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Erotika
Una famiglia disinibita · Cap. 1
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Capitolo 1 di 5 5 min di lettura

Quando scatta la complicità!

Fratello e sorella si scoprono complici

pennabianca
1 ora fa · 10 letture · 0

Mi chiamo Simone, ho 24 anni e sono alto, fisico asciutto e ben proporzionato. Capelli neri e ricci, occhi azzurri regalo di mamma, che li ha come i miei. Tra le gambe ho anche una buona dotazione, bella sia in lunghezza che in circonferenza. Lavoro come impiegato in una filiale di banca situata in citta, mentre ancora abito con in miei genitori ed una sorella, di due anni più giovane, in una bella villetta singola, posta in cima ad una collina. Abbiamo un po’ di giardino ed una bella piscina, a soli 20 minuti di metro da dove lavoro. Mario, mio padre, è un bell’uomo. Alto, fisico robusto, ma non grasso, ha 50 anni e lavora come dirigente di una azienda tessile. Anna, mia madre, ha 4 anni in meno di papà, alta come lui, bionda, occhi azzurrissimi, è una bella donna dal seno florido, una quarta, ed un culo che sembra disegnato con il compasso, da quanto è tondo e bello. Le cosce, poi, sembrano due colonne di marmo. Lavora come insegante di scuola superiore. Poi c’è Katia, 22 anni, mia sorella. Un po’ più bassa di me, mora come papà, occhi scuri come i suoi, un bel corpo tonico, snello, un seno di una terza soda ed un culo ereditato da mamma, perché anche lei lo ha davvero bello. Katia studia ancora: è universitaria. Oggi sono uscito dall'ufficio alle 17:00 e mi sono imbattuto in un caldo tipo fornace. Sono sei giorni che non dà tregua. Non vedo l'ora di tornare a casa con la metropolitana, perché ho voglia di rilassarmi: settimana lavorativa finita. Un altro motivo, che mi spronava a tornare a casa in fretta, era dato dalla possibilità di togliermi i vestiti e rilassarmi nudo, per circa un'ora, prima che mamma e papà rientrassero dal lavoro, e, essendo di venerdì, mia sorella Katia sarebbe stata in palestra e non sarebbe tornata prima di un’ora e mezza. Appena giunto a casa, ho trovato un'oasi d'aria fresca. Per fortuna la nostra casa ha mura molto spesse e coibentate, così da farle tenere una temperatura bassa, nonostante l'ondata di caldo all'esterno. Giunto in camera mia, mi son messo in libertà: amo star nudo in camera mia. Mi sarebbe piaciuto se fossimo stati una famiglia di nudisti, ma non è così. Comunque, non siamo dei puritani. Spesso, quando la mamma torna a casa in una giornata calda come questa, indossa qualcosa di molto fresco: spesso solo pantaloncini e maglietta. Avrebbe sicuramente rinunciato al reggiseno, sapendo che odia indossarli, ma il suo lavoro glielo impone; mentre, in casa, ne fa sempre a meno. In famiglia, vige lo stesso anelito e desiderio, perché è quanto fa anche mia sorella Katia, che trascorre molto tempo in palestra e, perciò, ha un fisico da modella. Come mia madre, odia il reggiseno e, frequentando l'università, non ha bisogno di tenere un abbigliamento troppo castigato; quindi, li indossava solo raramente e anche lei si cambiava con qualcosa di leggero una volta a casa, dopo una giornata calda. Ho guardato l'orologio e ho pensato di avere un'ora tutta per me. Mi son fatto una birra ghiacciata e poi ho sentito il bisogno di pisciare. Mi reco in bagno e riesco giusto ad eseguire la mia minzione, quando sento la porta d'ingresso aprirsi e chiudersi. Chi diavolo poteva essere, ho pensato tra me, dato che nessuno sarebbe dovuto tornare a casa per un po'? Ero in imbarazzo; ero nudo in bagno e, chiunque fosse, non avrei potuto evitare di esser visto per tornare in camera mia.
«Sono a casa. Chi c’è?»
Accidenti: proprio Katia, mia sorella, doveva rincasare così presto? Ho cercato di capire se fosse in cucina.
«Sei tornata a casa presto?! Non è giornata che vai in palestra, oggi?»
La sua risposta mi ha fatto capire che non avevo scampo, era davanti alla porta del bagno.
«Troppo caldo! Ho preferito tornare. Hai finito lì dentro? Ci devo andare anch'io.»
Cerco un modo per uscirne con dignità.
«Umm, sì, ma, uhm...non pensavo che sarebbe tornato qualcuno a casa così presto, perciò mi ero spogliato... e ... poi, son dovuto andare in bagno... beh... Sono nudo...quindi, non guardare!»
Ho sentito un tono di voce malizioso, quando mi ha risposto.
« Simone sei sempre il solito pervertito! Dai, vieni fuori, ti prometto che non guarderò!»
Ero certo che mentiva, così ho fatto un bel respiro e sono uscito nudo davanti a lei. Era chiaro che si godeva il mio imbarazzo. Mi ha dato una bella occhiata dalla testa ai piedi, indugiando sul mio fallo ancora floscio. Mi son spostato di lato e le ho lasciato il passo.
«È tutto tuo.»
Katia è rimasta impassibile, poi ha fatto un gesto di compiacimento con il capo, guardando la mia intimità flaccida.
«Non male. Fra tutti quelli che ho visto, il tuo è il secondo più bello!»
Considerando che, a volte, gioco a calcetto e mi è capitato di confrontarmi con altri maschi nudi, mi son persuaso che il mio è di gran lunga sopra la media in tutto, sia lunghezza che circonferenza. Ora, da moscio, non dava certo l’impressione di esser un super cazzo.

«Mostri d'esser un'esperta, per fare una simile affermazione!»
Mi sarei subito morso la lingua: avevo appena dato della puttanella a mia sorella! Lei mi ha rivolto un'occhiata stizzita ed ha risposto con ironia.
«Ne ho visti alcuni e, posso dire che ce n'erano di più grandi del tuo.»
Ho ritenuto che fosse meglio non continuare la conversazione; inoltre, sentivo una certa ondata di eccitazione che mi pervadeva. Il fatto di star in piedi, nudo, di fronte a mia sorella e lei era lì a fissare il mio cazzo, non mi lasciava indifferente e già sentivo che lui stava cominciando a gonfiarsi; quindi me ne sono andato in camera mia.
«Il bagno è tutto tuo!»
Ho sbottato alla fine, mentre la sfioravo nel passare. Ho sbattuto la porta dietro di me ed ho fatto un respiro profondo. Il mio cazzo ora era cresciuto a grandezza naturale, mentre ero entusiasta per esser rimasto nudo di fronte a mia sorella, con lei che non aveva mostrato imbarazzo. Son andato a sdraiarmi sul letto, ho preso il cazzo duro in mano e mi son segato furiosamente, pensando, per tutto il tempo, a Katia.

 

 

Prima di andare avanti…

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Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!

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