Giochi di ruolo
Ho sempre vissuto le situazioni erotiche in modo “estemporaneo”. Spontaneo. Anche quelle che potrebbero essere definite “estreme” (per quanto mi riguarda, ovviamente, poiché tutto è relativo) non erano mai prestabilite, al limite erano possibili. Ma non certe.
Per me, l’erotismo è una questione di trigger points da andare a scovare e attivare nella mente. Lo chiamo scopare il cervello. Ci vuole empatia, intelligenza, (o istinto?) emozionale per toccare tali punti e azionare quegli scenari che ti fanno perdere la testa.
Mi piace farlo. E mi piace che lo facciano a me. Pochi ci riescono.
Non mi hanno mai interessato le situazioni già definite. Tipo role play. Le ho vissute, ma raramente mi hanno coinvolto emotivamente. E per me il sesso senza emozione è ginnastica. Noiosa. Evito.
Oggi invece mi aspetta un quadro chiaro: una schiava. So che è bella. Addestrata (si dice così) a sopportare bene il dolore.
Io, non amo il dolore. Si, qualcosa nel sesso ci può stare, ma fine a se stesso, no, non lo amo. Né darlo, né riceverlo.
“non sono adatta” ho detto quando me lo hanno proposto. A me piace dominare, ma sessualmente. Posso anche mordere, o stringere un capezzolo fino a farti lacrimare, schiaffeggiarti, legarti, farti varie altre cose umilianti, ma mettermi lì dieci minuti a frustare fino a vedere i segni viola sulla pelle… no. Non fa per me.
Dovrei provare piacere, nel farlo. E non lo provo.
Però voglio vedere come va questa cosa. Sono curiosa di tutto.
C’è un primo problema quando vengo a sapere che il marito della schiava, sarà presente (nessun problema) ma intende fare un video della sessione.
Questo è fuori discussione. Io non apparirò nel video. No, neanche con una maschera. O ho il controllo totale dei media o non se ne parla.
Quindi niente. La mia compagna, E. che non ha questo problema, si occuperà della schiava. Io guardo (e imparo?) e quantomeno, scoprirò le mie emozioni.
Però prima voglio avere un contatto con la schiava. E’ molto carina, età indefinibile fra i 30 e i 35, capelli corti, occhi di un celeste che ti ci perdi. E’ lì seduta che ci guarda e tiene gli occhi bassi.
Il marito invece mi sembra rozzo, sovrappeso, sudato anche se non fa caldo. Molto agitato. Parla velocemente e non capisco cosa dica (e nemmeno mi interessa). Metto solo in chiaro che se punta un qualsiasi obiettivo verso di me glielo spacco e gli meno. Lo penso sul serio. Se fosse lui la vittima non mi farei problemi a prenderlo a calci nelle palle. Ne ho voglia.
Lei invece mi ispira un sentimento contrastante. Da un lato tenerezza perché “vittima” di questo bifolco. Dall’altro… ebbene si, l’odore della preda mi eccita. Guardo quegli occhi da cucciolo e le pulsazioni mi aumentano. E lei lo percepisce chiaramente. Il suo sguardo guizza verso i lati. Verso di me, verso la parte opposta. Sembra un topo che ha visto un gatto.
Trovo assolutamente fantastici e affascinanti questi segnali ancestrali che non controlliamo assolutamente. Io sono il predatore, che si avvicina silenziosamente, fissandola. Lei, la preda, cerca con lo sguardo dove scappare. E’ solo una frazione di secondo, sono segnali subliminali, poi la cultura riprende il controllo dell’istinto. Ma il danno è fatto. Il flusso di comunicazione è irrimediabilmente quello.
Mi guarda, ma abbassa subito gli occhi, e sorride timidamente. E’ in piedi appoggiata a un tavolo. Mi avvicino quasi a sfiorarla. Sono molto più alta di lei, la guardo da sopra la testa. Non osa alzare gli occhi. E’ il momento in cui o combatti o fuggi. Ma la piccola creatura non fa nessuna delle due cose. Resta lì a attendere il suo destino nella sua gonna stretta color mirtillo e camicetta bianca attillata.
