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Erotika
una storia quasi vera
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Racconto14 min di lettura

una storia quasi vera

non se ne parla ma, succede.

sandra
7 mesi fa · 1.3k letture · 0

I due uomini camminavano lentamente nel bosco, stavano andando a caccia, i loro scarponi calpestavano le foglie secche facendo un forte rumore ma a loro non importava, le loro armi, munite di mirino telescopico, potevano colpire il bersaglio a notevole distanza, il rumore era ininfluente, avevano la barba tutti e due, tute mimetiche, oltre ai fucili portavano pistole automatiche in fondine legate alla coscia e coltelli da caccia alla cintura, il bosco era fitto e molto ampio, tutta la proprietà era recintata da un’alta rete metallica elettrificata ma di una potenza limitata, non serviva per uccidere ma solo per stordire e per segnalare le intrusioni, di solito si trattava di animali ma questa volta era diverso.

Non parlavano tra i loro, comunicavano a gesti, non seguivano tracce ma un segnale, una delle prede aveva una cavigliera elettronica, l’avrebbero raggiunta a breve, se fosse riuscita a toglierla avrebbe comunque segnalato la sua ultima posizione e sarebbe stato sufficiente per loro, era il loro territorio di caccia, casa loro, ne conoscevano ogni angolo, ogni possibile nascondiglio, si fermarono di colpo, in silenzio, adesso l’unico rumore era il leggero fruscio del vento tra gli alberi, guardavano nei loro mirini frugando lo spazio, all’improvviso si bloccarono puntando le armi nella stessa direzione, uno dei due in ginocchio l’altro in piedi, fecero fuoco contemporaneamente poi cominciarono a correre, 300 metri più avanti un uomo giaceva a terra, il suo sangue iniziava ad inzuppare il terreno, una ferita alla testa ed una al collo indicavano i punti dove era stato colpito, al suo fianco, in ginocchio, una ragazza con un corto vestito, quasi una tunica, scalza, sporca di fango e con sangue sulle mani, non il suo ma dell’uomo che l’accompagnava nella fuga, delle fascette estratte dalle tasche delle mimetiche le legarono i polsi e le caviglie, poi il più basso dei due passò la propria arma al compagno che se la mise a tracolla e sollevò la ragazza da terra come fosse leggerissima mettendosela sulla spalla, lasciarono un rilevatore GPS vicino al corpo dell’uomo e si incamminarono verso il castello che si ergeva ai limiti del bosco, altri avrebbero recuperato il cadavere facendolo sparire, non era compito loro.

Tra un paio di giorni il carico sarebbe stato prelevato, le celle ripulite e disinfettate e preparate per accogliere le nuove ospiti, c’era chi ci avrebbe pensato, tra la partenza del carico e l’arrivo della prima delle nuove ospiti loro due non avrebbero avuto nulla da fare se non la manutenzione delle proprie attrezzature.

Rispetto alle guardie interne ed al personale che si occupava della cucina, della pulizia e dello smaltimento, oltre che del rifornimento e del trasporto, godevano di alcuni privilegi, uno di questi era, nella maggior parte dei casi, provare la merce, l’unica limitazione era data dalla situazione di alcune ragazze ma, ormai, era sempre più difficile esistessero quel tipo di limitazioni.

14 celle, 14 ragazze, il giusto carico per l’aereo che le avrebbe portate verso la loro destinazione definitiva, due guardie presero in carico la ragazza che uno dei due aveva sulla spalla, si sarebbero occupate della sua pulizia prima di rimetterla in cella, i due uomini andarono nei loro alloggi a fare una doccia e a cambiarsi prima di cena.

Il castello sorgeva in una zona montuosa dell’appennino, era stato acquistato e ristrutturato una decina di anni prima diventando una residenza privata, oltre alle celle, agli alloggi del personale e ai locali di servizio c’era una parte adibita ad abitazione del “colonnello” con tutti i confort del caso, compresi, da parte dello stesso, della possibilità di usufruire della merce a suo piacimento.

Dopo cena i due uomini fecero la loro solita partita a scacchi e poi andarono nella zona delle celle a verificare lo stato della ragazza, era stata lavata, pulita e rivestita e sedeva in silenzio e a gambe incrociate sulla sua branda con le lacrime che le rigavano il viso, i due entrarono nella cella, lei li guardò con uno sguardo carico d’odio ma anche di rassegnazione

