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La curiosa storia di due “gemelli” speciali - II
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Racconto51 min di lettura

La curiosa storia di due “gemelli” speciali - II

La II parte della storia precedente

I racconti di Pollicino
1 anno fa · 740 letture · 0

I giorni successivi furono – se possibile – ancora più intensi, ma ben presto la nostra "vacanza" giunse al termine. Passammo da uno stato di grazia estremo ad uno di infinita depressione, che culminò nel momento in cui il treno lasciò la stazione di Verona e io vidi la sua figura che si allontanava e farsi sempre più piccola. Sapevamo che dopo pochi giorni sarei tornato, ma ogni volta vivevamo uno strazio indicibile. Ci stringevamo quasi a toglierci il respiro, ci scambiavamo teneri baci, e io cercavo di consolarla prospettandole un futuro diverso: - "Coraggio Tati, vedrai che presto  troveremo una soluzione; io non ti lascio sola, non ti lascerò mai più; e il cornuto e la megera non potranno farci nulla...". Ma lei era un fiume di lacrime: - "Oh Tato, portami via con te, se resto qui un altro solo minuto morirò di crepacuore... E tu non vuoi questo, vero?". Con lei, in quei momenti, pareva che avessi chiaro cosa fare, ma purtroppo non era così, e di lì a poco accadde un fatto che avrebbe sconvolto ancora di più le nostre già fragili vite...

11. Verso l'ignoto.

Quei fine settimana bollenti divennero – per circa tre anni – una costante che ci aiutava a tirare avanti. Ma, paradossalmente, ogni volta che eravamo costretti a lasciarci per riprendere le nostre vite senza senso di tutti i giorni, stavamo sempre peggio. Era come se non eravamo più noi stessi, eravamo svuotati, senz'anima e senza forze, dei fantasmi che si trascinavano da un giorno al successivo, senza un perché e senza dove… Eravamo sì felici di incontrarci, ma già nel momento in cui arrivavo da lei all’orizzonte aleggiava il velo malinconico della ripartenza.

Finchè, una di quelle volte che ci stavamo preparando per "fare cose", ecco che il fato ci diede una mano, ed accadde ciò che avrebbe "liberato" la mia gemella, riportando (anche se solo temporaneamente) un pò di serenità dopo tutto quel patimento. Come sempre, Blanca era venuta a prendermi alla stazione – bella e raggiante come il sole – ma  sapevamo in partenza che quel weekend avremmo avuto a disposizione solo due giorni d’amore e di sesso, perché Firmino sarebbe rientrato prima del previsto. A un certo punto, la sentii imprecare: - "Nooooo... Non è possibile, sono proprio una stupida, sono finiti i preservativi!!!". Corsi immediatamente da lei che mi ripetè: - "Tato non ci sono più preservativi... La scatola è vuota... E qui non ci sono farmacie aperte a quest'ora... E io sono nel periodo peggiore, accidenti...". Da quando, a 15 anni, avevamo cominciato a scoparci, sentivamo in quel gesto qualcosa di irrinunciabile. Figurarsi in quei giorni in cui avevamo bisogno più che mai di sentirci davvero "carne della nostra carne"... Cercai perciò di riflettere e le proposi: - "Beh, Tati, dobbiamo fare molta attenzione... Pensa se dovessi rimanere incinta, succederebbe un casino... Facciamo che per stavolta giochiamo a fare petting e a leccarci... Lo so, non è la stessa cosa, ma dobbiamo usare la testa...". Ma Blanca rifiutò nettamente quella alternativa: - "Tato, noi siamo gemelli, non lo dimenticare... E io non ce la faccio... Ti voglio sentire tutto fino al cervello, voglio sentire ogni vibrazione, ogni pulsazione... Tu no? Non abbandonarmi pure tu...". Fu allora che capii quanto ero stato stupido, l’avevo offesa, e mi affrettai a correggere il tiro: - "Io non potrei mai voltarti le spalle, di questo devi starne certa... Sarebbe come rinunciare a vivere... Ma allora, come facciamo?". Provammo entrambi a cercare la soluzione più giusta, e alla fine lei tagliò corto: - "Basta, lo facciamo con ancora più forza... E se fosse il destino che ci sta indicando la strada per liberarmi?".

