Vai al contenuto
Erotika
Elisabetta
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto33 min di lettura

Elisabetta

come riuscii lasciarmi il passato alle spalle

sandra
1 anno fa · 1k letture · 0

I miei genitori mi hanno battezzato dandomi due nomi, Caterina ed Elisabetta, papà era uno storico e mi ha dato il nome di due regine, anzi una era imperatrice, io mi faccio chiamare Kate o Eli faccio la giornalista indipendente, oggi si direbbe freelance e ho anche un blog, ma faccio anche ………altro.

Racconterò la mia storia o, almeno, alcuni episodi della mia storia, vivo in camper, almeno da quando ho la patente C che mi ha consentito di comprare un mezzo della dimensione e con le caratteristiche che cercavo, sul camper ho un garage dove sono alloggiati il mio scooter e le mie due moto, e viaggio con il mio cane, è importante che mi descriva e descriva tutto ciò che Vi ho elencato perché possiate visualizzare me e ciò che mi circonda, sarà più facile seguirmi.

Dunque, la mia casa, il mio camper è tedesco , un Morelo palace linear 95, è lungo 10 metri e largo 2,5, completo di tutto, letto matrimoniale posteriore, letto basculante in cabina, bagno con doccia separata, aria condizionata e riscaldamento, ho addirittura la lavastoviglie e un capiente garage posteriore dove stivare il mio scooter e le mie moto, non è certo maneggevolissimo ma mi serve per arrivare dove voglio ed avere una base comoda con tutte le mie cose, per muovermi uso i mezzi a due ruote; questi sono un kymco agility 50 R12, un KTM 300 exc per enduro hard ed una Honda CB500 hornet, poi c’è il mio cagnolone, un lupo cecoslovacco di nome Alfred, poi, finalmente, ci sono io, come mi chiamo lo sapete, adesso ho 39 anni, sono alta 171 cm, peso 52 kg, vabbè, 88/58/90 coppa C, bionda, capelli lunghi e occhi grigi, visualizzato?

Qualche altra notizia : sono nata e cresciuta a Milano fino ai 15 anni, ma papà era di origine pugliese, dai 15 ai 19 ho vissuto con i nonni in puglia poi sempre in giro per Italia ed Europa, ed ora andiamo al racconto :

a 15 anni non ero come adesso, qualche cm in meno di altezza, una misura diversa per il seno, chiaramente, capelli corti, comunque ero già una piccola donna, anche se avevo le lentiggini, che ora non ho più; passavo sempre tutta l’estate con i nonni vicino Foggia da quando avevo 10 anni, papà era sempre impegnato per le sue lezioni, i suoi libri e le sue conferenze, mamma gestiva la sua gioielleria di famiglia con laboratorio in Via Torino ed io venivo spedita in treno con un cartellino sul petto, i primi anni, dai nonni che avevano una masseria in campagna, non facevano più gli agricoltori ma avevano ancora un piccolo orto che curavano da soli, la masseria era abbastanza grande, c’era anche una chiesetta sconsacrata che però la nonna teneva pulita e in ordine e che frequentava tutti i giorni per il rosario, ormai diversi fabbricati piccoli e grandi erano vuoti, resisteva solo un pollaio ed una conigliera, la stalla ed il deposito del fieno e delle granaglie erano vuoti e così un paio di alloggi per i contadini, però il nonno, con l’aiuto anche dei soldi di papà e mamma teneva in ordine, anche se vuoti, i terreni poi, erano stati affittati ad una cooperativa,.

Fino all’anno precedente, devo dire, mi divertivo parecchio dai nonni, poi ero diventata…..donna, quell’anno, quello dei miei 15 anni, stavo tanto con il mio computer, il telefonino e mi annoiavo un po’, ogni tanto prendevo la bici della nonna ed arrivavo al vicino paese, per una rivista, un gelato o una passeggiata nel tardo pomeriggio, il classico struscio, con l’occasione mi truccavo leggermente, la nonna non voleva e mettevo i miei vestiti migliori, lo facevano tutti.

Quel venerdì pomeriggio mi preparai come al solito per andare in paese, la nonna mi aveva fatto, era bravissima a cucire, una canottierina con le spalline sottili abbottonata sul davanti e corta in vita, ed una gonnellina sempre bianca di cotone, non aveva neanche esagerato con la lunghezza quella volta, arrivava ben sopra il ginocchio, portavo il reggiseno ma non lo misi perché si vedevano le spalline, dei sandali di corda con allacciatura alla schiava con un suola a zeppa col rialzo non troppo alto, usavo ancora delle normali mutandine di seta bianca, allora, niente intimo particolare, inforcai la bici per andare ed il nonno dal pollaio mi urlò di non fare tardi perché alle 8 , che era ancora giorno, si mangiava, lo salutai con la mano mentre iniziavo a pedalare.

