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senza ritorno
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Racconto13 min di lettura

senza ritorno

un viaggio senza ritorno

sandra
11 mesi fa · 1.1k letture · 1

-          Dovrei andare in bagno, per favore

-          Ahmed, accompagnala, rimettiti gli stivali e usa il soprabito, così feci prendendo anche la mia borsa però, volevo almeno potermi lavare in qualche modo.

Il tunisino mi aspettò fuori, ci misi almeno mezz’ora, mi sembrava spazientito e mi disse, prendendomi per un gomito

-          Andiamo maestra

La gente negli altri scompartimenti dormiva, solo un uomo in fondo al vagone stava fumando, ma io mio scompartimento era il primo e ci rinfilammo dentro.

Mi rimisi al mio  posto però rannicchiandomi e raccogliendo le gambe sotto il soprabito

-          Sei stata una bella sorpresa maestrina, meglio perché il viaggio è lungo e bisogna distrarsi in qualche modo, dimmi che sei vergine anche nel culetto e mi farai felice

Balbettai

-          Beh si

-          Hai fatto di me un uomo felice maestra, soprattutto perchè hai un bel culetto sodo

 io tremavo sotto il soprabito, lo scompartimento tornò al buio, uno dei cinque russava, dopo due ore si riaccese la lucetta piccola, il mio soprabito prese di nuovo il volo, mi fecero spostare su un posto centrale  inginocchiata come un cagnolino, il capo dietro di me mi palpeggiava stringendole e rilasciandole le chiappe e iniziando ad infilarmi, ad ogni passaggio, un dito nel culetto, poi mi puntò il suo cazzo, proprio al centro, oltre ad una smorfia accennai un piccolo urlo, mi ritrovai le mie mutandine in bocca, iniziò a spingere, mi faceva davvero  male, ma entrava un centimetro per volta, soffiavo nel modo in cui fano le partorienti, immagino, solo che da me non stava uscendo niente, stava entrando.

Quando cominciò a muoversi avanti e indietro andando sempre di più in fondo avrei voluto urlare, stavo graffiando con le unghie il sedile davanti a me , quando sentii il caldo nel sedere capii che lui aveva sborrato ed io mi accasciai sul sedile che comunque avevo bagnato con un mio orgasmo, come prima mi fecero fare il loro giro, il tunisino, addirittura mi fece sedere sopra di se facendomi andare su e giù tenendomi per la vita, il mio soprabito era sporco e puzzava perché mi ero svuotata, aprirono le mie valigie per farmi prendere della biancheria e venni riaccompagnata nuovamente in bagno mentre il mio soprabito veniva buttato dal finestrino, per fortuna in valigia avevo una specie di poncho in lana che usai poi anche come coperta.

Al ritorno dormivano già. Ahmed, addirittura si mise per terra tra i sedili appoggiando  la schiena alla mia univa via di uscita che era la porta dello scompartimento, cercai di dormire anch’io avvolta nella lana del mio poncho ma mi faceva male dappertutto, però la notte era passata, la luce entrò dal finestrino, avrei trovato il modo di andarmene.

Se mi fossi guardata allo specchio sarei stata anche abbastanza sexy così, il poncho che mi copriva fino ad oltre metà coscia, la scollatura che mi lasciava una spalla scoperta e gli stivali, mi ero anche data una sistemata al trucco scatenando l’ilarità dei presenti.

-          Ecco dopo stanotte puoi fare la troia completa anche se il tuo culo e la tua fighetta sono ancora un po’ stretti, magari ci lavoreremo ancora

Arrivò il controllore ed il capo ebbe l’ardire di ringraziarlo per il mancato disturbo notturno e lì persi le speranze

-          Tranquillo, fino a Catania non vi disturberà più nessuno.

Saremmo arrivati a Catania intorno alle 20,00 dopo 23 ore di viaggio da Milano

-          Ecco se n’è andato adesso maestra puoi farci iniziare la giornata con un bel pompino fresco

E tirò fuori il cazzo dai pantaloni infilandomi contemporaneamente una mano sotto il poncho, nessuno dei 5 si tirò indietro e, per evitare di sporcare il poncho dovetti anche ingoiare la loro sperma; tenevamo comunque le tende tirate verso il corridoio e qualcuno dei 5 a turno era sempre davanti alla porta a fumarsi una sigaretta.

