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Ho sborrato nel culo di mamma
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Ho sborrato nel culo di mamma

incesto mamma e figli

Anna Bolerani
10 mesi fa · 2.595 parole · 12 min
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Il primo centimetro entrò con uno strappo che fece urlare entrambi. Luca vide le vene sulle tempie di sua madre gonfiarsi come mappe di fiumi in piena mentre il resto del suo cazzo veniva inghiottito da quel tunnel di carne rovente. Lei si morse il labbro fino a far uscire sangue, le lacrime che ora le rigavano il viso senza più vergogna. Il ragazzo affondò fino alle palle in un unico movimento, sentendo le viscere di sua madre avvolgerlo come guanti di lattice bollente. "Dio, quando è grosso..." iniziò a dire lei.

"Più di papà?" ansimò Luca, già iniziando a ritirarsi solo per spingere di nuovo con tutta la forza dei suoi diciassette anni. Il suono che ne seguì era quello di carne che si strappa, di confini che si frantumano. Sentiva il culo di sua madre contrarsi attorno a lui in spasmi che sembravano volerlo espellere e inghiottire contemporaneamente. Le sue mani le afferrarono i fianchi, lasciando lividi a forma di impronte digitali sulla pelle chiara.

"Tutto... dentro..." sibilò la madre, la voce che si spezzava in un gemito quando Luca le schiacciò le natiche contro il suo pube. Le lenzuola si attorcigliarono attorno alle loro gambe come serpenti mentre il ragazzo iniziava a muoversi con un ritmo brutale, ogni spinta segnata dal suono umido della pelle che si batteva contro pelle.

"È più grosso, vero?" Luca le ringhiò all'orecchio, affondando i denti nella sua spalla mentre il suo cazzo dilaniava quel passaggio stretto. Sentì le viscere di lei avvolgerlo come una morsa di velluto bollente, la stretta quasi dolorosa del retto che lo succhiava con ogni movimenti. "Dimmi che sono più grosso di lui!"

La madre emise un suono che era metà gemito, metà ruggito, le unghie che squarciavano la federa del cuscino. "S-sì... Cristo... sei enorme," ansimò, il corpo che ondeggiava come un albero in tempesta. Una goccia di sangue le colava dal labbro morso, mescolandosi al sudore sul mento. "Spingi... spingilo tutto! Voglio sentirlo fino in gola!"

Luca obbedì con un movimento fluido di fianchi, il suo cazzo che affondava in quel tunnel bollente fino a far tremare il letto. Sentiva le pareti interne di sua madre contrarsi intorno a lui come una morsa di carne viva, ogni centimetro che penetrava segnato da uno schiocco umido e da un gemito strozzato. Le mani le afferrarono i fianchi, lasciando lividi violacei sulla pelle pallida mentre la scagliava contro di sé con una furia animalesca. "Ecco... ecco quanto sei troia," ringhiò, i denti che le affondavano nella nuca mentre il suo sesso sbatteva contro le natiche di lei con un rumore di carne che schiaffeggia.

"Più forte... più veloce, per favore..." implorò lei, la voce rotta in due come il legno di una porta sfondata. Luca vide le vene sulle tempie di sua madre pulsare di un blu intenso, il sudore che le colava lungo la schiena come pioggia su un vetro. Accelerò il ritmo, sentendo il proprio orgasmo montare come un treno fuori controllo, le palle che gli si contraevano contro il perineo, strette e pesanti come pietre. Ogni spinta ora era accompagnata da un suono gutturale, una miscela di dolore e piacere che usciva dalla gola di entrambi come un inno sacrilego.

"Sto per... Dio, sto per venire!" urlò la madre, le dita che si aggrappavano alla testiera del letto fino a far scricchiolare il legno. Il suo corpo si irrigidì come un arco teso, il culo che si contraeva violentemente attorno al cazzo di Luca, succhiandolo più in profondità con ogni contrazione. Il ragazzo sentì le viscere di lei pulsargli attorno come una stella morente, quel caldo insopportabile che risucchiava via ogni goccia del suo controllo. "Sborra... sborra anche tu dentro il mio culo," singhiozzò lei, la voce che si spezzava in un gemito inarticolato mentre il suo stesso orgasmo la scuoteva come un terremoto.

