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Erotika
Capitolo 4: Pompino al vecchio pescatore.
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Racconto11 min di lettura

Capitolo 4: Pompino al vecchio pescatore.

Primavera, l’aria era tiepida e piacevole. Indossavo jeans, una magliettina attillata e giubbottino di pelle nera, scarpe con tacco medio, intimo verde. Si rideva e scherzava e bevevo serena e tranquilla la mia birra quando, quasi per caso, notai un uomo seduto al tavolino all'angolo del locale che ...

Raf 1990
3 anni fa · 434 letture · 0

Primavera, l’aria era tiepida e piacevole. Indossavo jeans, una magliettina attillata e giubbottino di pelle nera, scarpe con tacco medio, intimo verde. Si rideva e scherzava e bevevo serena e tranquilla la mia birra quando, quasi per caso, notai un uomo seduto al tavolino all'angolo del locale che mi guardava con una certa insistenza. Non immaginavo minimamente la grande sborrata che avrei beccato in bocca quella sera.

Presi a studiarlo; era un tipo piuttosto coatto, aria da biker, con barba e pizzetto bianchi, orecchino al lobo sinistro, camicia aperta sul petto, collana di coralli, tipica degli anni 70, insomma si trattava di un tizio che voleva apparire giovanile e figo, ma che ai miei occhi, risultava piuttosto cafone e coatto.

Ero intenta a chattare sia con il mio compagno, sia con "amici" su un sito spinto e, di tanto in tanto, lo guardavo notando che non mi staccava gli occhi di dosso, mentre sorseggiava la sua consumazione. Inutile dire che, come al solito, ero felice e lusingata di attirare le attenzioni di un uomo e, improvvisamente, mi ritrovai a pensare, con una certa eccitazione, a cose sconce, indecorose, inenarrabili.

Le mie amiche notarono la mia irrequietezza, ma ovviamente non dissi di certo di cosa si trattasse, anche perché una di loro conosce il mio compagno, insomma sarebbe stato rischioso anche se, tra noi donne, ci proteggiamo sempre. In ogni caso, ritenni prudente non dire loro nulla. Le mie amiche non sapevano del pompino fatto al cliente dell'albergo, dell'incredibile trombata con l'extracomunitario del supermercato, non sapevano di "M", il mio collega. Non sapevano che da ragazza, a 22 anni, trombavo duramente col compagno ultra cinquantenne di mia madre. In fondo, credevano fossi fedele al mio compagno e, di certo, non sospettavano che fossi una gran troia.

Improvvisamente, mi resi conto che mi stavo bagnando, perché era ormai chiaro che quel maschione aveva delle chiare mire su di me, aveva desideri proibiti che sperava io volessi soddisfare.... ed iniziai ad averli anche io.... Insomma mi intrigava il tipo, con quell'aria da vecchio biker o camionista porco, e cominciavo a desiderare ardentemente di “conoscerlo” più da vicino. Cominciai a pensare insistentemente al suo cazzo.

Ad un certo punto, da gran troia, decisi di farmi avanti e divertirmi un pò e, con la scusa di andare in bagno, passai accanto al tavolino dell'uomo, lo guardai, poi senza farmi notare da altri, gli feci un cenno con la testa e, bisbigliando, gli dissi di raggiungermi sul retro.

Uscii e dopo poco lui mi raggiunse. Subito gli chiesi, con finta aria incazzata, offesa e scocciata, cosa avesse da guardarmi con tanta insistenza e che mi stava infastidendo. Lui, che più tardi avrei scoperto chiamarsi “L”, non negò, non cercò scuse, anzi mi disse che mi trovava molto sexy, carina vestita in maniera così sbarazzina e che lo facevo impazzire di voglia. Io, già eccitata dalle sue parole, con finto pudore, gli dissi di avere un compagno per cercare di eccitarlo ancora di più, e lui, rincarando la dose, ammise che la cosa lo eccitava chiedendomi se avessi mai tradito e se ero disposta a farlo ora, con lui.

Mentendo spudoratamente, risposi di no, e, guardandolo negli occhi, gli dissi con evidente poca convinzione, di farla finita, che mi stava importunando, altrimenti sarei andata via immediatamente, consapevole invece che volevo rimanere eccome. Stavo simulando un attacco di falso isterismo e pudicizia, consapevole che questo eccita gli uomini ancora di più, ed io lo volevo eccitato al massimo, amo il cazzo duro. Gli dissi che queste porcate non le facevo, che, se anche fossi stata single, con lui non ci sarei mai andata. Ma il porco aveva capito che ci stavo eccome.

