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Erotika
La baita
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Racconto19 min di lettura

La baita

L'adolescente Noemi marina la scuola insieme alla sua amichetta Jessica, insieme alla quale va a far visita al giovane zio scapolo che vive da solo in un posto immerso nella natura. I tre si lasceranno andare in eccitantissimi atti sessuali.

Eddy Lanotte
2 anni fa · 1.5k letture · 0

«No, anzi, vieni. Più tardi vi cucinerò un bello spaghettino al pomodoro».

«Mio zio sa cucinare benissimo» commentò fieramente, mia nipote. Aveva riacquistato il suo buonumore e la sua solarità.

Le due amichette si avvicinarono tra loro, chiacchierando e ridendo, allontanandosi da me. Io, da dietro, osservavo i loro bellissimi culi, che avevo voglia di baciare e di fottere, magari contemporaneamente. Com’erano sensuali quei culetti mentre si muovevano a ogni passo, sulla spiaggia. Com’erano delicate con quegli infradito che lasciavano vedere i loro graziosi piedini!

Rientrammo in casa.

«Volete mangiare?» domandai.

«Sì, in effetti comincio ad avere un po’fame, zio» disse Noemi.

Mi fermai a guardare un po’ Jessica: era timida o semplicemente parlava poco perché, dopo tutto, ero un estraneo? O era per quella strana situazione? A prescindere da tutto questo, avevo una gran voglia di chiavarla.

«Ragazze, mi aiutate a tagliare i pomodorini, per favore?»

«Faccio io» si propose Jessica.

«Se lo facciamo in tre, è meglio». Mi accorsi solo dopo, dell’ambiguità di quella mia frase.

«Io taglio le cipolle, ci sono abituato. Voi subito lacrimereste» risi.

Ci mettemmo all’opera e notai che nessuno di noi tre si era vestito, oltre a non esserci asciugati. Immaginate due belle giovani diciottenni che cucinano con il culo di fuori insieme a un trentaquattrenne: non è uno spettacolo? Lo era e come!

Ogni tanto, mentre cucinavamo, baciavo in bocca a mia nipote, come fossimo due normalissimi fidanzati. Ogni tanto le toccavo il culo, lei rideva felice e ritornava a baciarmi. Guardai ancora Jessica e mi domandai se non avesse voglia anche lei di fottere con me e avesse vergogna di dirmelo.

Intanto, si spargeva nella baita il profumo della cipolla soffritta, dei pomodorini tagliati e del basilico fresco.

«Jessica» la chiamai gentilmente, per non farla sentire esclusa «c’è del vino rosso nel frigo, vuoi prenderlo per favore?»

La ragazza obbedì e appoggiò la bottiglia sulla tavola che, nel frattempo, Noemi aveva apparecchiato.

«Se volete, potete anche cominciare a bere, qui ci vuole ancora un po’ di tempo».

«Volentieri» rispose Noemi. Mi ricordavo benissimo quando, alla loro età, mi ubriacavo con i miei amici, trascorrendo serate o giornate piacevolissime.

Le ragazze sedettero a tavola e cominciarono a bere. Jessica parlava solo quando era più o meno in intimità con Noemi, quando io ero occupato o non potevo sentirle. Probabilmente parlavano di affari loro, dei loro amici, della scuola. Insomma, questioni che io non potevo conoscere.

Notai che i bicchieri di vino cominciavano a renderle sempre più brille. Intanto gli spaghetti erano pronti.

Preparai le porzioni e servii le due giovani.

Sedetti con loro e, dopo aver augurato buon appetito, iniziammo a mangiare.

«Ah che bello non dover fare per forza la preghiera!» esclamò Noemi, seduta alla mia sinistra «mio padre e mia madre mi costringono a farla, altrimenti non mi fanno mangiare».

«Qui sei libera!» dissi ammiccando.

Mi girai a guardare Jessica, alla mia destra: quanto era bona!

Non glielo dissi e continuai a mangiare, bevendo anche io quell’ottimo vino rosso. Non abuso mai di alcol da quando vivo da solo: lo riservo soltanto per le occasioni speciali e per gli ospiti.

Non so se è normale, ma dopo mangiato, mi sento più eccitato del solito. Se poi ci si aggiunge un buon vino come quello, è ancora meglio.

Vidi che le ragazze si stavano gustando gli spaghetti e fecero anche il bis. Avevano gradito molto anche il vino.

Mi voltai ancora verso Jessica e le domandai «Allora? Com’era?» e mentre glielo chiedevo, la osservai dalla testa ai piedi in un modo morboso. Lei se ne accorse e, guardandomi allo stesso modo, mi rispose con voce soffocata «molto buono». Il cazzo mi si era di nuovo indurito, il vino mi era salito al cervello e, quasi senza nemmeno accorgermene, le misi una mano sulla coscia e cominciai ad accarezzarla. Avvicinai il mio volto al suo e ci baciammo sulle labbra. La guardai nei suoi bellissimi occhi grandi e scuri, le presi il delicato viso tra le mani e le spostai i capelli accarezzandoglieli. Mi alzai dalla sedia e tirai fuori bruscamente il mio cazzo dal costume, puntandoglielo in faccia. Mi meravigliò il fatto che sembrava non capire cosa dovesse fare. Mi guardò negli occhi, spiazzata, così fui più chiaro: le appoggiai il cazzo sulle labbra. Lei cominciò a baciarmelo dappertutto, finché non aprì la bocca facendolo entrare.

