«No, fermati! … Elena, ti prego, fermati!»
Dice questo, mentre cerca di staccarmi da lui. Insisto, ho preso coraggio da ciò che ho appreso dei miei genitori. Lo tengo in bocca, lo sento crescere, cerco, con la mia pochissima esperienza, a farlo godere. Alla fine, mi parla con voce rotta dall'emozione.
«Ti prego, lo voglio pure io, ma fermati: facciamolo per bene.»
Mi stacco, lo guardo, lui comincia a spogliarsi, io lo imito; in un attimo siamo nudi. Lui mi distende supina, sale su di me, sento il peso meraviglioso del suo corpo premere contro il mio. Mi bacia, insegua la mia lingua, la succhia, mi accarezza i fianchi e le cosce, poi, lentamente, scende verso il basso; comincio a vibrare dal piacere. Le sue labbra percorrono ogni centimetro del mio corpo, tremo e mi fa impazzire la sua lentezza, ma anche questo modo di assaporare il piacere, me ne offre uno ulteriore. Succhia i miei capezzoli, li stringe fra i denti, mi fa gemere, lo spingo in basso, lo voglio fra le cosce, ma lui esita.
«...Dai...ti prego ... non resisto ... ti voglio ... ora ... uhhummmhummm...»
Sono scossa da brividi di autentico piacere, che mi stanno facendo arrivare al mio primo, vero orgasmo. Lui indugia fra le mie cosce. Sento il caldo respiro sfiorare il triangolino di peli che ricoprono la mia fighetta, che schiuma da morire. Sento colare i miei copiosi umori. Affonda di colpo la sua lingua lungo lo spacco e io raggiungo il mio primo orgasmo. Schiaccio la sua bocca sul mio clitoride, pressandogli le mani sul capo ed urlo di piacere.
«… aaaaaah ... ora … amore ... VENGO! ... ora ... sì …Vengo! ... … uhumum...»
Urlo con tutto il fiato che riesco a far uscire dalla mia gola. Lo afferro per i capelli e lo trascino su di me. Sento la sua bruciante cappella appoggiarsi fra le labbra della mia fica fradicia. Inarco le gambe e mi preparo a riceverlo dentro di me. Indugia ancora un po', poi, come un toro scatenato, mi spinge dentro il suo meraviglioso palo. Sento premere sull'imene, poi lo sfonda. Urlo, ma stringo le cosce, non voglio che esca. Lo incito a spingere sempre più a fondo.
«...aaaaaahhhhhh ... Dai ... non ti fermare! ... spingimelo tutto dentro!»
Dopo un momento di esitazione, comincia a muoversi dentro di me con un ritmo deciso, intenso. Affonda tutto il suo arnese, lo estrae con calma, per poi infilarlo di nuovo in fondo. Godo, vengo e tremo, come non mai. Mi fa impazzire. Gli graffio la schiena ed urlo. Godo senza sosta di un orgasmo dietro l'altro, fin quasi a svenire per l'intenso piacere. Si ferma, mi rigira, mi mette sopra. Ora sono infilata dall'alto e lo sento tutto, fin dentro lo stomaco. Mi toglie il respiro, vorrei urlare ancora, ma il fiato mi muore in gola e resto a bocca aperta. Incomincio a muovermi su e giù. Ad ogni movimento, sento che lui esce e rientra sempre più in profondità e ciò mi fa impazzire. Alza le mani, afferra i miei seni e stringe i capezzoli fra le dita, in un misto dolore/piacere che mi stordisce, non ho più la forza di gridare i miei orgasmi. Mi distende di lato, mi rigira e poi, dopo aver sollevato una mia gamba, mi penetra da dietro. Lo sento sfondarmi con decisione. Mi scopa con movimenti molto veloci, deve esser al culmine anche lui. Lo esorto a venirmi dentro.
«Amore ... dai … Riempimi! ... Voglio il tuo seme dentro di me … sì, ingravidami!»
Stupita gli urlo queste parole. Lui non lesina altri durissimi colpi, fino a venire.
«Ora! ... Elena ... sborro! ... sì ... cazzo ... eccomi ... vengo!»
Esplode dentro di me con getti caldissimi, che la mia slabbrata micetta non riesce a contenere. Li sento colare di lato, sono sfinita e lui, come me. Abbiamo il fiatone, ma restiamo abbracciati. Poi, mossa dalla curiosità, gli parlo:
«Credi che abbiano avuto dei ripensamenti? Forse il terrore di esser scoperti li ha sempre accompagnati, ma son convinta che fossero felici della loro scelta e, poi, hai visto cosa c'è scritto sulla targhetta del bracciale? Credevo fosse una frase da innamorati, una promessa fra moglie e marito, invece credo che si riferisse alla loro irrituale unione. Un sigillo che ne ha sancito l'eterna unione, indissolubile, unica come la loro storia.»
Renzo mi ascolta, concorda con le mie parole, poi, come illuminato da una idea, mi sorride.
«Andremo a vivere lontano da qui, dove nessuno ci conosce. I tempi sono cambiati e se tu avessi un figlio, senza marito, non importerebbe a nessuno, quindi se sei rimasta incinta, lo terremo, vero?»
Lo abbraccio forte, lo stringo a me quasi con il timore di perderlo.
«Certo che lo teniamo! Anzi che ne dici di insistere? Sai, potrebbe non esser bastata l'innaffiata che mi hai dato; se ti va, potremmo continuare: e così bello sentirti venir dentro!»
Abbiamo continuato. Sono diventata la sua donna. Mi ha insegnato tante cose e, altre, le abbiamo imparate insieme. Da quel rapporto, o i successivi, è nato Matteo, nome di nostro padre. Dopo circa due anni è arrivata anche Carla, come nostra madre. Son passati già venti anni. Com’era successo a noi due, anche Matteo ha vegliato gelosamente su sua sorella. Da un mese, ho avuto certezza, anche se lo avessi sempre sospettato, che fra loro due ci fosse amore. Quando l'ho detto a Renzo, lui ci ha riso su, e poi ha accarezzato il bracciale dei nostri genitori, quello con la frase scritta...
«Sarà opportuno farne creare una copia: credo che anche loro ne avranno bisogno.»
Tre giorni dopo, li abbiamo, di proposito, sorpresi assieme. Dopo un iniziale momento d'imbarazzo, io mi sono avvicinata ad essi, nudi, a scopare sul suo letto e l'ho accarezzata. Forse era giusto così: anche loro hanno diritto a vivere, se lo vorranno "insieme, per sempre".
Ti è piaciuto?
Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!
Altri racconti di pennabianca
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.