Sono nascosto sulle scale che dal box portano al soggiorno. La scena che vedo … Claudio si alza in piedi e slaccia i pantaloni. Abbassa jeans e mutande mostrando il tatuaggio sul suo pube, senza però scoprire il suo pene. O almeno non all’inizio.
«Ops! Troppo!».
Claudio, figlio di puttana, come odio la tua malizia. Mamma, cosa fai? Perché guardi il suo pacco barzotto e non dici nulla. Non dici di coprirlo. Sorridi.
«Sistemato che dovrebbe arrivare Andrea da un momento all’altro!».
Sono già qua, mamma, ma tu non lo sai. E non sai che una pugnalata avrebbe fatto meno male.
Da quel momento in poi la tua attenzione è tutta per lui. Io sparisco. Sono come il marito cornuto che non deve scoprire che la moglie ha una tresca, ma in questo caso tu sei mia madre.
“Andrea avrai un fratellino. Sei contento? Claudia ha fatto il suo lavoro egregiamente!”…
Un altro incubo. Perché mi tormentate anche nel sonno. Sono le 2. Mi alzo per fare pipì, passo davanti a camera di Claudio e la porta è aperta. Lui non c’è.
Mi illudo che sia in bagno, ma so già dov’è mamma.
La luce in camera tua è accesa e la porta socchiusa. Indosso le calze e trascino i piedi per fare meno rumore sulle parquet del corridoio. Sbircio dalla fessura della porta. Vi vedo. Vi state baciando, mamma. E non un ingenuo bacio. Le vostre lingue sono una avvolta all’altra. Le vostre bocche sono unite. I vostri corpi sono nudi, mamma. Nudi e abbracciati. Mi sento strano, non saprei come descrivere quello che sento.
«Ti voglio zia Clara! Voglio la tua bocca. – e intanto ti bacia – il tuo seno, il tuo corpo.».
Claudio.
«Shh! Non alzare la voce che svegli Andrea! … dove vuoi la mia bocca?».
«Sul mio cazzo, zia!».
Mia madre si abbassa lentamente baciando piano piano il collo, il petto, la pancia di Claudio. È in ginocchio davanti a lui, con la sue discreta erezione che la fissa.
«Vedi di non fare rumore!».
Sono le tue parole, mamma. Le tue parole un attimo prima di fare sparire quel membro duro dentro la tua bocca. È un pompino, mamma, gli stai succhiando il cazzo e io sto assistendo incredulo. Vorrei andarmene, ma non riesco. Qualcosa mi incatena qui: un istinto innaturale che vuole vederti così. Mi sento strano. Il mio membro si sta muovendo da solo nei pantaloncini del mio pigiama. Quando dormo indosso solo dei pantaloncini corti e nient’altro, niente canotta, niente mutande. Cosa fai? Così ti strozzi! Sei tutta rossa e ti lacrima un occhio, ma quando te lo togli dalla bocca e prendi aria sei raggiante. Sei bellissima, mamma. Inizi a succhiarlo e segarlo in contemporanea, sembri un’esperta. Ti viene in bocca a tradimento, senza dirti nulla, ma tu non sembri sorpresa. Vedo il gulp della tua gola, mentre il prezioso seme di mio cugino scende nel tuo esofago. Tu sorridi. Ti alzi e vedo i tuoi bellissimi seni grandi che sfidano ancora la gravità e lì sul tuo pube depilato il fiore tatuato che hai nascosto a me, ma che hai mostrato a lui. Ti siedi sul letto. Apri le gambe.
«Mentre ti riprendi un po’, ricambia il favore. Leccamela!».
Lui si fionda sul tuo sesso. E inizia un lento e pressante movimento di lingua. Scava dentro di te e sembra che ti piaccia, mamma. Inarchi la schiena in modo che lui possa entrare il più possibile con la sua lingua.
La faccia che fai è stupenda e vederti così… provo un misto di emozioni contrastanti. Sono felice per te, triste perché mi sento tradito, arrabbiato e mi vergogno tanto perché sono anche molto eccitato. Da sopra il mio pigiama si può vedere chiaramente la mia erezione che, non per mettersi in competizione, ma è decisamente più evidente di quella di Claudio.