Luca affondò i denti nella carne della sua spalla, il sapore del sudore e dello shampoo alla vaniglia che si mescolavano sulla sua lingua. Sentì le palle contrarsi all'improvviso, quel formicolio elettrico che gli risaliva lungo la spina dorsale come una scarica. "Cazzo... cazzo... ti riempio tutta!" ansimò, spingendo ancora più a fondo mentre il primo getto schizzava fuori, bruciante come lava nelle viscere di sua madre. Le mani le stringevano i fianchi con tale forza che domani le avrebbe lasciato lividi a forma di impronte digitali.

Il corpo di lei si contorse sotto di lui, un singhiozzo strozzato che le uscì dalla gola mentre il suo culo continuava a contrarsi violentemente attorno a lui, succhiando ogni ultima goccia come una pompa aspirante. Luca vide le vene sulle tempie di sua madre pulsare di un blu intenso, la schiena che si inarcava in modo innaturale mentre l'orgasmo la scuoteva come un terremoto. "Ecco... prendi tutta la mia sborra... proprio come fai con lui," ringhiò Luca, ancora dentro di lei mentre le ultime pulsazioni gli svuotavano le palle in quel tunnel bollente.

Poi, lentamente, Luca uscì da quel calore stretto, il suo cazzo semirigido che sgusciava fuori con uno schiocco umido che sembrò rimbombare nella stanza silenziosa. Vide il suo seme colare lentamente dall'ingresso arrossato di sua madre, una perla bianca che scivolava lungo la fessura delle sue natiche tremanti. Lei si girò sul fianco, il respiro ancora affannoso, gli occhi lucidi e il rossetto completamente sbavato. Senza una parola, le sue labbra si avvicinarono al suo pene ancora grondante, la lingua che scivolò lungo l'asta con una lentezza che fece rabbrividire Luca.

La bocca di lei era calda e umida, la lingua che raccoglieva ogni traccia di seme con una meticolosità quasi devota. Luca sentì le labbra di sua madre aderire alla punta del suo cazzo, succhiando delicatamente l'ultima goccia di sborra che ancora trasudava dal suo glande. Il suono che usciva dalla sua gola era un misto tra un gemito e un sospiro, come se stesse assaporando qualcosa di proibito e insieme familiare. Le sue dita gli affondarono nei fianchi, trattenendolo mentre la bocca continuava a lavorare, pulendolo fino all'ultima traccia.

Poi, all'improvviso, si staccò da lui con uno schiocco umido. Il suo respiro era ancora affannoso, il seno che si sollevava e abbassava sotto la camicia di seta strappata. Si portò una mano alla bocca, pulendosi le labbra con il dorso, come se volesse cancellare ogni traccia di quel gesto. "Ora torna in camera tua," sussurrò, la voce che si spezzava in un tono che non ammetteva repliche. Le palpebre di lei erano pesanti, le ciglia ancora umide di lacrime non versate. "E dimentica quello che abbiamo fatto. Non... non dovrà accadere mai più."

Luca si accasciò sul letto accanto a lei, il sudore che gli colava lungo le tempie fino al collo. Il suo corpo era esausto, ma la mente ancora accesa come un fuoco fatuo. Il profumo del loro sesso riempiva la stanza, mescolandosi con l'odore rancido del rimpianto che già si insinuava tra le lenzuola. Una goccia di sborra gli colò lungo la coscia, ancora calda. "Ma..." iniziò a dire, ma lei lo interruppe con uno sguardo che lo trapassò come un bisturi.

"Ora torna in camera tua," ripeté la madre, le parole taglienti come schegge di vetro. Si girò su un fianco, lasciando a Luca solo la vista della sua schiena nuda, solcata dalle striature rosse lasciate dalla furia del figlio. Le sue unghie graffiavano il lenzuolo, come se volesse strapparlo via insieme alla memoria di quello che era appena accaduto. "E dimentica. Tutto."

Fine
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Scritto da
Anna Bolerani
autrice racconti erotici a sfondo prevalentemente cuckold
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