Vai al contenuto
Erotika
Irma: do il culo a mio fratello
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto24 min di lettura

Irma: do il culo a mio fratello

LA VITA SESSUALE DI IRMA DALL'ADOLESCENZA AL MATRIMONIO

Anna Bolerani
11 mesi fa · 6.4k letture · 1

“Certo, sono sempre qua.”

La voce corse veloce. Arrivarono i camionisti del distributore, poi i ragazzi del liceo. In tre settimane, imparai a distinguere le richieste: chi voleva solo la bocca frettolosa dietro il cassonetto, chi desiderava il culo lento contro il muro scalcinato del cantiere abbandonato. Il dolore si trasformò sempre più rapidamente in quel brivido caldo che mi faceva contorcere, soprattutto quando qualcuno mi afferrava i fianchi e mi spingeva con forza.

Una sera di luglio, mentre tornavo a casa, Ettore mi aspettava all'angolo della nostra strada. Aveva gli occhi stretti e le mani in tasca. "Sai che tutti parlano?" sibilò, spingendomi nell'androne buio di un palazzo in costruzione. L'odore di polvere e calcestruzzo mi riempì le narici. "Zio mi ha detto che l'hai fatto anche con Marco. E Beppe. E altri." Il suo sguardo scivolò sul mio collo dove si vedeva un livido a forma di dita. "Sei diventata proprio una puttana."

Mi strinsi la borsa più forte. "Ah si? La metti cosi? Allora dimmi, da dove pensi che vengano i soldi per comprare il televisore nuovo che abbiamo a casa? O la macchina usata che mamma ha portato a casa ieri?" La mia voce tremava ma non per la paura.

"Mamma non li aveva di certo, glieli ho dati io. Tutti guadagnati con il mio culo." Gli afferrai il polso. "Vuoi che smetta e torniamo a fare i pezzenti di prima? Senza soldi per la luce o il pane?"

Ettore mi guardò come se fossi un animale sconosciuto, le narici dilatate.

"Tu sei stato buono solo chiedere soldi a mamma. Perché non ti sei chiesto prima da dove venivano? Ieri è arrivato lo sfratto. Cosa stai facendo tu per risolvere il problema? Niente, stai solo a bighellonare e a grattarti le palle e a criticare il mio lavoro. Cercatelo tu uno e aiuta tu la mamma, cosi io posso smettere di fare la puttanella di tutti."

"lo sto cercando e forse l'ho trovato domani mi daranno una risposta."

"Lo sto cercando e forse l'ho trovato domani mi daranno una risposta."

"Bene, perché mamma ha trovato un appartamentino da comprare che ci potrebbe far vivere tranquilli. Io, col mio lavoro che tu tanto disprezzi, ho già messo da parte una buona parte della cifra necessaria. Se anche cominciassi a lavorare la potremmo comprare prima che arrivi lo sfratto esecutivo."

"Va bene, ma poi devi smetterla con questa vita."

Dopo qualche tempo ed altri soldi accantonati, una sera tornai a casa e trovai mia madre disperata. Lo sfratto esecutivo pesava come un macigno su di lei. La lettera dell'ufficiale giudiziario era appuntata al frigorifero da una settimana, le parole "esecuzione forzata" stampate in rosso. Lei piangeva in silenzio davanti alla lettera con cui la banca le rifiutava il mutuo per acquistare la casa. Ci contava tanto e quella delusione era divenuta come macigno caduto su di lei.

Quella sera prima di incrociare mia madre, avevo portato a casa un altro bel mazzo di banconote arrotolate nelle calze, odoranti di sudore e sperma. "Per il fondo casa," sussurravo tra me mettendole nel barattolo vuoto nel mio comodino. Ogni volta che il barattolo si riempiva, lo nascondevo sotto una vecchia botola nel bagno, nascosta sotto la console dove mamma usava spazzolarsi.

Entrando in cucina e vedendo mia madre così avvilita, decisi di dirle la verità sul mio lavoro e sui soldi che avevo accumulato. Avrei acquistato io la casa.

“Mamma, devo dirti una cosa.” le dissi abbracciandola. “In questi due anni mi sono data da fare e ho messo da parte un bel po' di soldi. Acquisterò io la casa che volevi, domani andiamo dall'agente immobiliare e gli diamo l'anticipo per il compromesso e poi fisseremo la data per il rogito.”

“Ma ci vogliono novanta mila euro e altri cinquemila fra tasse e spese per il notaio e l'agenzia. Dove li prendiamo?”

"Vieni con me" dissi. Entrammo nel bagno spostai la console e aprii la botola. Tirai fuori una ventina di barattoli trasparenti tutti pieni di rotoli di soldi.

"Aiutami a portali in cucina."

Mia madre incredula mi aiutò a portare tutti i barattoli sul tavolo della cucina. 

"Tirali fuori" dissi a mamma "cosi li contiamo.

"Vieni con me" dissi. Entrammo nel bagno spostai la console e aprii la botola. Tirai fuori una ventina di barattoli trasparenti tutti pieni di rotoli di soldi.

"Aiutami a portali in cucina."

Mia madre incredula mi aiutò a portare tutti i barattoli sul tavolo della cucina.