Per il pranzo il tunisino tirò fuori dal suo borsone dei sandwich in verità un po’ stantii ma mangiai anch’io per fame, dopo mangiato ricominciò la sarabanda con la mia figa ed il  mio culetto e, anzi, subii anche qualche doppia penetrazione, in tutto questo e nonostante tutto questo cominciai davvero a godere durante questi amplessi che durarono addirittura fino quasi all’arrivo, momento importante per me se ne sarebbero andati? Come avrei fatto ad andarmene io?

A Catania il tunisino fece praticamente da facchino, caricò i bagagli di tutti su un carrello e partì, dietro io con il capo che mi teneva sottobraccio e dietro a noi gli altri tre, fuori dalla stazione ci aspettava un pulmino a 9 posti con una autista ed un altro tunisino, quando ripartimmo, vedendo la stazione di Catania allontanarsi, dissi addio ai miei propositi di fuga.

Ci fermammo due ore dopo davanti ad una casa in campagna, scesero tutti, dentro un altro tunisino che ci accolse con un tavolo già imbandito di roba da mangiare tra cui un cus cus che non avevo mai mangiato, ma avevo una fame arretrata e anch’io, come gli altri, ci detti dentro; saremmo rimasti per la notte, in varie situazioni, a me ed al capo venne riservata l’unica stanza chiusa con una porta che conteneva un letto matrimoniale e aveva anche il bagno.

Il capo mi portò con se sotto la doccia lavandomi e facendosi lavare e mentre eravamo sotto il getto d’acqua calde mi fece ancora inginocchiare per fargli un pompino, stavolta il suo sperma si perse nel piatto  della doccia; poi ci asciugammo con dei grandi teli e ci mettemmo a letto, dormimmo un po’, anch’io ci riuscii poi sentii che si era messo di fianco dietro di me e subito capii che non era ancora finita per il mio  culetto, rimase dentro  di me anche dopo aver eiaculato fino a quando il suo cazzo non uscì praticamente da solo, come i cani quando  si accoppiano e al mattino, invece , mi scopò con forza mentre mi tenevo alla testiera del letto in ferro battuto.

Arrivati in serata al traghetto non ebbero problemi ne’ con i documenti ne’ con l’imbarco; in Tunisia c’era un altro ad aspettarci, sembrava intimo di Ahmed, andammo in una casa dove c’era un altro uomo e dopo vidi una donna.

Non vidi più nessuno dei mie compagni di viaggio solo Ahmed che venne a dirmi che adesso ci avrebbero pensato l’altro uomo e la donna a me e, con loro, su una vecchia macchina scassata venni portata in un'altra casa, come molti tunisini parlavano qualche parola d’italiano e quando li interrogai la donna uscì e lui si spogliò

-          Tu sei qua per scopare, comincio io

E mi fu subito addosso dandomi due sberle quando provai a difendermi, poi fatti i suoi comodi entrò un altro tunisino e poi un altro ancora, dopo che anche loro si erano divertiti entrò la donna che mi portò in un ambiente con una grande vasca piena di acqua calda, finalmente pensai e mi lasciai andare quasi addormentandomi ma era solo l’inizio, il posto era un bordello ed io lavorai ininterrottamente per giorni e….notti, poi venni spostata in un'altra casa in una città più all’interno, lì venni vestita all’orientale e ricominciai a “lavorare”.

Ho 35 anni, ho già avuto 2 aborti ma il mio corpo è ancora abbastanza bello anche se, praticamente vedo  solo contadini, cammellieri e commercianti di passaggio, non sono più tornata in Italia e credo che non riuscirò mai più a tornarci, ho imparato l’arabo ma lo parlo poco volentieri, mi spostano spesso di casa, come altre donne che fanno la stessa cosa che faccio io, la puttana.

 

 

 

 

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Scritto da
sandra

34 anni single per scelta

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