-          Era mio fratello, avete ammazzato mio fratello, siete dei bastardi

Si prese una sberla sulla faccia e l’altro la fece scendere dalla branda e mettere in piedi guardando il muro, sapevano che aveva 19 anni, arrivava da Roma, era mora, con i capelli lunghi e gli occhi neri, quello più alto dei due la spinse in avanti portandola ad appoggiare le mani alla branda piegandosi in avanti poi le sollevò il corto vestito, non portava mutandine, come nessuna delle altre ragazze, si mise dietro di lei, era già pronto, puntò il suo cazzo al buco del culetto della ragazza e spinse, lei urlò e fece per sfuggirgli ma due mani le stringevano le spalle con una presa che sembrava d’acciaio, cominciò a scoparla nel culo mentre lei gemeva ad ogni affondo, il compagno guardava con un sorriso appena abbozzato, l’uomo, dopo una quindicina di minuti, con un verso gutturale scaricò il proprio sperma nello sfintere della ragazza che stava puntando le ginocchia al bordo del materasso per reggere gli affondi dell’uomo, allora l’altro indossò un preservativo e prese il posto del compagno allargando con due dita la fighetta della ragazza penetrandola, lei singhiozzava e lui sempre più eccitato la scopava con forza e determinazione, lei venne prima di lui che dopo qualche minuto riempì il preservativo con il proprio seme, uscendo da lei, che ora si era lasciata andare sul letto, tolse il preservativo e lo gettò in un cestino vicino al letto, poi i due uomini uscirono dalla cella e tornarono nel salone a bere qualcosa insieme.

Partite  le ragazze andarono a rapporto dal Colonnello che li informò di una loro breve licenza di 5 giorni

-          Andate, divertitevi, rilassatevi e ricaricate le batterie

Consegnò loro la loro quota relativa al carico della volta precedente e li congedò, i due uomini controllarono il contenuto delle buste una volta usciti dall’ufficio, 16.000 euro a testa, non male per due mesi di lavoro e poi c’erano i benefit compresi vitto ed alloggio, avevano già preparato i borsoni, li misero in macchina, si salutarono e partirono, avevano due pick up uguali, a parte il colore, Marco, il più alto dei due andava dai genitori in Sicilia, avevano un piccola azienda agricola e producevano un nero d’avola molto buono, Giorgio raggiungeva la moglie a Padova che era al sesto mese di gravidanza, era un maschio, prima di arrivare però si fermò a tagliare la barba, alla moglie non piaceva; tutti e due dicevano di lavorare su una piattaforma petrolifera dove non erano raggiungibili, lontano, nel mare del nord, avrebbe lasciato alla moglie la maggior parte dei soldi guadagnati, a lui serviva poco, giusto i soldi per le sigarette e la benzina, era lei che si occupava dell’amministrazione della famiglia.

Maria aveva risposto ad un inserzione per un posto di centralinista, suonò al campanello dell’ufficio all’indirizzo indicato anche se non c’era una targa, un uomo la fece entrare e accomodare di fronte ad una scrivania, poi le offrì un caffè, non ricordava altro, si era appena svegliata e si guardava intorno stralunata, era in una cella con addosso una specie di corta tunica, alla caviglia fissata una specie di cavigliera con una piccola scatoletta con una lucina rossa, era scalza e non aveva le mutandine, non sapeva dire per quanto tempo avesse dormito o come fosse finita lì allora cominciò a gridare aiuto, dopo una decina di minuti, ormai non ci sperava più, la porta si aprì e due uomini entrarono, uno dei due aveva un corto bastone in mano

-          Smettila di urlare, non serve a niente

-          Ma dove sono, chi siete, cosa volete da me?

-          Stai solo zitta, dai fastidio, se no ……..

Le fecero vedere il bastone  ma lei si alzò lo stesso dalla branda sulla quale era seduta, la toccarono leggermente con la punta dell’attrezzo, una scossa elettrica le percorse il corpo e si ritrovò per terra svenuta. Si svegliò di nuovo, dolorante ancora sdraiata sulla branda pensando che non era possibile quello che le stava capitando, il suo fidanzato l’avrebbe cercata, sarebbe andato alla polizia, l’avrebbero salvata.

Nei giorni successivi sentì altre urla venire da fuori della sua cella, forse qualche altra ragazza, le portavano comunque da mangiare e da bere, non sapeva quanti giorni  fossero passati, se una settimana o di più, entrarono due uomini sempre con il corto bastone in mano, lei ne conosceva l’effetto e non si mosse, uno dei due le legò i polsi dietro la schiena con una fascetta di plastica poi uscirono, dopo qualche minuto ne entrarono altri due, uno aveva la barba, l’altro la stava facendo crescere, si sedettero sulla branda al suo fianco uno per parte

-          Allora, ti chiami Maria e hai  22 anni, giusto?

-          Si, cosa volete farmi? Lasciatemi andare

-          Non credo, ormai sei qui, rassegnati

Quello che non aveva parlato iniziò a palpeggiarla

-          Mi lasci stare

Prima di andare avanti…

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