Da lui seppi che Blanca era stata messa in un collegio di suore nei pressi di Viterbo, e che anche lei era caduta in una depressione terribile. Da allora piano piano mi ripresi, con l’obiettivo preciso di organizzarmi per andare a riprendermela... La mia seconda passione (dopo lei, ovviamente) era la bicicletta, e una mattina marinai la scuola, di buon'ora inforcai il mio mezzo e cominciai a pedalare a più non posso verso il mio "sole". Nonostante la distanza, non sentivo la stanchezza, perché la mia ricompensa più grande si avvicinava...
Una volta giunto sul posto, mi resi conto che avevo un'altro problema: come potevo "presentarmi", un ragazzino, un perfetto sconosciuto, e domandare di lei? Nel mentre che cercavo di escogitare uno stratagemma, vidi che il portone dell'istituto si aprì e da esso uscì una lunga fila di bambine e bambini vocianti che si tenevano per mano, guidati da una monaca con un grande cappello. Non impiegai molto a riconoscere la mia dolce metà – sebbene fosse "mascherata" sotto una buffa divisa –, la quale quando mi vide si divincolò dalla compagna di fila e senza farsi accorgere mi corse incontro. Urlò, sorpresa: - "Tatoooo! Tu non sei normale...". Alludeva a quello che ci dicevano sempre i grandi, ma io badavo solo ai suoi grandi occhi, alla sua vocina e al suo sorriso che mi erano mancati così tanto. Come sempre accadeva, ci capimmo con il solo sguardo e senza dover aprire bocca... Dopo quasi due mesi di lontananza, capimmo che non era cambiato niente, e che volevamo una sola cosa. Così Blanca mi prese per mano e ce ne ritornammo verso il collegio... Mi fidavo assolutamente di lei, ma non riuscii a trattenermi dall'esclamare: - "Sei matta? Vuoi andare in collegio?". Ma lei mi disse: - "Tranquillo, e lascia fare a me...". Entrammo per una finestrella priva di grate che veniva sempre lasciata aperta, e da lì mi condusse su per delle scale dinanzi a una porta chiusa. Mi guardò, sorniona, girò la maniglia ed entrammo in una stanza buia. Non si vedeva nulla, sopratutto quando lei chiuse la porta a chiave. Quando però, finalmente, accese la luce tutto mi fu chiaro. Con una dolcezza che non ricordavo, mi domandò: - "Hai capito adesso?". Avevo capito, eccome, ma replicai: - "E se ci scoprono?".
Ma avevamo troppa voglia l'uno dell'altra per preoccuparcene, e cominciammo a spogliarci... Mi parve ancora più bella del solito, e quando fu completamente nuda presi a sfiorare quel corpo di giovane femmina dalla testa ai piedi. Sotto le mie mani tremanti, scorrevano le carni di quella creatura con cui ero nato, e una solitaria lacrima d’emozione rigò il mio viso. Tati fece la stessa cosa con me, e si fermò sul pene, ricordando quella sera in cui mi aveva sciolto dai miei "impedimenti"... Ci strusciammo l'uno sull'altra, compulsivanente, scambiandoci un calore familiare, e infine Blanca mi esortò: - "Su, non perdiamo tempo... Stavolta sarà tutto più facile...". Poi, come se avesse l'impressione che io dubitassi di lei, si affrettò a rassicurarmi: - "Guarda che non mi ha toccata nessuno dei ragazzini che sono qui... Mi sono conservata apposta per questo momento". Oh, misericordia!, quell'idea non mi aveva nemmeno sfiorato... Crollai in ginocchio dinanzi a lei, le baciai con sacralità la patatina, e feci di tutto per farle capire che le volevo bene come il giorno che siamo venuti al mondo: - "Tati, lo so che sei pura come un giglio, non c'era bisogno che me lo dicessi... Lo sento, siamo gemelli o no?". Superato questo imbarazzo, mi rialzai e fu lei questa volta a sedersi sul copriwarter, allargò le gambe mostrandomi la prima peluria che le stava crescendo sul monte di venere, e vergognandosi un po' mi disse: - "La prossima volta cercherò un rasoio per depilarmi... Sai, qui non lo fa nessuna... E poi è stato tutto così inaspettato...". Era fantastica che al solo guardarla il mio membro si drizzò con prepotenza. La presi per il busto, e le dichiarai: - "Quanto mi sei mancata! Sai, tua madre, quando sei partita mi costrinse ad andare a scuola lo stesso... Non è stata colpa mia se non ho cercato di fare qualcosa...". E lei: - "Lo so, la conosco bene, e conosco bene anche te... Ma adesso sbrighiamoci, tra poco torneranno tutte dalla passeggiata e mi cercheranno... Sai, sono già la pecora nera del collegio... Ahahah...". Così, piegai le ginocchia, e senza più esitare la penetrai a pelle. Niente preservativo e niente pillola, ma poco importava tanta era la voglia di possederci. Non appena fui dentro, la sentii strettissima, e le parole che mi aveva detto poco prima sulla fedeltà nei miei confronti mi parvero assolutamente superflue...
