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La curiosa storia di due “gemelli” speciali - I
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Racconto37 min di lettura

La curiosa storia di due “gemelli” speciali - I

Storia vera di un ragazzo e una ragazza, cugini e amanti

I racconti di Pollicino
1 anno fa · 1.3k letture · 0

Infatti, mentre io – ripresa la bici – stavo tornando mestamente a casa, la direttrice chiamò Tati e le disse: - "Ma ti rendi conto? Sei lo scandalo della scuola... Farò chiamare tuo padre, insieme a quell'altro delinquente del tuo amico...". Ma Blanca, risentita, non si lasciò per niente intimidire da quella prospettiva, e prontamente tenne botta: - "Intanto non é un amico ma è il mio gemello, ma questo lei non lo può capire... E poi non è un delinquente, perché non abbiamo fatto nulla di male a nessuno... Noi siamo una cosa sola, e ne lei ne nessuno potrà mai farci nulla! Ci amiamo, tutto qua...". Così, qualche giorno più tardi io, lo zio, la zia e Tati ci ritrovammo nell'ufficio della Madre Superiora. La quale esordì: - "Caro brigadiere (zio infatti era nell'arma dei carabinieri), mi ha portato un diavolo in collegio, un diavolo! Pensi che l'ho sorpresa a fornicare con quell'altro demonio laggiù... E anche contro natura!". A quel punto, Blanca si voltò verso di me (che ero alle sue spalle) e mi fece un sorrisino, strizzandomi l'occhio, come a indicarmi che tutto procedeva secondo il suo piano... Quando poi finalmente la monaca ebbe terminato il suo sproloquio, fu la volta della zia a parlare: - "Madre, io non so che dire, questi sono due pazzi... Posso solo domandare scusa a tutti... Lui (e indicò a me) è il meno colpevole, si fa sempre trascinare da questa – mi scusi la parola – puttanella da strada...". Lo zio, a sua volta, attese con pazienza lo sfogo della moglie, e cercò come sempre di limitare i danni a nostro favore: - "Vede, Reverenda Madre, sono ragazzi... Suvvia, che sarà mai stato... Saranno stati in preda a una tempesta ormonale... E' l'opera della natura, altro che diavolo: maschio e femmina li creò, ricorda?". E concluse con una frase che nessuno di noi si sarebbe mai aspettato: - "Non mi dica che lei non l'ha mai fatto...". Era palese che quella era una frase studiata, tanto che poi guardò la figlia scambiando con lei un'occhiata di complicità. A quel punto la religiosa, che aveva cercato di ottenere dallo zio una punizione esemplare per entrambi in cambio della permanenza di Blanca in collegio, balzò in piedi e in modo perentorio sentenziò: - "Bene... Se è così, la ragazza non può più restare con noi... È fuori, riportatevela a casa!". Era esattamente ciò che volevamo più di ogni altra cosa; certamente lo volevamo io e Tati, ma forse anche lo zio che – fin dall'inizio di quella assurda vicenda – non avrebbe voluto separarci.

Erano stati solo pochi giorni di lontananza, ma per noi si era trattato della più grande "tragedia" della nostra ancor breve vita... L'unica ad averci perso la faccia era stata la zia, incapace di provare amore e compassione per la figlia e incapace di voler rimediare a un suo errore...

7. Ritorno a scuola.

Finalmente potevamo riprendere la nostra vita di sempre, a scuola ma soprattutto fuori, in casa, nella sua cameretta che era diventata la nostra stanza "a luci risse", la nostra alcova  dove – cosa importantissima – sua madre non metteva più piede... Ma il "pericolo" era sempre in agguato, perché sarebbe bastato che mio padre fosse venuto a sapere di quell'increscioso "incidente", che la nostra ritrovata armonia sarebbe andata in mille pezzi.

In mezzo ai nostri compagni di classe, mostravamo una maturità che loro non avevano ancora, eravamo diventati una coppia a tutti gli effetti, ci tenevamo per mano, pomiciavamo tranquillamente durante la ricreazione, fin tanto che – nell'anno che ci avrebbe portati all'esame di stato – ci trovammo a fronteggiare un'altro episodio che non avevamo calcolato...

Avevamo 19 anni, e Tati stava sviluppando alla grande, trasformandosi in una splendida farfalla: biondina con occhi color nocciola, non molto alta (1 metro e 65 cm. come me), fianchi abbondanti, un culone che ormai da un pezzo non passava inosservato, pancino leggermente accennato e due cosce da sballo che sopratutto d'estate si lasciavano ammirare da tutti, facendo letteralmente esplodere i miei ormoni e la mia gelosia di gemello... Per di più, ai "piani alti" aveva delle tette incredibili, una quinta più o meno che nessun reggiseno riusciva a contenere adeguatamente, delle areole infinite e capezzoli che spingevano prepotenti su ogni tessuto che indossava...