"Tirali fuori," dissi a mamma "cosi li contiamo.

In silenzio mamma iniziò a svuotare i barattoli mettendo i soldi sul tavolo. Io iniziai a contarli creando mazzette da mille euro. Quando terminai, le mazzette ricoprivano l'intera superficie del tavolo. Mi erano rimasti in mano altre banconote per cinquecento euro poi dissi a mamma di prendere il barattolo che c'era nel mio comodino dove avevo messo i soldi che avevo incassato negli ultimi due giorni. C'erano settecento euro. cosi completai un'altra mazzetta da mille. Iniziai a contare le mazzette, sul tavolo c'erano cinque file con venti mazzette e una fila con otto mazzette. "Mamma, sono cento ottomila euro. Bastano sia per pagare la casa che le spese e ne avanzano per comprare anche dei mobili nuovi.

" Ma da dove arrivano tutti questi soldi?"

"Mamma, lo sai da dove arrivano. Non dirmi che non hai sentito in giro quello che si dice su di me.""

"Lei timidamente, si avevo sentito delle voci ma non ci volevo credere, o meglio volevo convincermi che non fosse vero anche se i soldi che mi regalavi per comprare la tv, l'auto mi facevano convincere del contrario. Mi dispiace piccola mia disse abbracciandomi.

"Mamma, non devi dispiacerti, l'ho fatto perché l'ho voluto io, non volevo essere costretta a elemosinare un pezzo di pane. Io, voglio fare la vita da signora, e la farò, con il mio lavoro. E sappi che nonostante tutto, sono ancora vergine. Oltre ai soldi è l'unica ricchezza che mi e rimasta. Alla gente piace questo" dissi battendomi una mano sulla natica " ed io lo vendo caro."

Il giorno dopo, con le banconote stracolme nella borsa della spesa ricoperta da un telo, entrammo nell'ufficio dell'agente immobiliare. L'odore di pelle nuova e caffè forte copriva il tanfo della strada. L'uomo dagli occhi di ghiaccio sorrise vedendo i soldi. "Il compromesso è qui," disse, aprendo il registro. Mamma firmò, io puntai l'indice sull'anticipo: "Ottantamila euro, tutto contanti." L'agente contò le banconote con gesti rapidi, la lingua che gli si muoveva tra le labbra come un serpente. "Il rogito fra due settimane," annuì, chiudendo i soldi in una cassaforte luccicante. Fuori, il sole picchiava sull'asfalto. Mamma mi strinse la mano. "È fatta." All'angolo, davanti al bar "Al Semaforo", Beppe mi aspettava con gli occhi iniettati di sangue. 

"Mamma vai a casa, fra poco ti raggiungo."

Lei si avviò ed io mi avvicinai a Beppe. Dovevi venire ieri," ringhiò. "Mi hai fatto perdere una giornata di lavoro." Lo seguii nel vicolo più vicino puzzolente di urina.

"Ho avuto da fare e comunque se vuoi scopare oggi mi devi pagare il doppio o non se ne fa niente."

Lui infoiato com'era si abbassò i pantaloni tirandolo fuori gia duro.

"Va bene, ma ora piegati fatti inculare."

Il suo cazzo entrò subito fino in fondo senza regalarmi alcuna emozione. Avevo imparato a conoscere bene i miei clienti e sapevo come dovevo muovermi per farli venire subito. Bastava qualche parolina spinta per farli sborrare. "Si amore, come ce l'hai duro, sborrami nel culo fammi sentire il tuo cazzo fino in fondo." Al termine della frase lui aveva gia finito di sborrare. Presi i duecento euro. mi alzai le mutandine e andai via a casa a lavarmi.

A casa diedi i soldi a mia madre Tieni conservali con quelli che sono rimasti." poi andai in bagno a lavarmi.

Dopo qualche mese ci siamo trasferiti nella nuova casa nella quale avevo ricavato con un parete in cartongesso un appartamentino autonomo per me dove ricevevo i miei clienti. Non ero più "Irma la puttanella", come mi chiamavano, che si faceva inculare nei vicoli o nel ripostiglio del bar "Al semaforo". Ora ricevevo solo clienti facoltosi su appuntamento con tariffe non inferiori a trecento euro. Mille euro come escort (accompagnatrice)per una serata e duemila per una notte intera di sesso. Guadagnavo tanto e a diciannove anni riuscii a comprare una casa in centro tutta per me, arredata finemente, con un lusso ricercato adatta alla clientela selezionata con cui mi accompagnavo. Mio fratello Ettore nel frattempo aveva trovato un buon lavoro e si stava per sposare rimanendo a vivere, nella casa che io avevo pagato, insieme a mamma. Ora nessuno osava parlare male dime, tutti mi stimavano e mi temevano. Nel letto gli uomini raccontano tutti i loro più intimi segreti ed io conoscevo tutti quelli dei miei clienti. Politici, uomini d'affari, direttori di banca e di assicurazioni e persino vescovi e cardinali. Tutti amavano "Irma la rossa" dal colore dei miei capelli. Un nuovo look per una nuova vita.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 4 senza votare
Pagina 3 di 4 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista