«Quanto sei bona, Noemi!» le dissi continuando a ficcarle il cazzo dentro e a spingere avanti e indietro.
«Non sai da quanto aspettavo questo momento, zio!» confessò, eccitata la mia nipotina. Così la chiavai ancora più forte e la baciai di nuovo.
«Ti amo, Noemi!»
«Anch’io, zio!»
Mi fermai per non sborrare.
«È il tuo turno, piccola» dissi voltandomi verso Jessica. La giovane si avvicinò a me, io la afferrai con decisione e cominciai a leccarle la fica. Mi alzai e penetrai anche lei nella sua bella patatina, che era meno pelosa rispetto a quella di Noemi.
Mi accorsi, a un tratto, che stavo fottendo con troppo impeto e allora cercai di rallentare, sia per non farle male, sia per non sborrare. Con sollievo, mi resi conto che nessuna delle due era vergine. “Avranno già fottuto con i loro amichetti giovani”, pensai. Anche se Jessica non aveva ancora imparato, almeno fino a quel giorno, a fare bene i pompini.
Baciai anche lei sulla bocca e mi fermai.
«Siete bellissime. Vi amo» dissi «a tutte e due».
Mi sciacquai un po’ il cazzo nel lavandino della cucina e ricordai alle ragazze: «adesso preparate i vostri bei culetti, che vi inculo».
Le vidi un po’ perplesse: «Che c’è? Non lo avete mai preso in culo? Il vostro culo è ancora vergine?»
Lo facevo apposta a ripetere la parola “culo”: mi eccitava.
Noemi si morse la lingua sorridendo. Avevo capito.
«Bene» dissi «allora oggi dite addio alla verginità del vostro culo».
Eravamo tutti accaldati, rossi in viso, sudati. Cominciai a baciare e leccare i loro bei culetti giovani e vergini, giocando soprattutto con la mia lingua nel loro ano. Che bontà! Infilai anche le mie dita, per stimolare ed allargare il buchetto. Mi ritrovai le dita un po’ sporche di merda, essendo andato forse troppo a fondo, ma mi fece tutt’altro che schifo, anzi annusai con piacere.
Adesso, però, era arrivata l'ora di incularle. Il mio cazzo era nelle giuste condizioni, i loro culi pure.
«Mi raccomando, ragazze, rilassatevi. Se siete tese, non vi posso inculare bene».
Inginocchiate davanti al divano, con le braccia appoggiate su di esso e i loro culi rivolti verso di me, le vidi aggiustarsi in una posizione che loro dovevano probabilmente ritenere comoda, che le faceva sentire rilassate. Noemi a sinistra, Jessica a destra.
«Siete pronte, piccoline?»
«Sì» risposero all’unisono.
Mi sputai sul cazzo e, con le dita di entrambe le mani, aprii il culo di mia nipote. Avanzai con il mio uccello e lo infilai nel suo bel buchetto.
«Ah!» esclamai con piacere. Era stato più facile del previsto: non sempre lo è. Mentre la inculavo, le accarezzavo le natiche, passando la mano sulla sua bella schiena, fino al collo. Le accarezzai anche i capelli. Sentivo il liquido pre-eiaculatorio che bagnava il mio cazzo.
«Ti piace, Noemi?»
«Sì, zio».
«Ora è il turno della tua amichetta» dissi dopo un po’.
Jessica girò la testa verso di me, guardandomi perciò, prima di incularla, vedendo il suo bel viso, la baciai. Con lei fu un po’ più difficile, il suo buchetto opponeva ancora un po’ di resistenza, ma riuscimmo a trionfare. Non so perché, ma Jessica mi faceva sempre venire voglia di chiavarla forte. Mentre la inculavo, in quella posizione, mi fermai e dissi «alzati un po’, piccolina». La giovane obbedì. Io mi sedetti sul divano, le baciai di nuovo il culo e la invitai a prendere il mio cazzo dentro da quella posizione. La giovane sedette su di me, facendo entrare il mio membro nel suo bellissimo culo. Cominciò a fare su e giù, mentre io la baciavo dappertutto.
«Ti amo, Jessica. Vi amo tutte e due, lo sapete?»
Jessica non rispose, continuava a fare su e giù con il culo.
«Ti piace?» le domandai.
«Sì» continuò ansimando. Quando fui abbastanza soddisfatto, estrassi il cazzo dal suo culo.
«Baciatemi, puttanelle» ordinai a entrambe.
Si avvicinarono con le loro boccucce e mi baciarono sulle labbra, una alla volta.
«Sì, così, sulla bocca. Vi amo» ripetei «Ora toccatemelo e succhiatemelo di nuovo, senza farmi sborrare». Ero ancora seduto sul divano, non mi mossi. Le ragazze lo presero di nuovo in bocca e mi masturbarono, sempre alternandosi.
«Adesso pisciatemi in bocca» dissi «non vi preoccupate, dopo pulisco tutto io».
Le ragazze risero, ritenendo molto divertente quella trovata.
Mi stesi sul pavimento, a pancia in su, con la bocca spalancata. Noemi fu la prima. Si posizionò in piedi allargando le gambe, puntando la mia bocca.
«No, no, accovacciati, tesoro, altrimenti cade tutto».
Mia nipote si accovacciò e mi pisciò in bocca.
