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Capitolo 4: Pompino al vecchio pescatore.
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Racconto11 min di lettura

Capitolo 4: Pompino al vecchio pescatore.

Primavera, l’aria era tiepida e piacevole. Indossavo jeans, una magliettina attillata e giubbottino di pelle nera, scarpe con tacco medio, intimo verde. Si rideva e scherzava e bevevo serena e tranquilla la mia birra quando, quasi per caso, notai un uomo seduto al tavolino all'angolo del locale che ...

Raf 1990
3 anni fa · 434 letture · 0

Ormai schiava del piacere, eccitata dalla mia perversa voglia di tradire, di essere porca, con una gran voglia di cazzo in bocca, abbracciandolo al collo, presi a baciarlo pure io, con le lingue tirate fuori leccate e succhiate a vicenda, mentre lo sentivo ansimare, vibrare dal piacere; avvertivo nel suo alito, l'aroma di tabacco da pipa. Le sue mani mi toccavano dappertutto, la nuca, le tette, i fianchi, il culo, la fica e la schiena. Ansimavo ad occhi chiusi. Mi fermai e facendo cadere la mia maschera di donna timida ed impacciata, gli confessai ansimando con un filo di voce, di non resistere più, di volere il suo cazzo in bocca, e così, seminuda, mi misi in ginocchio davanti a lui, gli abbassai i pantaloni e gli slip con il cazzo che scattò verso l'alto come una molla, tanto era in tiro, glieli sfilai e li lanciai da parte, lasciandolo nudo, poi, rialzandomi in piedi, mi sfilai pantaloni e brasiliana, rimanendo a mia volta completamente nuda.

Il suo cazzo era un vero invito alla lussuria. Lungo, grosso, pieno di venature e con una cappella gonfia, grande, incredibilmente eccitante e da ciucciare fino allo sfinimento. In piedi l'uno contro l'altra, senza pudore ne vergogna, pensavo solo al cazzo che impugnavo e che iniziai a segare, mentre riprendemmo a baciarci. Essendo lui piuttosto alto, dovetti allungarmi sulle punte delle dita dei piedi per arrivare alla sua bocca e ci baciammo a lungo, mentre gli sparavo una gran sega. Di tanto in tanto, mi faceva leccare il grosso dildo.

Poi, lentamente, leccandogli e baciandogli i capezzoli, poi il torace e la pancia, mi inginocchiai nuovamente davanti a lui e, legandomi frettolosamente i lunghi capelli alla nuca con un elastico, mi ritrovai la grossa cappella a pochi millimetri dalla mia vorace e calda bocca. Nudi, mi guardava estasiato ed io facevo altrettanto, inginocchiata lo guardavo negli occhi, con il suo cazzo ben stretto in pugno, andando lentamente avanti ed indietro, continuando a fargli la sega. Tiravo indietro e poi avanti, glielo scappellavo totalmente vedendolo godere come un animale. Intanto leccavo la sua pancia.

"Mettimelo in bocca", dissi, e subito mi allontanò la mano e lo impugnò, alzando il cazzo in modo che potessi leccarlo da sotto, lasciandomi piena iniziativa e dicendomi di mostragli cosa sapessi fare con un cazzo vero a mia disposizione. Quel maschio, conosciuto da poco tempo, in piedi davanti a me a cazzo duro, mi fece perdere la testa dalla voglia. E così presi a lavorarmi il cazzo con la lingua, senza usare ancora le labbra e senza l'aiuto delle mani. Cominciai a leccare le palle, le ciucciavo portandomele in bocca, prima una poi l'altra, con i peli che mi invadevano la bocca, poi mi dedicavo all'asta nodulosa ed alla cappella turgida e dall'odore acre e pungente. Gemevo e godevo nel farlo godere, lo guardavo in faccia e mi toccavo la fica bagnatissima, masturbandomi delicatamente. Gli palpavo i coglioni, eccitandolo ancora di più.