Credo che tu sia appena venuta, mamma. Ma ne vuoi ancora. Prendi la testa di Claudio tra le mani e senza che le sue labbra si stacchino dal tuo corpo, la trascini su fino al tuo bellissimo seno. Hai i capezzoli drittissimi. E sono geloso marcio, perché stai donando a lui quello che un tempo era solo mio. Tu da lì mi hai nutrito. Dal tuo seno è partito il nostro legame. Ho visto i filmini di come mi guardavi mentre mi allattavi e di come io ti fissavo mentre mi nutrivo da quel paradiso. Ora, mamma, stai creando un nuovo legame con lui attraverso di essi. Lui li succhia e ti dà piacere. Sale fino alle labbra. Vi baciate. Cambiate posizione. Sei a quattro zampe sul letto. Lui dietro di te. Non indossa il preservativo, mamma. Lo infila dentro di te e ti sento. I gemiti rotti dai colpi lenti e vigorosi. Il seno che oscilla mostruosamente in avanti e indietro al ritmo degli affondi del suo cazzo. Mamma, non posso resistere. La mia mano parte quasi ipnotizzata dentro il mio pigiama. Lui ti scopa come se fossi una qualunque delle sue conquiste e io, tuo figlio, trovo la scena eccitante al punto di dovermi masturbare.
Ho chiuso gli occhi per qualche attimo e ti trovo sdraiata con lui che se lo sta menando proprio sopra le tue tette. Vederlo schizzare sopra i tuoi seni mi rende impossibile trattenermi di più. Sono venuto nei miei pantaloni del pigiama, mamma.
«Credevo fossi come un figlio per te!».
«Andrea è mio figlio. Lui è il mio ometto. Tu sei il mio uomo.».
Scappo in camera mia. Ho le lacrime agli occhi. Provo vergogna per essermi eccitato così e sono triste perché lui ha portato via il mio posto nel tuo cuore.
Sento dei passi che si avvicinano e chiudo gli occhi. Fingo di dormire.
«Dorme?».
Claudio di risponde.
«Come un bambino.».
Sento i tuoi passi che si avvicinano.
«Non dovresti pulirti e vestirti? Se si svegliasse ora e ti vedesse così?».
«Quando dorme così nulla lo può svegliare, nemmeno sua mamma che scopa col cugino due stanze più in là.».
I passi pesanti di Claudio si allontanano, mentre tu ti avvicini. Ho il cuore che è impazzito. Sento i battiti nelle orecchie, talmente forti che quasi coprono i tuoi passi.
Ti infili sotto le coperte. Sei nuda, mamma. Mi abbracci da dietro. Sento il tuo seno bagnato dal seme di Claudio sulla mia schiena e questo, come il peggiore dei cornuti, mi fa tornare dritto il cazzo nei pantaloni bagnati dal mio seme. Non sono riuscito a cambiarli prima che voi arrivaste, mamma.
«Continua a fingere di dormire, amore.».
Mi parla dolcemente. Sa che sono sveglio.
«So quando fingi, amore mio. Sono tua mamma.».
Questo tuo modo di parlarmi, sussurrando le parole all’orecchio, mi rende felice. Come se stessi parlando al me da piccolo.
«So che hai visto tutto e ho letto il tuo diario. So che cosa hai provato in questo ultimo periodo. E mi dispiace che le mie necessità ti abbiano fatto soffrire e …».
Prendo la sua mano e la porto sui miei pantaloncini.
«Allora non ti ho fatto solo soffrire. Sei venuto tantissimo, amore mio. E sei ancora eccitato. Vorrei tanto che potessimo fare anche io e te quello che ho appena fatto con lui. Sarebbe più facile e molto più bello e intenso, ma sarebbe sbagliato.».
«Mamma, va bene così. Se tu sei felice lo sono anche io. Solo, non lasciarmi indietro. Rendimi partecipe della tua felicità, anche solo se guardando nascosto.».
Mi stringe ancora più forte.
«Ti voglio bene, mamma!».
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