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due sorelle
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Racconto14 min di lettura

due sorelle

quando alla fine il DNA è lo stesso

sandra
1 anno fa · 1.6k letture · 0

Dissi io

-          Non ti dispiace?

-          Ma va, visto poi che anche Umberto ci ha lasciato

-          Ok, allora lo dico ai ragazzi

-          Quanti saremo? Così ordino la cena

-          Noi tre più altri tre

-          Ok allora, cucina mediterranea va bene?

-          Si, niente cose strane, il vino lo faccio portare da loro

-          Ok

Arrivarono in tre, tutti più o meno della sua età, si presentarono Marco, Loris e Giacomo

-          Ah il famoso Marco

-          Perché famoso?

-          Ne parlavano mia sorella ed il suo compagno

-          Ciao Giada, bello rivederti

-          Ciao Marco anche per me

-          Così ti ricordi di me

-          Se non di te di una parte di te

-          Eppure con lui, indicandone il compagno, non dovresti lamentarti

-          Oh non mi lamento certo, è stata solo una sorpresa

Mentre impiattavamo la cena chiesi a Guada a cosa si riferiva ma lei rimase sul vago. Io ho un tavolo rettangolare, da un lato si misero Loris e Giacomo con Giada in mezzo e dall’altro Marco ed il compagno di Giada con in mezzo  me, durante la cena molte risate, aneddoti di gioventù e tanto vino, dopo cena preparai il caffè e poi portai a tavola i liquori, le chiacchiere continuavano, Marco si faceva sempre più amichevole e ad un certo punto mi mise una mano sulla coscia, il compagno di Giada che era al mio fianco mi disse

-          Gli piaci molto, se vuoi lo blocco io, ma vedo che anche Giada di là dal tavolo è abbastanza impegnata

Guardai Giada e vidi che aveva tutte e due le mani sotto il tavolo e non erano ferme, in più Loris le stava baciando il collo, sarà stata la compagnia od il vino ma io non risposi nemmeno anche se la mano di Marco continuava a salire. Ad un certo punto Giada si alzò e disse

-          Tesoro scusa, faccio vedere ai tuoi amici dov’è il bagno, voi continuate pure

-          Si Giada anche tua sorella farà vedere dove si trova l’altro bagno a Marco, vero Giulia?

-          Si certo se vuole

-          Vuole vuole

Mi alzai con Marco dietro e lo portai in camera mia per mostrargli il bagno, ma appena entrati mi abbracciò e mi baciò, era forte, più alto di me, ed ero abbastanza allegra per non respingerlo, avevo indossato un vestitino corto allacciato sul davanti con una fila di bottoni, mentre mi stringeva a se baciandomi con l’altra mano cominciò a slacciarmi i bottoni fino in vita, poi, con la stessa mano mi strinse un seno senza abbandonare le mie labbra, il vestito mi scivolò a terra, mi ritrovai seduta sul  bordo del  mio letto con le sue mani che armeggiavano con le mie mutandine mentre continuava il bacio piegato su di me, gli slip seguirono il vestito e di seguito il reggiseno, e le sue labbra lasciarono le mie per raggiungere le sue dita che si erano infilate nella mia figa umida, con le labbra e la lingua mi solleticava la clitoride, appoggiai le mani sul letto all’indietro lasciandolo fare, intanto con una mano si era anche tolto il maglione ed i pantaloni, non indagai su come ci riuscì, ero troppo impegnata a farmi leccare e succhiare la figa, poi si alzò in piedi e capii a cosa si riferiva Giada, se possibile era grosso come il suo compagno ma più lungo e il suo uccello colpì le mie labbra portandole a schiudersi per accoglierlo nella mia bocca mentre le sue dita titillavano i miei capezzoli turgidi, poi ad un certo punto mi spinse indietro sul letto e puntò il suo uccello alla mia figa che stava grondando, entrandovi con un movimento fluido e continuo che mi fece ansimare, cominciando dopo poco a scoparmi, incrociai le gambe sulla sua schiena, quasi a trattenerlo dentro di me, non potevo pensarci, fedele fino a poco prima era già il secondo uomo con il quale stavo tradendo Umberto.