“L” mi incitava e si complimentava per la mia abilità di pompinara e, dopo avergli detto che avevo appena iniziato, finalmente ingoiai il grosso cazzo, prima una buona metà, poi su spinta di "L", almeno tre quarti, fino a farlo sparire completamente in bocca, con la punta del naso che lambiva il suo addome. Mi riempiva completamente la bocca e, sentendolo in gola, provavo una forte sensazione di nausea, ma non mi fregava un cazzo, lo volevo, volevo mangiarmi la sua nerchia a costo di vomitare tutta la birra di prima, così ripetei il giochetto quattro, cinque volte mentre sbavavo tantissimo, con la saliva che mi schizzava dagli angoli della bocca, unica valvola di sfogo perché completamente occlusa dal cazzo ben piantato in gola. Lo tiravo fuori grondante bava e liquido seminale, lui lo impugnava di nuovo ed io ricominciavo a leccare la cappella con passione, ingoiando la mia stessa saliva mista al suo liquido seminale e ne sentivo il sapore e l'odore, odore di maschio in calore. Eccitata, fuori di testa dal piacere intenso che stavo provando, mugolavo mentre la leccavo.

Poi, con il cazzo ormai durissimo, "L" sorreggeva con una mano il suo sesso, mentre con l’altra mi accompagnava dietro la nuca, nel pompare; andavo avanti e indietro sul suo cazzo, prima ad un ritmo lento e regolare, poi sempre più velocemente. Appena intuivo di andare troppo in fretta, allo scopo di prolungare il più possibile il nostro godimento, rallentavo per poi aumentare di nuovo. Mi iniziava a far male la mandibola tanto lo stavo succhiando e pompando. Il mio mugolare andava a ritmo del pompino.

Dopo una quindicina di minuti di pompaggio forsennato, sentendo il cazzo di “L” ormai al massimo dell’erezione vibrare nella mia bocca calda e umida, capii che non ne poteva più, che era ormai prossimo a venire, a liberare la sua sborra. Lo implorai senza pudore di venirmi in bocca, di voler ingoiare tutto il suo sperma, fino all’ultima goccia perché ero una gran pompinara, una vera ingorda di sborra.

Appoggiai le mani sulle sue cosce, serrai le labbra sulla cappella e, con la lingua, la titillavo dall'interno, mentre lui mi reggeva sempre dalla nuca e mi implorava di non fermarmi, cosa che, ovviamente, io non volevo assolutamente fare. Improvvisamente, mentre lo guardavo negli occhi, la bocca deformata dal cazzo e le narici allargate in cerca di aria da respirare, lui mugolò in maniera sommessa e prolungata. Avvertii una forte resistenza al movimento della lingua, sentii il sapore della sborra calda che mi inondava la bocca, dopo essersi scontrata con la lingua. Mi beccai una sborrata incredibile, il primo schizzo, violentissimo, mi fuoriuscì dalla bocca e, un rivolo denso e copioso, prese a colarmi dalla bocca sul mento e sulle tette, intanto lui continuava a sborrare, sparando fiotti di sperma calda che mi schizzavano in faccia, in bocca, sul palato, in gola mentre avidamente ingoiavo tutto, una quantità incredibile di sperma, direttamente nello stomaco. Sentivo la cappella vibrante sborrare nella mia bocca.

Dopo un tempo che sembrò infinito, finì di liberarsi i coglioni e, ansimando sudatissimo, si complimentò dicendomi che ero stata grande e che lo avevo portato in paradiso con quel pompino incredibile. Mi disse che ero una gran troia e di andare fiera delle mie capacità. Io con le tette, la faccia e la bocca imbrattate di sperma, scoppiai in una risatina di compiacimento.

        Ci rivestimmo dopo esserci puliti con le salviettine e, dopo un’altra birra bevuta insieme, mi accompagnò a casa…. Non mi sarei mai aspettata, quella sera, di ingoiare così tanta sborra di uno sconosciuto.

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Raf 1990

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