una storia quasi vera

sandra
2 days ago

I due uomini camminavano lentamente nel bosco, stavano andando a caccia, i loro scarponi calpestavano le foglie secche facendo un forte rumore ma a loro non importava, le loro armi, munite di mirino telescopico, potevano colpire il bersaglio a notevole distanza, il rumore era ininfluente, avevano la barba tutti e due, tute mimetiche, oltre ai fucili portavano pistole automatiche in fondine legate alla coscia e coltelli da caccia alla cintura, il bosco era fitto e molto ampio, tutta la proprietà era recintata da un’alta rete metallica elettrificata ma di una potenza limitata, non serviva per uccidere ma solo per stordire e per segnalare le intrusioni, di solito si trattava di animali ma questa volta era diverso.

Non parlavano tra i loro, comunicavano a gesti, non seguivano tracce ma un segnale, una delle prede aveva una cavigliera elettronica, l’avrebbero raggiunta a breve, se fosse riuscita a toglierla avrebbe comunque segnalato la sua ultima posizione e sarebbe stato sufficiente per loro, era il loro territorio di caccia, casa loro, ne conoscevano ogni angolo, ogni possibile nascondiglio, si fermarono di colpo, in silenzio, adesso l’unico rumore era il leggero fruscio del vento tra gli alberi, guardavano nei loro mirini frugando lo spazio, all’improvviso si bloccarono puntando le armi nella stessa direzione, uno dei due in ginocchio l’altro in piedi, fecero fuoco contemporaneamente poi cominciarono a correre, 300 metri più avanti un uomo giaceva a terra, il suo sangue iniziava ad inzuppare il terreno, una ferita alla testa ed una al collo indicavano i punti dove era stato colpito, al suo fianco, in ginocchio, una ragazza con un corto vestito, quasi una tunica, scalza, sporca di fango e con sangue sulle mani, non il suo ma dell’uomo che l’accompagnava nella fuga, delle fascette estratte dalle tasche delle mimetiche le legarono i polsi e le caviglie, poi il più basso dei due passò la propria arma al compagno che se la mise a tracolla e sollevò la ragazza da terra come fosse leggerissima mettendosela sulla spalla, lasciarono un rilevatore GPS vicino al corpo dell’uomo e si incamminarono verso il castello che si ergeva ai limiti del bosco, altri avrebbero recuperato il cadavere facendolo sparire, non era compito loro.

Tra un paio di giorni il carico sarebbe stato prelevato, le celle ripulite e disinfettate e preparate per accogliere le nuove ospiti, c’era chi ci avrebbe pensato, tra la partenza del carico e l’arrivo della prima delle nuove ospiti loro due non avrebbero avuto nulla da fare se non la manutenzione delle proprie attrezzature.

Rispetto alle guardie interne ed al personale che si occupava della cucina, della pulizia e dello smaltimento, oltre che del rifornimento e del trasporto, godevano di alcuni privilegi, uno di questi era, nella maggior parte dei casi, provare la merce, l’unica limitazione era data dalla situazione di alcune ragazze ma, ormai, era sempre più difficile esistessero quel tipo di limitazioni.

14 celle, 14 ragazze, il giusto carico per l’aereo che le avrebbe portate verso la loro destinazione definitiva, due guardie presero in carico la ragazza che uno dei due aveva sulla spalla, si sarebbero occupate della sua pulizia prima di rimetterla in cella, i due uomini andarono nei loro alloggi a fare una doccia e a cambiarsi prima di cena.

Il castello sorgeva in una zona montuosa dell’appennino, era stato acquistato e ristrutturato una decina di anni prima diventando una residenza privata, oltre alle celle, agli alloggi del personale e ai locali di servizio c’era una parte adibita ad abitazione del “colonnello” con tutti i confort del caso, compresi, da parte dello stesso, della possibilità di usufruire della merce a suo piacimento.

Dopo cena i due uomini fecero la loro solita partita a scacchi e poi andarono nella zona delle celle a verificare lo stato della ragazza, era stata lavata, pulita e rivestita e sedeva in silenzio e a gambe incrociate sulla sua branda con le lacrime che le rigavano il viso, i due entrarono nella cella, lei li guardò con uno sguardo carico d’odio ma anche di rassegnazione