Il corso del paese era abbastanza affollato es alcune persone si riunivano a capannello per parlare, io lasciai la bici vicino alla gelateria, slacciai il primo bottone del top, ero molto fiera del mio seno che cresceva e mi incamminai lungo il corso salutando i pochi che conoscevo e fermandomi, ogni tanto a guardare le vetrine, presi un gelato da passeggio e, camminando cominciai a leccarlo, andò così per tutto il tempo, mi ero anche comprata un paio di riviste, alle otto meno un quarto misi le riviste nel cestino della bici e tornai verso casa, la strada era asfaltata e completamente circondata da campi coltivati, alcuni con muretti in pietra , poi per andare a casa dovevo fare circa un kilometro di strada sterrata ma bella, almeno quando non pioveva, un paio di motorino mi sorpassarono con tre ragazzi a bordo, dovevano essere dei braccianti della tendopoli, all’inizio della strada sterrata che portava alla masseria dei nonni c’era un gruppetto di alberi ed un fontanile, quando feci la curva ed iniziò lo sterrato vidi i due scooter di traverso e non potevo passare, anche perché ai lati della strada c’era un fosso e non potevo andarci, ma subito non mi spaventai mi fermai e chiesi ai tre che erano in piedi vicino al fontanile di spostare uno dei motorini, poi alle mie spalle ne arrivarono altri due su un'unica bicicletta e si misero in modo che non potessi neppure tornare indietro, ecco lì cominciai ad avere paura ed urlai di spostarsi per farmi passare, feci per prendere il telefonino nel cestino ma uno dei tre me lo strappò di mano, poi mi dette uno schiaffo che mi buttò a terra, ero intontita, mi raccolse da terra come fossi leggerissima e mi mise cavalcioni su uno degli scooter dove un altro era già seduto, poi salì anche lui stringendomi contro la schiena del suo amico e partimmo, non fu un lungo percorso, arrivammo in un casolare diroccato, mancava una parte del tetto, uno aprì una botola che era nascosta da una balla di fieno ammuffito e mi spinsero giù per una scaletta di legno, quando accesero una lampada di quelle da campeggio vidi che c’erano tappeti per terra e materassi e cuscini, doveva essere una specie di  loro rifugio, la puzza era sconvolgente, la guancia mi faceva male, scesero anche gli altri due che ci avevano raggiunto, cercai di andare verso la scale ma uno mi prese e buttò su un materasso, mi rialzai ma mi bloccarono ancora ed uno mi strappò il top mettendomi a nudo il seno, gli altri ridacchiavano mentre quello mi palpava, gli dissi, li pregai, di lasciarmi andare e di non farmi del male, la risposta fu che mi strapparono anche il gonnellino, mi ero fatta la pipì addosso e risero anche di quello indicando i miei slip bagnati, fecero, comunque, la fine degli altri miei vestiti, mi buttarono di nuovo su un materasso mentre cercavo di coprirmi con le mani, poi cominciarono a spogliarsi anche loro, stavo piangendo in silenzio, sentivo le lacrime bagnarmi il viso ma non riuscivo a parlare, non avevo mai visto dal vivo il pene di un uomo mi sembrarono tutti enormi, poi mi ritrovai sdraiata con uno di quelli sul petto ed il suo cazzo davanti alle bocca, se lo prese in mano e me lo fece strisciare sulle labbra, poi, con l’altra mano mi costrinse ad aprirla e me lo spinse in bocca ridendo, poi un dolore forte, intenso quando un altro spinse il suo cazzo nella mia farfallina implume e mi sverginò, senza riguardi, il suo arnese scorreva dentro di me facendomi male, poi sentii qualcosa di caldo e liquido schizzare contro le pareti della mia vagina e lui uscì, quello nella mia bocca prese il suo posto tra le mie gambe e un altro lo sostituì, mi ritrovai un uccello che mi pompava in gola e un altro tra le gambe, altro liquido caldo, dopo un po’ e un altro cambio, ero stremata ma continuarono fino a che tutti e cinque non ebbero la loro parte, mi lasciarono rannicchiata in posizione fetale, ormai non mi scendevano più le lacrime, mi faceva male la pancia, loro in cerchio si sedettero su dei cuscini a fumare, sempre nudi, io pensavo che ormai i nonni non vedendomi arrivare mi stessero cercando, ma quelli avevano preso anche la mia bicicletta.

Era passata almeno un’ora, da quando mi avevano lasciato stare, poi mi sentii afferrare mi misero dritta, uno mi teneva le braccia stese in avanti e avevo la testa a terra, alzarono il mio bacino mettendomi prima un braccio e poi due cuscini sotto la pancia, volevano ricominciare, non pensavo minimamente al mio culetto fino a quando non sentii un dito nodoso infilarcisi dentro, poi le dita divennero due e cominciarono a roteare, sentii qualcuno sputare e mi accorsi che lo stavano facendo sul mio buchino posteriore, poi un cazzo cominciò a spingere per forzarne l’entrata e ci riuscì facendomi urlare, ora era dentro di me e cominciava a muoversi, dolorosamente e inesorabilmente, in italiano stentato qualcuno disse che mi avevano sverginato anche il culo, le mie cosce erano già impiastricciate di sperma e sangue, ogni tanto mi davano una pacca sul sedere, poi il mio intestino venne inondato di sborra calda e quello dentro di me venne sostituito da un altro, svenni, quando mi riebbi mi stavano ancora scopando nel sedere, ormai non avevo più forze, ero una bambola di pezza nelle loro mani, finito mi buttarono un secchio d’acqua addosso e poi, quando mi rannicchiai, una coperta. Mi addormentai non per il sonno ma per lo sfinimento.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Pagina 1 di 5 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista