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Scopate gay con i compagni di scuola
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Racconto14 min di lettura

Scopate gay con i compagni di scuola

Un’altra settimana di lezione. Il solo pensiero di iniziare il lunedì mattina con fisica mi fa venire i crampi allo stomaco.

Alex
1 anno fa · 4.4k letture · 0

"Un’altra settimana di lezione. Il solo pensiero di iniziare il lunedì mattina con matematica mi fa venire i crampi allo stomaco.“

Marco si trascinava svogliato verso l’aula della professoressa Rossi. Il corridoio era già vuoto e silenzioso. La campanella era suonata da qualche minuto. La maggior parte degli studenti era scomparsa in classe e le porte erano chiuse.

Marco sobbalzò. Una mano gli si era posata sul culo e gli aveva stretto una chiappa. Si voltò di scatto.

«Alessio.» Marco fece una smorfia e scosse la testa.

«Pensavo ti piacesse.» Disse, sorridendo l’altro ragazzo. I suoi compagni di classe sapevano delle sue preferenze per i maschi. La cosa, naturalmente, non creava problemi a nessuno.

«Mi hai spaventato.»

Alessio sollevò le mani in segno di scusa. «Dovresti muoverti. Siamo in ritardo.»

Marco sbuffò. «Minuto più o minuto meno.»

«Come vuoi.» Alzò le spalle con disinteresse.

Alessio aveva un anno in più di Marco, essendo stato bocciato l’anno precedente. Era un tipo carino con già la barbetta e i capelli biondicci. Non c’era ragazza della scuola che non cedesse al suo fascino.

A nessuna importava d’esser trattata come un oggetto. Perché era così che le riteneva: degli oggetti per il suo piacere. Stefano, che sapeva sempre tutto di tutti, aveva raccontato come Alessio si fosse fatto fare un pompino dalla sua ultima ragazza, e, dopo esserle venuto in bocca, l’avesse mollata sul colpo.

«Disgustoso.»

«Uh? Hai detto qualcosa?» Chiese Alessio, voltandosi.

«No, no, nulla. Dai, entriamo in classe.»

Marco aprì in un colpo la lampo e tirò fuori il suo pisello. Quando il liquido caldo cominciò finalmente a uscire, esalò un sospiro di sollievo, mentre un brivido di piacere gli saliva la schiena.

Non ce la faceva più a tenerla. La professoressa si era rifiutata di farlo andare in bagno per tutte e due le ore di lezione, poiché era arrivato in ritardo. „Stronza.“

La porta del cesso si spalancò di botto. „Alessio“. Per fortuna Marco aveva finito.

«Non ce la facevi proprio più, eh?!» Nel chiederglielo gli tastò nuovamente il culo.

Marco lo fulminò con lo sguardo. «Anche tu mi sembra che non ce la faccia proprio più.»

Alessio sorrise malizioso, interpretando male il senso della frase.

«Già.»

Invece di andare a posizionarsi davanti al pisciatoio, si avvicinò di più a Marco. Gli mise ancora le mani sulle chiappe e cominciò a massaggiarle.

Marco deglutì. Alessio gli si strinse addosso. Marco era sconvolto, ma anche imbarazzato: il suo cazzo si stava gonfiando.

«Direi che ti piaccio.»

Marco sorrise cortesemente. Poi con un violento spintone allontanò da sé il ragazzo.

«Vai a molestare una delle tue puttanelle.»

«La mia fama di torello le ha fatte scappare tutte.»

«Mi spiace intaccare la tua autostima, ma sono bene altre le voci che girano fra le ragazze.»

«E tu lo sai bene quello che si dice fra voi ragazze. Sei la mia ultima puttanella rimasta.» Alessio avvicinò la sua bocca all’orecchio di Marco. «Non hai mai voluto succhiarmelo? Ti ho visto nelle docce, mentre mi fissavi il cazzo.» Sussurrò.

„Altro che etero: un porco.“

«Che centra, adesso, questo?»

«Immagino che devo interpretarlo come un “sì”.»

Alessio gli prese la mano e lentamente la fece scivolare tra le sue gambe. Marco sentì il gonfiore del suo cazzo che premeva contro i jeans. „È enorme. E duro.“ Marco deglutì.

Alessio approfittò della sua esitazione e lo strattonò in una delle cabine del bagno. Marco tentò di scappar fuori, ma Alessio era troppo forte e lo schiacciò sulle ginocchia.

«Succhia.» Ordinò, dopo aver chiuso la porta.

Marco alzò la testa, incrociando gli occhi di Alessio che lo fissavano con un’eccitazione quasi rabbiosa. Marco l’aveva visto una volta veramente arrabbiato. Proprio fuori scuola aveva pestato un ragazzino del primo anno solo per averlo urtato con il manubrio della bici.

Marco inspirò profondamente e avvicinò la mano alla cerniera della sua patta.

«Bravo, vedo che finalmente hai capito.»

Gli aprì la patta e abbassò l‘elastico dei boxer. L’asta eretta del cazzo di Alessio scattò fuori eccitata. Marco avvicinò il viso. Non era il suo primo cazzo, ma si sentiva in ogni caso ancora a disagio con una mazza che gli svettava di fronte agli occhi.

Tirò fuori la lingua e diede un piccolo e rapido tocco alla cappella, per passare subito a leccare le palle.

Erano davvero grosse, proprio come quelle di un torello. Ne prese in bocca una come una caramella. Una succosa caramella. Alessio gli prese la nuca per i capelli e gli strattonò la testa.

