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LA troietta di papà
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Racconto18 min di lettura

LA troietta di papà

ragazza si fa sverginare il culo dal padre

Anna Bolerani
10 mesi fa · 4.6k letture · 2

La prima spinta mi strappò un urlo strozzato. Era come essere spaccata da una spada infuocata, un dolore così acuto che vidi bianco. Le sue dita mi serrarono i fianchi con tale violenza che sentii le unghie affondare nella carne, mentre il resto di lui scompariva dentro di me in un solo movimento brutale. "Cristo... come sei stretta ," gemette, la voce rotta da quello stesso stupore animalesco che avevo sentito quella prima volta dietro l'armadio. Il mio corpo si contorse, le dita che cercavano qualcosa a cui aggrapparsi mentre il dolore si trasformava in una pressione insostenibile, in un pieno che mi faceva sentire come se stessi per scoppiare.

"Muoviti," ansimai contro il cuscino, sentendo le lacrime scivolare lungo il naso. Lui obbedì con un ringhio, ritirandosi quasi completamente prima di ripiombare dentro con una forza che mi fece scivolare sul materasso. Il rumore era quello che temevo e desideravo—quel clap umido di carne contro carne, misto al suono viscido del suo cazzo che affondava nella mia carne troppo tesa. "Ecco la mia troietta," sibilò, afferrandomi i capelli per costringermi ad alzare la testa. "Guarda come ti sfondo." Nello specchio del comodino intravidi la nostra immagine deformata: lui, muscoli tesi e sudati; io, bocca spalancata in un gemito muto, gli occhi stravolti che guardavano dove ci eravamo uniti.

La seconda spinta fu più profonda, se possibile. Sentii qualcosa dentro di me cedere con uno schiocco viscido, e un fiotto di liquido caldo mi colò lungo le cosce. Non sapevo se fosse sangue o la mia stessa eccitazione, ma la sensazione di essere riempita così violentemente mi fece contorcere in un orgasmo improvviso e crudele. Le mie dita affondarono nel materasso, le unghie che strapparono la federa mentre il mio corpo si stringeva attorno a lui in spasmi incontrollabili. "Sì, stringi quel culetto da troia," gemette mio padre, rallentando appena per farmi sentire ogni centimetro che mi lacerava. Il dolore si era trasformato in qualcos'altro—una pressione elettrica che partiva dall'utero e mi irradiava fino alle punte dei capezzoli duri.

"Più forte," ansimai, la voce rotta da singhiozzi mentre spingevo il sedere all'indietro contro di lui. Il suo respiro divenne un ringhio continuo, le mani che mi afferrarono i fianchi con tale forza che domani avrei avuto lividi a forma di impronte. "Vuoi proprio essere sfondata, eh piccola puttana?" La domanda era una lama rovente nella mia carne, e annuii freneticamente, i capelli che mi sbattevano contro la schiena mentre lui aumentava il ritmo. Ogni colpo mi spingeva in avanti sul letto, il viso che sfrecciava contro le lenzuola bagnate di sudore, il petto che strisciava sul materasso. Sentivo il suo cazzo pulsare dentro di me, le vene che sembravano scoppiare mentre mi penetrava con una ferocia che non avrei mai immaginato.

"Ti faccio vedere cosa significa prendere un uomo vero," ringhiò contro la mia schiena, una mano che mi afferrò i capelli per costringermi ad inarcare la schiena. La nuova angolazione gli permise di entrare ancora più profondamente, e lo sentii sfiorare qualcosa dentro di me che mi fece vedere stelle. Il dolore si era trasformato in un piacere perverso, una sensazione di pienezza che mi faceva contorcere come un verme sull'amo. Le mie unghie strapparono il lenzuolo, la bocca spalancata in un gemito muto mentre sentivo il suo scroto sbattere contro il mio clitoride ad ogni spinta. "Ecco la mia troietta," sibilò, afferrandomi la gola con la mano libera mentre il suo ritmo diventava sempre più irregolare. "Pronta per essere riempita di sborra come un buco da pompare."