-          Era mio fratello, avete ammazzato mio fratello, siete dei bastardi

Si prese una sberla sulla faccia e l’altro la fece scendere dalla branda e mettere in piedi guardando il muro, sapevano che aveva 19 anni, arrivava da Roma, era mora, con i capelli lunghi e gli occhi neri, quello più alto dei due la spinse in avanti portandola ad appoggiare le mani alla branda piegandosi in avanti poi le sollevò il corto vestito, non portava mutandine, come nessuna delle altre ragazze, si mise dietro di lei, era già pronto, puntò il suo cazzo al buco del culetto della ragazza e spinse, lei urlò e fece per sfuggirgli ma due mani le stringevano le spalle con una presa che sembrava d’acciaio, cominciò a scoparla nel culo mentre lei gemeva ad ogni affondo, il compagno guardava con un sorriso appena abbozzato, l’uomo, dopo una quindicina di minuti, con un verso gutturale scaricò il proprio sperma nello sfintere della ragazza che stava puntando le ginocchia al bordo del materasso per reggere gli affondi dell’uomo, allora l’altro indossò un preservativo e prese il posto del compagno allargando con due dita la fighetta della ragazza penetrandola, lei singhiozzava e lui sempre più eccitato la scopava con forza e determinazione, lei venne prima di lui che dopo qualche minuto riempì il preservativo con il proprio seme, uscendo da lei, che ora si era lasciata andare sul letto, tolse il preservativo e lo gettò in un cestino vicino al letto, poi i due uomini uscirono dalla cella e tornarono nel salone a bere qualcosa insieme.

Partite  le ragazze andarono a rapporto dal Colonnello che li informò di una loro breve licenza di 5 giorni

-          Andate, divertitevi, rilassatevi e ricaricate le batterie

Consegnò loro la loro quota relativa al carico della volta precedente e li congedò, i due uomini controllarono il contenuto delle buste una volta usciti dall’ufficio, 16.000 euro a testa, non male per due mesi di lavoro e poi c’erano i benefit compresi vitto ed alloggio, avevano già preparato i borsoni, li misero in macchina, si salutarono e partirono, avevano due pick up uguali, a parte il colore, Marco, il più alto dei due andava dai genitori in Sicilia, avevano un piccola azienda agricola e producevano un nero d’avola molto buono, Giorgio raggiungeva la moglie a Padova che era al sesto mese di gravidanza, era un maschio, prima di arrivare però si fermò a tagliare la barba, alla moglie non piaceva; tutti e due dicevano di lavorare su una piattaforma petrolifera dove non erano raggiungibili, lontano, nel mare del nord, avrebbe lasciato alla moglie la maggior parte dei soldi guadagnati, a lui serviva poco, giusto i soldi per le sigarette e la benzina, era lei che si occupava dell’amministrazione della famiglia.

Maria aveva risposto ad un inserzione per un posto di centralinista, suonò al campanello dell’ufficio all’indirizzo indicato anche se non c’era una targa, un uomo la fece entrare e accomodare di fronte ad una scrivania, poi le offrì un caffè, non ricordava altro, si era appena svegliata e si guardava intorno stralunata, era in una cella con addosso una specie di corta tunica, alla caviglia fissata una specie di cavigliera con una piccola scatoletta con una lucina rossa, era scalza e non aveva le mutandine, non sapeva dire per quanto tempo avesse dormito o come fosse finita lì allora cominciò a gridare aiuto, dopo una decina di minuti, ormai non ci sperava più, la porta si aprì e due uomini entrarono, uno dei due aveva un corto bastone in mano

-          Smettila di urlare, non serve a niente

-          Ma dove sono, chi siete, cosa volete da me?

-          Stai solo zitta, dai fastidio, se no ……..

Le fecero vedere il bastone  ma lei si alzò lo stesso dalla branda sulla quale era seduta, la toccarono leggermente con la punta dell’attrezzo, una scossa elettrica le percorse il corpo e si ritrovò per terra svenuta. Si svegliò di nuovo, dolorante ancora sdraiata sulla branda pensando che non era possibile quello che le stava capitando, il suo fidanzato l’avrebbe cercata, sarebbe andato alla polizia, l’avrebbero salvata.

Nei giorni successivi sentì altre urla venire da fuori della sua cella, forse qualche altra ragazza, le portavano comunque da mangiare e da bere, non sapeva quanti giorni  fossero passati, se una settimana o di più, entrarono due uomini sempre con il corto bastone in mano, lei ne conosceva l’effetto e non si mosse, uno dei due le legò i polsi dietro la schiena con una fascetta di plastica poi uscirono, dopo qualche minuto ne entrarono altri due, uno aveva la barba, l’altro la stava facendo crescere, si sedettero sulla branda al suo fianco uno per parte

-          Allora, ti chiami Maria e hai  22 anni, giusto?

