Pose le mani sulle mie chiappe sode e accarezzandole con estrema delicatezza scese sempre più in fondo fino a raggiungere il mio buchino che fremeva come il culo di una giovane gallinella quando depone il suo primo uovo, si allargava e si richiudeva quasi a chiedere di essere riempito, infilò prima l’indice quasi ad esplorarne l’elasticità sempre con una delicatezza mai sentita, poi tolse l’indice e infilò il pollice, accorsosi che era bello dilatato, infilò il medio dicendo “si mostra il dito medio per offendere senza neanche sapere il perché; non sanno che è la cosa più bella ed eccitante, Vero?”
“oooh siiii!!!!” risposi io ansimando, godendo più e più volte, sbavando come una troia per la voglia di cazzo che avevo “Ti prego, sfondami, non ce la faccio più, dai dammelo ti preeegooo” e con violenza glielo afferrai tirai giù la zip, sbottonai la patta, scostai di lato le mutande bianche e venne fuori un cazzo non particolarmente lungo ma grosso e tozzo con la cappella ricoperta da un abbondante prepuzio umido.
“ora serviti ma con parsimonia è tanto che non sborro, vorrei durare a lungo per soddisfarti pienamente” io, molto eccitata dalla situazione, mi chinai e lo presi in bocca senza spompinare ma leccando come fosse un gelato che vuoi che non finisca mai. Era grosso come una lattina di birra ma non lungo, feci fatica ad infilarlo in bocca tanto era tozzo ma messo dentro non arrivava alle tonsille per cui non mi dava alcun fastidio come con i cazzi lunghi che arrivati giù devo ritrarmi per i conati di vomito.
Dopo qualche minuto che ero con il suo cazzo in bocca, sospirando e gemendo mi chiese con estrema educazione: “posso godere anche io del tuo dolce nettare anche perché se continui vengo ed è finita la festa” io senza rispondere levai il cazzo dalla bocca e allargai le gambe tutte bagnate all’interno dall’abbondante muco che era fuoriuscito dalla passerina e, quasi a ricambiare la delicatezza, dissi: “prego, prendi tutto il nettare che vuoi mio signore”.
Cominciò leccandomi le cosce a ripulire il nettare fuoriuscito e piano piano, dopo una decina di minuti che sembravano un’eternità, pose la lingua sulla passerina e iniziò un lento antirivieni partendo dal clitoride ingrossato e turgido come un cazzetto di per scivolare giù nella farfallina bagnatissima suggendo tutto quello che ne veniva fuori senza perderne una goccia mentre io ero in trans, in un continuo orgasmo che non finiva mai, con i muscoli delle gambe che tremavano forse anche per la posizione, simile a chi sta per partorire.
Si scostò per un attimo e disse: “mi piace moltissimo dissetarmi con questo vostro nettare da regine, non lo dice nessuno ma ha il sapore del nostro drink, si, Whisky e cola e tu sei la più saporita ed eccitante avventura che mi sia mai capitata…… ma l’avventura non è ancora finita…..” mentre un tenero sorriso si stagliava sul suo viso mi scostò il tanga e mi infilò quel randello tozzo e turgido nella fica.
Entrò con estrema facilità ma mi diede un senso di piacere immenso al punto che ansimai a voce alta in un rantolo di piacere e venni abbondantemente dopo soli due o tre colpi tra l’altro delicati e lenti. Mentre la musica dei Dire Straits, Brothers In Arms nello specifico, accompagnava dolcemente l’estasi che raggiungevo ad ogni affondo del suo cazzo, Filippo disse: “Non ce la faccio più, perdonami devo sborrare, voltati”.
Non me lo feci ripetere due volte, mi girai e chinai leggermente la schiena appoggiandomi con le mani sul tavolino dove prima stavo a gambe aperte. Un calore incredibile partì dal mio culetto, il suo cazzo largo e tozzo con la cappella ancora ricoperta dal prepuzio poggiò sempre con estrema delicatezza ed entrò facilmente, nessun dolore, nessun lubrificante se non le mie secrezioni.
Cominciò a pompare lentamente, io godevo in maniera assurda ad ogni affondo sempre lento e delicato. Tutto questo per tanti interminabili minuti durante i quali credo di essere venuta una trentina di volte e stranamente sempre con intensità crescente. Mi sentivo sballata, come avessi fumato uno spinello.
Emise un gemito roco e sborrò nel mio culo una quantità di sperma enorme che usciva nonostante ci fosse ancora il cazzo dentro che continuava a spruzzare e spruzzare. “ooh!!! sto venendo lasciami ancora dentro ti prego, vorrei morire così, è bellissimo, aspetta che mi si ammosci ti prego!!”
Restammo avvinghiati per qualche minuto in silenzio poi, con lui appoggiato sulla mia schiena, dissi: “avevi ragione tu Filippo, non avevo mai fatto l’amore con questa intensità, con questo trasporto emotivo e soprattutto con questa soddisfazione erotica” e solo dopo aver esclamato ciò mi resi conto che non avevo pronunciato la parola scopare ma: fare l’amore.
Ci ricomponemmo alla ben meglio, ci baciammo appassionatamente come dei ragazzini innamorati, mi fece tante coccole. Poi mi ricordai di mio marito e quasi dispiaciuta esclamai “povero Ciccio, stavolta l’ho tradito per davvero, mi sento tremendamente in colpa!” lui per tutta risposta “Perché, ti sei chiesta da quando tempo non facevi l’amore? Proprio adesso sta fottendo mia moglie. Con lui, fai l’amore o scopi?”
Restai senza parole, aveva tremendamente ragione, non facevo più l’amore da anni, forse proprio dai meravigliosi anni 70.
Sarà stata suggestione ma, a voi ragazzi della generazione Y o Z chiedo di fermarvi a riflettere e pensare a noi della generazione X che ascoltavamo musica vera e senza social facevamo davvero l’amore e proprio tanto tanto.
Consiglio di leggere questa mia storia ascoltando di sottofondo la canzone di cui al link seguente e poi riascoltarla leggendo la traduzione.
https://www.youtube.com/watch?v=6jsU_6DvrtM&list=RD6jsU_6DvrtM&start_radio=1
un ringraziamento sentito a OffLimits27 per il link e per l’ottima scelta delle scene riprodotte.
Marzia
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