Blanca, intanto, come una bimba riottosa, si mise a scalciare, buttandosi a terra; urlava così forte che per poco non attirò l'attenzione della Polizia aeroportuale. Scampato il pericolo, la zia la schiaffeggiò ripetutamente e le intimò: - "No seas tonto, ten cuidado que si lo vuelas todo te arrepentirás...". La mia gemella parve rassegnarsi, ma era solo una tregua momentanea...
Il viaggio fu tranquillo, e una volta sbarcate trovarono ad attenderle un uomo che pareva un gigante. Più si avvicinavano, e più Tati aveva il cuore in gola che le batteva all'impazzata... Pensò, tra sé: - "Dio mio quant'è brutto! Questo è un vero incubo... Non può essere vero... Ditemi che sto sognando... Diciannove anni con Tato e ora? È lui il mio destino, non questo...". Giunte dinanzi a lui, l'uomo salutò la zia cercando di sembrare un essere civile, e questa ricambiò unendo la sua mano con la mano di Blanca, la quale stava per avere un crollo emotivo. Anche di questo stato io ne ebbi una chiarissima percezione, come in telepatia, e svenni improvvisamente, proprio nell'istante in cui a Verona la mia gemella stava subendo la stessa sorte...
Firmino – questo era il nome del futuro sposo – soccorse prontamente la ragazza, e propose alla zia di portarla nella sua casa per farla riposare e riprendere i sensi. Quando si riebbe, Blanca si trovò davanti agli occhi ancora ciò che non avrebbe voluto vedere: quel maschio di quasi un metro e novanta per 100 kg di muscoli plasmati dal suo duro lavoro di camionista, pelato ma coperto di peli ispidi e ricci su tutto il corpo... Al suo confronto, Tati sembrava un fringuello appena uscito dall'uovo; era ancora scossa quando inaspettatamente quella montagna umana parlò: - "Devi stare tranquilla, mia cara, perché d'ora in poi io mi prenderò cura di te...". Detta così, più che una promessa rassicurante sembrava una minaccia da cui era impossibile sfuggire...
Tutto era pronto, e al momento stabilito un prete compiacente celebrò il rito senza fare tante storie. Mentre suo marito stava pronunciando la fatidica frase, lei rivedeva tutta la sua vita passarle davanti, e "vedeva" me, il suo gemello, che la cercava... Per poco non urlò, allungando le mani verso un fantasma inconsistente: - "Tato, sono qui... Vieni a prenderni...". Finita la cerimonia, la zia pareva soddisfatta, soprattutto perché aveva "sistemato" il suo "problema" che si trascinava da quasi vent'anni... I novelli sposi accompagnarono in giornata la neo suocera all'aeroporto, perché aveva fretta di fare rientro a Roma, ma prima di lasciarsi Blanca sputò un'ultima stilla di veleno contro sua madre: - "Lo pagarás, si yo tuviera que esperar mil años... Resígnate, esto es una farsa, quiero a Cláudio, y lo hice a toda costa... Él no se resignará, como lo hizo cuando tú me envió a un internado... Ellos nacen con él y con él dejaremos este mundo juntos...".
9. L'anello debole della catena.
Intanto i giorni passavano, e con i giorni i mesi, e lo struggimento non ci dava tregua, ci stava consumando, portandoci dritti verso un sicuro esaurimento nervoso. Ma quell'anno portò con sé un'altra prima volta: quella del primo compleanno – il ventesimo – "festeggiato" senza l'altra metà accanto, e tutto questo grazie alla perfidia di quella madre-matrigna. A ciò si aggiunse anche quello speciale "sentire", percui io non riuscivo più a far nulla senza percepire palpabile la sua infelicità: era come se la vedevo, e ogni notte mi veniva in sogno con i nostri momenti più spensierati... A un certo punto non ce la feci più e decisi di "attaccare" l'anello più debole della catena: lo zio.
