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Erotika
Io e te per sempre insieme.
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Racconto17 min di lettura

Io e te per sempre insieme.

Ho sentito lo schizzo direttamente in gola. L'ho spinto indietro con tutte le mie forze. Poi gliel'ho vomitato direttamente sul cazzo, sui pantaloni, sporcandolo tutto.

pennabianca
1 anno fa · 2.3k letture · 0

«Sto arrivando; sei sicura che debba suonare? Perché non posso usare le chiavi?»

 Quando ha suonato, l'ho fatto entrare e mi son nascosta dietro alla porta, nuda, con solo un accappatoio.

 «Non ti girare, lasciati bendare e poi spogliati.»

 Gli ho ordinato, bendandolo. Lui ha eseguito tutto. Vederlo nudo, mi ha eccitato da morire. Bello come un dio greco, moro, con i muscoli incredibilmente tesi e scolpiti: ho ammirato il suo cazzo, leggermente turgido, bello, lo avrei preso in bocca, anche senza nessuna esperienza, ma dovevo pazientare; se il mio piano avesse funzionato, lo avrei avuto tutto dentro di me. Si è lasciato prendere per mano e condurre in bagno, dove avevo, in precedenza, acceso delle candele profumate e preparato la vasca con acqua calda, sali ed oli profumati. L'ho aiutato a entrarvi e poi, velocemente, mi sono denudata e sono entrata insieme a lui, facendolo sedere.

 «Ma, Elena, che fai?»

 Mi ha chiesto quando l'ho sbendato e lui si è reso conto che stavamo seduti nudi dentro la vasca. Poi gli ho sussurrato nell'orecchio.

 «Ssshhhh...sta zitto! Rilassati, come facevano mamma e papà, che una volta a settimana si dedicavano un bagno così.»

 Ho appoggiando il mio seno contro le sue spalle. Sentivo i miei capezzoli duri premere contro di lui, mi dava un piacere sottile, intenso. Ho cominciato a praticargli un massaggio sul collo; lentamente si è rilassato. Ha appoggiato il capo contro la mia spalla ed ha lasciato che continuassi quel massaggio, che ora lo stava facendo eccitare. Con gli occhi chiusi, gemeva, mentre, a mia volta, raggiungevo uno stato di libidine esagerato. Lo desideravo, ma dovevo esser cauta, non volevo rischiare una debacle. Lo massaggiavo piano, scendendo lentamente sia sul torace, frizionando un po' i capezzoli, poi, lentamente son scesa lungo le cosce, appena inarcate. Vedevo ora il suo meraviglioso palo ergersi dritto a pelo d'acqua. Bello, invitante, ma esitavo, ero terribilmente indecisa. Lui ha sollevato le braccia, ha portato le sue mani lungo le mie cosce, accarezzandole piano. Ero eccitata, sentivo le sue carezze lungo le gambe, mentre ruotava lentamente il bacino, sfregando la sua schiena sui miei capezzoli così duri da far male. Non ho resistito. Ho afferrato il suo durissimo cazzo, con una mano sopra l'altra e, ciononostante, non riuscivo a coprire tutta la sua lunghezza: ci sarebbe voluta ancora un'altra mano. Ho preso a segarlo piano, ero inesperta e temevo di fargli male. Lui ha cominciato a godere.

 «...uuuuuuummmmhhhuummmm...».

 Un lungo interminabile gemito. Ero pazza di felicità. Stavo facendo una sega al mio adorato fratello e lui ne godeva. Improvvisamente mi ha fermato, si è sollevato e, preso un telo, se n'è andato.

 «Fermati, ti prego. Che stiamo facendo?»

 Mi ha detto, uscendo dal bagno. Immobile, sconvolta, terrorizzata al pensiero di aver rovinato tutto, per un tempo che a me è sembrato eterno, son rimasta immobile, seduta nell'acqua a riflettere. Quando la porta si è riaperta, lui è entrato vestito con una tuta e, con un sorriso, ha preso il mio accappatoio, aprendolo davanti a me.

 «Dai, esci, che voglio mangiare: ho fame.»

