10. Viaggio dentro noi stessi.
Lessi quelle parole con affanno, e quando raggiunsi l'ultima parola avevo anch’io gli occhi annebbiati dalle lacrime. Non potevo crederci, la "mia" Tati nelle mani di uno che la stava trattando per il suo sollazzo personale, mentre io ne avevo sempre fatto la mia regina e tremavo persino a toccarla quando "facevamo coccole"... Parlai, la sera stessa, sotto il vincolo del segreto, a mio padre e mia madre, e gli comunicai che presto sarei partito per Verona, e nel frattempo lavorai come commesso in un supermercato di zona per guadagnarmi i soldi necessari. Qualche giorno prima della partenza, le scrissi un telegramma: - "Ci vediamo Venerdì. Aspettami in stazione alle 15,00".
E finalmente giunse il "gran giorno". Di buon mattino, salii in treno. Fuori dal finestrino, scorrevano città, paesi e campagne, ma dentro di me sentivo il cuore scoppiarmi di gioia. Una gioia che cresceva con l'avvicinarsi della meta... Non dovetti attendere di scendere dal treno per cercare Blanca, poichè i nostri sguardi si appuntarono l'uno nell'altro, come frecce, già mentre il treno ancora non si era fermato: io affacciato al finestrino, e lei immobile sul marciapiedi. Mi feci largo a gomitate fino alla porta del vagone, mi precipitai giù, e finalmente ci abbracciammo. Un abbraccio che mi sembrò eterno, mentre le nostre mani volteggiavano impazzite sul viso dell'altro, a sincerarsi che non si fosse fantasmi ma che eravamo davvero noi due in carne ed ossa... Tutto intorno, il caos dei viaggiatori in arrivo e in partenza per noi era inesistente, ovattato, come chiuso in un acquario. Poi cominciammo a baciarci, e al diavolo quel cornuto del marito e il rischio di essere scoperti: d'altronde, era stata la zia a volerlo, e Firmino non poteva comprare con i suoi soldi la felicità di una creatura che voleva invece me. Quella felicità che, invece, traboccava infinita dai nostri cuori... Ci ritrovammo mani nelle mani, e solo allora Blanca mi disse: - "È stato terribile, Claudio, credimi... L'altra nostra separazione è stato un gioco, solo un brutto gioco al confronto... Quel tradimento improvviso... E tu, che non sapevo come fartelo sapere... Ma ora non pensiamoci più, andiamo a casa che ti devo dire molte altre cose...". Non ci togliemmo gli occhi di dosso per tutto il tragitto, e quando giungemmo alla villetta dove abitava aggiunse: - "Lo vedi? Qui tutto mi ricorda il villino dei nostri anni più belli... Come potevo dimenticarti?". Ed io: - "Neanch'io, nemmeno per un momento, ti ho dimenticata Tati; ho vissuto, sebbene da lontano, ogni tua angustia, ogni tuo passo nel buio del cuore... Ed eccoci qui, più forti di tutto e di tutti... Perchè NOI SIAMO GEMELLI...". Blanca mi sistemò nella stanza degli ospiti, dove c'era solo un lettino singolo, ma a me andava benissimo così... Per lei e con lei avrei giaciuto pure su un letto di chiodi! Mi sedetti sul materasso, mentre lei mi si accovacciò davanti, stringendo con entrambe le mani la mia gamba sinistra come fosse una bambola nelle mani di una bimba spaventata. Eravamo di nuovo "i gemellini" che 20 anni prima erano venuti al mondo insieme e che avevano lottato contro il mondo intero... Perché, ora, non avremmo dovuto farcela? Parlammo per ore, fino a quando non sopraggiunge la sera. Stanchi, ma sopratutto stressati psicologicamente da quella giornata che era stata tanto impegnativa, decidemmo di andare a dormire. Blanca mi salutò dandomi un bacio sulla guancia, e si chiuse la porta alle sue spalle. Ma quella notte non riuscii a chiudere occhio, mi girai e rigirai sotto le lenzuola, e alla fine – solo verso mattina – crollai dal sonno... Nel grande lettone matrimoniale, nella stanza accanto, anche Tati aveva vegliato, e come se si rivolgesse direttamente a me, pensò: - "Sarebbe meraviglioso se mi possedessi come l'ultima volta... Ti voglio... Tutto per me!".