Entrò in camera il compagno di Giada mentre Marco mi scopava

-          Ah eccovi qua mi stavo preoccupando ma vedo che siete impegnati

Io non ci feci caso finchè non mi trovai il suo cazzo in bocca

-          Giada è brava ma anche tu non scherzi

Marco mi inondò la vagina con il suo sperma caldo e mi ritrovai di nuovo il suo uccello sulla lingua mentre il compagno di Giada prendeva il suo posto, dopo averlo ripulito me lo mise tra i seni stringendomeli e facendosi una sega con quelli mentre l’altro continuava a scoparmi con impegno, immaginai Giada stesse subendo lo stesso trattamento in camera sua, compresi anche che il rapporto di Giada con il suo compagno niente aveva a che fare con l’amore, si piacevano ed erano una coppia decisamente aperta.

Scopata in quel modo mi alzai per andare in bagno e i due uomini si sistemarono sotto il piumone aspettandomi, dopo essermi lavata e profumata ebbi l’accortezza di prendere nell’armadietto sopra il lavandino il lubrificante anale, mi infilai sotto il piumone tra i due che cominciarono a baciarmi ed accarezzarmi di nuovo , quando Marco mi infilò un dito nel buchino del culo gli passai il flacone del lubrificante, volevo godere non soffrire, nonostante quello non fu una penetrazione del tutto indolore ma in seguito migliorò, poi quando il compagno di Giada infilò il suo cazzo nella mia figa e mi ritrovai così impalata cominciai a godere quasi senza interruzione, ad un certo punto pensai di svenire per il piacere che provavo, la notte proseguì così con soste e riprese e brevi sonnellini, il mattino ci sorprese dormendo, mi alzai a fatica lasciandoli che russavano leggermente e mi infilai sotto la doccia che durò tantissimo, una volta asciugata mi truccai leggermente e usai che alcune pomate che avevo in bagno, poi in accappatoio andai in cucina, avevo bisogno di caffè.

Lì trovai Giada nelle mie stesse condizioni

-          Allora Giulia, com’è andata ?

-          Come immagini, e per te

-          Ah lo stesso

-          Ma tu e il tuo compagno siete sempre così?

-          Ah intendi slegati?

-          Ecco sì

-          Si abbastanza

Portammo il caffè ai nostri ospiti e poi mi telefonò Umberto

-          Tesoro perdonami ma prima di domani sera non rientro, scusami anche con tua sorella, mi spiace davvero.

Mandai a quel paese l’amministratore delegato ed informai Giada

-          Adesso lo diciamo ai ragazzi

Quando anche loro quattro emersero dalle nostre camere li informammo che non c’era fretta per andarsene e allora il compagno di Giada disse allora

-          dai, vestitevi ragazze che vi portiamo fuori

passammo una bella giornata in giro per la città fermandoci a pranzo per una pizza veloce e poi la sera a cena in un ristorantino in Via Durini, poi tornammo a casa ancora qualche giro di liquori e poi a letto, ormai ero lanciata anch’io e accolsi nel mio letto Loris e Giacomo per un’altra notte di passione.

Il mattino dopo Giada mi disse che non immaginava che io mi sarei comportata così

-          così come?

-          Come me

-          Beh siamo sorelle in fondo

-          Vero, ricordi quando da piccole usavamo la verdura per masturbarci?

-          Si, carote, zucchine e cetrioli

-          E una volta anche le melanzane

-          Vero, e mamma ci chiese cosa facevamo in camera con il mattarello per tirare la pasta

-          E le rispondemmo che ci serviva per il pongo

-          Non potevamo certo dirle la verità. Che usavamo le manopole di legno per masturbarci.

-          Vero anche se per il pongo eravamo già grandi,

i ragazzi si alzarono e ordinammo un delivery per il pranzo, decidemmo per il cinese, dopo pranzo, noi due ancora in accappatoio non andammo in camera ma rimanemmo in sala per un’ultima serie di scopate, poi i nostri tre ospiti ci lasciarono, non senza aver preso il mio numero di cellulare ed avermi dato il loro.

Umberto arrivò la sera stravolto e se ne andò a letto senza neppure mangiare ed io Giada ed il suo compagno rimanemmo sul divano a guardare la televisione.

Dopo Capo d’anno Giada tornò a Roma ma ci ripromettemmo di vederci più spesso, magari sarei andata io da loro, per una "rimpatriata".

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Scritto da
sandra

34 anni single per scelta

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