“Sì, così,” ansimò Maria, il volto premuto contro il tappeto. “Spingi... spingi più forte.” Il dolore iniziale si trasformò in un fuoco liquido che le avvolgeva la colonna vertebrale. Sentiva ogni dettaglio—la curvatura del suo cazzo che raschiava punti profondi, le vene pulsanti che sembravano battere contro le sue pareti interne, il sudore di Matteo che le colava lungo la schiena. “Sento... sento tutto,” singhiozzò, le dita che si aggrappavano al tessuto sintetico. “Aprimi... apriti tutta.” Il comando era un rito. Matteo obbedì, un colpo secco
dei fianchi che la fece sobbalzare in avanti. Un suono umido, viscerale, riempì la stanza—la carne che cedeva, la sua che accoglieva. Era dentro fino all’attaccatura, le palle che schiaffeggiavano le sue natiche. Maria urlò di nuovo, ma questa volta fu un grido di estasi pura, primordiale. “Dio... sì! Così!”I gemiti si alzarono in un crescendo animalesco. “Siii, trattami come una troia!” gracchiò lei, la voce rotta dalla spinta. “Usami... fammi venire!” Matteo rispose con un ringhio, le mani che le serravano i fianchi con tale forza da promettere lividi viola. Ogni movimento era una coltellata di piacere—avanti per riempirla, indietro quasi per uscirle, poi di nuovo dentro con violenza raddoppiata. Maria sentiva il suo corpo cedere, le pareti anali che si contraevano intorno a lui come una morsa bramosa. “Lo senti? Lo senti come mi stringo?” ansimò, voltandosi a guardarlo. I suoi occhi erano pozze nere di follia, la bocca aperta in un rantolo. “È... è perché sei tu... solo tu mi fai impazzire così...”Matteo affondò le dita nei suoi capelli, tirandole indietro la testa con brutale possesso. “Vuoi la mia sborra, eh?” sibilò, il fiato caldo contro il suo orecchio. “Vuoi sentirti piena? Allora stringimi forte, puttana.” La sua spinta divenne frenetica, selvaggia—colpi profondi che le facevano perdere il fiato, il cazzo che le raschiava ogni punto sensibile. Maria ululò, gli artigli che si conficcavano nel tappeto. Un tremore le percorse la schiena, l’addome che si contraeva in spasmi incontrollabili. “Sto... sto per venire!” gemette, il corpo che si irrigidiva nell’onda imminente.
“SIII, SBORRAMI DENTRO!” urlò lei, la voce un graffio roco. “VOGLIO SENTIRLA CALDA E IMPERIOSA!” L’invocazione fu un ordine, una preghiera blasfema. Matteo ringhiò come un animale, i fianchi che martellavano con furia finale. Sentì il suo cazzo pulsare dentro di lei—esplosioni violente, ondate bollenti che le inondavano le viscere. Un calore liquido, denso e imperioso, si sparse nel suo profondo. Maria crollò a faccia in giù, un gemito lungo e spezzato che le uscì dalle viscere mentre l’orgasmo la squarciava—contrazioni anali che strizzavano ogni goccia di seme, il corpo che tremava come un terremoto.Mai, mai con Mario era stato così. Nemmeno lontanamente. Lui la prendeva, la usava, ma era un fuoco che bruciava veloce. Matteo... Matteo l’aveva aperta, posseduta, rifatta. Un incendio che consumava tutto, lasciandola vuota e piena allo stesso tempo. Il piacere non era stato solo fisico. Era stato nel riconoscimento feroce negli occhi di suo figlio, nella crudeltà della sua presa, nell'odore di sudore e seme e potere che riempiva i suoi polmoni. Un’estasi che rasentava l'annientamento. Le lacrime le rigavano il volto premuto sul tappeto, non di dolore, ma di una liberazione oscena. Aveva voluto essere spezzata. E lui l'aveva fatto.
Ora era diventata la sua puttana ed era felice.


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