Ebbene, con un fisico così, non passava giorno che qualche compagno, con una scusa qualsiasi, le si strusciasse addosso, cosicché io dovetti trasformarmi nella sua "guardia del corpo" personale per impedire certe sconcerie.

Una volta, però, uno di questi "galletti" si fece più ardimentoso del solito, e – mentre io ero stato appositamente distratto da un suo "compare" – le si avvicinò e le disse: - "Ehi, bambola, non credi che è arrivato il momento di collaudare quei galleggianti?". Tati non aveva certo bisogno di essere difesa e non le mancava la risposta pronta, e infatti gli rispose: - "Tranquillo, che ho il mio collaudatore... Non mi serve uno alle prime armi che non mi saprebbe neanche far godere... Pensa a studiare che forse ti riesce meglio!". Ma quello non si diede per vinto e tornò alla carica: - "Non sai che ti perdi, troietta...". Purtroppo per lui, io ero a breve distanza e avevo sentito tutto, tanto che in un passo gli fui alle spalle e lo afferrai alla stessa maniera in cui un puparo afferra una marionetta: - "Tu, piuttosto, stai tranquillo che non ti perderai proprio nulla", gli urlai inferocito. Aveva dato della troia alla mia gemella, nessuno se lo era mai permesso e quella bravata non potevo assolutamente lasciarla impunita. Alzai il ginocchio e lo colpii proprio in mezzo alle gambe lasciandolo senza respiro. Non gli diedi tempo di  riprendersi e continuai a colpirlo all'impazzata, sulla mascella, il mento, l'orecchio, finché non giunse un insegnante a dividerci e mi cacciò dalla classe. Stavolta, era il turno di Blanca correre in mio aiuto. E, una volta tornata la calma, si avvicinò alla cattedra e spiegò al professore: - "Non è giusto, Prof, mio cugino mi ha solo difeso, ha difeso il mio onore che lui aveva infangato: mi ha chiamata troia!". Ma quello non volle sentire ragione... Tati allora se ne tornò al suo posto sibilando tra i denti: - "Mierda, te he visto babear en mis pechos cuando estoy cerca de ti...".

Fui sospeso per una settimana, io avevo sbagliato, ma ad essere "punita" fu ingiustamente anche lei... Non una punizione qualunque, ma una brutta vendetta di mia zia che non aspettava che l'occasione per saldare definitivamente il conto con entrambi. Una vendetta dal sapore di medioevo, ma che sarebbe stata molto peggiore di quella dell'altra volta...

8. Questo matrimonio s'ha da fare.

Era già da tempo che la zia stava meditando sul futuro di Blanca e andava dicendo (tra il serio e il faceto) che era ormai in età da marito. - "Ma un marito serio, con la testa sulle spalle, non uno scavezzacollo come te", mi diceva sempre quando capitava il discorso... Tati, ovviamente, non vedeva che me, come io non vedevo che lei, e le rispondeva sprezzante: - "Nacimos juntos, y juntos será nuestro futuro... ¡Así que resígnate, mamá!".

Un brutto giorno, però, con uno squallido stratagemma – molto peggiore di quello di quando la spedì in collegio – le fece credere che sarebbero andate a trovare una parente in Colombia... La zia prese Blanca, fece le sue valigie e con l'auto la condusse in aeroporto, ma anziché dirigersi verso i voli internazionali uscirono a prendere il volo per Verona. E lì la mia gemella capi immediatamente: sua madre l'aveva tradita, un'altra volta... Non sapeva che cosa l'avrebbe aspettata, ma le venne un atroce sospetto, come un sesto senso. Così, puntò i piedi e piangendo le disse: - "Basta de esta farsa... quiero saber a dónde vamos...". Allora la madre, continuando a strattonarla per un braccio, non poté fare altro che confessarle la verità: - "Una vez te dije que estabas en edad de casarte... Bueno, ha llegado el momento. Vamos a conocerlo. La ceremonia ya está programada para mañana. No, no digas nada, tu prima lo superará...".

E infatti, proprio in quei momenti, io sentii dentro di me una "voce", la solita voce pressante che mi diceva di cercarla, lei che era la mia perfetta metà. Sentii che dovevo fare presto, prima che fosse stato troppo tardi... Lasciai perdere ogni cosa e mi ci buttai a capofitto, bussai alla sua porta fino a spellarmi le nocche delle dita, ma non trovai nessuno: zio era al lavoro, mentre quella strega mi stava "rubando" la mia gemella per la seconda volta in pochi anni...

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