-          Si, cosa volete farmi? Lasciatemi andare

-          Non credo, ormai sei qui, rassegnati

Quello che non aveva parlato iniziò a palpeggiarla

-          Mi lasci stare

Le arrivò uno schiaffo che le fece girare la faccia, le slacciarono i bottoni della tunica e ne passarono i lembi oltre le spalle, era nuda con le mani legate, fece per alzarsi e le arrivò un altro schiaffo ributtandola sulla branda, uno dei due la sdraiò sulla branda e gli salì cavalcioni, poi si abbassò la zip dei pantaloni e le fece strisciare il suo cazzo sulle labbra, lei girava la testa avanti e indietro per sfuggire a quel contatto  ma lui la prese per il mento tenendola ferma, iniziò a scalciare ma l’altro le bloccò le gambe, era su di lei, una fitta improvvisa quando sentì un cazzo che la penetrava, aprì la bocca per urlare e si trovò l’altro cazzo infilato fino in gola mentre il primo la stava già scopando, sentì che uno diceva all’altro

-          Bella fighetta stretta, ci divertiremo

Il cazzo le riempiva la bocca, faceva fatica a respirare, l’uomo lo tirò un po’ indietro e poi ancor avanti mentre l’altro la stava scopando con forza, non voleva ma non riuscì a resistere alla violenza dell’orgasmo che la raggiunse, quasi contemporaneamente un fiotto di sperma le inondò la gola facendola tossire, ingoiò tutto per poter continuare a respirare e, dopo altri  minuti anche la sua vagina si riempì dello stesso nettare caldo e denso e lei smise di lottare travolta dal piacere

-          Wow, decisamente merce di prima scelta

-          Hai ragione, poi bionda con gli occhi azzurri renderà molto al colonnello

-          Cosa dici andiamo?

-          Dammi ancora una mezzoretta con lei

-          Dai, ce ne sono altre da provare, cambiamo genere

-          E vabbè, semmai tornerò un'altra volta

Le slegarono i polsi e uscirono lasciandola stesa sul letto con le gambe aperte.

Passarono 15 giorni, le celle ormai erano piene, la più giovane, intoccabile, aveva 15 anni, la più vecchia 24, i due uomini fecero alle ragazzi diverse visite ed anche il Colonnello ebbe la sua parte, partirono una mattina di pioggia con il solito aereo, arrivate a destinazione vennero chiuse in altre celle, però con più guardie, poi, cominciò l’asta, una per volta vennero prese, spogliate e rivestite con tuniche lunghe fatte di veli trasparenti, ad ognuna venne messo un collare attaccato ad una catena, in una sala con una trentina di persone che avevano delle palette in mano vennero fatte salire su un palco, la catena attaccata ad un palo verticale, poi cominciarono le contrattazioni, il tutto ripreso da telecamere perché alcuni acquirenti erano on line, ci vollero quasi due ore perché le prime tredici venissero vendute con un ricavato di quasi 800.000 euro, poi toccò alla quindicenne, era alta un metro e sessanta, con i capelli biondi acconciati in una grossa treccia, gli occhi grigi, il seno pronunciato con piccoli capezzoli che guardavano verso l’alto, la fighetta implume e la vita stretta con un culetto alto a mandolino su gambe lunghe e perfette, le contrattazioni arrivarono presto a 200.000 euro, giocavano la sua età e la verginità certificata, un acquirente on line chiese di spogliarla  e le fu strappata la tunica, l’offerta raddoppiò e, finalmente, l’asta si concluse.

Si chiamava Patrizia, era di Bologna, presa fuori da scuola durante una visita della sua classe ad una commedia in teatro, era stata notata da un paio di settimane e seguita, il padre operaio e la mamma donna delle pulizie, aveva una sorella più piccola e mentre era in aereo per la sua destinazione definitiva non faceva che pensare alla sua famiglia senza riuscire a rassegnarsi per il proprio destino. Una volta atterrata non vide più nulla, le venne messo un cappuccio sulla testa, quando glielo tolsero era circondata da donne che la lavarono, profumarono, e poi portata in una stanza con un grande letto dove venne legata con braccia e gambe larghe, la luce delle candele illuminava la stanza, entrò un uomo completamente nudo, era alto con una pancia prominente, i baffi ed una cazzo che gli penzolava tra le gambe che a lei sembrò enorme, si sedette sul bordo del letto e cominciò ad accarezzare il suo corpo senza tralasciarne un centimetro, lo fece per diverso tempo poi salì sul letto mettendosi in ginocchio tra le sue gambe, adesso aveva il cazzo rigido rivolto verso l’alto con la punta leggermente verso sinistra, lo sentì strisciare duro sopra la sua pancia mentre si chinava su di lei, le carezze le avevano inumidito la fighetta, sentì quella sbarra d’acciaio spingere contro le sue grandi labbra che si schiusero al contatto, poi l’uomo finì di sdraiarsi su di lei ed il suo cazzo penetrò nel suo corpo in profondità provocandole più che dolore uno spasmo, la guardava fisso negli occhi mentre la scopava, la sua faccia con un sorriso abbozzato sotto i baffi ora che l’aveva così vicino vide che non era molto giovane, probabilmente più vecchio di suo padre, il pensiero improvviso le attanagliò lo stomaco mentre il suo corpo agevolava naturalmente i movimenti dell’uomo, se non fosse stata legata avrebbe circondato con le gambe i suoi fianchi, l’orgasmo, molto più forte di quando si  masturbava nella sua cameretta, l colse improvviso mentre l’uomo continuava i suo andirivieni dentro di  lei, sembrava non smettere mai, ebbe un secondo orgasmo mentre veniva riempita, per la prima volta dallo sperma di un uomo nel la profondità della sua vagina.

