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Irma: do il culo a mio fratello
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Racconto24 min di lettura

Irma: do il culo a mio fratello

LA VITA SESSUALE DI IRMA DALL'ADOLESCENZA AL MATRIMONIO

Anna Bolerani
11 mesi fa · 6.4k letture · 1

"Sai quanto ho già messo da parte?" dissi a mamma mentre aprivo la cassaforte nel mio salotto nuovo. Le barre d'oro luccicarono sotto la luce del lampadario di cristallo. "Più di un milione di euro. Tutto grazie al mio culo." Sorseggiai lo champagne freddo, il vetro che scricchiolava tra le mie dita smaltate. "È stato come scavare nella roccia con le unghie, ma ogni gemito, ogni livido, ogni uomo che mi ha sbattuto contro un muro... eccoli qui." Accarezzai una pila di banconote da cinquecento. "Questo è il prezzo della nostra libertà." Mia madre chinò la testa. "E adesso?" sussurrò. "Adesso comprerò due appartamenti nel palazzo di fronte. Sono di un mio cliente che me li cede ad un buon presso.," risposi, indicandone le finestre che si intravedevano dal mio balcone. "Quando sarò stanca di vendere il mio corpo, venderò questo appartamento e Irma la Rossa sparirà dalla circolazione." Il campanello suonò: il cliente delle nove, un banchiere con la passione per le fruste. "Vai di la, mamma quando finisco ti chiamo." Mi alzai, sistemandomi il reggiseno trasparente. "La prossima lezione della vita, mamma, è: imparare a spendere." Sorrisi mentre aprivo la porta, pronta ad accogliere il mio futuro con le cosce aperte.

SUMMARY^1: La famiglia si trasferì nella nuova casa acquistata da Irma con i soldi guadagnati vendendo il suo corpo. Lei si ricavò uno spazio privato dove riceveva clienti facoltosi, aumentando le tariffe e selezionando una clientela esclusiva. La sua ascesa economica le permise di acquistare una proprietà personale nel centro della città e accumulare ingenti risparmi, compresi lingotti d'oro. Ettore trovò lavoro e si preparò al matrimonio lasciando la vecchia abitazione alla madre. Ora rispettata ma temuta, Irma continuava la sua attività conoscendo segreti compromettenti di politici, banchieri e religiosi. Quando sua madre espresse preoccupazioni, Irma le rivelò di aver accumulato oltre un milione di euro e pianificava di acquistare altri immobili per garantirsi un futuro dopo aver abbandonato la prostituzione. La storia si conclude mentre riceve un cliente importante, simbolo del suo potere attuale.

Il banchiere puzzava di colonia costosa e sudore nervoso. "Sul divano," ordinai, indicando il modello in pelle bianca che avevo scelto apposta per le macchie difficili da pulire. Mentre si slacciava la cintura, il suo sguardo scivolò sul quadro alla parete: una foto ingrandita del mio culo a diciassette anni, ancora stretto e viola per i lividi di Beppe. "Quello è il mio diploma," sibilai, afferrando la frusta di cuoio. "Vuoi vedere quanto sono brava?" Lui annuì, le mani tremanti mentre si piegava sulla spalliera. Il primo colpo risuonò come uno schiaffo sull'asfalto bagnato. Lui gemette, non di dolore ma di sollievo. "Più forte," ansimò. Ogni frustata era un conto corrente che si apriva, un debito che si estingueva. Quando sborrò sui tappeti persiani, il getto caldo mi ricordò i cassonetti di un tempo. Raccolsi i tremila euro dal tavolo.

Lui andò via e mia madre tornò in salone. Tremila euro per così poco tempo... Le banconote nuove profumavano ancora di inchiostro fresco. "Qui," le dissi, mettendole nella sua mano "Per le tende nuove che volevi." 

"Grazie tesoro"

"Di niente mamma, d'altronde se sono diventata quella che sono e se ho tutto quello che ho e tutto merito tuo."

"Perché merito mio?"

"Ti ricordi la prima e unica vola che portasti un uomo a casa? Io ed Ettore ti abbiamo spiata e io sono rimasta affascinata da come ti sei fatta scopare il culo e dalle frasi che gli dicevi."

 "Non dovevi spiarmi.. non dovevate saperlo." 

 "E invece sappiamo, ti abbiamo vista e sentita," sibilai. "Quando quel tizio ti scopava forte, tu urlavi come una troia. Proprio come io faccio ora. E stata quella la scintilla che mi ha fatto venire la voglia di farmi scopare il culo sempre e da tutti. Da quanto tempo non scopi mamma, da quella notte?" 

 "Lei annui"

 "Voglio trovarti un uomo, anzi cliente . Uno che ti faccia gridare come allora e che ti dia tanti soldi come li danno a me, se ti va. Sei ancora bellissima ed hai un culo più sodo del mio e sei anche molto bella."

L’ombra di mia madre si irrigidì contro la parete di seta grigia. "Vuoi che... che io..." Le parole le morirono in gola mentre la mia proposta le bruciava le guance. Presi la sua mano tremante, guidandola sullo spesso tappeto verso la finestra panoramica. Di sotto, Milano pulsava come un circuito elettrico. "Guarda," sussurrai puntando verso un uomo elegante che usciva da un’Aston Martin parcheggiata davanti al nostro portone. "Quello è il Conte Manfredi. Pagherebbe ventimila euro per una notte con una donna come te.

"Ventimila euro?" La sua voce era un filo di stupore. "Ma chi sono io per..."

"Sei la madre di Irma la Rossa," interruppi, afferrandole le spalle. "Lui adora le donne che dicono quelle frasi mentre scopano. Quelle che tu sussurravi a quell'uomo nella tua camera da letto." Le narici di mia madre si dilatarono mentre le parole le riportavano indietro: il gemito nel materasso, l'odore di sudore misto sperma il suo stesso grido strozzato — "Scopami forte, cazzo, riempimi!" — che io e Ettore avevamo imparato a memoria da ballatoio.

Il conte Manfredi alzò lo sguardo verso le nostre finestre illuminate. Quando i nostri occhi si incrociarono, un brivido mi percorse la schiena — lo stesso che precedeva il primo colpo di frusta. "Lui mi scoperebbe?" sussurrò mamma, affondando le dita nella tenda di broccato. "Scoperebbe il mio culo?" La sua voce era rauca, carica di una curiosità che sapeva di resurrezione. Osservai Manfredi mentre aggiustava il gemello di platino alla camicia. "Ventimila euro, mamma. Non paga per un corpo giovane. Paga per sapere cosa fa urlare una donna che ha vissuto." Le puntai un dito contro il ventre. "Per sentire il tuo culo che si stringe quando lui entra."

"Ma non so se sarei all'altezza di soddisfarlo."

"Si mamma, devi solo dimenticare di essere una donna seria e devi fare la troia e parlare da troia, e questo da quello che ho sentito quella sera, lo sai fare."

"Ma Ettore non deve sapere niente."

"Certo che no, un segreto fra te e me."

Con il mio cellulare registrai un messaggio vocale per Manfredi: "Un incontro discreto con una donna matura ma abile nei giochi amorosi. Una che sapeva essere una troia al momento giusto. La risposta arrivò in dieci minuti: "Trovare una donna così è la mia ossessione da settimane." Scrisse. "Sabato sera da lei, ventiduemila euro."

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Scritto da
Anna Bolerani

autrice racconti erotici a sfondo prevalentemente cuckold

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