E così, demmo libero sfogo ai nostri impulsi più intimi. Io, in verità, non aspettavo altro, il sangue mi salì alla testa, ci spogliammo completamente l'un l'altra nel soggiorno, e come ogni volta iniziai a baciarla e a leccarla dappertutto come fanno i cani. Lei ormai era una femmina fatta, uno schianto, e avevo voglia che ogni centimetro della sua pelle fosse ricoperto dalla mia saliva, e che le mie papille gustative mi facessero apprezzare come sempre tutto il suo sapore: il sudore delle sue ascelle, quello acre ma inebriante della sua passerina e persino del suo ano mi faceva sentire che lei era in piena ovulazione! Leccai attentamente il rosone chiaro e stretto – nonostante la brutalità di Firmino – dello sfintere; poi risalii con avidità a cogliere le sue tette tra le mie mani, e che ogni volta mi sembravano sempre più grosse, fantastiche, e le mordicchiai i capezzoli. In certi momenti non riuscivo a comportarmi con equilibrio, e affondavo troppo i denti, e lei mi diceva: - "Ahi, Tato, così mi fai male...". Lasciai la presa e scesi di nuovo tra le sue gambe, spalancandole, di modo che potessi "mangiarmela" tutta e "accarezzarla" con la lingua. Blanca guaiva quasi dal piacere, e fuori di testa tornò a parlarmi in spagnolo: - "No te detengas, por favor, ya falta poco... Efectivamente, dámelo, lo quiero...". E, detto fatto, mi abbrancò – senza guardare – il cazzo per l'asta. Mi tirò su piano piano verso la sua bocca, lo baciò sulla punta del prepuzio, fece scendere la pelle fino a sotto la corona del glande, e cominciò a succhiarlo in apnea come un ghiacciolo... Ogni tanto se lo usciva per respirare e dirmi: - "Sei buono, non mi stancherò mai di averti così...". Mi fece di tutto, e poi – quando la voglia stava per travolgerla – se lo avvicinò alla fessura delle grandi labbra... Mi bisbigliò, sempre sottovoce, come era solita fare in quei frangenti così intensi: - "Ci siamo, Tato, stiamo rischiando tanto ma sono pazza di gioia... Entra, sono pronta ad accoglierti... Fino alla fine". Feci un respiro profondo... Ero conscio che poteva accadere qualcosa di immensamente "pericoloso", ma lo volevo anch’io. Eravamo nella più tradizionale posizione alla missionaria, e con le mie mani sui suoi fianchi infilai la punta fino a farla sparire completamente. Poi mi fermai, la guardai, e lei mi sorprese con un gesto inaspettato: unendo le sue caviglie dietro ai miei lombi, mi strinse come in una morsa, facendomi scendere nel suo ventre fino a che i testicoli non sbatterono con violenza contro la sua fessura. Aveva un volto raggiante, mi mise le mani sul petto e sorrise: - "Adesso tocca a te, mio torello... e non ti fermare fino a che non avrai compiuto tutto il tuo dovere di maschio!". Non so cosa mi prese, ma persi ogni reticenza e iniziai a spingere con tutta la forza di cui i miei reni erano capaci. Il frenulo strofinava sulle pareti della vagina, e ad ogni affondo lo stimolo cresceva sempre più. Il mio basso ventre cominciava a contrarsi pericolosamente, e così tentai un estremo tentativo di farla ragionare: - "Tati, lasciami uscire, manca poco... Non facciamo questa pazzia!". Ma lei, infoiata, anziché mollare la presa strinse ancora di più i muscoli... Lo fece per un riflesso incondizionato, forse non era più lucida come avrebbe dovuto essere, ma sta di fatto che le scaricai dentro tutta la mia virilità repressa di una lunga settimana... Quasi contemporaneamente, pure lei ebbe un orgasmo, incredibile e potente...

Quando ci riprendemmo da quella bellissima cavalcata, realizzammo cosa avevamo fatto. La baciai come forse non avevo fatto mai, e poi le dissi: - "Blanca, abbiamo fatto un casino...". Si guardò, e mentre la mia sborra ancora colava fuori da lei, con lo sguardo perso nel vuoto mi rispose: - "Credo che non abbiamo mai fatto l'amore con tanto amore... Abbiamo fatto la cosa più bella e più giusta... Ora lasciamo fare alla natura il suo corso...".

Restammo così ancora un poco, e quando mi resi conto che stavo per perdere il treno ci rivestimmo in fretta e furia e andammo in stazione. Quando infine ci lasciammo, Blanca  mi strinse le sue braccia dietro al collo e non riuscì a tenersi tutta per se qual’era la sua speranza: - "Però, sarebbe bello un bimbo tutto nostro, eh?!". Non risposi nulla, ma quel silenzio era più eloquente di mille parole...

Passarono alcune settimane in cui stranamente la mia gemella non si fece viva, e quando le scrivevo per chiederle un appuntamento per vederci, non rispondeva. Poi, improvvisamente, la "bomba"...

12. Gioia e disperazione.

Fino a quel momento, ero stato quasi sempre io a scrivere a lei, per evitare che le sue lettere potessero essere intercettate da sua madre, la quale non sapeva che – grazie allo zio – avevamo ripreso a frequentarci come e meglio di prima. Perciò, quando mi giunsero i suoi fogli, ne fui felice: finalmente Blanca mi dava sue notizie. Iniziai subito la lettura: - "Caro gemello, ho solo te al mondo di veramente importante e quindi scusami se ancora una volta scarico sulle tue spalle il peso di cui è gravato il mio cuore... Ricordi quando facemmo l'amore io e te, l'ultima volta? Bene, credevamo di essere soli ma in realtà non lo eravamo. Non so come, ma quel cornuto di Firmino doveva aver intuito qualcosa, e aveva fatto installare in tutte le stanze (questo me lo ha detto lui) delle telecamere. Insomma, tutte le nostre scopate se le è viste e riviste... È furioso non tanto perché lo abbiamo fatto – in casa sua e in sua assenza – ma perché ha saputo da me che facciamo l’amore insieme praticamente da sempre. Ha capito che ormai è lui ad essere di troppo, e ha chiesto la separazione... In una parola, il mio matrimonio è finito. Capisci?, è finito, e io sono di nuovo libera e completamente tua!!!! Ma c'è anche il risvolto della medaglia: se il mio ex marito non ha fatto scenate, indovina un po' chi è stata a dare di matta? Sì, proprio lei, mia madre... Pensa un pò, mi ha messa in mezzo a una strada, mi ha detto che una donna sposata non può tornare alla casa paterna... È un mostro, ma questo purtroppo lo sappiamo da tempo. Ora, sono tornata a Roma, ma non cercarmi, ti ho già dato troppe pene e non è giusto... Buona fortuna, mio dolce gemello, continueremo a "sentirci" come solo i gemelli sanno fare...".

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