Io, Luca e Mario eravamo amici da una vita e ci conoscevamo bene come soltanto persone cresciute insieme poteva. Quando l'adolescenza prese a far bollire i nostri genitali, iniziò anche e inevitabilmente la masturbazione compulsiva tipica di quell'età, le chiacchiere volgari sulle ragazze e l'amore per i video erotici. Fu Mario il primo a farmi vedere un porno, che ci godemmo mentre, imbarazzati, ci tastavamo ognuno la propria erezione, senza però che nessuno dei due arrivasse all'orgasmo; mentre fu Luca a tirarselo fuori la prima volta per farmelo vedere, ed è con lui che mi feci la prima vera sega in compagnia. Tuttavia, fui io a farli incontrare e a iniziare la tradizione della sega di gruppo e ormai l'avevamo fatto così spesso che conoscevo i loro peni a memoria: Luca aveva il cazzo più lungo e grosso di tutti e tre, ma era leggermente storto e ciò lo rendeva un po' antiestetico; Mario era quello che l'aveva più corto, eppure era due volte più spesso di quello di Luca; c'ero infine io, con taglia e lunghezza media, ovvero diciotto centimetri di normalità.
Quando faceva caldo, il nostro posto speciale e privato era il giardino della villetta di Luca, tanto grande da avere anche una panchina dietro un boschetto di bambù su cui ci si poteva sedere ben nascosti senza essere visti da nessuno, sia da fuori sia dalla casa. Ogni volta che avevamo tempo, si andava lì e, tiratocelo fuori, andavamo avanti, con il venticello che ci sfiorava palle e cappelle, fino a venire una o due volte: non eravamo semplici ragazzi arrapati, eravamo anche veri e propri maniaci delle seghe, ci veniva davvero duro a guardare masturbarci a vicenda.
«Ci sono volte in cui vorrei scoparmi quella porca della prof. Lilla lì sulla cattedra e venirle dentro un paio di volte» amava ripetere Mario con i pantaloncini e le mutande alla caviglia, menandoselo forte e ad occhi chiusi alla mia sinistra.
«Io preferisco invece le tette di tua sorella» faceva invece alla mia destra Luca, che lo tirava fuori dalla zip, ma si toglieva la t-shirt per rimanere a torso e sborrarsi sul petto.
«Adesso, ho solo voglia che Chiara mi faccia un pompino» dicevo io, al centro tra i due, mentre con la sinistra mi massaggiavo le palle e con la destra mi massaggiavo lentamente la cappella. «Ha una bocca calda e umida, e sa usare la lingua veramente bene: me lo passa sopra, sotto e lungo tutta l'asta; e poi si fa venire in bocca…»
«Cazzo, oh cazzo» esclamò di colpo Mario muovendo più in fretta la mano. «Sto venendo!»
Si alzò allora per fare due passi avanti e grugnire il suo orgasmo: due grossi fiotti di sperma schizzarono fuori dalla punta del suo cazzo e caddero a un centimetro dai nostri piedi. L'unica regola che ci eravamo dati era mostrarci agli altri quando venivamo, soprattutto perché era la cosa che in realtà ci arrapava più di tutto. Finito di ansimare, Mario iniziò a pulirsi dallo sperma con un fazzolettino, di fronte a noi, senza rimettersi i pantaloncini e coccolandosi le palle.
«I pompini sono il mio punto debole, ma so quello di Luca» disse Mario sorridendoci mentre ci guardava i cazzi. «Ieri ho visto mia sorella appena uscita dalla doccia, bagnata e avvolta solo con un asciugamano. E quando si è chinata gli ho visto la fica…»
«Porca troia, bastardo!» urlò Luca diventando tutto rosso e inarcando il corpo in modo che tre lunghi fiotti di sperma gli ungessero petto e addome, per poi agitare e continuare a segare la sua bella mazza soddisfatto.
Io, dal canto mio, continuavo a masturbarmi lentamente, perché ero sul punto di venire ben prima di loro.
«E qual è il tuo punto debole?» mi chiese Luca mentre si puliva lo sperma che gli colava dai capezzoli.
«Non ve lo dico» risposi io ansimando.
«Dai, spara» fece Mario mettendosi a pisciare lì davanti a noi in un'aiuola dove non c'erano piante.
«Ho detto di no…» replicai io alzandomi.
Inarcai la schiena in modo che entrambi vedessero bene il mio cazzo e, andando a mano a mano più veloce, attesi il momento che più adoravo, quello in cui tutti e due mi avessero guardato segarmi. Solamente in quel momento, con due ultimi colpi, sborrai dove i miei due amici avrebbero potuto godersi il mio sperma volare.
«Porca puttana, che orgasmo fortissimo» balbettai, tremando per gli spasimi, con il cazzo da cui colava ancora altro seme.
Non avrei mai potuto ammettere di fronte a loro che il mio punto debole era semplicemente segarmi in loro compagnia, venire mentre gli mi guardavano e guardarli schizzare sperma in mia presenza.
Quando invece faceva freddo e all'aperto risultava difficile menarselo, preferivamo stare in camera mia, che si trovava nella mansarda della mia casa, perciò isolata rispetto al corpo e con un bagno privato. Lì, eravamo liberi di divertirci: una volta chiusa la camera a chiave e acceso lo stereo, potevamo tutti metterci di spalle al letto, seduti sul tappeto a terra, e guardarci insieme un porno sul mio televisore lcd tirando fuori i nostri tre cazzi eretti, pulsanti e duri.
Anche se, l'ultima volta, la cosa andò un po' fuori controllo.
Quel giorno ero già parecchio eccitato di mio ed erano alcuni giorni che, per un motivo o per un altro, non riuscivo a masturbarmi o a scopare con la mia lei. Ero tanto eccitato che, quando i miei amici si autoinvitarono a casa mia per la solita sega tra amici, avevo già un'erezione dolorosa quando bussarono per farsi aprire. Una volta chiusi nella nostra fortezza, perciò, andai del tutto su di giri.
«Scusate, ragazzi» feci io togliendomi la maglietta e spogliandomi completamente nudo, «ma oggi sono arrapato come non mai e mi voglio dare alla pazza gioia».
I miei due amici risero, ma non ebbero nulla da ridire. Messo su un bel video con una bambola bionda dalle tette giganti, ci sedemmo ai nostri posti e anche Luca e Mario sfoderarono i loro cazzi, che guarda caso erano già eretti come due bei pali ai miei fianchi.
«Vedo anche voi belli vogliosi» commentai per schernirli.
«Sarò il tempo» replicò Luca togliendosi la maglietta.
«O semplicemente siamo degli arrapati del cazzo» ridacchiò Mario portandosi i pantaloncini a mezza coscia.
Iniziammo a menarci i cazzi duri senza esitazione, e io in tre minuti ero già sull'orlo di una sborrata epocale da tre fiotti di sperma.
«Cavolo, ma stai bollendo» mi fece Luca che aveva il fianco nudo a contatto con il mio corpo altrettanto nudo e lanciava occhiate più al mio cazzo che al porno in tv, cosa che mi eccitava.
«Chiara è in gita, perciò sono tre giorni che non scopo» risposi io balbettando e stuzzicandomi un capezzolo. «Quando tornerà, me la fotterò per una notte intera, proprio qui dove stiamo noi adesso».
«Mi stai contagiando…» mugugnò Mario scappellandosi per bene e mettendo in bella vista tutta la punta umida, per poi riiniziare.