Le sbottono metodicamente e lentamente la camicetta. La apro. Abbasso il reggiseno. Metto in mostra dei capezzoli scuri, appuntiti, su seni come mele. La guardo solo, non la tocco. Il suo respiro aumenta di frequenza.
“Voltati” le dico.
Per farlo è costretta a strusciarmi, nello spazio angusto fra me e il tavolo che le ho lasciato. Voglio farle sentire il mio corpo che la sovrasta.
“Down” (non so come si dica chinati in spagnolo, passo all’inglese e soprattutto a una mano sulla nuca che la spinge giù).
Alzo la gonna. Ha un bellissimo culo. Piccolo ma ben fatto. Non indossa mutandine.
Appoggio la mano fra le sue cosce e mi insinuo fra la carne bianca. Risalgo a trovare la fica con un cespuglietto. E’ umida. Insinuo un dito nella sua umidità e la sento sospirare. Trema. Aggiungo un secondo dito. E’ stretta, ma scivola facilmente.
La faccio voltare. Le alzo il mento e la costringo a guardarmi negli occhi. A guardarmi mentre assaggio il suo sapore dalle mie dita. I suoi occhi sono spalancati. Potrei caderci dentro.
Di nuovo metto un dito, poi due, nella sua fica, mentre con il pollice accarezzo il bottoncino. Geme.
Mi avvicino con la bocca. La bacio. La mia lingua invade la sua bocca, la faccio mia.
Sono la padrona della sua fica.
“peccato” le dico “sarà per la prossima volta”. Mi stacco da lei. Mi guarda con desiderio e mi prudono le mani.
“è tutta tua” dico a E. che le si avvicina e la prende per i capelli, con la sua voce roca e bassa, dicendole delle cose che non afferro… e le stringe i capezzoli facendola gemere di dolore.
Il marito ha iniziato con il video.
Mi siedo e guardo. Vorrei essere lì.
E. la fa spogliare e si fa allacciare un grosso cazzo in lattice. In piedi su di lei, in ginocchio, che con le mani tremanti e gli occhi bassi armeggia con le cinghie. E. è regale, è bellissima. Non è solo dominante: fa paura.
La ragazza ha cambiato postura, si è fatta ancora più piccola, piegata.
Inizia a scoparle brutalmente la bocca. La soffoca. Glielo spinge fino in gola.
Poi la scopa in diverse posizioni, anche nel culo. Mi guarda mentre lo fa e mi eccita. Vorrei toccarmi ma la presenza del marito mi indispone.
Anche perché si accarezza il cazzo e mi ha fatto un cenno come a dire “se volessi approfittare…”
Mi disgusta e lo sguardo che gli ho dato penso lo abbia reso consapevole, perché ha smesso di guardarmi.
La sessione prosegue con pinzette, elettrodi, spanking, cane. Il sedere e la schiena sono rosso fuoco, in alcuni punti violacei. La schiava sembra goderne. Non c’è dubbio che più il gioco si fa duro più lei entra nella parte.
Non ho dubbi che non esista alcuna coercizione ma una reale attitudine. Eppure in pochi momenti sento qualcosa che si agita nel basso ventre. No, non sono fatta per queste cose.
La sessione finisce. E. è sudata, fa una doccia. La fotografo. Mi eccita il suo corpo.
“ti sei eccitata? “ le chiedo.
“solo un poco...all’inizio con te… per quello, l’ho scopata… perché sapevo che tu lo avresti fatto”
“è vero… e infatti è stato quello che mi è piaciuto di più…” le dico.
“Che facciamo adesso?”
Mi guarda.
Dice: “Giochiamo a Fortnite. Chi perde la lecca”
“aahahahahah stronza… non sono capace a quel gioco”
“allora leccamela subito…”
“no, giochiamo… non si sa mai”
Ho perso.
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