A casa ormai era pronta la cena e con Antonella andammo in camera subito dopo e, siccome tra di noi ci dicevamo tutto ci raccontammo quello che avevamo provato, dopo la paura iniziale a essere scopate in quel modo forte, forse un po’ violento da quei due sconosciuti, avevamo scoperto che così godevamo di più che con la gentilezza, piaceva ad entrambe essere un po’ strapazzate, intanto, comunque ispezionammo i nostri corpi a vicenda mentre ci docciavamo insieme e ci spalmammo un po’ di crema sul buchino dello sfintere che bruciava un po’ a tutte e due.
Antonella a tavola chiese al papà se ci fossero tanti pastori in giro per quelle montagne e lui le rispose che non erano più molti come anni prima ma qualcuno c’era ancora e che a settembre sarebbero scesi con le loro greggi più in basso e le pecore d’inverno sarebbero state messe al coperto soprattutto di notte.
Io e Antonella ci guardammo, peccato che a Settembre io ero già a Milano, passò una settimana, ormai mancavano pochi giorni alla nostra partenza, come ogni anno io e lei eravamo tristi, un paio di giorni dopo arrivò dalla montagna un pastore con un cane, non era uno dei due che avevamo conosciuto, portava in valle dei formaggi di pecora da vendere, anche i nostri genitori ne comprarono, parlando ci disse che lui ed i fratelli continuavano l’attività che aveva fatto il loro padre, in totale erano in quattro, ci tradusse tutto mio zio perché il dialetto del pastore era molto stretto, ci disse anche che il loro accampamento era a tre ore da lì andando sempre verso le cime delle montagne.
Avevamo raccontato ai nostri genitori che avevamo trovato una grotta molto comoda dove ci eravamo fermate a mangiare e riposare aspettando che la pioggia cessasse e Antonella se ne uscì con un’idea, perchè non passarci una notte con i nostri sacchi a pelo?, mamma e lo zio dissero che anche loro, alla nostra età ogni tanto lo facevano anche se non avevano i moderni sacchi a pelo che usavamo noi e i nonni li lasciavano andare perché anche a loro piaceva stare in mezzo alla natura e, addirittura, d’estate non dormivano in casa ma sotto una tettoia che copriva il fieno dormendo sulla paglia e che i due asinelli che avevano ai tempi gli si mettevano vicino.
Eccitate preparammo gli zaini, saremmo partite dopo pranzo e preparammo anche i panini, io, come al solito con la cotoletta impanata che mi piaceva tanto.
Facemmo una bella camminata con passo veloce e arrivate alla grotta non c’era nessuno, però qualcuno, dopo di noi, ci aveva acceso il fuoco, di notte, anche se è agosto, non fa caldissimo. Accendemmo il fuoco e poi rimanemmo a chiacchierare per buona parte della serata finchè, ad un certo punto sentimmo scampanellare, molto più forte dell’altra volta, per primi entrarono due cani che si accovacciarono in un angolo, poi arrivarono i padroni, erano in quattro, noi avevamo già steso i sacchi a pelo sulla sabbia soffice e tolto gli scarponcini e le calze rimanendo accanto al fuoco a scaldarci.
Si fermarono un attimo appena entrati, poi uno dei quattro che riconobbi, disse qualcosa agli altri tre che si misero tutti a ridere , poi si sedettero anche loro vicino al fuoco e tirarono fuori dalla bisacce, pane, salame e formaggio oltre ad un paio di bottiglie, ce ne offrirono ma rifiutammo e cercammo di spiegargli che eravamo lì a campeggiare per la notte, lo facemmo in italiano ma sembravano capissero.
Fuori dalla grotta c’erano le pecore ed un asinello con tre boccioni pieni d’acqua, come quelli che io avevo visto in qualche ufficio o a scuola sopra a delle colonne refrigeranti, poi dopo mangiato uscirono tutti e quattro, di spostammo per sbirciare, praticamente si stavano lavando, a dorso nudo, usando i boccioni si versavano l’acqua fredda addosso, anche sulla testa, rientrarono con delle coperte chiacchierando nel loro dialetto tutto il tempo e, dopo averle stese ci sdraiarono sopra, on prima di aver tolto il resto dei vestiti e le scarpe ed essere rimasti con i boxer due e con degli slip gli altri due , noi non eravamo così e finimmo di spogliarci da dentro i sacchi a pelo che avevamo unito a farne uno solo matrimoniale, uno dei tre si alzò per rifornire il braciere , di altra legna, poi tornò a stendersi a fianco dei fratelli, fuori dal sacco a pelo avevamo solo la testa e le spalle nude, però continuavano a guardarci, i due dell’altra volta avevano capito che la nostra gita era solo una scusa per vedere di ritrovali, probabilmente era quello che stava dicendo agli altri.