«Ciuccialo.»

Marco avvicinò le labbra alla punta rossa, tanto lucida e gonfia da sembra pronta a esplodere. Diede una prima leccata, poi un’altra e un’altra ancora come se stesse assaporando un gelato alla fragola. Ma la sua eccitazione stava crescendo e ora era lui a volere la crema.

Prese in bocca la cappella, facendo scorrere la lingua tutt’intorno. Poi ingoiò tutto, fino alla base. Il cazzo era enorme e pulsava nella sua gola.

Alessio mandò un gemito, prima di ricordarsi d’esser in bagno. Strinse i capelli di Marco e iniziò a dare il ritmo. Marco si adeguò subito e prese a succhiare con foga, come se fosse l’ultimo cazzo della sua vita.

Adolescente arrapato come era, Alessio raggiunse rapidamente il massimo del piacere. Spinse a fondo il suo cazzo nella bocca del compagno e venne abbondantemente.

Marco sentì il liquido cremoso, caldo, scivolargli in gola, mentre il cazzo di Alessio ritornava alle sue originarie misure.

«Puliscimelo bene. Non voglio puzzare di sborra in classe.»

Marco leccò via le ultime gocce bianche e passò meticoloso la lingua tutta attorno al pisello.

Alessio sorrise soddisfatto. Si chiuse la patta.

«Stai qui. Vado prima io.» Poi aggiunse: «Guai a te se lo vai a raccontare in giro. Tanto più che nessuno ti crederà.» Detto questo se ne andò.

Marco richiuse la porta del cesso. E iniziò a segarsi rapidamente. Dopo essere venuto, una lacrima scivolò sulla sua guancia, che con la mano si asciugò con rabbia. „Mi ha trattato come un oggetto, come una delle sue stupide troiette.“

Mentre camminava verso casa, Marco rifletté ancora su quello che era successo nei bagni.

Non riusciva a togliersi dalla mente il sorriso di Alessio: così beffardo, eppure così amichevole. E il suo cazzo: così grosso. Così buono. Tra le suo gambe qualcosa stava già rispondendo a quell’immagine.

Marco scosse la testa, infastidito dalla sua mancanza di dignità. Forse Alessio aveva ragione: era davvero un puttanello.

Prima di tornare a casa sarebbe dovuto passare da un suo compagno che si trovava sulla strada. Stava male e da settimana scorsa non poteva venire a scuola. Marco gli consegnava regolarmente gli appunti della giornata.

Suonò al campanello.

«Ciao, Marco. Vieni. Entra, entra.» Lo accolse la madre del suo amico, aprendo la porta.

«Buongiorno, signora Bianchi.»

«Marco, te l’ho già: dammi del tu. Chiamami Giulia.»

La donna finse un sorriso di offesa e si passò una mano fra i capelli per ravvivare i suoi boccoli dorati. La sua scollatura quasi ombelicale mostrava uno seno ancora florido e giovanile.

Marco si limitò a sorride timidamente. Il solito Stefano la chiamava la Mamma Cougar.

«Alex ti aspetta di sopra. Stava riposando. Si è sentito ancora male.» Theresa gli fece segno verso le scale alla fine del corridoio.

Marco bussò alla porta della stanza.

«Avanti.»

«Ciao.» Salutò Marco, entrando.

Alex era seduto davanti al computer. Non sembrava star così male, in realtà.

«Come stai?»

«Ciao. Molto meglio, grazie.»

«Ti ho portato gli appunti.» Disse Marco, appoggiando con un tonfo lo zaino sulla scrivania. «C‘è poco in verità.» Aggiunse, quando osservò lo sguardo spaventato di Alex.

Marco osservò che aveva la patta aperta e le mutande molto gonfie.

«Scusa, ma… che stavi facendo prima che arrivassi?» E allungò subito il collo per sbirciare sullo schermo del computer.

Ovviamente non c‘era nulla. Almeno non a prima vista: «…sesso amatoriale…» Lesse la piccola icona nella sbarra in basso.

«Bravo, bravo. Sei proprio in convalescenza.»

Alex rise. «C‘è anche la parte per ragazzi omosessuali, sai?» Non era mai imbarazzato a parlare di sesso. Era stato proprio lui a consigliare a Marco alcuni siti di racconti erotici e fumetti porno. «Dai, chiudi la porta.»

Quando Marco si voltò dopo aver chiuso la porta, vide Alex già col cazzo in mano. Era abbastanza impressionante. Non che non l’avesse mai visto: tutti facevano la doccia insieme dopo ginnastica; ma non l‘aveva mai visto nel pieno della sua potenza.

Sembrava proprio il cazzo di un adulto con quella folta peluria scura che lo incoronava. Era addirittura più lungo di quello di Alessio, anche se forse non altrettanto grosso.

«È grande, vero?» Gli chiese con un toccò di orgoglio Alex, vedendolo con lo sguardo fisso sul suo bastone.

Marco arrossì, distogliendo lo sguardo.

Alex accennò a una risata. «Deh, tranquillo. Anche io le guardo le tette delle nostre compagne.»

«Già. Solo che loro poi ti tirano un ceffone.»

Alex ridacchiò e si massaggiò una guancia, probabilmente ricordandosi della ultima sberla.

«Giuro che, se lo tocchi, io non ti prendo a sberle.» Scherzò, alzando le mani e mostrando i palmi.

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