare la prima mossa, entrando nell'appartamento con le sue chiavi e nella vita di lei con tutta la sua determinazione, dando inizio a una mattina che cambierà entrambi

Erika Mellone
7 mesi fa · 785 letture · 1

— Torniamo dentro — dissi con un filo di voce. — Potrebbe vederci qualcuno.

— Che ci veda. Voglio scoparti qui, in piedi sul balcone.

— Ma…

— Tranquilla. Se qualcuno ci vedrà, si allontanerà. Non oserà disturbarci. O al massimo si fermerà a guardarci — e ti assicuro che potrebbe piacerti.

Al pensiero di essere vista, di essere osservata mentre lui mi possedeva, qualcosa di inatteso si accese dentro di me. Non mi importò più niente. Andava bene così. Era tutto così proibito e così eccitante che smisi di ragionare.

Mi lasciai spogliare lentamente, un indumento alla volta, mentre l'aria mattutina mi accarezzava la pelle nuda. Rob era dietro di me, le sue labbra che tracciavano un sentiero caldo lungo il mio collo e le mie spalle, le sue mani che scendevano lungo i miei fianchi con una precisione esperta.

Chiusi gli occhi mentre le sue dita trovavano il loro posto — prima fuori, accarezzando, poi dentro, uno poi due, con una lentezza calcolata che mi faceva impazzire. Era così piacevole che dovetti appoggiarmi alla ringhiera del balcone per non crollare.

All'improvviso si inginocchiò ai miei piedi — esattamente come avevo fatto io poco prima — e iniziò a leccarmi. La sua lingua si muoveva con sicurezza, con una precisione che pareva conoscere il mio corpo meglio di quanto lo conoscessi io. Leccò, accarezzò, infilò la lingua sempre più in profondità.

— Sei così bagnata, dolcezza — sussurrò con voce soddisfatta. — Coraggio. Vieni per me.

Non me lo feci ripetere due volte. Sentivo le gambe tremare, i gemiti che non riuscivo più a trattenere. Era troppo da sopportare; il piacere mi stava dando alla testa, salendo a ondate sempre più intense.

Tremai e mi lasciai inondare dal primo orgasmo possente. Ma questo non fermò Rob.

Mentre venivo mi stuzzicò il clitoride con la lingua e con le labbra, succhiando e mordicchiando con una dolcezza feroce. Non riuscii a trattenermi: urlai, e il piacere si riversò di nuovo dentro di me come un'onda che travolge tutto.

— Sì, godi, dolcezza. Ancora.

Per un attimo pensai davvero che sarei morta di piacere. Stremata, riaprii gli occhi e incontrai i suoi — grigi, luminosi, rapiti — che mi fissavano dal basso con un'espressione che non avevo parole per descrivere.

— Sei così dannatamente bella quando godi. Resterei ore a guardarti venire.

Cielo. Come riusciva a farmi fremere così, con poche parole?

— Ora girati, dolcezza. Non ho ancora finito con te.

Stava scherzando, no? Non poteva essere serio, non dopo due orgasmi, non con le gambe che mi reggevano a malapena. Eppure era serissimo, perché mi afferrò per le braccia e mi fece voltare, premendomi con delicatezza contro la parete esterna con la fronte e le mani appoggiate alla superficie fresca.

— Metti le mani alla parete — disse. — Su, brava. Ecco, così. E ora piegati leggermente in avanti.

Lo accontentai, anche se mi sentivo le gambe di bambagia. I due orgasmi precedenti mi avevano sfiancata e sentivo il bisogno di riposare. Ma poi Rob riprese ad accarezzarmi tra le gambe, le dita che scivolavano senza sforzo all'interno di me, e incredibilmente il mio corpo rispose. Ero così bagnata che ogni sua carezza diventava una piccola rivelazione.

Poi tolse il dito e mi penetrò da dietro — lento, inesorabile, profondo. Lo sentii dentro fino in fondo e ripresi a gemere, la guancia premuta contro la parete, gli occhi chiusi sull'azzurro del cielo mattutino.

— Ti piace, dolcezza?

— Oh, sì. Rob, ti prego…

Affondava e si ritraeva con un ritmo che aumentava gradualmente, le sue mani salde sui miei fianchi a guidarmi, mentre le dita di una mano ricominciavano a stuzzicarmi il clitoride con piccoli movimenti circolari, precisi, devastanti. Sentivo il sangue pulsare nelle orecchie. I rumori del mondo mi arrivavano attutiti, lontani, come in sogno.

Stavo per venire di nuovo. Non ero certa di reggere un altro orgasmo, ma il corpo aveva smesso di chiedermi il permesso. Le ondate di piacere mi fecero tremare tutta, mentre lui aumentava il ritmo delle spinte, sempre più profonde, sempre più urgenti. Poi lo sentii gemere — un suono roco e selvaggio — e il suo seme si riversò dentro di me mentre anche il mio orgasmo esplodeva.

Mi lasciai scivolare tra le sue braccia, esausta, soddisfatta come non lo ero mai stata in vita mia.

— Sei dannatamente bella, lo sai? — mi sussurrò contro i capelli, stringendomi a sé.