«Oh sì che delizia!» esclamai «non preoccuparti per il pavimento…oh sì, Noemi, è davvero deliziosa».
Ora era il turno di Jessica. Lei si accovacciò direttamente e mi pisciò in bocca.
«Ah sì, com’è buona la vostra piscia. Siete adorabili» esclamai estasiato. Non capivo più nulla.
«Fatevi leccare anche i piedi, vi prego». Le ragazze ridevano e mi mettevano i piedi in bocca, che io annusavo, baciavo, leccavo, succhiavo. Erano sudati, perciò potete immaginare che buon odore e che bel sapore prelibato!
Fecero una cosa meravigliosa, senza che avessero bisogno della mia istruzione: mi sputarono in bocca! E la loro saliva era altrettanto deliziosa. Continuarono a sputarmi in bocca e in faccia per un po’.
Le due ragazze diventavano sempre più libertine e disinibite. Ricominciarono a leccarsi. Si masturbavano e ridevano, godevano.
«Qui potete fare tutto quello che volete, ragazze. Mangiate quello che volete, bevete, portate i vostri amici, i vostri amanti. Fate le cose più zozze che volete» dicevo in preda al delirio dell’eccitazione, mentre mi masturbavo «chiamate altre troie, altre vostre amichette. Me le scopo tutte».
Le ragazze risero più forte, divertite ed eccitate.
«Vi amo, troie» continuai «mi raccomando, eh, non dite niente a quei bigotti dei vostri genitori, non capirebbero». Mi alzai perché mi resi conto che era giunto il momento.
«Inginocchiatevi» ordinai. Le due ragazze obbedirono, sorridendo ed eccitatissime, mentre si masturbavano a vicenda.
«Ah sì, sto venendo!» gridai «Vi vengo in bocca, puttane. Tirate fuori le vostre lingue».
Le ragazze erano in ginocchio con la bocca aperta e con la lingua di fuori.
Mi masturbai un altro po’ e sborrai tantissimo, a fiotti: succede, quando ti trattieni troppo.
Quando venni e sporcai i loro visetti e le loro boccucce di sborra, le due troiette continuarono a ridere, divertite, giocando con il mio liquido bianco, passandoselo anche di bocca in bocca. Una lo sputava in bocca all’altra e viceversa.
«Dove avete imparato queste schifezze?», domandai fiero, soprattutto per la puttanaggine di mia nipote, che era cresciuta in un ambiente religioso e bigotto.
«Nei film che sicuramente avrai visto anche tu, zio», scoppiò a ridere quella puttanella di mia nipote, insieme alla sua amica Jessica.
«Che meraviglia», disse Jessica «io però non ingoio, che schifo, mi piace solo tenerlo in bocca e in faccia».
Parlavano infatti, con la sborra appiccicata al mento e leccandoselo con la lingua.
«Che puttane. Vi amo» ripetei per l’ennesima volta.
«Anche noi ti amiamo zio» rispose Noemi.
«Anche tu mi ami, Jessica?»
«Sì».
«Allora dillo».
«Ti amo» rispose Jessica.
«Bene, ora andiamo a lavarci tutti e tre insieme. Dopo ci mettiamo a letto a dormire, amori miei. Un bel pisolino pomeridiano ci vuole. Poi voi ve ne andate per non far insospettire i vostri genitori e io ripulirò tutto. Certo, non prima di avervi offerto un bel caffè».
«Ma vuoi una mano?» propose Noemi.
«Non ti permettere: quando venite qui, siete delle regine» risposi premuroso «mi avete già aiutato a cucinare».
«Grazie, zio» disse Noemi baciandomi, con la bocca ancora piena di sborra. Jessica la imitò, quasi fosse un dovere. Guardai a terra le loro mutandine e i loro costumi e feci loro una saggia raccomandazione da adulto: «non vi permettete mai di indossare mutandine che non siano tanga o perizomi, i vostri culi devono essere sempre visibili, mai mutandine sobrie, né al mare né in casa. Dovete essere zoccole e fare arrapare tutti. E truccatevi sempre, così come eravate oggi, come delle vere troie. Chiavate con chi volete, fregandovene dei giudizi della gente e di quei fessi dei vostri genitori».
«Sì, zio sempre. Saremo sempre zoccole come vuoi tu».
«E adesso su, andiamo a lavarci e poi a riposare, amori miei. Rilassiamoci. Quando ritornerete, scoperemo di nuovo. Venite a trovarmi quando volete».
Ci facemmo una bella doccia e ci addormentammo serenamente e appagati, tutti e tre insieme nel mio letto, mentre una leggera brezza, entrando dalla finestra, accarezzava i nostri corpi completamente nudi...
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Sono uno scrittore con varie pubblicazioni alle spalle, ma nessuna nell'ambito porno-erotico, anche se ne ho avuto sempre il desiderio: e allora eccomi qui con uno pseudonimo. Odio ogni forma di dominio, tranne nei giochi erotici. Sogno un mondo in cui non ci sia bisogno di etichettare la nostra sessualità e la si possa praticare senza limiti. Lasciate un commento sotto i miei racconti. Per racconti su richiesta a pagamento, contattatemi su [email protected] Potete trovarmi anche su Facebook con il nome Eddy Lanotte.
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