Poi rimase sola legata sul letto con il suo corpo che ancora reagiva con piccoli spasmi alla sua recente esperienza.

Patrizia venne slegata e poi di nuovo lavata da alcune donne, poi messa in una stanza con un letto matrimoniale ed un bagno però senza alcuna finestra, nei 9 giorni successivi, in quella stanza ricevette la visita di un uomo ogni giorno, sempre diverso, ed ogni volta venne scopata, stavolta senza essere legata, l’ultimo fu il più giovane che doveva avere la sua stessa età o poco meno, ognuno di questi aveva scaricato il proprio nettare dentro di lei, una delle donne che parlava un po’ di inglese, oltre a dirgli in che Paese si trovava e cioè l’Oman le spiegò che erano tutti i membri maschi della famiglia del capotribù e che il posto dove era rinchiusa era una specie di forte.

Venne lasciata in quella stanza ancora qualche giorno, le donne attendevano alle sue abluzioni, lei ebbe anche il suo ciclo mensile, passato quel periodo, un giorno, le venne dato una specie di the che le fece venire il mal di pancia e dovette evacuare fino a quando il suo intestino non fu completamente vuoto, dopo di che venne lavata e profumata e portata nella sua prima stanza, dove venne di nuovo legata ma con la pancia appoggiata ad una specie di cuscino rotondo, come un cilindro, poi le donne usarono su di lei pomate ed unguenti sul suo sederino e anche dentro infilandoci le dita ossute, dopo le prime volte anche due insieme, poi tutte se ne andarono, la porta si riaprì ed entrarono dei passi pesanti, girando la testa vide che era l’uomo della sua prima volta, il capo tribù che le accarezzo il sedere stringendole poi le chiappette sode, poi sentì la punta del suo uccello entrare ancora una volta nella sua fighetta iniziando a scoparla, ne uscì dopo qualche minuto intriso dei suoi umori e, questa volta puntare al suo buchino posteriore, era grosso e durissimo, la scopava lentamente cercando di andare sempre più in profondità, la teneva per la sua grossa treccia tirandole la testa all’indietro, ebbe un orgasmo improvviso quanto violento e poi lui aumentò il ritmo e si sentì riempire il suo sfintere con il suo sperma mentre l’uomo emetteva una specie di grugnito, poi la lasciò lì stesa, come la prima volta; ancora le donne la slegarono pulirono e lavarono e la spostarono di nuovo nella sua stanza dove Patrizia, non vista, si masturbò.

Poi si ripetè, nei giorni successivi lo schema della volta precedente, se non fosse stato per le cure delle donne sarebbe impazzita per il bruciore del suo sedere che con unguenti e pomate riuscirono a lenire. Dopo qualche giorno venne di nuovo spostata in una specie di grande stanza con altre due ragazze, in effetti più che ragazze erano bambine, non avevano più di 9 o 10 anni, ma la notte lei aveva una sua stanza separata, la solita donna la informò che le bambine erano le mogli dell’ultimogenito che però, con loro non aveva ancora consumato il matrimonio e che lei era la sua prima concubina con la quale avrebbe fatto la dovuta esperienza; sarebbe stata a sua disposizione come e quando avesse voluto, così fu per i mesi successivi, riuscì anche a sapere più o meno che ormai aveva compiuto 16 anni.

Questa è la fine della storia, non ci è dato sapere null’altro del futuro di Patrizia, forse tra qualche tempo sarà possibile avere altri dettagli sulla sua storia.