«Attenta» le dissi «non usare i denti o mi fai male».

Dovette sentirsi imbarazzata, lasciò il cazzo e mi guardò in faccia timidamente, con i suoi begli occhioni grandi. Poi si mise a leccarlo.

«Ma è la prima volta?» le domandai con delicatezza «non hai mai fatto un pompino?»

La giovane arrossì e questo mi fece arrapare ancora di più, infatti mi chinai a baciarla di nuovo in bocca.

Mi voltai e chiamai mia nipote, che sembrava osservare la scena, molto divertita «Noemi, vieni qui, tesoro».

«Sì, zio».

«Tu li sai fare i pompini?»

Senza rispondere, si leccò le labbra e si inginocchiò davanti al mio cazzo, prendendolo direttamente in bocca. La mia bella nipotina non usò i denti: lo succhiava e lo leccava con maestria, da vera esperta. Fui davvero molto fiero di lei. A volte si interrompeva e mi masturbava. Poi, mantenendomi il cazzo con la mano, si alzò e mi baciò in bocca.

«Adesso toccatevi la fica» ordinai «avvicinatevi, piccole mie. Con l’altra mano toccatevi il seno, amori miei».

Le ragazze obbedirono.

«Sì, così, tesorucci. Adesso avvicinate le vostre bellissime fiche l’un all’altra e con la mano con cui ve la stavate toccando, ora toccatevi il culo».

Senza pronunciare alcuna parola, senza esitare, senza replicare, le due belle giovani eseguirono.

«Ah che bei culetti che avete, piccoline» commentai. Era tutta la mattina che desideravo dirglielo. Mi intromisi e baciai i loro culi.

«Il mio cazzo sta diventando sempre più grosso a guardarvi», dissi masturbandomi. Mi alzai e glielo mostrai, puntandoglielo in mezzo ai loro due volti.

«Guardate qui, vi piace?»

Le ragazze non risposero, estasiate com’erano da ciò che stavano facendo.

«Piccole puttane» continuai, con un linguaggio sempre più sboccato «siete adorabili. E io vi amo troppo. Ora baciatevi sulla bocca».

Quella proposta dovette piacere molto alle mie due ospiti, perché non se lo lasciarono dire due volte.

 «Sì, così, ora con la lingua, dai, brave».

Che spettacolo eccitante vedere le loro belle lingue che si scontravano, con un filo di saliva che si formò tra le loro bocche, quasi fosse il simbolo della loro connessione. Lo raccolsi con le dita e lo portai alla bocca ingoiandolo.

«Adesso vi bacio anch’io amori miei» annunciai.

Non aspettarono un secondo, neanche il tempo di dirlo ed entrambe, alternandosi, mi baciarono. Poi tirammo tutti e tre fuori le nostre lingue, slinguazzandoci insieme a vicenda.

Io toccavo le loro fiche e i loro culi, mentre loro mi mettevano le mani sul cazzo. Mi masturbarono alternandosi, ricominciando a sorridere: sembravano piuttosto divertite, stavano chiaramente godendo.

«Ora succhiatemelo una per volta».

Noemi fu di nuovo la prima a prendermelo in bocca. Era molto brava, perché sapeva che doveva alternare pompino e masturbazione. Deve aver imparato molto presto a fare la troia.

Mentre me lo teneva in mano, si mordeva le labbra e aspirava tra i denti, per quanto era arrapata. Mia nipote offrì il mio cazzo alla sua amichetta, la quale era sempre più disinibita.

Questa volta anche Jessica succhiò bene. La lezione era servita. Quanto imparano bene queste giovani troie!

«Sì, così» sussurrai, accaldato per l’eccitazione «bravissima, Jessica. Ti piace, piccola?»

«Sì» rispose Jessica, con il mio cazzo in bocca, gemendo di piacere.

«E a te amore?» domandai a mia nipote, che in quel momento si stava masturbando da sola, guardandoci.

«Sì, zio» rispose Noemi. Si era spogliata completamente e aveva gettato anche il costume sul pavimento.

«Dopo ve lo metto nel culo a tutte e due. Sia a te che alla tua amica. Lasciate perdere quelle scemenze che vi dicono i vostri genitori. Siete belle e dovete fottere» dissi con profonda convinzione «adesso, però, voglio fottervi prima la fica a tutte e due».

Jessica lasciò il mio cazzo e io mi avvicinai alla mia nipotina che, seduta sul pavimento, continuava a masturbarsi, leccandosi le labbra. Mi scappellai il cazzo e la baciai, continuando ciò che avevamo interrotto qualche ora fa, quando eravamo in acqua. La mia nipotina allargò ben bene le gambe. Mi abbassai a leccarle la fica per alcuni minuti. Mi interruppi e con le dita continuai a stimolarle il clitoride. La bella giovane mi guardò negli occhi come per ringraziarmi del piacere che le stavo procurando. Così preparai il mio cazzo, ci mettemmo in una posizione più comoda, cioè sul divano e cominciai a chiavarle la fica.

Prima di andare avanti…

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