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La cocca di papà
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Racconto14 min di lettura

La cocca di papà

Sergio osserva sua figlia adolescente crescere e diventare sempre più bella e si vergogna nel rendersi conto che lo eccita. Sua moglie rimprovera la figlia perché non studia e non aiuta in casa. Così Sergio la porta con sé in montagna.

Eddy Lanotte
2 anni fa · 5.5k letture · 1

Con il pancino scoperto e le gambe  lunghe e lisce, sotto i jeans chiari e corti, le scarpe bianche aperte, la ragazza si fotografava davanti allo specchio con il suo videofonino. Aveva i capelli biondi e lunghi fino al petto, occhi neri, un toppino nero, le unghie delle mani smaltate di rosso. Dall’altra parte, l’uomo la guardava morbosamente, mentre sentiva l’erezione involontaria crescere nei suoi pantaloni. Si avvicinò di più al tavolo in modo da nasconderla, ma il membro toccò il legno ed egli premette di più contro di esso. Si inumidì la bocca che gli si stava asciugando a causa dell’eccitazione. Senza farsene accorgere, se lo toccò rapidamente, spostandolo da un’altra parte e gli sembrò di aver placato la voglia, ma lo sguardo finiva sempre sul volto candido e morbido della ragazza.

«Devo andare un attimo in bagno» disse l’uomo. Si alzò, la guardò meglio, passandosi ancora la lingua sulle labbra e toccandosi l’erezione. Entrò nel bagno, si chiuse dentro, si abbassò i pantaloni e si proiettò l’immagine della ragazza nella mente. Il membro era duro e lungo, se lo afferrò con la mano e iniziò a masturbarsi, pensando a quella bellezza che era nell’altra stanza, che nonostante la mancanza di pudore, tipica delle giovani di quest’epoca, non avrebbe mai potuto possedere.

La immaginò china davanti a lui, a prenderglielo in mano, con quella sua mano bella e delicata, a prenderglielo in bocca, con quella sua boccuccia rossa e carnosa, a leccarglielo con quella lingua lunga che le aveva visto mentre si scattava dei selfie allo specchio. La immaginava di spalle, china ad angolo retto, mantenendosi sul lavandino, mentre egli la penetrava, alternando sesso anale e vaginale. Gli sembrava di sentire i suoi gemiti e le sue grida di piacere. Immaginava di baciarla lascivamente sulla bocca e su tutto il corpo nudo.

«Sei bellissima» le avrebbe detto continuando a baciarla e a penetrarla, cambiando continuamente posizione. L’avrebbe infilata nel suo letto trattandola come una regina, una dea, come una vera donna, come se l’amasse davvero in quel modo. Le avrebbe baciato le sue bellissime natiche. 

Già, lo avrebbe fatto, forse, se quella bella ragazza non fosse stata sua figlia.

“Che razza di uomo sono?” si domandò Sergio, con le lacrime agli occhi, come dopo ogni volta che sborrava pensando a sua figlia. Non era da ora che la stava osservando, ma già da quando aveva cominciato ad assumere le tipiche forme di una donna. Già dai primi anni dell’adolescenza. Che ora fosse cresciuta, cambiava solo questo: lui era ancora suo padre. Certo, non era così stupido da confessarlo a un prete o a uno psicologo. Era sempre meglio spararsi una sega e poi cercare di non pensarci.

«Arianna! Aiutami in cucina invece di stare sempre con quel telefonino in mano!» gridò una stridente e fastidiosa voce femminile «non studi e non fai niente tutto il giorno».

«Dai, mamma, non iniziare a rompere!»

Sergio uscì dal bagno. «Che succede?» domandò.

«Che succede, dici? Succede che tua figlia è una fannullona. E tu neanche le dici niente!» gridò Anna, sua moglie. Era una bella donna oltre la quarantina, si poteva notare la somiglianza con la figlia: sembrava infatti la versione quarantenne di Arianna.

Sergio si sentì imbarazzato e allo stesso tempo, irritato. Odiava quando sua moglie rimproverava sua figlia. Come si permetteva? 

«Non c’è bisogno di urlare» disse l’uomo mantenendo la calma «Arianna, tesoro, dai una mano a mamma. Vi aiuterò anche io, dai». Glielo aveva detto sorridendo e con dolcezza, accarezzandole i capelli.

«Sì, sì, bravo, coccolala pure!» si lamentò la moglie.

«Oggi andiamo a fare un giro in montagna, così per un po’ non la ascoltiamo» sussurrò l’uomo, scherzando affettuoso, all’orecchio della ragazza.

Arianna trattenne il sorriso.

«Porta i libri» aggiunse suo padre, «così facciamo una passeggiata e ti fermi anche a studiare».

Dopo pranzo, padre e figlia si prepararono gli zaini e si infilarono in auto. Anna ne approfittò per restare un po’ a casa da sola, pensando che suo marito, con i suoi modi dolci e affabili, avrebbe fatto un bel discorsetto alla loro figlia. Lei non aveva molta pazienza, si irritava subito. Faceva ancora caldo per essere autunno, ma portarono con loro delle maglie e dei giubbotti, nel caso in cui la temperatura fosse stata inferiore in montagna o fosse scesa un po’ alla volta con il calar della sera.