Fu allora che si decise. Scese dal letto, e indossando una vestaglietta trasparente, scalza per non fare rumore, aprì la porta dove stavo riposando... Quatta quatta si accostò al letto con sotto solo un paio di slip, sollevò il lenzuolo, e vide che stavo nella mia posizione preferita, a pancia sotto. Lasciò cadere la vestaglia e mi si adagiò sopra, sollevando la gamba destra sui miei fianchi fino ad assumere la "posa dell'incubatrice"... Ansimava leggermente per il timore che mi svegliassi, e infatti – sentendo uno strano calore e un peso insolito gravare sulle mie spalle – aprii gli occhi. Non mi ci volle molto a capire di cosa si trattava, ma non volendo rompere quell'incantesimo feci finta di dormire. Era eccitata, e i suoi capezzoli che strisciavano sulla mia schiena mi scatenarono un brivido, e d'istinto sussurrai: - "Tati, non sei cambiata per niente, peccato che tuo marito...". Dopo di che restai muto, ma sentii come una sorta di solletico sull'occhio destro... Erano le sue labbra carnose che si erano accostate, e che – rispondendo al mio disappunto – mi dissero: - "Mio marito, non c'è... Ci siamo solo io e te, con la nostra voglia... Su, fammi sentire quanto mi vuoi...". Finito che ebbe di parlare, sollevò il busto e scorse lungo le mie gambe. Durante tutto quel movimento, percepii un brivido: la sua fica rilasciava sui miei polpacci come una lunga scia di umori... Blanca era davvero eccitata, e allora mi voltai e mi ritrovai davanti agli occhi uno spettacolo che mi fece impazzire: la mia gemella con le mani poggiate sulle cosce, ansimava sempre più forte, e le sue tettone si sollevavano e si abbassavano ritmicamente, mentre quel movimento metteva in bella vista sui suoi fianchi delle meravigliose maniglie dell'amore che non potei trattenermi dall’afferrare con bramosia. Ero in uno stato di quasi ipnosi erotica quando la sua voce mi fece ritornare in me: - "Beh, cosa aspetti? Sei venuto fino a qui solo per guardarmi? Il tuo amico giù in basso non è mica d'accordo!". Abbassai lo sguardo, e notai che effettivamente il cazzo stava spingendo con insistenza da sotto il tessuto delle mutande; e Tati – dopo aver emesso un profondo respiro dalle narici come un toro nell’arena pronto per la corrida – riprese: - "Uffa, devo fare tutto io...". In realtà, era quello che le piaceva fare: afferrò il mio slip e con fare volitivo me lo strappò di dosso. Fece un fischio alla pecorara, e poi continuò: - "Caspita che bello!, Tato io non resisto, l’ho aspettato per troppo tempo, e ora mi sento impazzire...". Mi salì sopra e le sue grandi labbra si aprirono per andare ad avvolgere l’asta del mio cazzo. Poi se lo fece entrare in profondità e prese a cavalcarmi con veemenza. Era un diavolo di femmina che mi faceva stare bene, e quando meno me lo sarei aspettato compì per me l'ennesimo gioco di prestigio... Si massaggiò furiosamente il clitoride, e dopo un pò lasciò partire uno schizzo impetuoso che mi finì dritto in faccia. Era la prima volta che squirtava, ed aveva un sapore magnifico. Con il respiro corto mi disse sorridendo: - "Me lo ha insegnato mio marito... L'unica cosa buona che ha fatto...". Spossata, si lasciò cadere di spalle e ci ritrovammo compenetrati l’uno nell’altra nella tipica posizione della farfalla; allora, la presi da sotto le ginocchia e cominciai a scoparla in quel modo, finché sentii sopraggiungere anche il mio orgasmo. Le urlai: - "Blanca, fammi uscire, vengooo...". Ma lei non ne volle sapere, e stringendo i muscoli pelvici mi bloccò così e mi disse: - "Sei matto? Voglio tutto di te dentro... Al diavolo quello che succederà! Non lo dimenticare mai: noi ci apparteniamo fin dal primo istante, alla faccia di mia madre e di Firmino...". Sborrai anche l'anima, tanto era grande anche il mio desiderio di lei, mentre le prime luci dell'alba ci colsero in uno stato d’animo di pace assoluta. Ci sdraiammo l'uno accanto all'altra, con le mie mani che le massaggiavano lentamente la pancia, le tette e la micetta... Volevo che i miei sensi se la imprimessero bene nella memoria, in modo da poter resistere almeno un'altra intera settimana lontani...
Il giorno dopo, Blanca ripeté lo stesso "rituale" notturno, ma stavolta mi feci trovare sveglio. La aspettavo con ansia, e non appena arrivò mi si accucciò ai piedi del letto e mi pregò: - "Inculami, stanotte...". Era la prima volta che usava quella parola così cruda, ma in quel suono ritrovammo tutta l’intimità di quando mi fece entrare dietro la prima volta. Il mio membro "rispose" lui a quella richiesta, andò in alzabandiera, ed io la possedetti per via rettale. Piangendo, mi confessò: - "Sai, Firmino mi ha rotto il culo, te ne sarai accorto... Glielo concedo raramente, ma lui è una bestia feroce... Tu, invece, mi piace come mi prendi...". Fu in quel momento che mi dissi che dovevo portarla via da lì assolutamente… Intanto, feci del mio meglio, e godemmo entrambi. Ormai rilassati, mi ricordò di quando lo facemmo per la prima volta in collegio... Scoppiò a ridere in maniera convulsa, e poi me ne spiegò la ragione: - "Pensavo a quando mi hai inculata e la suora ci ha sorpresi con il tuo coso mezzo dentro e mezzo fuori dal mio culo... Da morire...".