Prontamente mi disse di calmarmi, che se non mi interessava ero libera di decidere tranquillamente, che non si sarebbe offeso, ma aggiungendo che era peggio per me, che non sapevo cosa mi sarei persa. Inoltre, con voce melliflua, aggiunse che desiderava da me solo un pompino, solo una gran pompa con ingoio! A queste parole, avvertii un brivido di piacere, pure perché, dopo aver dato un'occhiata maliziosa alla sua patta, cosa che lo stronzo notò con un sorriso, avevo notato il rigonfiamento assai promettente e mi venne una gran voglia di prendere in bocca un cazzo grosso e così gli dissi che avrei voluto provare, per vedere se mi sarebbe piaciuto tradire il mio compagno, facendo un bel pompino ad uno sconosciuto, perché, dissi, è più eccitante e intrigante succhiarlo ad un maschio occasionale. “L” ovviamente accettò felice, ma gli dissi che non avevo un posto dove appartarci perché, mentendo ancora, non abitavo li.

“L” disse che non c'erano problemi, che aveva un posto dove portarmi e che quindi, se non avevo altre remore, potevamo andarci anche subito. Abbassando lo sguardo, finsi di pensarci ancora sopra, dicendogli di sentirmi in colpa con il mio compagno, ma ormai nel mio animo la scelta l'avevo già fatta. Ormai ero sua. Volevo regalargli uno dei miei incredibili pompini con ingoio. Sempre con aria innocente, gli dissi che era ok, che volevo fargli una pompa e che andavo a sganciarmi dalle mie amiche e a pagare la mia consumazione. Mi disse che per il conto ci avrebbe pensato lui e che mi aspettava alla sua auto, descrivendomi modello, marca e colore e dove fosse parcheggiata.

Tornai eccitatissima al mio tavolo e dissi alle mie amiche che avevo un pò di mal di testa, quindi avrei pagato e sarei tornata di corsa a casa. Sorprese da questo mio improvviso malore, ci salutammo, intanto vidi “L” che pagava alla cassa e usciva dal pub.

Pochi minuti dopo lo raggiunsi. In fretta salii in auto e gli dissi che era tutto ok e che potevamo pure andare. In una decina di minuti, in cui scambiammo poche parole, arrivammo ad una palazzina fuori mano. Scese nel garage deserto, parcheggiò e ci appartammo in un box pieno di cianfrusaglie varie. Mise il chiavistello alla porta del garage.

Mi sentii sporca, estremamente troia nella situazione in cui mi ero ficcata…. ero consapevole che, entro poco tempo, avrei dovuto ciucciare il cazzo a quello sconosciuto, avrei dovuto farlo sborrare nella mia bocca. Ma era proprio questa consapevolezza che mi spingeva a restare, a non chiedergli di riportarmi via, a farmi desiderare fortemente il suo cazzo, la sua sborra in bocca; volevo ingoiare tanto sperma, volevo che mi soffocasse con il suo seme. Ero eccitata e bagnatissima....

Ci sedemmo, io su uno sgabellino e lui su un mucchio di cassette di legno e cominciammo a parlare. Mi disse che si chiamava "L", lavorava come pescatore su una paranza della Versilia, 62 anni, separato con un figlio. Poi aggiunse che amava le donne ed il buon sesso. A mia volta gli dissi che mi chiamavo "S", che avevo 52 anni, gli ribadii di avere un compagno e che lavoravo come cameriera ai piani in un albergo. Mentre lo ascoltavo, eccitata dalla situazione e anche da lui, mi mordicchiavo il labbro inferiore e, questo gesto provocante, fece cadere ogni residua barriera facendogli capire che ero una gran porca, pronta a tutto.

E così, disse che non mi aveva di certo portato lì per parlare, mi disse che voleva vedere come succhiavo un cazzo. Tirò fuori un dildo osceno, gigantesco, con una cappella enorme e, mentre lo reggeva in mano, mi invitò a leccarlo e succhiarlo. Ridendo, con aria ingenua e sottomessa, accettai sorridendogli maliziosamente; consapevole di essere caduta nelle mani di un porcone pervertito, cominciai a leccare il dildo, bagnandolo completamente di saliva, mentre lo guardavo in faccia. Mi osservava spompinare quel giocattolo erotico con sguardo da vecchio porco arrapato e, mentre simulavo un clamoroso pompino, iniziai a toccarmi la fica. Avevo voglia di un vero cazzo di carne ed “L” lo capì e decise di darmi finalmente il suo in bocca. Si alzò, si tolse la maglietta, si avvicinò e mi tolse il giubbetto, poi la maglietta ed il reggiseno. Mi disse di alzarmi e mi calò i jeans e la mutandina, lasciandoli alle caviglie. Poi mi prese la faccia tra le sue mani e cominciò a leccarmi le labbra, a mordicchiarle, cercando di entrare con la lingua nella mia bocca. Desideravo tanto allargare la bocca ed accogliere la sua lingua, baciarlo selvaggiamente, ma mi piaceva giocare a fare l'ingenua e così esitavo a farlo, fino a che mi ficcò prima una, poi due dita nella fica solleticandola in maniera sublime. Mi fece notare che ero bagnatissima.

Prima di andare avanti…

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