Arianna temeva una paternale e che quella gita non sarebbe stata il massimo del divertimento.

Sergio mise in moto l’automobile e voltandosi un attimo, con la coda dell’occhio, vide le bellissime gambe della figlia. Gli sarebbe tanto piaciuto toccargliele. Al solo pensiero, gli si drizzò di nuovo il cazzo.  Deglutì, si inumidì le labbra e se le morse lievemente. Mentre guidava, pur guardando avanti, l’occhio cadeva sempre sulle cosce della giovane. A un certo punto, lo sguardo salì anche verso il petto, sulle piccole tette di Arianna. Alla fine, le guardò le labbra e immaginò di baciarla in bocca. Doveva distogliere quei pensieri dalla mente, doveva concentrarsi a guidare e guardare soltanto avanti. Gli sembrava di sentire la sua mancanza, quando non la guardava, gli sembrava di perdersi qualcosa d’importante.

Sua figlia cominciava a preoccuparsi di quel silenzio. “Forse mi farà una ramanzina quando saremo direttamente in montagna? Forse proprio sul più bello, magari mentre ci stiamo divertendo” pensava Arianna.

Erano arrivati. Scesero dall’auto e suo padre le guardò il culo. Le si avvicinò e accarezzò la schiena nuda, con un fare paterno che non destava alcun sospetto, sorrise «oggi ci rilassiamo un po’, tesoro…va bene?»

«Sì, papà», rispose sfoggiando un affettuoso sorriso.

«Vieni con me, amore mio. Raccogliamo un po’ di castagne. Prendi le buste, sono in macchina».

Arianna riaprì lo sportello e, sporgendosi nell’auto, prese le buste, dando nuova occasione al padre di osservare le sue forme giovanili. Sapendo che da quella posizione, sua figlia, non poteva vederlo, Sergio si leccò le labbra e si premette leggermente una mano sul cazzo. La giovane uscì con due buste e le consegnò al padre.

«Eh no!» disse Sergio «una è tua, vuoi che faccia tutto io? Allora ha ragione la mamma a dire che sei una fannullona». Il tono di Sergio era scherzoso e Arianna si mise a ridere.

Raccolsero le castagne, come avevano detto. Arianna era davanti a lui e cercava di raccogliere sempre più castagne e più velocemente, come se stesse facendo una gara con il padre. Sergio, con il volto teso e il respiro che cominciava a farsi pesante, continuava a guardare il bel culetto sodo della figliola. Le labbra gli tremarono per l’eccitazione. Doveva trovare un modo per chiavarla. Ma avrebbe acconsentito? Avrebbe taciuto? Non avrebbe spifferato tutto? Non sarebbe risultato stupro, abuso sessuale? Non lo avrebbe magari denunciato dopo tanti anni, anche se lì per lì avesse acconsentito?

Non voleva farle del male. Lui la amava sul serio. Ma di un amore morboso.

«Le stai prendendo tutte tu!» disse il padre cercando di usare un tono scherzoso, ma con la voce che gli tremava. La ragazza sghignazzò allegramente. Suo padre la afferrò scherzosamente e la tirò verso di sé «basta adesso, o fai fare la figura dello scemo al tuo vecchio». Arianna rise più forte, ad alta voce, sembrava ancora una bambina. Tenendola stretta a sé, Sergio approfittò del suo ruolo di padre e le diede tanti baci apparentemente innocenti sulla guancia «quant’è bella la mia bambina!» diceva e il cazzo duro sfiorò il culo di sua figlia. Lei non se ne accorse o forse credette che non l’avesse fatto intenzionalmente, perciò quasi non ci fece caso.

«Sei così bella, figlia mia. Dammi un bacio». Lei glielo diede, sulla guancia, ma pieno di sincero affetto filiale.

«Vieni qui, siediti addosso a me come quando eri piccola».

Arianna dovette trovare molto divertente ritornare bambina e accettò, ridendo e tirando scherzosamente fuori la lingua.

Si sedette sulle gambe del padre, il quale fece piccoli e lievi, quasi impercettibili movimenti per far avvicinare il culo di sua figlia al proprio cazzo. Continuò a baciarle le guance e la strinse dolcemente con le sue braccia.

«Dimmi, ce l’hai il fidanzato?».

«No, papà».

«Ma come? Non hanno visto quanto sei bella? Ma sono sicuro che sei tu a rifiutarli, vero?»

Arianna non rispose. Notò che Sergio si lasciava andare sempre di più, le aveva appoggiato la mano sulla coscia e aveva cominciato ad accarezzarla. Erano solo carezze da padre, provò a convincersi Arianna, finché quella mano non finì in mezzo alle gambe della giovane, che si immobilizzò.

Sergio prese a darle baci sul collo, facendo sentire ad Arianna un brivido di piacere che la portò in confusione. Ma come? Le piaceva? Vedendo che Arianna non opponeva resistenza, Sergio le diede un bacio sulla bocca. Anche se poco convinta e timidamente, Arianna ricambiò. Sembrava intimorita da ciò che stava accadendo, come fosse in soggezione. Suo padre le diede altri baci sulla bocca. Poi la guardò negli occhi e si accorse che erano gonfi di lacrime.

Restò agghiacciato: “oh no, sto abusando di mia figlia” pensò con orrore “che sto facendo?”

Prima di andare avanti…

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