Sentii il suo cazzo pulsare violentemente dentro di me, le vene che sembravano scoppiare mentre lui mi martellava con una furia animale. Il dolore si mischiava al piacere in un cocktail che mi faceva perdere il controllo del mio corpo - le gambe che tremavano, il ventre che si contraeva in spasmi incontrollabili, la voce che si spezzava in singhiozzi umidi. Lui mi teneva ferma con una mano sulla nuca, il peso del suo corpo che mi schiacciava sul materasso mentre mi sfondava con colpi così profondi che sentivo il suo calore bruciarmi le viscere. "Mio Dio, papà," gemetti, la voce rotta e infantile nonostante la depravazione delle mie parole. "Sono tutta tua, riempimi, per favore, voglio sentirti scoppiare dentro di me!"

La punta delle sue dita mi affondò nei fianchi mentre aumentava il ritmo, il rumore della nostra carne che si schiantava insieme riempiendo la stanza. Sentivo il mio culo che si apriva e chiudeva attorno alla sua asta, la pelle irritata che bruciava ad ogni movimento. Lui piegò la testa per mordermi la spalla, i denti che mi laceravano la pelle mentre un gemito animalesco gli sfuggiva dalle labbra. "Aspetta di sentire quanto ti riempio, puttanella," ringhiò contro la mia schiena, la voce così piena di desiderio che mi fece stringere ancora più forte attorno a lui. "Ti farò uscire la sborra dalla bocca quando avrò finito."

Ogni colpo ora era un martellare brutale che mi faceva vedere stelle, il dolore trasformato in un piacere perverso che mi saliva lungo la schiena. Sentii le sue palle contrarsi contro il mio clitoride, la pelle tesa che preludeva alla sua scarica. Le sue unghie mi scavavano solchi nella carne dei fianchi mentre lo spingevo ancora più dentro di me, il mio corpo che si piegava per accogliere ogni centimetro del suo cazzo pulsante. "Sto per venire, papà," gemei, la voce rotta da singhiozzi mentre sentivo il mio utero contrarsi in spasmi incontrollabili. "Per favore, sborrami dentro, voglio sentirti scoppiare nel mio culo!"

Il suo ruggito mi scosse la colonna vertebrale quando finalmente esplose, lo sperma bollente che mi riempiva in ondate violente. Ogni getto era un pugno nello stomaco, una scossa elettrica che mi faceva tremare dalle fondamenta. Lo sentii dilatarsi dentro di me, le vene che pulsavano mentre scaricava fino all'ultima goccia, il suo corpo che si piegava sul mio in un estremo abbandono. "Ecco, prendi tutto, piccola troia," ringhiò contro la mia nuca, le dita che mi serravano i fianchi mentre spingeva ancora più a fondo per infilare ogni stilla di sé.

Poi si accasciò sul letto stremato, il peso del suo corpo che mi schiacciò contro il materasso impregnato di sudore. Respirava come un toro dopo la corrida, il petto che mi premeva contro la schiena con ogni rantolo. Sentii il suo cazzo scivolare fuori da me con un suono viscido, seguito da un rivolo caldo che mi colò lungo le cosce. "Vatti a lavare ora," disse con voce roca, allungando un braccio per schiaffeggiarmi il culo ancora pulsante. "E torna in camera tua. Voglio dormire ora." Le sue dita mi afferrarono il mento, costringendomi a girarmi per incontrare i suoi occhi spenti. "E mi raccomando—non una parola con la mamma."

Camminai barcollando verso il bagno, le gambe che tremavano come foglie al vento. Lo specchio mi rimandò l'immagine di una sconosciuta—capelli arruffati, labbra gonfie, occhi cerchiati di nero dallo sforzo. Quando l'acqua fredda mi colò tra le cosce, trattenni un gemito. Il dolore era una lama viva che mi squarciava ogni volta che mi muovevo, ma sotto bruciava un fuoco più insidioso—la consapevolezza che quella sarebbe stata solo la prima di molte notti. Asciugandomi con un asciugamano ruvido, notai le impronte viola dei suoi pollici sui miei fianchi, i segni a mezzaluna delle sue unghie sul collo. Li coprii con la maglia da notte, nascondendo la prova del nostro peccato come un tesoro.

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Scritto da
Anna Bolerani

autrice racconti erotici a sfondo prevalentemente cuckold

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Commenti 2

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  1. Maurizio

    Molto bello molto coinvolgente

    1. Lele

      Racconto ben scritto. Complimenti

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