Inizialmente cercò di sviare il discorso, ma poi anche lui ebbe un crollo emotivo e mi parlò con il cuore in mano: - "Claudio, ascolta, Blanca mi manca anche a me moltissimo... La zia è ormai fuori controllo, sembra impazzita, vediamo di aiutarla noi due... Ma dobbiamo andarci piano, perché uno sbaglio potrebbe essere fatale per tutti. Ora ti dico una cosa, ma nessuno deve sapere che te l'ho detta: la tua gemella è a Verona, dove quella pazza l'ha fatta sposare, ma contro la sua volontà, quindi credo che il matrimonio potrebbe tranquillamente essere annullato... Ad ogni modo, sarà più facile per te ritrovarla... Vai e fammi sapere". Restai attonito per quella notizia così terribile. Non potevo crederci, le nostre speranze di una vita insieme erano andate in pezzi... Replicai: - "Ma come ha potuto fare una cosa tanto cattiva? È un mostro... E adesso, cosa posso fare io?".
Lo zio non mi disse più nulla, ma mi fornì l'indirizzo, ed io non persi tempo e decisi di scriverle immediatamente... Anche quello era un rischio: E se la lettera fosse finita nelle mani del marito? Ma dovevo farlo, ora o mai più... Non potevo vivere il resto della mia vita nel rimpianto di non aver lottato per riprendermela. In una parola, non volevo vivere senza di lei... Presi carta e penna e buttai giù ciò che mi diceva il mio cuore: - "Cara gemella, vita mia, sangue del mio sangue, come vedi anche questa volta tua madre non è riuscita a strapparci dai nostri cuori come avrebbe voluto. Siamo nati in un solo respiro, e senza di te mi manca l’unico motivo per andare avanti... Non ti chiedo come stai perché già lo so, e perché anch'io sto allo stesso modo. Per la seconda volta in pochi anni ci ha separati fisicamente, e non nascondiamoci che stavolta sarà dura, molto dura tornare insieme... Ho saputo di quello che ti è successo solo pochi minuti fa da zio, al quale manchi quanto manchi a me. Ma è possibile che ci capiti tutto questo? Spero solo che tuo marito almeno ti rispetti come meriti, ma ciò non cambia per me le cose. Ci dobbiamo vedere, a tutti i costi, fammi sapere come è meglio, ed io ti raggiungerò anche in capo al mondo. Stanne certa, il tuo Tato non ti abbandonerà mai".
E dopo circa una settimana ricevetti la sua risposta... Trepidante, mi chiusi nella mia cameretta e cominciai a leggere: - "Tato mio, è difficile mettere insieme le parole senza piangere, ma voglio innanzitutto dirti grazie. Ero certa che prima o poi saresti venuto a cercarmi, e non voglio mentirti; perciò, ti dico che questa tua "presenza" mi fa sentire meno sola. In questi primi tempi, Firmino – mio marito, pensa che nome ridicolo – mi ha costretta a quelli che lui chiama "doveri coniugali". Mi ha fatto fare di tutto, ma senza quella dolcezza che c'era tra di noi... Questo macigno, mio caro gemello, lo dovremo portare da soli: non dire niente a mio padre, che se lo sapesse ne morirebbe dal dolore. Insomma, se questo è l'inizio, credo che non potrò resistere per molto... Ma ora veniamo al lato positivo; non so se te lo hanno detto, mio marito fa il camionista, e in questo periodo sta lontano da casa dal venerdì al martedì successivo... Anch'io credo che dobbiamo vederci, toccarci, respirarci... Devi venire SUBITO da me, e quando ciò avverrà sarai per tutti (come poi è) "solo" – che Dio, che ci ha fatto nascere insieme, ci perdoni – mio cugino. Sento un immenso bisogno di te... Pensa: potremo stare insieme per tutto il fine settimana! Ti aspetto con ansia e ti abbraccio, tua Tati per sempre".
Ti è piaciuto?
4 racconti, 0 libri.
Altri racconti di I racconti di Pollicino
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.