In fondo al sacco a pelo c’erano i nostri vestiti, comprese le mutandine, anche noi lanciammo uno sguardo verso di loro, nella penombra avevano il cazzo in mano e si stavano facendo una sega tutti e quattro, ad un certo punto i due dell’altra volta si alzarono e vennero vicino a noi dicendo qualcosa, Antonella che aveva capito qualche parola mi guardò e poi fece cenno di si , quello fu il segnale, i due pastori tirarono giù le cerniere del sacco a pelo e poi ne spostarono la parte superiore, mettendoci in vista completamente nude, poi ci vennero sopra con il cazzo già pronto e ci penetrarono, li accogliemmo dentro di noi con un grosso sospiro e poi cominciarono a scoparci, gli altri due intanto si erano alzati ed avvicinati tenendosi il cazzo in mano, se possibile il mio godimento fu maggiore dell’altra volta, io e Antonella mugolavamo come due gatte in calore mentre i loro colpi si facevano sempre più profondi, l’orgasmo finale lo urlammo quasi insieme e i due si alzarono, ma il loro posto fu preso quasi subito dagli altri due che sembravano molto colpiti dal nostro atteggiamento e anche molto presi dai nostri seni che finirono sotto le loro mani e dentro le loro bocche, venimmo scopate abbastanza a lungo fino a che anche l’orgasmo di loro due si mischiò ai nostri. Ci fermammo tutti e stavolta accettammo un pezzo di pene col salame ed un orso di vino a testa.
Finito di mangiare ci vennero vicino tutti e quattro insieme, ci lasciammo prendere dalle loro mani, due si sedettero sulla sabbia e ci presero per la vita portandoci sopra di loro, puntavano ai nostri buchini dello sfintere e, non senza qualche leggero dolore, ci si accomodarono, ma non ci aspettavamo, almeno io che gli altri due ci si mettessero davanti cercando le nostre fighe che avevano già goduto, infilandocisi un'altra volta, io e Antonella sbattevamo la testa da un lato e dall’altro mentre ci facevano sobbalzare sui loro cazzi, mi sentivo piena e immaginai la stessa sensazione che nel medioevo avevano provato altre donne ad essere impalate, loro ridevano e noi godevamo, orgasmi multipli squassano il mio corpo da sedicenne in calore, fu una marea di sperma che mi e ci inondò.
Continuarono a bere dalle loro bottiglie mentre noi raccoglievamo dai nostri corpi i residui di sborra usando le dita ed infilandocele in bocca a vicenda per succhiarle, ma la notte era solo all’inizio e i quattro pastore volevano godere dei nostri corpi ancora un po’ prima di addormentarsi, si scambiavano i posti e gli obbiettivi continuando a scoparci in figa e nel culo facendoci godere, arrivarono anche a farci bere il loro seme caldo e denso, poi ci sdraiammo stanche e sazie sul nostro sacco a pelo e loro sulle loro coperte, non sazi, durante la notte qualcuno di loro si alzava ogni tanto e veniva da noi per una scopata estemporanea.
Ci svegliammo e già se ne erano andati, lasciandoci due pelli di pecora conciate che ci portammo a casa e che Antonella mise per terra ai due lati del suo letto come scendiletto.
Una doccia era obbligatoria, così come la crema rinfrescante ed emolliente.
Mentre in macchina tornavamo a Milano la buttai l’, perché non andiamo a passare il Natale dagli zii?
I miei si dissero d’accordo e che avrebbero organizzato, avremmo anche l’occasione per festeggiare insieme il mio compleanno e quello di Antonella, i nostri 17 anni, ma io sapevo già il tipo di festa che io e lei avremmo fatto.


Mmmm molto intrigante, complimenti! La complicità familiare ha un sapore più intenso