A quei tempi ci piaceva farlo con estrema lentezza, percorrendo tutta la sua cavità dall'ingresso al collo dell'utero. Non ricordo più nemmeno quante volte affondai nella mia gemella, ma ricordo invece molto bene quello che accadde dopo... Blanca, infatti, inaspettatamente, si tirò indietro sfilandomelo dal suo ventre. Provai una delusione cocente per questa sua scelta che valutai come la "fine dei giochi", ma lei mi indicò palesemente il suo buchino più stretto, e con gli occhi sbarrati dalla libidine più estrema mi spronò: - "Cla, visto che c'è ancora un pò di tempo, dobbiamo fare anche questo passo...". Ci mancò poco che mi prendesse un colpo... Fino ad allora per me scopare voleva dire solamente la penetrazione per via vaginale, e le urlai quasi inorridito: - "Oh no, Tati, no... così ti faccio male, non chiedermelo ti prego!!". Ma lei fu irremovibile, e mi rispose con risolutezza: - "Se ti rifiuti, vuol dire che in fondo non siamo proprio gemelli... Devi conoscere tutto di me... Non si può farne a meno...".
A quelle parole crollarono tutte le mie resistenze, e mi decisi ad assecondarla fino alla fine. Ascoltai bene le sue "istruzioni", e bagnai il suo stretto sfintere con tanta saliva; le venne da ridere, perché quei massaggi le facevano il solletico, mentre io ci presi confidenza e piano piano misi dentro prima uno e poi due dita, indice e medio. Mi guidò: - "Adesso fermati un pò, così si allarga bene... Dopo di che, comincia a farle girare come se dovessi avvitare qualcosa...". Obbedii diligentemente, e mi resi conto che aveva proprio ragione. La stretta iniziale aveva ceduto, e le dita si potevano muovere abbastanza comodamente. Intanto, il tempo passava, e dovevamo deciderci... Così Blanca ordinò il passo successivo: - "Bene... Sei stato bravissimo... Ora, però, togli le dita e inculami davvero... Senza paura, piano, ma stai tranquillo, vedrai che sarà ancora più bello che davanti... Siamo due porcelli, ma a noi ci piace, vero?". Titubante nonostante i suoi consigli, appoggiai la cappella a quel forellino che mi pareva restringersi, e feci un pò di forza. Contrariamente alle mie aspettative, mi accolse senza troppa fatica, esattamente come mi aveva accolto la sua padrona quando ci eravamo ritrovati, e cioè con piena disponibilità e pronto a darmi tutto il meglio di sé... Mi inserii un altro poco, finché non giunsi alla corona del glande, e li tutto si bloccò. Tentai di proseguire, ma la mia fimosi cominciava a farsi sentire di nuovo, e il filetto stirato allo spasimo mi faceva male... Non volevo deludere Tati, e quindi – ignorando le fitte di dolore – ripresi a spingere finché, giunto alla massima dilatazione, lei non emise un urlo: - "Ahiiiiii... Bruciaaaa...".
Erano tre ore che stavamo chiusi in quella stanza, e all'improvviso la porta si aprì. Nella foga del momento, forse Blanca non aveva dato le mandate di chiave, e davanti a noi si materializzò una suora monumentale che – vedendo la scena – si portò una mano alla bocca dallo sgomento. Intanto, anche questa volta io ero ancora dentro, con il mio membro nel suo ano fino alle palle, mentre lei – beffandosi di quella presenza indiscreta – si toccava freneticamente il clitoride per godere meglio. La reverenda madre, era stata messa sulle nostre tracce dalla spiata di un ragazzino che aveva provato un approccio "sentimentale" nei confronti di mia cugina ma da cui era stato drasticamente respinto... Ci guardò, prima l'uno e poi l'altra, e infine si lasciò andare: - "Oh, Maria Santissima... Sorelle, presto, correte... Madre Superiora!". E si segnò ripetutamente con il segno della croce, come fosse in presenza del Maligno... In un attimo, attorno a noi si ritrovò riunito tutto il collegio. Blanca, si faceva gioco di quei falsi perbenisti dei professori, che in fondo avrebbero voluto con molto piacere unirsi a noi e che guardavano con cupidigia il suo bellissimo corpo, ed io – non riuscendo più a trattenermi – le sborrai nel retto... Tutto era finito, o forse stava solo per cominciare...