Mi portò in bagno, dove aprì i rubinetti della vasca — la doccia era ancora rotta, ironia della sorte — e rimase lì mentre l'acqua saliva, guardandomi con quegli occhi chiari che non sapevo ancora come interpretare.

Quando fui pronta per uscire dalla vasca, mi tese il telo da bagno e mi aiutò ad asciugarmi con una delicatezza inaspettata in quelle mani abituate al lavoro duro.

— Per favore — dissi sottovoce, guardandolo negli occhi. — Permettimi di darti sollievo come tu hai fatto con me.

Rob allargò le braccia in un tacito invito, un sorriso lento che gli illuminava il viso. Era dannatamente bello il suo sorriso. Gettai il telo da bagno sul pavimento e avanzai verso di lui.

Volevo farlo gemere di piacere.

Avvicinai le mie labbra al suo collo, appena sotto il lobo dell'orecchio — sentii un brivido corrergli lungo la schiena — e iniziai a percorrere il suo corpo verso il basso, con la lingua che lasciava una scia calda sulla sua pelle. Baciai il petto, ogni singolo muscolo, fino a raggiungere l'ombelico. Le mie dita intanto gli abbassarono i boxer.

Lo sentii ansimare come un adolescente mentre gli afferravo il membro con entrambe le mani, accarezzandolo prima con dolcezza e poi con più decisione, trovando il ritmo che gli piaceva ascoltando le sue reazioni. Lo sentivo pulsare tra le dita, caldo e urgente.

Poi mi inginocchiai e lo presi in bocca, lentamente, con tutto l'abbandono che avevo imparato nelle ultime ore. Un gemito sordo gli salì dal petto.

— Sì, Eva… così, brava.

Mi afferrò la testa, affondando le dita nei miei capelli ancora umidi della vasca, senza premere, soltanto per tenere il contatto. Continuai a succhiare, prendendolo sempre più in profondità, sentendomi potente e vulnerabile allo stesso tempo.

— Oddio, sto per venire!

Mi afferrò per i capelli e mi attirò su, verso di lui, catturando la mia bocca in un bacio avido e disperato. Poi mi prese in braccio come se non pesassi nulla e mi catapultò sul letto.

Cielo. Lo volevo ancora.

Mi inarcai verso di lui, offrendogli i seni, e lui li accarezzò con le mani larghe, poi abbassò la testa su uno dei capezzoli e lo strinse tra le labbra, lo morse con delicatezza, mi provocò una scossa di piacere così intensa che mi dimenai sotto di lui, in cerca di qualcosa di più, di tutto.

— Rob, ti prego…

Non riuscivo più ad aspettare. Allargai le cosce istintivamente, in un'offerta totale, mentre lui si toglieva la camicia — i bottoni che saltavano in ogni direzione senza che nessuno dei due se ne preoccupasse — e mi era sopra di nuovo, il respiro affannoso e la virilità pulsante.

Mi penetrò con una spinta decisa mentre gridavo il suo nome contro il suo collo. Stavolta non fu delicato: mi possedette senza pietà, con una fame che mi disse che anche lui aveva aspettato questo momento per giorni. Con mia sorpresa mi accorsi che quella furia mi piaceva. Mi piaceva sentirlo a fondo dentro di me, mi piaceva il suono dei nostri corpi, i gemiti che non riuscivo a trattenere, la sensazione di dissolvermi in qualcosa di più grande di me stessa.

Mi abbandonai all'estasi con un singhiozzo disperato che esprimeva tutto il mio bisogno, tutta la mia resa, tutto quello che non avevo parole per dire.

Quando finì, rimanemmo immobili per un lungo momento, i respiri che si facevano pian piano più lenti, il suo peso su di me che era la cosa più rassicurante che avessi mai sentito.

— Rimani — dissi sottovoce. — Non andare.

Rob alzò la testa e mi guardò. Nel suo sguardo c'era qualcosa di nuovo, qualcosa che non sapevo ancora come chiamare ma che sentivo vibrare nell'aria tra noi.

— Non avevo nessuna intenzione di andarmene, dolcezza — disse. Poi sorrise — quel sorriso lento e pigro che mi aveva fatta innamorare di lui ancor prima di ammetterlo a me stessa. — Tra l'altro, il lavandino è ancora rotto.

Scoppiai a ridere, e lui rise con me, e quella risata fu forse la cosa più bella di tutta la mattina.

Da quel giorno non sarei mai più stata la stessa. E da quel momento Robert Culligan avrebbe fatto di tutto per farmi continuare a sentire esattamente così.

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Scritto da
Erika Mellone

Amo i libri e tutto ciò che riguarda l'arte. È forse per questo che mi sono avvicinata al mondo della letteratura, creando racconti che non sono solo erotici, ma che rappresentano anche la sensualità e la passione dei personaggi. Il mio obiettivo è far sì che chi legge possa immedesimarsi nel racconto, raggiungendo lo stesso grado di eccitazione che spero di trasmettere. I miei racconti, sebbene brevi, catturano quella voglia e quel desiderio innati in tutti noi, spesso repressi per la convinzione che parlarne sia giusto o sbagliato. Questo tabù non dovrebbe influenzare la nostra libertà di espressione. Per me, il sesso è la cosa più naturale del mondo e dovrebbe esserlo per tutti.

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Commenti 2

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  1. Masha

    Bella storia

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