 Ho capito che tutto era come prima. Mi son alzata, mostrandogli il mio corpo nudo in tutto il suo splendore. I suoi occhi hanno indugiato un po' su di me, mi ammirava soddisfatto, ho notato il gonfiore all'altezza del suo inguine e questo mi ha reso davvero felice. La cena è stata superba. Ci siamo comportati come due innamorati, scambiandoci carezze, effusioni, piccole attenzioni. Ero pronta, lo volevo, ma la sua precedente reazione bloccava ogni mia iniziativa: avrei mal retto un suo nuovo rifiuto. Non potevo crederci: ero quasi certa che anche lui lo desiderasse. Ma, se invece, mi sbagliavo? Maledetta insicurezza. Siamo andati a letto e, come tutte le notti precedenti, ho dormito fra le sue braccia, sentendo premere dietro di me quel palo di carne bollente. La mia mente si è chiesta come mai, lui non osava, forse mi considerava brutta? Forse non voleva farlo con sua sorella? Allora perché questo comportamento così disorientante? Non ci capivo più nulla, ma l'unica cosa di cui ero certa, era che lo volevo. Solo con lui mi sentivo a mio agio. Le sue mani su di me erano le sole a non terrorizzarmi, al contrario mi davano sicurezza, tranquillità, mi eccitavano, ma non riuscivo a far una sola mossa per sdrammatizzare questa situazione che si era creata. Il mese successivo ho dato gli esami di maturità con ottimi risultati, poi abbiamo dovuto fare una cosa che proprio non si poteva rimandare. Renzo ha ottenuto una promozione, vice direttore di filiale, ma doveva trasferirsi in una città piuttosto lontana, quindi abbiamo deciso che sarei andata con lui. Inoltre una nostra amica incinta, cerca una casa più grande e la nostra sarebbe perfetta, quindi abbiamo deciso di affittargliela: ne avremmo ricavato una rendita sicura. Incominciamo a impacchettare le nostre cose per il trasloco e, dopo aver sistemato le cose di tutte le altre stanze, ci siamo messi a sgomberare l'ultima, quella dei nostri genitori. Dalla loro morte, non vi eravamo più entrati. Tutto è ancora come l’hanno lasciata, a parte un po' di polvere, è tutto perfettamente in ordine, tipico di mamma. Insieme costatiamo che, in fondo, non sappiamo molto di loro. Ottimi genitori, felici, complici, ma dentro quella camera non ci eravamo quasi mai entrati. Mamma era gelosa delle sue cose. È vero che vivevamo assieme, ma non avevamo mai curiosato nel suo armadio, dentro un cassetto o il comò. Con molta tristezza e tanta curiosità, abbiamo cominciato ad esplorare quel luogo. Io e mamma avevamo quasi le stesse misure, lei una taglia in più per effetto del seno: lei una terza piena, io al massimo una seconda. Le scarpe invece erano del mio stesso numero, poi non ricordo altro. Apro lentamente l'armadio; le cose di papà piacciono a Renzo, anche quelle sono di una misura in più, ma molte cose gli stanno bene e vuole conservarle. Man mano scopro che mamma era una donna che sapeva scegliere cose di buon gusto; moltissimi accessori, borse, scarpe, si abbinavano perfettamente fra loro. In un cassetto dell'armadio, scopro una vera collezione di bellissima lingerie. Ne avevo viste alcune, ma molte mi erano sconosciute. Tanga, string e guepiere bellissime che, sicuramente, indossava per papà, oltre calze auto reggenti, dal pizzo bellissimo. Decido di tenere tutto e lo impacchetto; in cima all'armadio ci sotto tre scatole di camicette di seta bellissime, poi scopro, dentro un'anonima scatola, un cofanetto di legno intarsiato, chiuso a chiave. Incuriositi, ci sediamo sul letto: cerco la chiave e mi ricordo che mamma ne portava una appesa al collo con una catenina d'oro. Guardo in una busta che ci hanno consegnato le autorità, dopo l'incidente. Dentro ci trovo i loro effetti personali: li avevamo messi in camera loro, ancora dentro la busta, senza mai aprirla. Ci sono i loro orologi, anelli e due braccialetti d'oro con una targhetta con incisa una frase:

 “Io e te per sempre insieme.”

 Hanno sempre tenuto al polso quei braccialetti, non se li toglievano mai. Trovo la chiave ed apro il cofanetto. Dentro ci sono dei documenti e un ritaglio di giornale, di tanti anni fa. Parla di un giovane agente delle forze dell'ordine, ucciso mentre cercava di sventare una rapina. Il trafiletto dice che lui, morendo, ha lasciato una giovanissima donna, sposata appena tre mesi prima. Leggo e resto basita: il giovane ha lo stesso cognome di mamma. Con gli altri documenti il quadro si delinea chiaro. Mamma era sposata con il ragazzo morto, nel tempo ha conservato il suo cognome, ma, quando siamo nati, a noi ha dato il suo da nubile, che poi era lo stesso di quello di papà, poiché era suo fratello. Noi li credevamo marito e moglie, ma non si erano mai sposati, essendo fratello e sorella. Infine comprendiamo anche perché nessuno ha mai avuto dubbi su di loro: erano venuti dal sud e qui, in questa nuova realtà, non li conosceva nessuno. Mia madre aveva usato il cognome da sposata, mentre lui, portando la barba ben curata, era riuscito a mascherare i suoi lineamenti, in modo da nascondere una eventuale somiglianza. Io son bionda, come papà, mentre Renzo è moro, come mamma: nessuno, in tutto questo tempo, aveva mai pensato ad una cosa simile sul loro conto. Incredibile! Avevano mantenuto il segreto per tutto questo tempo. Mi giro, riguardo il braccialetto di mamma, Renzo prende l'altro, comprendiamo la frase. Spingo Renzo disteso sul letto e gli vado sopra. Abbasso i pantaloni della tuta e m’impossesso, come una furia, del suo cazzo quasi turgido: me lo infilo in gola, lo voglio!

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